Tentato furto sventato: quando la vigilanza privata fa la differenza

Un intervento rapido e attento può fare la differenza. È quanto accaduto nei giorni scorsi ad Arnesano, in provincia di Lecce, dove un tentativo di furto in abitazione è stato bloccato grazie alla prontezza delle guardie giurate impegnate in un servizio di vigilanza.

Durante un normale giro di controllo, gli operatori hanno notato qualcosa che non andava: una finestra forzata e movimenti sospetti all’interno di una casa. Senza perdere tempo, hanno allertato le forze dell’ordine. L’arrivo dei Carabinieri ha permesso di identificare l’uomo presente nell’abitazione, che è stato denunciato per tentato furto.

L’episodio è un esempio concreto di come la vigilanza privata contribuisca ogni giorno alla sicurezza, spesso prevenendo i reati prima che vengano portati a termine. Controlli, segnalazioni e collaborazione con le forze di polizia rappresentano un tassello fondamentale del sistema di sicurezza.

Per ASSIV, questi interventi raccontano il lavoro quotidiano delle guardie giurate: un’attività fatta di attenzione, professionalità e presenza costante, che aiuta a proteggere abitazioni, aziende e comunità locali.

La sicurezza, molto spesso, nasce proprio da qui: da chi osserva, segnala e interviene al momento giusto.

Fonte: LeccePrima – “La finestra di una casa aperta e un uomo nei paraggi: guardie giurate chiamano i carabinieri, denunciato” (articolo del 12 gennaio 2026)

Mariangela Brendolan – Telecontrol: tecnologia, persone e cultura della sicurezza

Nuovo appuntamento con la rubrica giornaliera dei podcast di ASSIV, lo spazio di approfondimento dedicato ai protagonisti della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, realizzato nell’ambito di Sicurezza 2025.

🎙️ Nel podcast di oggi è protagonista Mariangela Brendolan, di Telecontrol Srl, che racconta un percorso professionale e umano in cui innovazione tecnologica e centralità delle persone procedono insieme.

L’intervista offre uno spaccato concreto su come la tecnologia applicata alla sicurezza non sia solo uno strumento operativo, ma parte di una visione culturale che valorizza competenze, esperienza e responsabilità degli operatori. Dal racconto emerge l’importanza di integrare sistemi avanzati e fattore umano per garantire servizi sempre più efficaci, affidabili e sostenibili.

Il podcast si inserisce nel lavoro di ASSIV volto a promuovere il confronto tra imprese, professionisti e istituzioni, dando voce alle esperienze che contribuiscono alla crescita e all’evoluzione del settore della sicurezza privata.

👉 Guarda e ascolta il podcast completo

Rinnovo CCNL Vigilanza privata e servizi di sicurezza: avviato il percorso negoziale

È ufficialmente iniziato il percorso per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Vigilanza Privata e dei Servizi di Sicurezza, un passaggio di grande rilievo per l’intero comparto.

Come comunicato dalle organizzazioni datoriali, tra cui ASSIV, è stata avviata una fase di confronto strutturata con le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di accompagnare imprese e operatori del settore attraverso tutte le tappe che condurranno al rinnovo del CCNL.

In particolare:

  • il 30 novembre 2025 le organizzazioni sindacali hanno presentato la piattaforma rivendicativa;
  • il 12 dicembre 2025 le associazioni datoriali hanno formalizzato la disponibilità ad avviare le procedure di rinnovo;
  • il 7 gennaio 2026 le associazioni datoriali hanno proposto le date per il primo incontro negoziale;
  • le organizzazioni sindacali hanno confermato la data del 5 febbraio 2026.

Per garantire un’informazione puntuale, trasparente e costantemente aggiornata, ASSIV ha attivato sul proprio sito un box dedicato agli aggiornamenti sul CCNL Vigilanza privata e servizi di sicurezza, che raccoglierà comunicazioni ufficiali, notizie e approfondimenti utili per le imprese del settore.

👉 Invitiamo a consultare regolarmente il box CCNL sul sito ASSIV per seguire passo dopo passo la progressione del confronto contrattuale.

Qui il comunicato stampa congiunto delle AADD

La vigilanza privata presidio fondamentale contro i furti nelle aziende

Un episodio avvenuto nel territorio di Castellaneta conferma, ancora una volta, il ruolo strategico della vigilanza privata nella tutela delle imprese e delle attività produttive. Come riportato dal Nuovo Quotidiano di Puglia – edizione di Taranto del 14 gennaio 2026, un tentativo di furto ai danni di un’azienda agricola è stato sventato grazie al tempestivo intervento della vigilanza Metronotte vigilanza metronotte.

L’allarme è scattato in serata e ha consentito l’immediata attivazione della centrale operativa, che ha inviato sul posto una pattuglia radiomobile. L’arrivo rapido degli operatori e il coordinamento con le Forze dell’Ordine hanno impedito che l’intrusione si trasformasse in un furto vero e proprio, nonostante fossero già evidenti i segni di effrazione all’interno del deposito aziendale.

L’episodio evidenzia come la presenza di servizi di vigilanza privata organizzati, integrati con i sistemi di allarme e in costante raccordo con le autorità pubbliche, rappresenti un elemento decisivo per la sicurezza delle aziende, in particolare nei contesti agricoli e produttivi più esposti al rischio di furti di mezzi e materiali.

ASSIV ribadisce l’importanza di investire in prevenzione e sicurezza, valorizzando il contributo professionale degli operatori della vigilanza privata, che ogni giorno garantiscono un presidio fondamentale a tutela del patrimonio economico e produttivo del Paese.

Economia italiana tra fine 2025 e inizio 2026: crescita debole e nuove incertezze globali

Scenario macroeconomico, occupazione e commercio estero

Negli ultimi mesi del 2025 l’attenuazione delle tensioni commerciali internazionali e il taglio dei tassi di interesse hanno contribuito a ridurre l’incertezza e a sostenere la liquidità, limitando in parte le pressioni al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale. Tuttavia, l’avvio del 2026 è stato segnato da nuovi focolai di instabilità, che rafforzano le previsioni di un rallentamento dell’attività economica globale nel corso dell’anno.

Italia: crescita contenuta e segnali di indebolimento

In Italia, nel terzo trimestre 2025, il PIL registra un incremento congiunturale contenuto (+0,1%). I dati ad alta frequenza più recenti indicano però, nel mese di ottobre, un indebolimento generalizzato dell’economia, dopo la ripresa osservata a settembre.

Il quadro complessivo evidenzia una crescita più debole rispetto alla media dell’area euro, con andamenti differenziati tra i settori produttivi, segnale di una fase economica ancora fragile.

Scambi commerciali: dinamica moderata

Tra agosto e ottobre 2025, la dinamica congiunturale degli scambi commerciali risulta complessivamente modesta, con una crescita dello 0,3% per l’export e dello 0,2% per l’import.

Nel periodo gennaio–ottobre 2025, su base tendenziale, le esportazioni aumentano del 3,4% e le importazioni del 3,7%, con risultati differenziati a livello settoriale, a conferma di una ripresa non uniforme.

Mercato del lavoro: flessione mensile, crescita su base annua

Nel mese di novembre 2025 l’occupazione diminuisce rispetto a ottobre, pur rimanendo in crescita su base annua. Il calo congiunturale interessa le donne e tutte le classi d’età, con l’eccezione delle 25-34enni.

Nel trimestre settembre–novembre, si osserva comunque un incremento medio dell’occupazione dello 0,3%, pari a 66 mila occupati in più, accompagnato da una riduzione delle persone in cerca di lavoro.

Inflazione e potere d’acquisto

A dicembre 2025, la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) si attesta all’1,2%, un valore nettamente inferiore rispetto alla media dell’area euro (+2,0%).

Sulla base dei dati provvisori, nel 2025 l’inflazione è pari all’1,7% in Italia e al 2,1% nell’area euro. Nel terzo trimestre dell’anno risulta inoltre in aumento il potere d’acquisto delle famiglie, elemento che contribuisce a sostenere i consumi, pur in un contesto di crescita debole.

Focus – Il dinamismo del settore farmaceutico

In controtendenza rispetto al quadro generale, il settore farmaceutico in Italia evidenzia una fase di forte espansione, superando ampiamente la performance dell’intero comparto manifatturiero, sia in termini di produzione sia di scambi commerciali.

Tra gennaio e ottobre 2025, l’export di prodotti farmaceutici cresce in media del 33,7%, mentre l’import aumenta del 44,6%. Il peso del settore supera così il 10% dell’interscambio nazionale.

Gli Stati Uniti assumono un ruolo centrale, diventando il principale partner commerciale per le esportazioni farmaceutiche italiane. Rilevante anche la presenza di imprese multinazionali a controllo estero, che svolgono un ruolo chiave nel sostegno all’export del comparto.

Scarica la nota ISTAT

Dopo la pausa natalizia riparte Il Punto Podcast ASSIV: sicurezza, tecnologia e AI da Sicurezza 2025

Dopo la pausa natalizia, ASSIV riprende la propria rubrica dedicata a Il Punto Podcast ASSIV, con una nuova serie di episodi registrati durante Sicurezza 2025, il principale appuntamento fieristico italiano dedicato alla sicurezza, alla vigilanza privata e alle tecnologie per la protezione di persone e territori.

Ad aprire questa nuova stagione è una puntata dedicata a uno dei temi più attuali per il settore: l’evoluzione della videosorveglianza intelligente e delle bodycam con intelligenza artificiale integrata.

Ospite dell’episodio Valerio Rositani, co-founder di Blueguardian, con cui approfondiamo lo sviluppo di telecamere dotate di analisi AI in edge (in locale), capaci di:

  • rilevare incendi, aggressioni, vandalismi e furti
  • ridurre in modo significativo i falsi allarmi
  • segnalare eventi critici in tempo reale alle forze dell’ordine
  • dialogare tra loro sul territorio urbano, creando reti intelligenti di prevenzione

Al centro della conversazione anche il tema dei nuovi modelli di collaborazione tra tecnologia e istituti di vigilanza, sempre più chiamati a integrare soluzioni avanzate nei servizi di sicurezza urbana e privata, nel rispetto della privacy e del quadro normativo.

Nella seconda parte dell’episodio il focus si sposta sulle bodycam intelligenti: dalla sfida della miniaturizzazione e dei consumi energetici, fino alla crittografia dei dati e alla tutela delle informazioni raccolte. Un approfondimento che porta a una riflessione strategica su quello che sarà uno dei nodi centrali della sicurezza del futuro: l’equilibrio tra fattore umano e intelligenza artificiale, nelle control room e nei servizi di sicurezza evoluti.

🎙️ Un contenuto pensato per operatori della vigilanza privata, professionisti della sicurezza, amministrazioni, decision maker e per chi segue l’innovazione tecnologica applicata alla security.

Buona visione!

La sicurezza non è un privilegio, è un diritto (anche intorno alla stazione Termini) – Huffington Post

Un uomo massacrato di botte e ora in fin di vita. Un giovane rider aggredito mentre lavorava, cercava semplicemente di portare a termine una consegna. Due storie diverse, unite dallo stesso scenario e dalla stessa violenza cieca

Due aggressioni nel giro di un’ora, a pochi passi dalla stazione Termini. È difficile trovare altre parole se non “allarme”. Perché quanto accaduto non è solo cronaca nera: è il segno evidente di una situazione che sta sfuggendo di mano. Un uomo massacrato di botte e ora in fin di vita. Un giovane rider aggredito mentre lavorava, cercava semplicemente di portare a termine una consegna. Due storie diverse, unite dallo stesso scenario e dalla stessa violenza cieca. Una violenza che colpisce persone qualunque, nel cuore di Roma, in una zona che ogni giorno dovrebbe garantire passaggio sicuro a migliaia di cittadini, lavoratori e turisti.

Episodi che non possono essere archiviati come “fatti isolati”.

A entrambi i feriti, e alle loro famiglie, va la piena solidarietà mia personale e dell’associazione che rappresento. Nessuno dovrebbe trovarsi in un letto d’ospedale, lottando per la vita, solo per essere passato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nessuno dovrebbe uscire di casa per lavorare con la paura di non farvi ritorno. Quanto accaduto riporta al centro una questione che troppo spesso viene affrontata solo dopo tragedie simili: la sicurezza nelle città, soprattutto nelle aree più esposte come le stazioni ferroviarie e le periferie urbane. Termini non è una zona marginale, è un nodo fondamentale del Paese. Eppure, da tempo, è percepita come un luogo insicuro, soprattutto nelle ore serali e notturne.

È evidente che i livelli di sicurezza vanno rafforzati, e in modo strutturale. Non bastano interventi episodici o operazioni spot. Serve una presenza costante, visibile, capace di prevenire prima ancora che reprimere. Le forze dell’ordine fanno il possibile, spesso con risorse limitate e sotto pressione, ma non possono essere lasciate sole.

In questo quadro, la vigilanza privata può rappresentare un supporto concreto e utile. Il controllo capillare del territorio, il presidio fisso di aree sensibili, la capacità di segnalare tempestivamente situazioni di rischio sono strumenti che possono contribuire a rendere più sicuri luoghi come stazioni, snodi di trasporto e quartieri complessi. Non una sostituzione dello Stato, ma un’integrazione necessaria in un sistema di sicurezza moderno ed efficace con una visione precisa che rispetti le regole fondamentali di ogni servizio: rilevazione delle necessità, progettazione, validazione, erogazione, monitoraggio e miglioramenti. Nessuna decisione estemporanea dettata dall’emergenza, ma piani ben calibrati.

La violenza di Termini è un campanello d’allarme che non può essere ignorato né minimizzato. Continuare a farlo significherebbe accettare l’idea che certe zone siano destinate al degrado e all’insicurezza. E questo non è accettabile.

La sicurezza non è un privilegio, è un diritto. Difenderla significa proteggere la vita quotidiana delle persone comuni, quelle che oggi chiedono solo una cosa semplice: non avere paura.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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Ripensare l’antipirateria marittima in Italia: personale, norme e tempi dello shipping – S News

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L’Antipirateria marittima in Italia va ripensata: ne è profondamente convinto Giuseppe Trizzino, Amministratore Unico di PRAESIDIUM INTERNATIONAL e Delegato di ASSIV (Associazione Italiana Vigilanza e Servizi di Sicurezza) per le tematiche relative, appunto, all’Antipirateria Marittima. Trizzino presenta un’attenta e approfondita disamina sul tema, indica perché necessiti ripensare l’antipirateria marittima e propone anche possibili soluzioni all’annoso problema.

Buona lettura!           

PERSONALE, NORME E TEMPI DELLO SHIPPING: RIPENSARE L’ANTIPIRATERIA MARITTIMA IN ITALIA

a cura di Giuseppe Trizzino

Negli ultimi dieci anni in Italia l’antipirateria marittima ha dimostrato due cose in modo molto chiaro: da un lato la sua utilità operativa, dall’altro quanto il quadro normativo e organizzativo derivi ancora, troppo spesso, dalla logica della vigilanza tradizionale.
Le migliorie introdotte nel 2019 con il D.M. 139 hanno interessato principalmente la semplificazione dell’iter di autorizzazioni all’imbarco, ma il sistema di decretazione e formazione è rimasto indietro, ancorato a una logica che mal si sposa con l’attività in esame. Il risultato è un settore che si muove dentro i tempi, i rischi e le pressioni dello shipping internazionale – veloce, competitivo, spietato – con strumenti pensati per un mondo protezionistico e rigido.

Perché necessita ripensare l’antipirateria marittima in Italia?

Il primo punto critico riguarda i tempi di accesso alla professione. Per rendere una guardia particolare giurata (GPG) effettivamente impiegabile in ambito marittimo, serve un percorso lungo e frammentato: rilascio del decreto, formazione obbligatoria ed esami (Commissione Sicurezza Sussidiaria, Battaglione Scuole Caorle), corsi STCW, libretto di navigazione, porto d’arma lunga. Non parliamo di qualche settimana: molto spesso si va ben oltre i sei mesi e nella maggior parte dei casi si arriva a sfiorare o addirittura superare l’anno. Il tutto passando attraverso una molteplicità di attori – enti di formazione, Questure, Prefetture, Istituti di Vigilanza – che lavorano quasi su binari paralleli, con pochi punti di contatto a causa di rigidità normative e molti “tempi morti” tra una fase e la successiva.

A complicare ulteriormente le cose c’è la stagionalità del lavoro, dettata da logiche commerciali e geopolitiche, da cui scaturisce un modello di impiego che si allinea più a quello dei contractors che a quello di una guardia giurata: attività legata ai transiti in aree a rischio, con picchi di missioni alternati a lunghi periodi di scarsa o nulla operatività. Questo assetto può essere sostenibile per chi ha accesso ad altre fonti di reddito; lo è molto meno per un giovane che parte da zero, dopo aver investito tempo e risorse in un iter autorizzativo lungo e costoso.

Il tema dei costi della formazione è un altro aspetto importante da considerare: tra corsi, visite mediche, pratiche amministrative, emissione del libretto di navigazione, trasferte per raggiungere le sedi di formazione, vitto, alloggio e giornate di lavoro perse, l’investimento può facilmente superare i 4.000 euro. Una parte viene assorbita dalle aziende, ma una quota rilevante resta sulle spalle del candidato, che nel frattempo si deve affidare a una burocrazia lenta e rigida, talvolta dagli esiti incerti. È un modello che scoraggia molti potenziali ingressi e riduce il bacino di personale disponibile.

Il paradosso italiano

Il paradosso è evidente se lo si confronta con la realtà dello shipping o, più in generale, con quanto avviene all’estero in questo settore: le decisioni operative – una nuova rotta, un passaggio in area a rischio – si prendono in pochi giorni, a volte in ore; l’assunzione del personale è immediata e flessibile, a patto che lo stesso sia in possesso dei corsi di formazione e delle certificazioni richieste. Gli armatori si aspettano risposte rapide, team pronti a salire a bordo, flessibilità nella composizione delle squadre. Questo scollamento rende strutturalmente difficile garantire alle navi la capacità di protezione che il contesto richiede, creando potenzialmente gravi danni all’economia del Paese. Sono state infatti innumerevoli le volte in cui le nostre navi hanno dovuto attraversare aree a rischio senza protezione, a causa della mancanza di personale, di lungaggini burocratiche e di rigidità insuperabili, nonostante forti solleciti. Si ricorda, in tal senso, il periodo di inattività forzata durante l’emergenza COVID, nel corso della quale l’intero impianto normativo è stato di fatto “sospeso” per diverse settimane.

Il risultato oggi è quello di una situazione in cui stiamo osservando una fase di ricambio generazionale inceppato: il bacino oggi è prevalentemente costituito da personale avanti con gli anni, spesso con carriere parallele già avviate, mentre le nuove generazioni faticano a entrare e a restare nel settore. Il sistema, di fatto, seleziona per disponibilità economica e pazienza, non per talento, motivazione e capacità di crescita.

Soluzioni? In primis: cambio di prospettiva! 

È qui che diventa evidente la necessità di guardare all’antipirateria marittima con occhi diversi rispetto alla vigilanza classica, soprattutto quando si parla di personale. A bordo non serve “una GPG qualsiasi” spostata dal servizio in centro commerciale al ponte di una nave: serve una figura con competenze linguistiche, capacità di integrarsi in equipaggi multinazionali, consapevolezza del contesto internazionale, familiarità con procedure di security, intelligence e gestione del rischio in mare. In altre parole, un professionista più vicino al mondo marittimo, alle logiche dello shipping e della protezione di assets e personale in scenari internazionali, che non al modello tradizionale della ronda o del piantonamento fisso a terra.

Se si accetta questo cambio di prospettiva, anche il quadro regolatorio e contrattuale deve adeguarsi. Ha poco senso vincolare queste risorse a meccanismi di voltura lenti e rigidi, pensati per un istituto di vigilanza territoriale, quando il settore in cui operano è internazionale, mobile e dipendente da finestre operative strettissime. Non va dimenticato, ad esempio, che nei classici periodi di vacanze/festività – luglio, agosto, parte di settembre e poi dicembre e parte di gennaio – gran parte dei procedimenti amministrativi rallentano o si fermano del tutto: commissioni che non si riuniscono, uffici che lavorano a regime ridotto, pratiche che restano “in coda” per settimane, appuntamenti rinviati a data da destinarsi. Questo significa che, di fatto, per diversi mesi l’anno il sistema entra in ibernazione mentre le navi continuano a operare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. In un contesto in cui un armatore può decidere in poche ore di deviare una nave verso un’area a rischio, trovarsi con un modello autorizzativo che si blocca per calendario è un lusso che non ci si può permettere.
Separare in modo più netto l’attività marittima dalle funzioni classiche della vigilanza e consentire maggiore libertà di passaggio – anche temporaneo – tra istituti tramite procedure semplificate (ad esempio una semplice comunicazione alle autorità competenti, con successivi controlli a campione) significherebbe allineare finalmente i tempi della macchina amministrativa a quelli del mare. Allo stesso modo, consentire alle aziende italiane del settore – e di riflesso al loro personale – di operare in modo strutturato anche su naviglio non italiano, come avviene a livello internazionale, aprirebbe maggiori opportunità di lavoro e renderebbe il percorso professionale più sostenibile e meno soggetto alle oscillazioni del solo mercato domestico. In questo, l’Italia avrebbe carte importanti da giocare: il nostro quadro normativo, con requisiti stringenti per le sale operative, controlli accurati sul personale, tracciabilità documentale e responsabilità ben definite, offre garanzie che molti altri Paesi non hanno e che il mondo armatoriale internazionale guarda con favore. Mettere queste garanzie al servizio non solo del naviglio nazionale, ma anche di quello estero, significherebbe valorizzare un patrimonio di competenze e affidabilità a beneficio dell’intero “sistema Paese”. È esattamente ciò che già fanno da anni francesi, inglesi, americani, proponendo i propri operatori e le proprie aziende di sicurezza a 360 gradi sul mercato globale, senza troppi timori di “esportare” valore strategico.

Necessitano norme ad hoc per l’antipirateria marittima in Italia 

In generale, non si tratta di abbassare gli standards di sicurezza, ma dell’esatto contrario: riconoscere che, per mantenerli davvero elevati nel lungo periodo, servono regole e modelli di gestione del personale pensati specificamente per l’antipirateria marittima. Il D.M. 266/2012 prima e il D.M. 139/2019 poi hanno rappresentato un passo importante proprio perché hanno iniziato a distinguere in modo chiaro i servizi di sicurezza a bordo nave dalla vigilanza privata “classica”, introducendo procedure e requisiti più aderenti alla realtà operativa del mare. Quell’intuizione, però, è rimasta in larga parte incompiuta sul versante del personale, che continua a essere incasellato in schemi pensati per servizi a terra. Forse è arrivato il momento di completare il percorso, prevedendo norme ad hoc su reclutamento, formazione, idoneità e mobilità dei soggetti impiegati in antipirateria, pienamente compatibili con le specifiche necessità di questo settore:

  • tempi autorizzativi più brevi e lineari,
  • riconoscimento di percorsi formativi marittimi,
  • maggiore flessibilità lavorativa,
  • strumenti che permettano di gestire il ricambio generazionale senza sacrificare qualità e controlli.

Parliamo di un settore che, per rischi assunti, responsabilità e aspettative degli armatori, non può più essere trattato come una semplice “specializzazione” della vigilanza privata, ma come un ambito professionale a sé stante, con tempi, costi e carriere coerenti con la realtà – veloce, globale e spesso brutale – del commercio marittimo contemporaneo.

Nella foto in alto a destra e nella foto qui sopra: Giuseppe Trizzino

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ASSIV: di fronte alla morte di un lavoratore non esistono contrapposizioni

ASSIV esprime il proprio cordoglio per la morte del lavoratore impegnato in un servizio di vigilanza notturna presso un cantiere a Cortina d’Ampezzo, rivolgendo un pensiero di vicinanza alla famiglia e ai colleghi.

La perdita di una vita umana durante lo svolgimento di un’attività lavorativa è sempre un evento che impone rispetto, misura e silenzio. Di fronte alla morte non ci sono parti, non ci sono schieramenti: viene meno ogni logica di contrapposizione e resta soltanto il dovere di fermarsi, comprendere e riflettere. Gli organi inquirenti hanno già aperto le indagini, e siamo fiduciosi che ogni aspetto della vicenda verrà  chiarito, non solo nelle dinamiche, ma anche nelle eventuali responsabilità.

Il settore della vigilanza privata opera quotidianamente a tutela di persone, beni e infrastrutture, spesso in contesti complessi e in condizioni ambientali impegnative. L’obiettivo di garantire servizi essenziali nel rispetto delle regole e con attenzione costante alla tutela dei lavoratori è un impegno che ogni impresa del comparto deve impegnarsi a garantire.

ASSIV conferma la propria disponibilità a contribuire, nel confronto con le istituzioni e le parti sociali, a ogni riflessione utile a rafforzare una cultura della sicurezza sempre più attenta e consapevole.

Il ruolo dei Droni nella Vigilanza Privata con Assiv e Mondialpol

di Monica Bertolo – 9 Gennaio 2026

Qual è il possibile impiego dei droni nella Vigilanza Privata, quali le potenzialità operative e i vantaggi che i droni offrono per questo settore, e quali le normative da tenere in considerazione e da rispettare?

Questi i temi al centro del talk show di ASSIV in collaborazione con S News dal titolo “Tecnologia al volo: il ruolo dei Droni nella Vigilanza Privata”, tenutosi sul set televisivo della testata giornalistica a Sicurezza 2025.

Aperto e chiaro il confronto scaturito tra gli esperti e interessanti le esperienze e le best practices presentate, per un utilizzo responsabile e professionale dei droni.

Sul tema sono intervenuti:

  • Maria Cristina Urbano, Presidente ASSIV,
  • Tommaso Coretto, Avvocato esperto in privacy e compliance aziendale,
  • Federica Batignani, Esperto e docente in aviation security,
  • Francesco Mura, Responsabile di progetto, Vedetta 2 Mondialpol,

moderati dalla scrivente Monica Bertolo, Direttore di S News.

I contenuti del talk “Il ruolo dei Droni nella Vigilanza Privata”

Il primo intervento, a cura della Presidente ASSIV, ha presentato una fotografia sui vantaggi che l’utilizzo dei droni può portare ai servizi degli Istituti di Vigilanza, sia sul fronte della Safety che della Security.

Il compito di spiegare le implicazioni a livello di normativa privacy per un Istituto di Vigilanza che utilizza i droni è spettato all’avvocato Coretto, mentre l’esperta in aviation security Batignani ha definito la cornice normativa attuale, relativa all’uso dei droni in ambito PRIVATO.

È quindi seguito l’intervento del Responsabile di Progetto in Vedetta 2 Mondialpol, Francesco Mura, che ha presentato il case study aziendale relativo all’uso dei droni in ambito privato.

Il talk show è quindi proseguito delineando quella che potrebbe essere una valida evoluzione della normativa, sempre con specifici riferimenti al contesto dei servizi degli Istituti di Vigilanza Privata, allargando poi l’orizzonte anche ai possibili sviluppi applicativi ed operativi, partendo dal caso di successo di Mondialpol.

Decisamente interessante la chiosa, a cura della Presidente ASSIV Urbano, sulla sempre più necessaria integrazione tra Security e Safety, per arrivare al vincente concetto di GLOBAL SERVICE, da parte degli Istituti di Vigilanza.

Tutti questi contenuti e concetti, qui sinteticamente esposti, sono stati sviluppati nel corso del condensato talk che segue.

Buona visione!

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