Il testo del PNRR trasmesso alla Commissione europea

Il testo del PNRR trasmesso alla Commissione Europea

Pubblichiamo il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza inviato dal Governo italiano alla Commissione europea.

Qui la premessa del Piano a firma del Presidente Draghi.

La pandemia di Covid-19 ha colpito l’economia italiana più di altri Paesi europei. Nel 2020, il prodotto
interno lordo si è ridotto dell’8,9 per cento, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,2. L’Italia è stata
colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Le prime chiusure locali sono state disposte a
febbraio 2020, e a marzo l’Italia è stata il primo Paese dell’UE a dover imporre un lockdown generalizzato.
Ad oggi risultano registrati quasi 120.000 decessi dovuti al Covid-19, che rendono l’Italia il Paese che ha
subito la maggior perdita di vite nell’UE.


La crisi si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Tra il
1999 e il 2019, il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9 per cento. Nello stesso periodo in Germania,
Francia e Spagna, l’aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6 per cento. Tra il 2005 e
il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 per cento al 7,7 per cento
della popolazione – prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4 per cento.

Ad essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani. L’Italia è il Paese dell’UE con il più alto tasso
di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (NEET). Il tasso di
partecipazione delle donne al lavoro è solo il 53,8 per cento, molto al di sotto del 67,3 per cento della
media europea. Questi problemi sono ancora più accentuati nel Mezzogiorno, dove il processo di
convergenza con le aree più ricche del Paese è ormai fermo.

L’Italia è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici e, in particolare, all’aumento delle ondate
di calore e delle siccità. Le zone costiere, i delta e le pianure alluvionali rischiano di subire gli effetti legati
all’incremento del livello del mare e delle precipitazioni intense. Secondo le stime dell’Istituto Superiore
per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), nel 2017 il 12,6 per cento della popolazione viveva in
aree classificate ad elevata pericolosità di frana o soggette ad alluvioni, con un complessivo
peggioramento rispetto al 2015. Dopo una forte discesa tra il 2008 e il 2014, le emissioni pro capite di
gas clima-alteranti in Italia, espresse in tonnellate di CO2 equivalente, sono rimaste sostanzialmente
inalterate fino al 2019.

Dietro la difficoltà dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di
correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia
che nel resto d’Europa. Dal 1999 al 2019, il Pil per ora lavorata in Italia è cresciuto del 4,2 per cento,
mentre in Francia e Germania è aumentato rispettivamente del 21,2 e del 21,3 per cento. La produttività
totale dei fattori, un indicatore che misura il grado di efficienza complessivo di un’economia, è diminuita
del 6,2 per cento tra il 2001 e il 2019, a fronte di un generale aumento a livello europeo.

Tra le cause del deludente andamento della produttività c’è l’incapacità di cogliere le molte opportunità
legate alla rivoluzione digitale. Questo ritardo è dovuto sia alla mancanza di infrastrutture adeguate, sia
alla struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che
sono state spesso lente nell’adottare nuove tecnologie e muoversi verso produzioni a più alto valore
aggiunto.

La scarsa familiarità con le tecnologie digitali caratterizza anche il settore pubblico. Prima dello scoppio
della pandemia, il 98,9 per cento dei dipendenti dell’amministrazione pubblica in Italia non aveva mai
utilizzato il lavoro agile. Anche durante la pandemia, a fronte di un potenziale di tale modalità di lavoro

nei servizi pubblici pari a circa il 53 per cento, l’utilizzo effettivo è stato del 30 per cento, con livelli più
bassi, di circa 10 punti percentuali, nel Mezzogiorno.
Questi ritardi sono in parte legati al calo degli investimenti pubblici e privati, che ha rallentato i necessari
processi di modernizzazione della pubblica amministrazione, delle infrastrutture e delle filiere
produttive. Nel ventennio 1999-2019 gli investimenti totali in Italia sono cresciuti del 66 per cento a
fronte del 118 per cento nella zona euro. In particolare, mentre la quota di investimenti privati è
aumentata, quella degli investimenti pubblici è diminuita, passando dal 14,6 per cento degli investimenti
totali nel 1999 al 12,7 per cento nel 2019.
Un altro fattore che limita il potenziale di crescita dell’Italia è la relativa lentezza nella realizzazione di
alcune riforme strutturali. Nonostante i progressi degli ultimi anni, permangono ritardi eccessivi nella
giustizia civile: in media sono necessari oltre 500 giorni per concludere un procedimento civile in primo
grado. Le barriere di accesso al mercato restano elevate in diversi settori, in particolare le professioni
regolamentate. Tutto ciò ha un impatto negativo sugli investimenti e sulla produttività.

Questi problemi rischiano di condannare l’Italia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più
difficile uscire. La storia economica recente dimostra, tuttavia, che l’Italia non è necessariamente
destinata al declino. Nel secondo dopoguerra, durante il miracolo economico, il nostro Paese ha
registrato tassi di crescita del Pil e della produttività tra i più alti d’Europa. Tra il 1950 e il 1973, il Pil per
abitante è cresciuto in media del 5,3 per cento l’anno, la produzione industriale dell’8,2 per cento e la
produttività del lavoro del 6,2 per cento. In poco meno di un quarto di secolo l’Italia ha portato avanti
uno straordinario processo di convergenza verso i paesi più avanzati. Il reddito medio degli italiani è
passato dal 38 al 64 per cento di quello degli Stati Uniti e dal 50 all’88 per cento di quello del Regno
Unito.

Tassi di crescita così eccezionali sono legati ad aspetti peculiari di quel periodo, in primo luogo la
ricostruzione post-bellica e l’industrializzazione di un Paese ancora in larga parte agricolo, ma mostrano
anche il ruolo trasformativo che investimenti, innovazione e apertura internazionale possono avere
sull’economia di un Paese.

L’Unione Europea ha risposto alla crisi pandemica con il Next Generation EU (NGEU). È un programma
di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione
ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore
equità di genere, territoriale e generazionale.

Per l’Italia il NGEU rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme. L’Italia
deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare
gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze. Il NGEU può essere
l’occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli
ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.

L’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto, dei due principali strumenti del NGEU: il Dispositivo per
la Ripresa e Resilienza (RRF) e il Pacchetto di Assistenza alla Ripresa per la Coesione e i Territori d’Europa
(REACT-EU). Il solo RRF garantisce risorse per 191,5 miliardi di euro, da impiegare nel periodo 2021-
2026, delle quali 68,9 miliardi sono sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia intende inoltre utilizzare
appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata
in 122,6 miliardi.

Il dispositivo RRF richiede agli Stati membri di presentare un pacchetto di investimenti e riforme: il Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo Piano, che si articola in sei Missioni e 16 Componenti,
beneficia della stretta interlocuzione avvenuta in questi mesi con il Parlamento e con la Commissione
Europea, sulla base del Regolamento RRF.

Le sei Missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione
verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione
e coesione; salute. Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del NGEU e soddisfa largamente i
parametri fissati dai regolamenti europei sulle quote di progetti “verdi” e digitali.

Il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a
testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato
all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani. Inoltre
contribuisce a tutti i sette progetti di punta della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’UE
(European flagship). Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata in linea
col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente (“do no significant harm” – DNSH) che ispira
il NGEU.

Il Piano comprende un ambizioso progetto di riforme. Il governo intende attuare quattro importanti
riforme di contesto – pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e
promozione della concorrenza.

La riforma della pubblica amministrazione migliora la capacità amministrativa a livello centrale e locale;
rafforza i processi di selezione, formazione e promozione dei dipendenti pubblici; incentiva la
semplificazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative. Si basa su una forte espansione dei
servizi digitali, negli ambiti dell’identità, dell’autenticazione, della sanità e della giustizia. L’obiettivo è una
marcata sburocratizzazione per ridurre i costi e i tempi che attualmente gravano su imprese e cittadini.

La riforma della giustizia ha l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e
rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari. Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito
processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico. Il Piano
predispone inoltre interventi volti a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione. In
materia penale, il Governo intende riformare la fase delle indagini e dell’udienza preliminare; ampliare
il ricorso a riti alternativi; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale e l’accesso al dibattimento;
definire termini di durata dei processi.

La riforma finalizzata alla razionalizzazione e semplificazione della legislazione abroga o modifica leggi e
regolamenti che ostacolano eccessivamente la vita quotidiana dei cittadini, le imprese e la pubblica
amministrazione. La riforma interviene sulle leggi in materia di pubbliche amministrazioni e di contratti
pubblici, sulle norme che sono di ostacolo alla concorrenza, e sulle regole che hanno facilitato frodi o
episodi corruttivi.

Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza.
La concorrenza non risponde solo alla logica del mercato, ma può anche contribuire ad una maggiore
giustizia sociale. La Commissione europea e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella
loro indipendenza istituzionale, svolgono un ruolo efficace nell’accertare e nel sanzionare cartelli tra
imprese, abusi di posizione dominante e fusioni o acquisizioni di controllo che ostacolano sensibilmente
il gioco competitivo. Il Governo s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il
mercato e la concorrenza e ad approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti. Il Governo si impegna inoltre a mitigare gli effetti negativi
prodotti da queste misure e a rafforzare i meccanismi di regolamentazione. Quanto più si incoraggia la
concorrenza, tanto più occorre rafforzare la protezione sociale.


Il Governo ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di
coordinamento centrale presso il Ministero dell’economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione
del Piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che
è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento,
agiscono strutture di valutazione e di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli
investimenti e delle singole riforme e inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale.

Il Governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a
migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure.

Il Governo stima che gli investimenti previsti nel Piano avranno un impatto significativo sulle principali
variabili macroeconomiche. Nel 2026, l’anno di conclusione del Piano, il prodotto interno lordo sarà di
3,6 punti percentuali più alto rispetto all’andamento tendenziale. Nell’ultimo triennio dell’orizzonte
temporale (2024-2026), l’occupazione sarà più alta di 3,2 punti percentuali. Gli investimenti previsti nel
Piano porteranno inoltre a miglioramenti marcati negli indicatori che misurano i divari regionali,
l’occupazione femminile e l’occupazione giovanile. Il programma di riforme potrà ulteriormente
accrescere questi impatti.

Il PNRR è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il Governo
intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima;
idrogeno; automotive; filiera della salute.

L’Italia deve combinare immaginazione, capacità progettuale e concretezza, per consegnare alle
prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale.

Mario Draghi

Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Assiv, Forte: i servizi del futuro, focus della Commissione Innovazione

Assiv, Forte: i servizi del futuro, focus della Commissione Innovazione

La Commissione per l’Innovazione di Assiv è la recente commissione interna dell’Associazione Italiana Vigilanza e Servizi Fiduciari che vede come componenti Dario La Ferla, Consigliere Delegato di Sorveglianza Italiana, Francesco Crescini, Direttore Generale di VCB Securitas, Andrea Forte, Direttore Operativo di Forte Secur Group ed Elena Merlo, Consigliere Delegato di IVNG.

Dopo aver incontrato La Ferla e Crescini, S News incontra Andrea Forte (nella foto), Direttore Operativo di Forte Secur Group.

Dottor Forte, obiettivo della neo Commissione Assiv è proporre progetti innovativi per la promozione del comparto. Quali quindi le nuove frontiere competitive della Vigilanza, o meglio, delle Imprese di Sicurezza oggi 2021?
Per rispondere a questa domanda non si può, in primo luogo, prescindere dalla tecnologia che è l’elemento trainante rispetto a qualsiasi innovazione nel nostro comparto. La naturale declinazione sarà quella di automatizzare non solo i processi di monitoraggio dei sistemi di tele sorveglianza, migliorandoli, ma anche le altre attività affidate ai servizi fisici presso le aziende, con l’obiettivo di aumentare sensibilmente l’efficienza e la qualità dei servizi, nonché la sicurezza dell’operatore stesso. Quindi, ad esempio, il presidio sarà effettuato non più sic et simpliciter da un operatore, ma da un operatore formato e munito di tecnologia
Un secondo argomento, ma sicuramente non meno importante, è dato dal ventaglio dei servizi del futuro.

A quali si riferisce nello specifico?
Mi riferisco a quei servizi che dovranno garantire un’evoluzione essenziale e vedere un ampliamento dell’area di azione della Sicurezza Privata, rispetto a quegli ambiti che ora sono di esclusiva pertinenza dello Stato, come già accade all’estero.
Mi riferisco dunque alle carceri, alla traduzione dei detenuti a basso rischio, alle scorte di personalità, agli sky marshals, alle attività di protezione in siti esteri per conto di multinazionali italiane.
Le attuali norme che regolano il settore richiedono un grande sforzo alle società di sicurezza per qualificarne l’organizzazione aziendale ed il personale impiegato, sforzo che il comparto sta affrontando e al quale dovrà seguire, con il pragmatismo che scaturisce da un periodo difficile come l’odierno, una revisione dei processi e, perché no, di nuovi mercati.
Queste innovazioni costituiranno gli stimolanti orizzonti cui gli imprenditori della sicurezza dovranno tendere, se vorranno ampliare e diversificare i confini – interni ed esterni – del loro business e della sicurezza partecipata in genere.

a cura di Monica Bertolo

Qui l’intervista a Dario La Ferla

Qui l’intervista a Francesco Crescini

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Ministero della Salute: certificazioni verdi Covid-19

Ministero della Salute: certificazioni verdi Covid-19

Che cosa si intende per certificazione verde Covid-19?

Per certificazione verde si intende una certificazione comprovante uno dei seguenti stati:

  • lo stato di completamento del ciclo vaccinale contro il SARS-CoV-2
  • la guarigione dall’infezione da SARS-CoV-2 (che corrisponde alla data di fine isolamento, prescritto a seguito del riscontro di un tampone positivo)
  • il referto di un test molecolare o antigenico rapido per la ricerca del virus SARS-CoV-2 e che riporti un risultato negativo, eseguito nelle 48 ore antecedenti.

Esempi:

  • il normale certificato vaccinale rilasciato dalla Regione o dalla ASL alla fine del ciclo vaccinale, che indica anche il numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’individuo, è considerato un certificato verde Covid-19
  • il certificato di fine isolamento rilasciato dalla ASL è considerato un certificato verde Covid-19
  • il referto del test antigenico negativo effettuato presso le farmacie autorizzate o i medici di medicina generale/pediatri di libera scelta è considerato un certificato verde Covid-19.

Chi rilascia la certificazione verde Covid-19? E che validità hanno le certificazioni verdi Covid19?

  • La certificazione verde Covid-19 di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 viene rilasciata in formato cartaceo o digitale dalla struttura sanitaria o dal Servizio Sanitario Regionale di competenza, quando si è completato il ciclo vaccinale previsto. Al momento, la validità è di sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale.
  • La certificazione verde Covid-19 di avvenuta guarigione da COVID-19, viene rilasciata in formato cartaceo o digitale, contestualmente alla fine dell’isolamento, dalla struttura ospedaliera presso cui si è effettuato un ricovero, dalla ASL competente, dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta. Al momento, la validità è di sei mesi dalla data di fine isolamento.
  • La certificazione verde Covid-19 di effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare per la ricerca del virus SARS-CoV-2 con esito negativo è rilasciata dalle strutture sanitarie pubbliche, private autorizzate, accreditate, dalle farmacie o dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che erogano tali test. La validità della certificazione è di 48 ore dal prelievo del materiale biologico. 

Cosa posso fare se sono in possesso di una certificazione verde?

Il decreto-legge 52 del 22 aprile 2021 prevede, oltre che per comprovate esigenze lavorative o per situazioni di necessità o per motivi di salute, la possibilità di spostamento in entrata e in uscita dai territori collocati in zona rossa o arancione, anche ai soggetti muniti di certificazione verde.Se ho una o più certificazioni verdi, posso non indossare la mascherina, non igienizzare frequentemente le mani, non rispettare il distanziamento fisico?

No, le misure di igiene vanno sempre rispettate, in quanto non può essere garantita la totale eliminazione del rischio di prima infezione nei vaccinati o di reinfezione nei guariti, anche a causa della circolazione delle varianti, nè può essere escluso il rischio di trasmissione del virus. Ugualmente, non è escluso il rischio di prima infezione e, conseguentemente, il rischio di trasmissione in chi abbia un tampone negativo.

Pertanto, tutti i cittadini devono continuare a:

  • indossare le mascherine
  • rispettare il distanziamento fisico
  • igienizzare frequentemente le mani

anche se in possesso di una certificazione verde Covid-19.Posso ottenere la certificazione verde anche con un test sierologico positivo?

No, al momento il test sierologico non è un test previsto per il rilascio della certificazione verde.

Cosa succede alla scadenza della certificazione verde?

Per quanto riguarda i sei mesi attualmente indicati per la validità della certificazione verde Covid-19 di avvenuta vaccinazione contro il SARS-CoV-2 e della certificazione verde Covid-19 di avvenuta guarigione da COVID-19, va precisato che tale scadenza è stata fissata provvisoriamente, anche in vista dell’imminente entrata in vigore del Digital Green Certificate, previsto da una proposta di Regolamento europeo, che dovrebbe essere approvata a breve ed entrare in vigore nel corso del prossimo mese di giugno. Le indicazioni per l’emissione di dette certificazioni saranno soggette a periodica revisione, sulla base delle evidenze scientifiche che si renderanno disponibili e delle indicazioni che verranno fornite in ambito UE. 

Cosa è il Digital Green Certificate?

Per Digital Green Certificate (DGC) si intende un certificato, digitale o cartaceo, identificato come di:

  • avvenuta vaccinazione contro il COVID-19
  • avvenuta guarigione da COVID-19
  • effettuazione di un test molecolare o antigenico per la ricerca di SARS-CoV-2 con risultato negativo,

che sia interoperabile a livello europeo, attraverso un codice a barre bidimensionale (QRcode), verificabile attraverso dei sistemi di validazione digitali, associato ad un codice identificativo univoco a livello nazionale. L’interoperabilità europea si avrà grazie alla definizione di dati e regole comuni, che devono essere utilizzate per l’emissione dei certificati nei 27 Paesi dell’Unione Europea e allo sviluppo di piattaforme e strumenti informatici nazionali ed europei deputati a garantire l’emissione, la validazione e l’accettazione dei certificati. Il DGC sarà gratuito e in italiano e inglese e, per la Provincia Autonoma di Bolzano, anche in tedesco.

Qual è la finalità del Digital Green Certificate?

La finalità è quella di facilitare la circolazione dei cittadini tra i diversi Paesi dell’Unione Europea, attraverso la definizione di criteri comuni tra i 27 Paesi e l’utilizzo di certificati interoperabili, che potrebbero evitare periodi di quarantena o ulteriori test. Un’altra finalità è la riduzione delle falsificazioni dei certificati. Il possesso di uno dei certificati non rappresenta un prerequisito per viaggiare, ma agevola gli spostamenti.

Quando entrerà in vigore il Digital Green Certificate (DGC)?

L’entrata in vigore è prevista per giugno 2021.

L’Italia aderirà al Digital Green Certificate (DGC)?

Sì, l’Italia aderirà e si sta realizzando, insieme alle Regioni, la piattaforma nazionale, che permetterà il rilascio centralizzato dei DGC che saranno interoperabili sia a livello nazionale sia a livello europeo attraverso l’apposito gateway europeo che assicurerà la verifica della loro validità al momento dell’ingresso in qualsiasi altro Stato dell’Unione Europea.La certificazione verde Covid-19 e il Digital Green Certificate Europeo sono la stessa cosa?

No. I certificati verdi sono rilasciati in ambito regionale e sono validi solo sul territorio nazionale e fino all’entrata in vigore del Digital Green Certificate, che verrà invece emesso da una piattaforma nazionale, alimentata con i dati trasmessi dalle Regioni, e conterrà un codice a barre bidimensionale (QRcode) per verificarne digitalmente l’autenticità e validità. Sarà necessario per muoversi in Unione Europea oltre a valere sul territorio nazionale per gli spostamenti e le attività per i quali è richiesta certificazione. 

La certificazione verde mi consente anche di recarmi negli altri Paesi europei?

La certificazione verde Covid-19 è valida solo sul territorio nazionale, in quanto al momento il sistema e le regole del Digital Green Certificate non sono entrati in vigore, pertanto per recarsi all’estero si è soggetti alle normative dei singoli Paesi.
Consultare i siti istituzionali degli altri Paesi prima di mettersi in viaggio.

Fonte: Ministero della Salute

Direzione generale della prevenzione sanitaria
Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica

Circolare del Ministero della Salute sull’estensione dell’intervallo dei vaccini Moderna e Pfizer e sulla seconda dose di Vaxzevria

Circolare del Ministero della Salute 5 maggio 2021: Trasmissione parere del CTS in merito alla estensione dell’intervallo tra le due
dosi dei vaccini a mRNA e alla seconda dose del vaccino Vaxzevria

Vaccini Pfizer e Moderna, tra la prima e la seconda dose si raccomanda in Italia un intervallo di 42 giorni,  il cui richiamo finora è previsto dopo 21 e 28 giorni. Il Cts rimarca che “rimane una quota significativa di soggetti non vaccinati“. E, proprio sulla base di questo, gli esperti raccomanderebbero un prolungamento nella somministrazione della seconda dose.

La nuova indicazione del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus, resa nota il 5 maggio scorso, è contenuta nel parere allegato alla circolare del ministero della Salute del 5 maggio.

Decreto Ministro dell’ Interno sulle deleghe ai sottosegretari di Stato Molteni, Sibilia e Scalfarotto

Decreto Ministero dell’ Interno sulle deleghe ai sottosegretari di Stato Molteni, Sibilia e Scalfarotto

Pubblichiamo il Decreto a firma del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, con il quale vengono attribuite le deleghe ai sottosegretari Carlo Sibilia, Ivan Scalfarotto e Nicola Molteni.

Agenzia delle Entrate: piattaforma cessione crediti

Agenzia delle Entrate: piattaforma cessione crediti

Per alcune spese è stata prevista la possibilità di usufruire, in alternativa alla detrazione, di un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati.

Per queste stesse spese è stata introdotta anche la possibilità di cedere ad altri soggetti il credito d’imposta spettante.

Chi riceve il credito ha, a sua volta, facoltà di cederlo ulteriormente, oppure può utilizzarlo in compensazione nel modello F24.


Nella guida – pdf tutto quello che c’è da sapere su come funziona la cessione del credito

Fonte: Agenzia delle Entrate

Circolare Inps: rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o ciclico

Circolare Inps: rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o ciclico. Circolare per la gestione delle posizioni assicurative

Circolare N. 74 del 4 maggio 2021: Rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o ciclico. Articolo 1, comma 350, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023.” Istruzioni operative per la gestione delle posizioni assicurative dei lavoratori dipendenti diversi dagli operai agricoli.

Nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 322 del 30 dicembre 2020 – Supplemento ordinario n. 46/L è stata pubblicata la legge 30 dicembre 2020, n. 178, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023.”

L’articolo 1, comma 350, della citata legge n. 178/2020 dispone che: “Il periodo di durata del contratto di lavoro a tempo parziale che prevede che la prestazione lavorativa sia concentrata in determinati periodi è riconosciuto per intero utile ai fini del raggiungimento dei requisiti di anzianità lavorativa per l’accesso al diritto alla pensione. A tal fine, il numero delle settimane da assumere ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo settimanale determinato ai sensi dell’articolo 7, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Con riferimento ai contratti di lavoro a tempo parziale esauriti prima della data di entrata in vigore della presente legge, il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è subordinato alla presentazione di apposita domanda dell’interessato corredata da idonea documentazione. I trattamenti pensionistici liquidati in applicazione della presente disposizione non possono avere decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore della stessa”.

Con la presente circolare si forniscono le indicazioni operative per l’applicazione della disposizione in argomento e la gestione delle posizioni assicurative dalla stessa interessate.

Vengono, inoltre, indicate le modalità procedurali finalizzate all’implementazione delle posizioni assicurative relative ai periodi di lavoro svolti nell’ambito di rapporti part-time di tipo verticale o ciclico interessati dalle presenti disposizioni.

Fonte: INPS

CSC Confindustria: indagine rapida sulla produzione industriale (aprile 2021)

CSC Confindustria: indagine rapida sulla produzione industriale (aprile 2021)

Marginale correzione della produzione industriale in aprile (-0.4%), dopo l’incremento rilevato a maggio (+0.4%)

In aprile la produzione industriale registra un lieve arretramento (-0,4%, dopo +0,4% in marzo), in particolare per effetto della frenata della domanda interna conseguente alle maggiori restrizioni che hanno interessato gran parte delle regioni italiane durante il mese. Nel primo trimestre del 2021 si conferma un incremento robusto dell’attività industriale (+1,1% dopo -0,4% nel quarto 2020), ma il calo di aprile azzera la variazione acquisita nel secondo trimestre. La domanda estera continua ad essere vivace, sostenuta soprattutto da Cina e USA. Le indagini qualitative (ISTAT e IHS-Markit) evidenziano un significativo miglioramento delle valutazioni sull’evoluzione della domanda nei prossimi mesi. L’accelerazione della campagna vaccinale genera un maggiore ottimismo. L’auspicio è che questa accresciuta fiducia si tramuti ben presto in un effettivo, robusto, aumento della domanda interna, fino ad ora soffocata anche da molte incertezze e preoccupazioni, oltre che dalle misure di contenimento del Covid-19.

Come sta andando la produzione industriale in Italia

Il CSC rileva un arretramento della produzione industriale dello 0,4% in aprile su marzo, quando si è avuto un aumento dello 0,4% rispetto a febbraio. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, aumenta del 73,0% in aprile rispetto allo stesso mese del 2020; in marzo era cresciuta del 39,4% sui dodici mesi. Gli ordini in volume avanzano in aprile dell’1,3% su marzo (+75,6% su aprile 2020), quando sono cresciuti dello 0,7% sul mese precedente (+41,5% annuo). Gli incrementi tendenziali così elevati nel bimestre marzo-aprile sono spiegati dai bassi livelli di attività che si erano registrati negli stessi mesi dello scorso anno, quando era stato imposto il lockdown nazionale con blocco normativo di oltre il 50% delle imprese industriali.

Nel primo trimestre del 2021 si stima per l’industria italiana un andamento robusto (+1,1% congiunturale) che ha più che compensato la diminuzione di attività rilevata dall’ISTAT a fine 2020 (-0,4%). In aprile la variazione congiunturale acquisita della produzione industriale è nulla; ma le prospettive sono in netto miglioramento, stando alle valutazioni degli imprenditori e anche in considerazione delle riaperture di molte attività nei servizi a partire da fine aprile in quasi tutto il territorio nazionale.

Le indagini qualitative condotte dall’ISTAT hanno evidenziato un generale e diffuso miglioramento delle valutazioni degli imprenditori sulle condizioni di attività nel manifatturiero. Sono molto più favorevoli le attese, rispetto ai mesi scorsi, fattore questo che va messo in stretta relazione con l’accelerazione della campagna vaccinale e l’allentamento delle restrizioni conseguente a un progresso della situazione sanitaria in Italia. La fiducia delle imprese manifatturiere è salita di 3,5 punti rispetto a marzo, portandosi ampiamente sopra i livelli pre-covid e al massimo dall’estate del 2018. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti che non devono essere sottovalutati: il saldo dei giudizi sui tempi di consegna e sull’insufficienza delle materie prime e dei semilavorati ha raggiunto i massimi storici. Il suo aumento mette in luce un problema diffuso, ovvero la carenza di componenti che in questi mesi sta costringendo le imprese a rinviare una parte della produzione. Ne è un esempio la mancanza di microchip, una componente necessaria a fare funzionare il sistema elettronico delle auto, che sta mettendo in grave difficoltà l’intero settore automotive a livello globale. La carenza di microchip ha costretto la FIAT a sospendere la produzione nell’impianto di Melfi – che da solo produce la metà delle auto realizzate in Italia – per una settimana (3-10 maggio), con evidenti ricadute sull’intera filiera italiana. Per fare fronte temporaneamente alla crescente domanda le imprese stanno utilizzando le scorte di magazzino. Anche l’indagine Ihs-Markit sul PMI manifatturiero mostra simili evidenze: l’indice composito è salito in aprile ai massimi storici (60,7 da 59,8 di marzo), spinto dalla dinamica positiva della produzione e soprattutto dall’accelerazione della componente “ordini” che ha raggiunto i livelli del 2000. La catena di distribuzione però, secondo i direttori degli acquisti, ha sofferto ulteriori interruzioni in aprile, con i ritardi nelle consegne principalmente attribuiti alla carenza di beni e in parte ai rallentamenti presso i porti e alle restrizioni anti Covid-19. I tempi medi di consegna dei fornitori si sono allungati raggiungendo quasi il picco che si era registrato nello scorso aprile, all’inizio della pandemia.

Pur con una necessaria prudenza nella valutazione degli indicatori e al di là delle oscillazioni mensili, è ragionevole supporre che il contesto dell’industria sia destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi, sostenuto da entrambe le componenti della domanda. Le indagini Ihs-Markit mostrano che anche nel resto d’Europa la situazione sia in netto progresso, con il PMI dell’Eurozona che ha registrato un nuovo massimo storico (grazie a notevoli incrementi di ordini e produzione) e Paesi Bassi e Germania che primeggiano (Italia quarta). L’allentamento della restrizioni e il calo dei contagi atteso nelle prossime settimane, grazie anche alla contestuale accelerazione delle vaccinazioni, apre la strada a una ripresa della domanda interna che finora è stata latitante a causa dei vincoli imposti per contenere la diffusione del virus e per effetto dell’incertezza e delle preoccupazioni sull’evoluzione della crisi sanitaria. Ci sono dunque le condizioni perché la ripartenza della domanda interna sia robusta e spinga verso un’accelerazione dell’attività nell’industria nei prossimi mesi.

Grafico e tabella produzione industriale italiana - Indagine rapida aprile 2021
Fonte: Confindustria

Covid-19, ministro Speranza firma nuove Ordinanze per contenere la diffusione del virus

Covid-19, ministro Speranza firma nuove Ordinanze per contenere la diffusione del virus

immagine di repertorio

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia del 30 aprile 2021, ha firmato nuove Ordinanze che entreranno in vigore a partire da lunedì 3 maggio.

Le prima ordinanza classifica in area rossa la Regione Valle d’Aosta e la seconda porta in area arancione la Regione Sardegna.

Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle diverse aree in base ai livelli di rischio a partire dal 3 maggio 2021 è la seguente:

  • zona rossa: Valle d’Aosta
  • zona arancione: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna
  • zona gialla: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Umbria e Veneto
  • zona bianca: (nessuna regione)

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Fonte: Ministero della Salute