Rilasciata la nuova versione dell’App VerificaC19 per la verifica della certificazione verde “rafforzata”

Rilasciata la nuova versione dell’App VerificaC19 per la verifica della certificazione verde “rafforzata”

È stata rilasciata su App Store, Play Store e App Gallery la versione 1.1.8 di VerificaC19 che consente anche il controllo della validità della certificazione verde “rafforzata”.

Come previsto dalle nuove norme, da oggi 6 dicembre, per accedere a spettacoli, eventi sportivi, ristorazione al chiuso, discoteche, feste e cerimonie pubbliche si dovrà avere il green pass “rafforzato”, cioè un green pass per vaccinazione o guarigione.

L’accertamento di questa validità prevede l’utilizzo dell’App VerificaC19 già in uso agli operatori incaricati delle verifiche di validità.

La nuova versione consente agli operatori la selezione della modalità di verifica del codice QR: RAFFORZATA per il controllo di avvenuta vaccinazione o guarigione. La modalità BASE invece consentirà di utilizzare la App come avvenuto finora, con la validità estesa anche a chi abbia effettuato un tampone con esito negativo.

L’App sviluppata dal Ministero della Salute, tramite Sogei Spa, in collaborazione con il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Commissario Straordinario per l’Emergenza COVID-19, mantiene le caratteristiche di pieno rispetto della privacy dell’utente.

Fonte: Ministero della Salute

La giurisprudenza torna sul Codice dei Contratti: dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 177 d.lgs. n. 50/2016

La giurisprudenza torna sul Codice dei Contratti: dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 177 d.lgs. n. 50/2016

di Irene Tagliabue

Con sentenza 23 novembre 2021, n. 218 la Corte Costituzionale ha (ri)acceso il dibattito intorno al Codice dei Contratti pubblici, recentemente finito sotto i riflettori anche in ragione delle modifiche apportate allo stesso dal legislatore (per un approfondimento delle novità legislative in materia si veda, in particolare G. Piglialarmi, R. Schiavo, La nuova disciplina del subappalto nei contratti pubblici, in Bollettino ADAPT 2 novembre 2021, n. 38).

La questione di legittimità costituzionale di cui la Corte Costituzionale è stata investita, sollevata dal Consiglio di Stato, ha riguardato tanto l’art. 1, comma 1, lettera iii), della l. n. 11/2016 relativa all’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, che congiuntamente, l’art. 177, comma 1, del d.lgs. n. 50/2016, secondo cui «[…] i soggetti pubblici o privati, titolari di concessioni di lavori, di servizi  pubblici  o di forniture già in essere  alla  data  di  entrata  in  vigore  del presente codice,  non  affidate  con  la  formula  della  finanza  di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza  pubblica  secondo il diritto dell’Unione europea, sono obbligati ad affidare, una quota pari all’ottanta  per  cento  dei  contratti  di  lavori,  servizi  e forniture relativi alle concessioni di  importo  di  importo  pari  o superiore  a  150.000  euro  e  relativi  alle  concessioni  mediante procedura ad evidenza pubblica, introducendo clausole sociali  e  per la stabilità del personale impiegato e  per  la  salvaguardia  delle professionalità.  La restante parte può essere realizzata da società in house di cui all’articolo 5 per i soggetti pubblici, ovvero da società direttamente o indirettamente controllate o collegate per i soggetti   privati, ovvero   tramite   operatori individuati mediante procedura ad evidenza pubblica, anche di tipo semplificato. Per i titolari di concessioni autostradali, ferme restando le altre disposizioni del presente comma, la quota di cui al primo periodo è pari al sessanta per cento».

La Corte Costituzionale, con specifico riferimento a quanto previsto dall’art. 177 in analisi, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma, sancendone la contrarietà agli artt. 3, primo comma e 41, primo comma, della Costituzione, inerenti rispettivamente il principio di uguaglianza e a quello di libertà di iniziativa economica. Alla base di tale decisione l’assunto secondo cui il legislatore, pur disponendo di una generale facoltà di limitazione della libertà di impresa ai fini di tutelare la libera concorrenza sul mercato, non può arrogarsi il potere di svuotare totalmente la stessa del proprio contenuto.

La sentenza in esame, sicuramente di primaria importanza per le argomentazioni giuridiche proposte, si pone in linea con gli interventi giurisprudenziali che, nel corso degli anni, si sono susseguiti, non solo a livello nazionale, ma anche comunitario, rispetto a quanto previsto dal Codice dei Contratti in materia di subappalto pubblico. A tal specifico riguardo, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza 26 settembre 2019, causa C-63/18, era giunta a dichiarare la contrarietà alla normativa comunitaria di quanto previsto dall’art. 105 d.lgs. n. 50/2016, nella parte in cui sanciva un limite inderogabile alla quota di attività subappaltabili (il 30% del complessivo importo del contratto di appalto principale). Nell’argomentare la propria posizione, la CGUE aveva utilizzato, nel 2019, argomentazioni analoghe a quelle oggi riproposte dalla Corte Costituzionale, affermando in particolar modo che, nonostante l’evidente intento del legislatore di limitare operazioni illecite nell’ambito delle esternalizzazioni, il vincolo imposto dalla normativa presentasse il rischio di compromissione proprio della libertà di iniziativa economica delle imprese. Una posizione, quella tratteggiata, avvalorata poi anche dalla giurisprudenza nazionale. Dapprima il Tar delle Marche era giunto ad affermare che, a seguito della pronuncia della CGUE, non dovesse più esistere un limite invalicabile alla quota subappaltabile, garantendo specularmente l’autorizzazione al subappalto anche per quote superiori al 30% (ad operatore qualificato), salvo motivata valutazione caso per caso della stazione appaltante (Tar Marche 23 aprile 2020, n. 59). Successivamente, il Consiglio di Stato, confermando l’orientamento, aveva precisato che i limiti del 30% relativi al subappalto secondo la formulazione del comma 2 dell’articolo 105 del d.lgs. 50/2016 dovessero ritenersi superati per effetto delle posizioni espresse dalla Corte di Giustizia Europea (Cons. Stato 17 dicembre 2020, n. 8101). Un orientamento a tal punto consolidato che il legislatore, con d.l. n. 77/2021, successivamente convertito dalla l. n. 108/2021, ha abolito, a far data dal 1° novembre 2021, il suddetto limite del 30%, recependo le indicazioni fornite dapprima dalla CGUE e, in secondo luogo, dalle Corti nazionali.

Alla luce dei precedenti giurisprudenziali citati, appare quindi chiaro come la recente sentenza della Corte Costituzionale consenta di avviare una riflessione a più ampio respiro rispetto al Codice dei Contratti e alla ratio che ha guidato il legislatore nella sua stesura. Sebbene, infatti, sia evidente che l’impianto del decreto legislativo sia stato pensato principalmente con la finalità di eliminare o, in ogni caso, ridurre al minimo gli abusi nell’ambito delle esternalizzazioni nel caso in cui la commessa provenga da un committente pubblico, sembrerebbe potersi oggi affermare che il risultato auspicato non sia stato, almeno in parte, perseguito. Secondo la giurisprudenza, infatti, l’intento indubbiamente condivisibile del legislatore ha finito con il tradursi, de facto, in una insostenibile limitazione della libertà di iniziativa economica degli attori coinvolti, finendo con l’andare a ledere, a più riprese, diritti costituzionalmente garantiti.

Perciò, anche in ragione delle descritte argomentazioni della Corte Costituzionale, diviene ad oggi indispensabile provare quantomeno ad avviare una riflessione rispetto all’attuale impianto del d.lgs. n. 50/2016, interrogandosi da ultimo anche sulla possibilità di operare una complessiva revisione della vigente disciplina, progettando strumenti che, idonei alla limitazione delle irregolarità nelle procedure pubbliche, contestualmente non si pongano in aperto contrasto con i dettami della Carta Costituzionale.

Fonte: Bollettino ADAPT 6 dicembre 2021, n. 43

Audizione della Banca d’Italia sulla legge di bilancio 2022

Audizione della Banca d’Italia sulla legge di bilancio 2022

Audizione del Banca d’Italia dinanzi alle Commissioni congiunte Bilancio Senato e Camera nell’ambito delle audizioni preliminari all’esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2022

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Audizione del CNEL sulla legge di bilancio 2022

Audizione del CNEL sulla legge di bilancio

Audizione del CNEL dinanzi alle Commissioni congiunte Bilancio Senato e Camera nell’ambito delle audizioni preliminari all’esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2022

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Audizione dell’Istat sulla legge di Bilancio 2022

Audizione dell’Istat sulla legge di Bilancio 2022

In quest’audizione il Presidente Blangiardo fornisce un breve aggiornamento del quadro congiunturale dell’economia italiana.

Si analizzano poi i provvedimenti previsti nel disegno di legge, fornendo, laddove possibile, valutazioni quantitative e qualitative sugli effetti delle misure sulle famiglie, il lavoro e le imprese.

I contributi sono raggruppati in aree tematiche che ripercorrono i temi affrontati nel testo del disegno di legge.

Scarica il testo integrale dell’audizione

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Fonte: Istat

Audizione di Confindustria sulla Legge di Bilancio 2022

Audizione di Confindustria sulla Legge di Bilancio 2022

Il Direttore Generale Francesca Mariotti è intervenuta in Audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio di Senato della Repubblica e Camera del Deputati in merito al Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024 per illustrare le valutazioni di Confindustria.

Dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia, possiamo guardare al futuro con cauto ottimismo. Nonostante i rischi di ulteriori recrudescenze sul fronte sanitario, è molto probabile che l’economia italiana chiuda il 2021 con una crescita superiore a quel 6,1% stimato dal nostro Centro Studi qualche settimana fa, poiché è stato rivisto al rialzo il primo trimestre di quest’anno ed è risultato positivo anche il terzo.

Dal lato della domanda, la risalita è stata trainata dagli investimenti, specie in costruzioni, e dalle esportazioni di beni, tornate già nel 2021 sul sentiero di espansione pre-crisi.

Dal lato dell’offerta, è stata l’industria a guidare la ripresa. La produzione si è riportata a giugno al livello pre-pandemia, facendo anche meglio di quella di Germania e Francia.

L’Italia tornerà sopra i livelli pre-crisi nei primi mesi del 2022 e il rimbalzo dell’economia dovrebbe proseguire anche il prossimo anno, a un tasso di crescita superiore al 4%.

Abbiamo iniziato a recuperare il “gusto del futuro”, come osserva il Presidente del Consiglio. 

Ora è necessario che questo patrimonio non venga disperso in partigianerie e piccoli interessi, ma che l’azione di Governo, partiti, forze economiche e sociali sia animata da uno spirito di convergenza nazionale.

Diversamente, perderemmo l’occasione di sfruttare la congiuntura positiva, le risorse del PNRR e la “spinta” che esso offre a sciogliere i nodi strutturali del Paese, cioè bassa crescita e produttività stagnante, innalzando la qualità delle politiche pubbliche.

A giudizio di Confindustria, la Manovra di bilancio, nonostante alcuni interventi positivi, non fa segnare un passo avanti significativo verso la modernizzazione del Paese. Infatti, la sua impostazione risponde certamente all’esigenza di accompagnarlo lungo il sentiero di uscita dalla crisi, ma non sembra in grado di sostenere quelle istanze trasformative, dell’economia e della società italiane, che sono alla base anche di NGEU.

Entrando nel merito delle misure: apprezziamo l’ampliamento dell’orizzonte temporale delle principali misure di sostegno agli investimenti privati, a partire dalla conferma del Piano 4.0 e dalla conferma del Superbonus e degli incentivi edilizi. È tuttavia necessario che nel corso dell’esame parlamentare le rimodulazioni di alcuni incentivi vengano riviste per rispondere all’esigenza di incentivare gli investimenti ad alto valore aggiunto, indispensabili per affrontare le trasformazioni ambientali e digitali in atto, rafforzando il credito d’imposta R&S&I e gli investimenti in beni 4.0.

In questo scenario, segnaliamo una grave anomalia. Infatti, le misure fiscali per sostenere le attività di ricerca, sviluppo e innovazione e interventi come il patent box sono tra loro complementari e non solo andrebbero confermati, ma potenziati, per le ragioni accennate, tanto più che premiano la redditività e la competitività del sistema Paese. Invece, il Governo ha scelto di indebolire, dal 2023, il credito d’imposta ricerca e sviluppo e di abrogare, già da quest’anno, il patent box.

La Legge di Bilancio contiene poi alcune prime misure per supportare la transizione ecologica e la realizzazione di investimenti in decarbonizzazione dei settori energivori, c.d. hard to abate. Al contempo, in tema di costi di produzione, riteniamo urgenti interventi per contrastare l’aumento di materie prime e prezzi dell’energia.  Infatti, pur apprezzando lo stanziamento di 2 miliardi per ridurre le componenti parafiscali della bolletta elettrica e del gas e contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi nel primo trimestre 2022, dobbiamo constatare che tale misura non produrrà effetti concreti sul “caro energia” per l’industria.

Mancano incentivi per il settore automotive, necessari invece per l’intera filiera, ma anche per ridurre l’inquinamento e migliorare la sicurezza.

In tema di competitività riteniamo, inoltre, che occorra focalizzare la priorità di ridurre la componente contributiva del cuneo fiscale sul lavoro. L’incremento del fondo per la riduzione della pressione fiscale andrebbe impiegato per un taglio della componente contributiva del cuneo fiscale, in favore sia dei lavoratori, per stimolare la domanda interna, sia delle imprese, per renderle più competitive. Tagliare il costo del lavoro non è più procrastinabile, considerato anche il rincaro dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici, che in taluni casi sta rendendo antieconomico produrre.

È stata recepita, seppur solo in parte, la nostra richiesta di avviare un percorso per gestire le transizioni occupazionali.  Continua a mancare, invece, un collegamento efficace tra gli ammortizzatori sociali e le politiche attive. Così come manca una profonda rivisitazione del reddito di cittadinanza, che finora non ha prodotto risultati in termini di occupazione dei beneficiari.

Luci e ombre in materia di sanità. Apprezzabili la revisione al rialzo dei tetti di spesa farmaceutica e l’utilizzo delle strutture private per smaltire le liste d’attesa, ma andrebbe rimosso il vincolo dell’equilibrio economico del SSR. Andrebbe eliminato il richiamo alla sovrapponibilità terapeutica nella revisione dei prontuari. Condivisibile l’esclusione dei dispositivi medici, utili per contrastare il Covid, dal computo del relativo tetto di spesa.

Deludenti le misure per continuare a supportare l’accesso al credito e la liquidità delle imprese. Infatti, la proroga degli interventi che negli ultimi due anni hanno efficacemente attenuato le ripercussioni della crisi è abbinata a una serie di previsioni che ne limitano la portata, sia nell’immediato, sia in prospettiva. Al contempo, andrebbero confermati i regimi di rivalutazione dei marchi d’impresa e di riallineamento dei valori fiscali degli avviamenti previsti dal DL Agosto 2020, eliminando gli interventi molto penalizzanti previsti dal DDL.

In conclusione, il nostro auspicio è che il dibattito parlamentare contribuisca ad avviare una riflessione su temi come la ricomposizione delle filiere produttive alla luce dell’impatto che su di esse avranno le transizioni, come le politiche attive del lavoro, ma anche la struttura finanziaria delle imprese. E che si trovi il modo per rimediare a scelte sbagliate, come la soppressione del patent box e la revisione della disciplina di rivalutazione degli asset d’impresa.

In sostanza, confidiamo che il significativo sforzo finanziario richiesto dalla Manovralungi dall’assecondare interessi di parte e visioni di breve termine, sia l’occasione per rilanciare la crescita e la produttività dell’economia italiana.

Fonte: Confindustria

Legge di bilancio 2022: i dossier e le note di lettura

Legge di bilancio 2022: i dossier e le note di lettura

Le note di lettura dell’ AS 2448: Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024, a cura del Servizio Studi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica

Scarica qui il documento

Sempre del Servizio Studi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, segnaliamo:

Dossier – n. 474/0/1  Legge di Bilancio 2022 – Profili di interesse della Commissione Affari costituzionali (edizione provvisoria) – A.S. n. 2448 (annesso e stati di previsione)

Dossier – n. 474/1 Legge di bilancio 2022 – Quadro di sintesi degli interventi – A.S. 2448

Legge di bilancio 2022

Legge di bilancio 2022

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024 (disegno di legge)

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2022 e il bilancio pluriennale per il triennio 2022 – 2024.

La legge di bilancio per il 2022 si muove sulle coordinate delineate dalla Nota di aggiornamento al Def, che prevedono la prosecuzione di una politica di bilancio espansiva al fine di sostenere l’economia e la società nelle fasi di uscita dalla pandemia da Covid-19 e di aumentare il tasso di crescita nel medio termine, rafforzando gli effetti degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La legge di bilancio si articola in diversi interventi che puntano a rafforzare il tessuto economico e sociale, sostenendo la crescita e la competitività dell’economia italiana. Di seguito i principali punti di intervento.

FISCO

Per ridurre il cuneo fiscale e l’Irap è previsto un intervento da complessivi 8 miliardi di euro, di cui 6 con un nuovo stanziamento di bilancio e 2 miliardi già assegnati in precedenza. Con uno stanziamento di 650 milioni, la plastic tax e la sugar tax sono rinviate al 2023. L’aggio sulla riscossione per le operazioni successive al primo gennaio sarà posto interamente a carico dello Stato. Viene ridotta dal 22% al 10% l’Iva su prodotti assorbenti per l’igiene femminile. Vengono stanziati 2 miliardi di euro nel 2022 per contenere l’aumento dei costi dell’energia.

INVESTIMENTI PUBBLICI

Vengono stanziati circa 70 miliardi per gli investimenti delle amministrazioni centrali e locali dal 2022 al 2036: le risorse sono destinate al completamento delle infrastrutture ferroviarie, per le metropolitane delle grandi aree urbane, per le infrastrutture autostradali già avviate e per la loro manutenzione straordinaria e messa in sicurezza, nonché interventi per la tutela del patrimonio culturale e per l’edilizia scolastica. Vengono stanziate risorse per il Giubileo di Roma e per le Olimpiadi di Milano-Cortina.

Viene aumentata la dotazione del Fondo di Sviluppo e Coesione per il periodo 2022-2030 con complessivi 23,5 miliardi. Sono rifinanziati con circa 6 miliardi gli interventi per la ricostruzione privata delle aree colpite dal sisma in Centro Italia.

INVESTIMENTI PRIVATI E IMPRESE

Per quanto riguarda gli investimenti immobiliari privati, gli incentivi al 50% e al 65% e le relative maggiorazioni sono prorogati fino al 2024 alle medesime aliquote. Gli incentivi al 110% sono estesi al 2023 per i condomini e gli IACP, con riduzione al 70% nel 2024 ed al 65% nel 2025. Per le altre abitazioni, l’incentivo al 110% è esteso per il secondo semestre del 2022 per le abitazioni principali di persone fisiche con la previsione di un tetto Isee. Gli incentivi per le facciate sono confermati anche nel 2023 con una percentuale agevolata pari al 60%.

Sono prorogate e rimodulate le misure di Transizione 4.0 fino al 2025. Vengono rifinanziati il Fondo di Garanzia Pmi (per 3 miliardi di euro), la cosiddetta ‘Nuova Sabatini’ e le misure per l’internazionalizzazione delle imprese. La possibilità di trasformare le Deferred Tax Assets (DTA) in crediti di imposta viene estesa fino al 30 giugno 2022, con la medesima percentuale e un tetto massimo per singola operazione.

SANITÀ

Per il 2022 sono previsti circa 1,8 miliardi per l’acquisto di vaccini e medicinali anti-Covid. Il Fondo Sanitario Nazionale viene finanziato con 2 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno fino al 2024. Ulteriori risorse sono destinate al fondo per i farmaci innovativi, per complessivi 600 milioni nel triennio. Le borse di studio per gli specializzandi in medicina vengono significativamente aumentate e portate in via permanente a 12.000 l’anno. Gli enti del Servizio Sanitario Nazionale vengono autorizzati a stabilizzare il personale assunto a tempo determinato durante l’emergenza.

SCUOLA, RICERCA E UNIVERSITÀ

Viene aumentata la dotazione del Fondo di Finanziamento ordinario per l’Università e del Fondo Italiano per la Scienza e viene creato un nuovo Fondo Italiano per la Tecnologia. Sono accresciuti i fondi per gli enti di ricerca e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il contributo alle spese di ricerca delle imprese, ora previsto fino al 2022, viene rimodulato ed esteso fino al 2031. Viene disposta la proroga fino a giugno dei contratti a tempo determinato stipulati dagli insegnanti durante l’emergenza Covid-19. Sono previste risorse aggiuntive per i libri di testo gratuiti. E’ finanziata l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione motoria per classi di quarta e quinta elementare.

REGIONI ED ENTI LOCALI

Vengono stanziati complessivamente circa 1,5 miliardi per, fra le altre misure, incrementare il Fondo per il Trasporto Pubblico Locale e prevedere risorse aggiuntive per gli enti locali per garantire i livelli essenziali a regime per gli asili nido e per la manutenzione della viabilità provinciale.

POLITICHE SOCIALI

Il Reddito di cittadinanza è finanziato con un ulteriore miliardo di euro ogni anno, confermando l’importo del finanziamento sui livelli del 2021: vengono rafforzati i controlli e introdotti correttivi alle modalità di corresponsione, che prevedono una revisione della disciplina delle offerte di lavoro congrue, un decalage del beneficio mensile per i soggetti occupabili, sgravi contributivi per le imprese che assumono i percettori del reddito e benefici fiscali per gli intermediari.

Sono attuati interventi in materia pensionistica, con una misura di durata annuale e con un requisito di 64 anni di età e 38 anni di contributi. Viene prorogata ‘Opzione Donna’ e prorogata e allargata l’APE sociale ad ulteriori categorie di soggetti che hanno svolto lavori gravosi.

Con una spesa di circa 3 miliardi di euro nel 2022 si dà attuazione alla riforma degli ammortizzatori sociali, con un aumento dei sussidi di disoccupazione e un’estensione degli istituti di integrazione salariale ordinari e straordinari ai lavoratori di imprese attualmente non inclusi, nonché agli apprendisti e ai lavoratori a domicilio. Sono previsti incentivi all’utilizzo dei contratti di solidarietà e la proroga per il 2022 e il 2023 del contratto di espansione con l’estensione a tutte le imprese che occupano più di 50 dipendenti. Il congedo di paternità di 10 giorni viene reso strutturale.

GIOVANI

È previsto il finanziamento permanente del Bonus Cultura per i diciottenni. Sono estesi per tutto il 2022 gli incentivi fiscali previsti per l’acquisto della prima casa da parte degli under36 e finanziati il Fondo affitti giovani e il Fondo per le politiche giovanili.

PUBBLICO IMPIEGO

Vengono disposti il finanziamento permanente di un fondo per le assunzioni con 250 milioni di euro e l’incremento del trattamento economico accessorio per 360 milioni. Sono previste ulteriori risorse per la formazione dei dipendenti pubblici.

Scarica il testo della legge di bilancio 2022

Fonte: Governo.it

Green Pass e Super Green Pass: le attività consentite

Green Pass e Super Green Pass: le attività consentite

On line la tabella delle attività consentite senza green pass, con green pass “base” e  con green pass “rafforzato” per il periodo dal 6/12/2021 al 15/1/2022.

Fonte: Governo

Infortuni mortali sul lavoro: superata la soglia delle mille denunce

Infortuni mortali sul lavoro: superata la soglia delle mille denunce

di Tiziano Menduto

L’Inail fornisce i dati relativi a denunce di infortunio, infortuni con esito mortale e malattie professionali nei primi dieci mesi del 2021. Le denunce di infortunio con esito mortale presentate entro il mese di ottobre sono state 1.017.

Fonte: Punto Sicuro