Mercato del lavoro: a novembre 2025 calano occupati e disoccupati, crescono gli inattivi

I dati provvisori di novembre 2025

Nel mese di novembre 2025, su base mensile, il mercato del lavoro evidenzia un calo degli occupati e delle persone in cerca di lavoro, accompagnato da una crescita degli inattivi. È quanto emerge dai dati diffusi da ISTAT.

Occupazione in lieve flessione

Rispetto a ottobre, il numero degli occupati diminuisce dello 0,1%, pari a 34 mila unità. Il calo riguarda in particolare:

  • le donne;
  • i dipendenti a termine e gli autonomi;
  • i giovani 15-24 anni e la fascia 35-49 anni.

Cresce invece l’occupazione tra i 25-34enni, mentre risulta sostanzialmente stabile tra gli uomini, i dipendenti permanenti e i lavoratori con almeno 50 anni.
Il tasso di occupazione scende al 62,6%, con una flessione di 0,1 punti percentuali.

Disoccupazione in diminuzione

A novembre diminuisce anche il numero delle persone in cerca di lavoro (-2,0%, pari a 30 mila unità). La riduzione interessa uomini e donne e tutte le classi di età, ad eccezione dei 25-34enni, per i quali si osserva un lieve aumento dei disoccupati.

Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), mentre il tasso di disoccupazione giovanile cala in modo più marcato, attestandosi al 18,8% (-0,8 punti).

Inattività in aumento

Crescono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a 72 mila unità). L’aumento riguarda entrambi i generi e quasi tutte le classi di età, con l’eccezione dei 25-34enni, per i quali il numero di inattivi è in diminuzione.
Il tasso di inattività sale al 33,5%, con un incremento di 0,2 punti percentuali.

Il confronto trimestrale e annuo

Nel confronto tra il trimestre settembre–novembre 2025 e il precedente (giugno–agosto), si registra una crescita dell’occupazione dello 0,3%, pari a 66 mila occupati in più. Nello stesso periodo diminuiscono le persone in cerca di lavoro (-3,1%), mentre gli inattivi restano sostanzialmente stabili.

Su base annua, a novembre 2025 il numero di occupati supera quello di novembre 2024 dello 0,7%, pari a 179 mila unità. L’aumento riguarda uomini, donne, i 25-34enni e i lavoratori con almeno 50 anni, a fronte di una riduzione nelle altre classi di età. Il tasso di occupazione cresce di 0,3 punti percentuali in un anno.

Rispetto a novembre 2024, diminuiscono sia le persone in cerca di lavoro (-6,7%, pari a -106 mila unità) sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%).

Il commento ISTAT

A novembre 2025 gli occupati sono 24 milioni e 188 mila. La flessione mensile è dovuta soprattutto alla diminuzione dei dipendenti a termine e degli autonomi, mentre i dipendenti permanenti risultano sostanzialmente stabili.

Nel confronto annuo, l’occupazione cresce grazie all’aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi, solo in parte compensato dal calo dei contratti a termine.
Su base mensile, il tasso di occupazione scende al 62,6%, il tasso di disoccupazione al 5,7%, mentre il tasso di inattività sale al 33,5%.

Scarica la nota ISTAT

Anzio dice sì a una movida sicura 

Promuovere un ambiente sereno e sicuro, dove giovani e famiglie possano godersi le serate senza eccessi, è un segnale positivo di collaborazione tra pubblico e privato. 

E’ incoraggiante vedere come l’Amministrazione di Anzio stia facendo un passo concreto per valorizzare la movida in modo responsabile e sicuro. La scelta di supportare economicamente i locali che adottano misure di sicurezza, vigilanza privata qualificata e controlli sul consumo di alcol dimostra un’attenzione reale nei confronti sia di chi vuole divertirsi sia di chi desidera vivere una città più tranquilla e rispettosa del decoro urbano. 

Speriamo che iniziative come questa possano diventare un modello per tante altre realtà!

Fonte: ilcaffe.tv

Legge di Bilancio 2026: le principali misure per lavoratori, imprese e famiglie

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 301 del 30 dicembre 2025 – Supplemento Ordinario n. 42, la legge 30 dicembre 2025, n. 199 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”. La Manovra prevede un intervento di circa 22 miliardi di euro, senza un aumento del disavanzo. Al centro del provvedimento sono state poste nuovamente le misure per sostenere i redditi più bassi e il potere d’acquisto delle retribuzioni, riducendo la tassazione per famiglie, lavoro dipendente e ceto medio, insieme alla previsione di interventi che hanno come obiettivo il sostegno alle imprese e alla produttività.

Di seguito una sintesi delle principali misure in favore di lavoratori, imprese e famiglie.

Revisione della disciplina dell’IRPEF. Prevede la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota relativa al secondo scaglione IRPEF (compresa tra 28 e 50mila euro) con risparmi che possono arrivare a 440 euro annui. Al fine di sterilizzare gli effetti della riduzione per chi ha un reddito annuo complessivo superiore a 200mila euro è stata prevista la riduzione di 440 euro della detrazione dall’imposta lorda spettante in relazione a taluni oneri.

Carta “Dedicata a te” per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità. Incrementa di 500 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, la dotazione del Fondo destinato a sostenere l’acquisto di beni alimentari di prima necessità da parte di famiglie con ISEE non superiore a 15mila euro.

Tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali. Al fine di favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario, assoggetta a una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 5% gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal primo gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. La misura si applica ai lavoratori del settore privato titolari di reddito di lavoro dipendente – nell’anno 2025 – non superiore a 33mila euro.

Detassazione dei premi di produttività. Circoscrive ai premi erogati nel 2025 la tassazione agevolata al 5% e riduce all’1% l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività e sulle somme erogate nel 2026 e 2027 ai dipendenti del settore privato a titolo di partecipazione agli utili di impresa. Inoltre, innalza a 5mila euro il limite di importo complessivo entro cui si applica la tassazione agevolata (precedentemente fissato in 3mila euro).

Proroga della riduzione dell’IRPEF su dividendi di azioni di lavoratori dipendenti. Estende all’anno 2026 la norma con cui si prevede, per i dividendi corrisposti ai lavoratori dipendenti e derivanti dalle azioni attribuite dalle aziende in sostituzione di premi di risultato, il computo nella base imponibile delle imposte sui redditi nella misura pari al 50% (ad esclusione della quota di tali dividendi eccedente il limite di 1.500 euro, per la quale resta ferma l’inclusione integrale nell’imponibile).

Tassazione di indennità e maggiorazioni retributive al 15%. Per il periodo d’imposta 2026, assoggetta ad una imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 15% le somme corrisposte, entro il limite annuo di 1.500 euro, ai lavoratori dipendenti del settore privato, a titolo di:

  1. maggiorazioni e indennità per lavoro notturno (ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. n. 66/2003 e dei CCNL);
  2. maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale (come individuati dai CCNL);
  3. indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni (previsti dai CCNL).

La misura opera salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. Le misure sono applicate dai sostituti d’imposta del settore privato nei confronti dei titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno 2025, a 40mila euro.

Aumento esenzione buoni pasto elettronici. Eleva da 8 a 10 euro la soglia esentasse di buoni pasto resi in forma elettronica.

Misure in favore delle imprese del settore agricolo. Proroga per il 2026 la misura prevista originariamente dalla legge di bilancio per il 2017 nella quale si prevede che, ai fini IRPEF, i redditi dominicali e agrari posseduti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, concorrono alla formazione del reddito complessivo nelle seguenti percentuali:

•             0%, fino a 10mila euro;

•             50%, oltre 10mila euro e fino a 15mila euro;

•             100%, oltre 15mila euro.

Sono escluse da tale misura di favore le società agricole di persone, a responsabilità limitata e cooperative che hanno esercitato l’opzione per la tassazione dei redditi su base catastale ai sensi dell’articolo 32 del TUIR.

Misure in materia di lavoro in agricoltura. Stabilizza la disciplina per le prestazioni agricole di lavoro subordinato occasionale a tempo determinato. La disciplina ora era stata introdotta al fine di garantire la continuità produttiva delle imprese agricole e di creare le condizioni per facilitare il reperimento di manodopera per le attività stagionali, favorendo forme semplificate di utilizzo delle prestazioni di lavoro occasionale a tempo determinato in agricoltura, assicurando ai lavoratori le tutele previste dal rapporto di lavoro subordinato.


Adeguamento del tetto di spesa per il 5×1000. Prevede che l’autorizzazione di spesa per la liquidazione della quota del 5×1000 dell’IRPEF, a decorrere dall’anno 2026, sia aumentata a 610 milioni di euro annui (rispetto ai 525 milioni di dotazione per il 2025).

Imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero per chi traferisce la residenza fiscale in Italia. Innalza:

  • a 300mila euro l’importo dovuto forfettariamente per ciascun periodo in cui è valida l’opzione (a fronte dei 200mila euro previsti a legislazione vigente);
  • a 50mila euro (a fronte dei 25mila euro previsti a legislazione vigente) l’importo ridotto dovuto forfettariamente, per ciascun periodo d’imposta, per ciascuno dei familiari per cui può essere esercitata l’opzione (coniuge; figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, dei discendenti prossimi; genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; adottanti; generi e nuore; suoceri; fratelli e sorelle, anche unilaterali).

Le suddette disposizioni si applicano ai soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato a partire dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio per il 2026 e che non abbiano risieduto in Italia per almeno nove dei dieci periodi d’imposta antecedenti a quello di validità dell’opzione.

Condizioni di accesso al regime forfetario. Conferma, per l’anno 2026, l’elevazione a 35mila euro della soglia relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente, oltre la quale non è possibile avvalersi del regime forfettario.

Computo del patrimonio mobiliare ai fini dell’ISEE. Prevede che, nella componente patrimoniale rilevante per la definizione dell’ISEE, si tenga conto anche delle giacenze in valuta all’estero, in criptovalute o consistenti in rimesse in denaro all’estero, anche attraverso sistemi di money transfer o di invio all’estero di denaro contante non accompagnato. Le misure attuative saranno indicate con decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, dopo il quale gli enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate avranno 90 giorni per adottare gli atti necessari all’erogazione delle nuove prestazioni in conformità con quanto disposto dalla presente misura (nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica). Fino ad allora restano salve le prestazioni sociali agevolate in corso di erogazione sulla base delle disposizioni previgenti.

Modifiche della franchigia della prima casa ai fini ISEE e della scala di equivalenza. Nelle more dell’adeguamento del regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’ISEE, modifica, ai fini dell’accesso ad alcune prestazioni, i criteri di calcolo della situazione patrimoniale. In particolare, innalza la soglia di esclusione della casa di abitazione di proprietà da 52.500 euro a 91.500, prevedendo inoltre un ulteriore incremento di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo (attualmente la maggiorazione si attiva dal terzo figlio convivente in poi). Ridetermina inoltre le maggiorazioni della scala di equivalenza, di cui al regolamento ISEE.

Dichiarazione Sostitutiva Unica Prevede che, a decorrere dal 2026, l’INPS cooperi anche con il Ministero dell’Interno e l’ACI per le attività relative alla precompliazione delle DSU.

Pace fiscale. Consente di estinguere debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, in unica soluzione o in 9 anni (54 rate bimestrali di ugual valore), e include anche i debiti derivanti dall’omesso versamento di contributi previdenziali dovuti ad INPS. La misura è riservata ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione ma omesso i pagamenti.


Modifiche alla disciplina fiscale degli emolumenti variabili erogati ai manager del settore finanziario. Esclude, a determinate condizioni, l’applicazione dell’aliquota d’imposta addizionale del 10% sugli emolumenti variabili eccedenti il triplo della parte fissa della retribuzione dei manager del settore finanziario. La misura è possibile qualora il soggetto che eroga la remunerazione destini a favore degli Enti del Terzo Settore una somma almeno doppia rispetto all’addizionale dovuta.


Assunzioni a tempo indeterminato. Autorizza la spesa di 154 milioni di euro per l’anno 2026, 400 milioni di euro per l’anno 2027 e 271 milioni di euro per l’anno 2028, al fine di incrementare l’occupazione giovanile stabile, di favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici svantaggiate, di sostenere lo sviluppo occupazionale della ZES speciale per il Mezzogiorno – ZES unica e di contribuire alla riduzione dei divari territoriali. Prevede che tali risorse vengano destinate a riconoscere l’esonero parziale dal versamento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati, con esclusione dei premi e contributi INAIL, per un periodo massimo di 24 mesi, per l’assunzione dal 1 gennaio al 31 dicembre 2026 di personale non dirigenziale con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o per la trasformazione, nel medesimo periodo, del contratto di lavoro subordinato da tempo determinato a tempo indeterminato, laddove previsto. Demanda a un decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la disciplina degli specifici interventi, i relativi requisiti e le condizioni necessarie a garantire il rispetto dei suddetti limiti di spesa.

Eliminato il mese di sospensione dopo la 18esima mensilità ADI. Con riferimento alla fruizione dell’Assegno di Inclusione, elimina il periodo di sospensione di 1 mese, attualmente previsto per coloro i quali abbiano già fruito del beneficio 18 mensilità. Consente pertanto di fruire di ADI, senza soluzione di continuità, per periodi ulteriori di 12 mesi (previa presentazione della domanda e fermo restando la verifica della sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa). Prevede infine che allo scadere dei periodi di rinnovo di 12 mesi il beneficio possa essere rinnovato (sempre previa presentazione della domanda). L’importo della prima mensilità di rinnovo è riconosciuto in misura pari al 50 % dell’importo mensile del beneficio economico rinnovato. L’erogazione del contributo straordinario dell’ADI previsto per l’anno 2025 dal DL n. 92/2025 è riconosciuto ai nuclei familiari per i quali la 18ma mensilità di ADI sia ricaduta nel mese di novembre 2025.

Proroga al 31 dicembre 2026 dell’APE Sociale. Si conferma l’applicazione nel 2026 dell’APE sociale nella versione prevista dalla legge di bilancio per il 2025 (confermando, quindi, per l’accesso alla misura il requisito anagrafico di 63 anni e 5 mesi, per i soggetti che si trovino in condizione di disoccupazione, assistenza a familiare con disabilità grave, riduzione della capacità lavorativa per invalidità grave, dipendenti per lavori usuranti individuati dalla normativa). Prevede, inoltre, l’applicazione di alcune misure di semplificazione nell’accesso alla domanda anche per i soggetti che verranno a trovarsi nel corso del 2026 nelle condizioni indicate dalla normativa vigente. Il beneficio non è cumulabile con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui.

Misure in materia di ammortizzatori sociali. Prevede il finanziamento, nel limite di 30 milioni di euro, dell’indennità omnicomprensiva (di importo non superiore a 30 euro giornalieri per l’anno 2026) per ciascun lavoratore dipendente da impresa adibita alla pesca marittima (compresi i soci lavoratori della piccola pesca) in caso di sospensione dal lavoro derivante da misure di arresto temporaneo obbligatorio o non obbligatorio. Precisa che il riconoscimento del beneficio e la conseguente erogazione dell’indennità sono incompatibili con altre forme di sostegno al reddito. Proroga, per l’anno 2026, l’esonero dalla contribuzione addizionale per le unità produttive di imprese nelle aree di crisi industriale complessa, per un periodo massimo complessivo di autorizzazione di 12 mesi. Proroga, per il 2026 e in deroga ai limiti generali di durata e di alcuni requisiti sul numero di dipendenti occupati dal datore di lavoro, il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale qualora l’azienda abbia cessato o cessi l’attività produttiva, per un periodo massimo complessivo di autorizzazione del trattamento straordinario di integrazione salariale di 12 mesi, destinando 100 milioni di euro (a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione). Proroga la CIG straordinaria per gli stabilimenti produttivi ILVA per l’anno 2026, nel limite di spesa di 19 milioni di euro (a valere sul Fondo sociale per occupazione e formazione). Il beneficio opera anche ai fini della formazione professionale per la gestione delle bonifiche. Proroga al 31 dicembre 2026 alcune convenzioni tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e le regioni per le politiche attive a favore dei lavoratori socialmente utili. Stanziati ulteriori 20 milioni di euro per la Filiera delle Telecomunicazioni. Sono inoltre previsti 63,3 milioni di euro di Cigs per salvaguardare il livello occupazionale e il patrimonio di competenze delle imprese di interesse strategico nazionale con almeno mille dipendenti e piani di riorganizzazione aziendale non ancora completati per via della loro complessità degli stessi. Prevede che per l’anno 2026 possa essere autorizzato, previo accordo stipulato in sede governativa Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (anche in presenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy) un ulteriore intervento di integrazione salariale straordinaria – per un massimo di 6 mesi, non ulteriormente prorogabili, qualora l’azienda abbia cessato o cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di un significativo riassorbimento occupazionale – nel limite di spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2026. Nel confermare la proroga fino al 2027 dell’efficacia delle misure della CIGS in deroga per riorganizzazione o crisi aziendale per imprese con rilevanza economica strategica anche a livello regionale che presentino rilevanti problematiche occupazionali con esuberi significativi nel contesto territoriale, previo accordo stipulato presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con la presenza delle regioni interessate, incrementa di 50 milioni, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, il limite di spesa previsto per garantire le suddette misure (esso viene, quindi, portato da 100 a 150 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027). Incrementa per gli anni 2027 e 2028 i limiti complessivi di spesa in relazione ai benefici contemplati dalla disciplina sugli incentivi per i processi di aggregazione delle imprese e per la tutela occupazionale dei settori coinvolti. Il limite di spesa per il 2027 passa da 21,9 milioni a 24,1 milioni, mentre per il 2028 aumenta dagli attuali 3,5 milioni a 12,2 milioni.

Liquidazione anticipata della NASpI in 2 rate. Prevede che l’erogazione della prestazione non avvenga più in un’unica soluzione, ma in 2 rate:

•             la prima pari al 70% dell’intero importo;

•             la seconda del restante 30% da corrispondere al termine della durata della prestazione, e comunque non oltre il termine di 6 mesi dalla data di presentazione della domanda di anticipazione.

L’erogazione della seconda rata è concessa previa verifica della mancata rioccupazione del beneficiario, nonché previa verifica del fatto che il soggetto medesimo non sia titolare di pensione diretta (eccetto l’assegno ordinario di invalidità).

Aumento di 20 euro al mese delle pensioni per chi è in condizioni disagiate. A decorrere dal primo gennaio 2026, aumenta (da 8 a 20 euro mensili) l’importo dell’incremento delle maggiorazioni sociali per le pensioni delle persone in condizioni di disagio. Conseguentemente, aumenta da 104 a 260 euro annui il limite reddituale massimo oltre il quale l’incremento non è riconosciuto.

Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento. Sterilizzato l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile per i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per le restanti categorie di lavoratori, l’aumento sarà di un solo mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Per il personale militare delle forze armate, inclusi carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco è previsto dal primo gennaio 2028 – oltre all’aumento generale – l’incremento di un mese per il 2028, di un ulteriore mese per il 2029 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2030 dei requisiti per il pensionamento. Per i dipendenti del pubblico impiego, a partire dal 2027, la liquidazione del trattamento di fine rapporto sarà anticipata di tre mesi per effetto della riduzione da12 a 9 mesi del termine entro cui l’ente erogatore deve provvedere al pagamento.

Disposizioni in materia di previdenza complementare. Dal primo luglio 2026, scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato, nel caso in cui non esprimano la propria scelta nei 60 giorni successivi all’assunzione. La platea delle aziende che dovranno conferire le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare al fondo INPS è estesa, includendo quelle che, negli anni successivi a quello di avvio delle attività, raggiungono i 50 dipendenti. Si escludono per il 2026 e il 2027, le imprese con media annuale riferita all’anno precedente inferiore ai 60 dipendenti. Dal 2032, l’obbligo è esteso alle aziende che impiegano almeno 40 dipendenti. Sono inoltre previste specifiche misure per il rafforzamento degli investimenti in infrastrutture da parte delle forme pensionistiche complementari, nonché numerose modifiche alla disciplina del finanziamento, delle prestazioni e di attribuzioni della COVIP.

Salgono le sanzioni per la violazione della disciplina delle forme pensionistiche complementari. Il provvedimento eleva da 25mila a 500mila euro il limite massimo delle sanzioni amministrative previste nei confronti di chi commette diverse violazioni della disciplina delle forme pensionistiche complementari. Si tratta delle sanzioni previste:

•             per chiunque adotti, in qualsiasi documento o comunicazione al pubblico, la denominazione “fondo pensione” senza essere iscritto all’Albo tenuto a cura della COVIP;

•             nei confronti dei componenti degli organi di amministrazione e di controllo, dei direttori generali, di titolari delle funzioni fondamentali, dei responsabili delle forme pensionistiche complementari, dei liquidatori e dei commissari nominati in relazione alle rispettive competenze che abbiano commesso diverse tipologie di violazione della disciplina delle forme pensionistiche complementari (tra cui, tra l’altro, violazioni delle disposizioni sui requisiti di onorabilità e professionalità e sulle cause di ineleggibilità e di incompatibilità).

Eleva da 15.500 a 500.000 euro il limite massimo delle sanzioni amministrative previste per i suddetti soggetti, che non effettuino (nel termine prescritto dalla normativa di settore) le comunicazioni relative alla sopravvenuta variazione delle condizioni di onorabilità.

Aumento bonus mamme. Sale da 40 a 60 euro mensili il bonus mamme per le lavoratrici madri dipendenti (con esclusione dei rapporti di lavoro domestico) e le lavoratrici madri autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie autonome (comprese le casse di previdenza professionali e la gestione separata) con 2 figli e fino al mese del compimento del 10° anno da parte del secondo figlio, titolari di un reddito da lavoro inferiore a 40mila euro annui, nelle more dell’attuazione dell’esonero contributivo previsto dalla legge di bilancio per il 2025 per le lavoratrici madri di 2 o più figli, dipendenti o autonome (posticipato al 2027). Lo stesso incremento è riconosciuto alle madri lavoratrici dipendenti (e alle lavoratrici madri autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie autonome) con più di 2 figli e fino al mese di compimento del 18esimo anno del figlio più piccolo, per ogni mese o frazione di mese di vigenza del rapporto di lavoro o dell’attività di lavoro autonomo. In tal caso, il reddito da lavoro non deve provenire da attività di lavoro dipendente a tempo indeterminato o coincidere temporalmente alla vigenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Promozione dell’occupazione delle madri lavoratrici. A decorrere dal primo gennaio 2026, riconosce ai datori di lavoro privati che assumono donne, madri di almeno 3 figli di età minore di 18 anni, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali, ad esclusione di premi e contributi Inail, a carico del datore di lavoro, per massimo 8mila euro all’anno. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Prevede che l’esonero spetti:

•             per 12 mesi dalla data di assunzione, qualora sia con contratto di lavoro a tempo determinato (anche in somministrazione);

•             per 24 mesi data di assunzione, qualora sia effettuata con contratto di lavoro a tempo indeterminato;

•             per 18 mesi dalla data dell’assunzione originaria, qualora il contratto venga trasformato in contratto a tempo indeterminato.

L’esonero non si applica ai rapporti di lavoro domestico e ai rapporti di apprendistato, e non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente ma è compatibile senza alcuna riduzione con la maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni (c.d. maxi-deduzione).

Incentivi per favorire la conciliazione vita-lavoro. Dal primo gennaio 2026, lavoratrici o lavoratori con almeno 3 figli conviventi, fino al compimento del 10imo anno di età del figlio più piccolo o senza limiti di età nel caso di figli disabili hanno una priorità nella trasformazione del contratto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (orizzontale o verticale) o per la rimodulazione della percentuale di lavoro in caso di contratto a tempo parziale, purché determini una riduzione dell’orario il 40%. In tal caso, i datori di lavoro privati sono esonerati dal versamento del 100% dei contributi previdenziali (con esclusione dei premi e contributi dovuti ad INAIL), fino a un massimo di 3mila euro annui nei 24 mesi successivi dalla trasformazione del contratto (o dalla rimodulazione dell’orario) L’esonero è subordinato al mantenimento del complessivo monte orario di lavoro. Si prevede che resti ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.

Rafforzamento della disciplina in materia di congedi parentali e di congedo di malattia per i figli minori. Al fine favorire la genitorialità, rafforzando le misure volte alla gestione flessibile del rapporto fra vita privata e lavoro, e con l’obiettivo di preservare l’occupazione:

  1. estende fino al 14esimo anno di età del bambino il diritto di fruire del congedo parentale, in luogo degli attuali 12 anni;
  2. estende fino al 14esimo anno di età del bambino il diritto al prolungamento del congedo parentale previsto per figli con disabilità;
  3. estende il riconoscimento dell’indennità del 30% della retribuzione, a titolo di trattamento economico del congedo parentale (e del suddetto prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità);
  4. estende le previsioni anche ai casi di adozione, nazionale e internazionale, e di affidamento.

Con riferimento al congedo per malattia dei figli di età superiore a 3 anni (riconosciuto alternativamente a ciascun genitore):

  • innalza a 10 giorni (rispetto ai 5 vigenti) il limite massimo di giorni fruibili all’anno;
  • eleva da 8 a 14 anni il requisito anagrafico del figlio per la fruizione del congedo.

Rafforzamento del contratto a termine a favore della genitorialità e della parità di genere. In caso di assunzione con contratto a tempo determinato (anche in somministrazione) per sostituzione delle lavoratrici in congedo di maternità o parentale, sarà possibile prolungare il contratto per affiancare la lavoratrice sostituita fino al compimento dell’anno del bambino.

Sostegno delle attività socioeducative a favore dei minori. Viene istituito un Fondo, con una dotazione pari a 60 milioni di euro annui, per le attività socio-educative a favore dei minori, destinato a finanziare le iniziative dei comuni per potenziare i centri estivi, i servizi socioeducativi territoriali e i centri con funzione educativa e ricreativa che svolgono attività a favore dei minori. Per la realizzazione di comunità estive per bambini ed anziani, anche mediante rigenerazione di edifici dismessi, è aumentata l’autorizzazione di spesa a 100mila euro annui per ciascuno degli anni 2026 e 2027, a 550mila euro per il 2026 e 700mila euro per il 2027.

Sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare. Per finanziare iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, è istituito un Fondo con una dotazione di 1,15 milioni di euro per l’anno 2026 e di 207 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027. Prevede che il Fondo sia destinato alla copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati alla definizione della figura del caregiver familiare delle persone con disabilità e al riconoscimento del valore sociale ed economico della relativa attività di cura non professionale.

Incrementato di 2 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 il fondo per l’assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica e delle loro famiglie.

Rifinanziamento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Incrementa di 10 milioni di euro annui, a decorrere dall’anno 2026, la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, al fine di:

  • potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;
  • rafforzare le azioni dei centri antiviolenza e delle case-rifugio.

Rifinanziamento del Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza. Incrementa la dotazione del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità – al fine di sostenere le donne in condizione di maggiore vulnerabilità, nonché di favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà – di 5,5 milioni di euro per l’anno 2026, 9 milioni di euro per l’anno 2027 e 4 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2028 (l’incremento in questione è destinato al cd. reddito di libertà). Incrementa il fondo di un milione di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, prevedendo che tali risorse vengano ripartite in parti uguali per le seguenti finalità:

  1. realizzazione e rafforzamento di iniziative ed attività dei centri antiviolenza (con ripartizione tra le regioni secondo modalità previste dalla normativa di settore);
  2. realizzazione e rafforzamento di iniziative ed attività delle case rifugio per donne vittime di violenza.

Istituisce un fondo (con dotazione di 6 milioni di euro per gli anni 2026 e 2027) volto a consentire alle donne vittima di violenza di genere di accedere a ogni servizio, strumento o agevolazione, per cui la fruizione sia condizionata dalla presentazione del proprio ISEE. Il beneficio potrà essere fruito per i primi 12 mesi successivi alla presa in carico e avvio degli interventi di protezione previsti dalla normativa vigente.

Potenziamento delle misure contro la tratta degli esseri umani. Al fine di potenziare le misure contro la tratta degli esseri umani, incrementa di 4 milioni di euro per l’anno 2026 e 9,2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027 le risorse per lo svolgimento delle azioni e degli interventi connessi alla realizzazione del programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale previsto dal T.U. Immigrazione, nonché per la realizzazione delle correlate azioni di supporto e di sistema da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità.

Istituzione del Fondo per il benessere psicologico. Al fine di favorire il benessere psicologico e psicofisico, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali viene istituito un Fondo per il benessere psicologico con una dotazione di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Le risorse sono finalizzate:

  • alla promozione di incentivi per aziende e imprese, volti a introdurre o rafforzare un sistema di aiuto psicologico ai dipendenti;
  • a istituire e implementare servizi e sportelli psicologici forniti dalle università in favore degli studenti.

Maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali e rispetto delle norme per la sicurezza sul lavoro. Subordina il riconoscimento della maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Area ZES estesa alle zone del Sisma Centro Italia 2016. Prevede l’applicazione, anche nel 2026, delle agevolazioni per la zona franca urbana per le zone del Sisma Centro Italia 2016. In particolare, prevede l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente (l’esonero spetta, alle medesime condizioni, anche ai titolari di reddito di lavoro autonomo che svolgono l’attività all’interno della zona franca urbana). Il limite di spesa entro cui è autorizzata l’applicazione delle agevolazioni è di 11,7 milioni di euro per l’anno 2026.

Livelli essenziali delle prestazioni – LEPS nella materia “Assistenza”. Istituisce un Sistema di garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni nel settore sociale, determinato in ciascun ambito territoriale sociale (ATS), quale livello di spesa necessario a garantire progressivamente, a partire dal 2027, un’offerta omogenea dei servizi sull’intero territorio nazionale, attraverso criteri oggettivi per la quantificazione delle risorse. Dispone che entro il 30 giugno 2026, con DPCM, siano determinati i livelli di spesa di riferimento per ciascun ATS. Stabilisce che con uno o più decreti il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Autorità politica delegata per gli affari regionali e le autonomie, previo parere della Commissione tecnica per i fabbisogni standard, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, saranno definiti i sistemi operativi e le modalità integrate di monitoraggio dei servizi sociali. Incrementa di 200 milioni di euro annui, a decorrere dal 2027, il Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi. L’incremento è volto a perseguire il raggiungimento dell’obiettivo di garantire la presenza di un’équipe multidisciplinare, composta a livello di ATS, da uno psicologo ogni 30mila abitanti e da un educatore professionale socio pedagogico ogni 20mila abitanti. Prevede che al finanziamento degli altri obiettivi e prestazioni del Sistema di garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni nel settore concorrano gli stanziamenti già disposti dalla legge di bilancio 2024. Le amministrazioni regionali e locali concorrono ad assicurare agli ATS le risorse per raggiungere i livelli di spesa di riferimento, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.

Incremento del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro. Incrementa di 30 milioni di euro per l’anno 2026 e di 27 milioni annui a decorrere dal 2027 la dotazione del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, al fine di rideterminare gli importi delle prestazioni (una tantum), a carico del medesimo Fondo, in favore dei familiari superstiti.

Fondo per misure a favore delle imprese. Istituisce nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze un Fondo da ripartire – con una dotazione di 1.300 milioni di euro per l’anno 2026 – al fine di incrementare le dotazioni di misure a favore delle imprese. Specifica che tali risorse possono essere assegnate, limitatamente agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025, all’incremento dei limiti di spesa previsti per il credito d’imposta c.d. Transizione 4.0.

Indennità per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa della Sicilia. Prevede la possibilità di concedere, fino al 31 dicembre 2026, l’indennità – pari al trattamento di mobilità in deroga – in favore dei lavoratori delle aree di crisi industriale complessa ubicate nel territorio della Regione Siciliana, i quali abbiano cessato di percepire la NASpI nel 2020. La misura, che permette di poter percepire l’indennità in continuità con quanto già precedentemente previsto, si rivolge ai lavoratori che nel 2020 hanno fatto richiesta per la concessione dell’indennità (prevista originariamente dalla legge di bilancio per il 2019 e più volte prorogata). Prevede che agli oneri derivanti dalla misura in parola – valutati in euro 1.332.000 per l’anno 2026 – si provveda mediante corrispondente riduzione del Fondo sociale per occupazione e formazione.

Modifiche all’indennità di discontinuità in favore dei lavoratori del settore dello spettacolo. Modifica, dal primo gennaio 2026, la disciplina in materia di requisiti di accesso all’indennità di discontinuità in favore dei lavoratori del settore dello spettacolo. In particolare:

  • innalza da 30mila a 35mila euro il tetto massimo di reddito dichiarato al di sotto del quale è possibile avere accesso al beneficio;
  • prevede un regime derogatorio e più favorevole per i lavoratori del cinema e dell’audiovisivo, in termini di numero minimo di giornate di contribuzione richieste per poter ottenere l’indennità. Modifica, inoltre, l’ambito temporale considerato ai fini del computo delle giornate, con riferimento ad altre indennità: si prevede che, ai fini del calcolo delle giornate minime richieste, non si computino le giornate riconosciute a titolo di indennità di discontinuità, di ALAS e di NASpI nell’anno o negli anni presi in considerazione.

Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Incrementa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 il Fondo per le pari opportunità, al fine di assicurare la tutela dalla violenza di genere e la prevenzione della stessa e specificamente per contrastare tale fenomeno favorendo il recupero degli uomini autori di violenza (tramite l’istituzione ed il potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti).


Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

INAIL: Autoliquidazione 2025/2026

L’INAIL, con la nota operativa n. 11245/2025, ha fornito le istruzioni per l’autoliquidazione annuale dei premi assicurativi 2025/2026.

L’Istituto ha inoltre riepilogato le principali scadenze degli adempimenti, chiarendo che resta fermo il termine del 16 febbraio 2026 per il versamento del premio di autoliquidazione, in un’unica soluzione oppure della prima rata in caso di pagamento rateale.

Per quanto riguarda gli obblighi dichiarativi, la dichiarazione delle retribuzioni effettivamente corrisposte nell’anno 2025 dovrà essere presentata entro il 2 marzo 2026.

NIS2, aggiornamenti dal Tavolo per l’attuazione

Le novità introdotte

Nella sesta riunione del Tavolo per l’attuazione della disciplina NIS sono state esaminate le ultime integrazioni all’elenco dei soggetti NIS (oltre 20.000) al fine di tenere conto di centinaia di registrazioni tardive e degli esiti delle oltre duemila istruttorie di revisione. 

Inoltre, alla luce del perfezionamento della procedura TRIS e della prossima cessazione della fase transitoria relativa alle notifiche di incidente, è stata adottata la determinazione 379907/2025 che apporta alcuni affinamenti alla precedente determina recante le specifiche di base, elencati nella FAQ DSB.1 nella sezione delle domande frequenti.

La normativa

CONFINDUSTRIA: CONGIUNTURA FLASH CALANO EXPORT E PRODUZIONE INDUSTRIALE, DEBOLI I CONSUMI, ELETTRICITA’ ANCORA CARA

Dalla pagina ufficiale Centro Studi di Confindustria.

Di seguito il link per leggere il comunicato completo

Quadro complicato. Il dollaro debole sull’euro, dovuto anche ai tagli dei tassi FED, continua a frenare l’export italiano nel 4° trimestre, insieme ai dazi USA. Scricchiola di nuovo la fiducia delle famiglie e quindi le attese sui consumi. L’industria fa ancora fatica. A favore giocano gli investimenti (grazie in larga parte al PNRR), i servizi (tirati dal turismo straniero), il calo del prezzo del petrolio.

Tassi moderati in Italia. A dicembre per alcuni giorni il rendimento dei BTP è sceso sotto quello dei titoli francesi, nella media del mese sono in linea: 3,49% in Italia (+0,57 lo spread sulla Germania), 3,48% in Francia (+0,56). Quelli spagnoli sono più bassi: 3,23% il tasso, +0,30 lo spread. Con tassi BCE fermi (2,00%) il costo del credito alle imprese italiane non scende più (3,52% a ottobre, quasi come a luglio).

Tagli FED, dollaro debole. La Banca Centrale USA ha ridotto i tassi ufficiali per la terza seduta di fila (3,75% a dicembre), preoccupata della frenata dell’occupazione, annunciando altri ribassi senza un timing definito. Questo contribuisce a un dollaro svalutato sull’euro: 1,17 a dicembre, vicino al picco.

Elettricità ancora cara. Prosegue il lento calo del prezzo del petrolio (63 dollari al barile a dicembre), poco sotto la media 2019; anche il prezzo del gas scende (27 euro/MWh), ma è ancora doppio rispetto ai valori pre-2022. Perciò, l’inflazione al consumo in Italia è moderata (+1,1% a novembre), ma il costo dell’elettricità per le imprese resta alto: 0,28 euro/KWh, contro 0,18 in Francia e 0,17 in Spagna.

Investimenti: ancora buoni segnali. Dopo la positiva performance nel 3° trimestre, restano favorevoli gli indicatori per gli investimenti in impianti e macchinari a fine 2025: a novembre salgono i consumi elettrici, nel 4° in media si mantiene elevata la fiducia delle imprese di beni strumentali (soprattutto le attese di produzione) e anche quella delle imprese di costruzioni nonostante un lieve calo recente.

Consumi: scarsa fiducia. A ottobre le vendite al dettaglio sono cresciute (+0,5%, ma nulla la variazione acquisita per il 4° trimestre) e a novembre le vendite di auto sono aumentate moderatamente. Inoltre, il numero di occupati, dopo il calo a luglio-agosto, è tornato in espansione a settembre-ottobre. La fiducia delle famiglie, però, si è bruscamente ridotta a novembre, recuperando solo in parte a dicembre.

Servizi in accelerazione. RTT (CSC-TeamSystem) segnala che a ottobre prosegue l’espansione dei servizi, dopo il recupero pieno di settembre. A novembre, l’HCOB-PMI (55,0 da 54,0) suggerisce un buon ritmo di crescita nel 4°, confermato dal balzo a dicembre della fiducia delle imprese del settore.

Industria ancora debole. La produzione industriale è tornata a calare a ottobre (-1,0%), come anticipato da RTT, portando la variazione acquisita nel 4° trimestre a -0,1%. Nei primi 10 mesi, è evidente il recupero di metallurgia e mobili, ma restano le difficoltà di moda e automotive. In novembre, però, il PMI è tornato in area espansiva (50,6) e la fiducia delle imprese resta su un trend positivo a dicembre.

Export in calo. A ottobre deboli gli scambi italiani di beni: quasi fermo l’import (+0,3% a prezzi correnti), scende l’export (-3,0%, dopo +2,9% a settembre), per il crollo degli strumentali (-8,5%; -1,1% al netto delle navi). Le vendite sono invece in crescita tendenziale in pochi settori (soprattutto farmaceutica) e in poche destinazioni (Svizzera, OPEC, Francia, Spagna, ma anche gli stessi USA). Le prospettive per l’export restano negative, con un nuovo calo degli ordini manifatturieri esteri a dicembre.

Eurozona: meglio i servizi dell’industria. A ottobre la produzione industriale è cresciuta nei principali paesi: di più in Germania e Spagna (+1,1% e +1,0%), meno in Francia (+0,4%). A novembre, però, il PMI manifattura è calato nei tre paesi, restando espansivo solo in Spagna. Nei servizi, invece, il PMI è risalito in territorio positivo anche in Francia, frenando di poco negli altri due paesi. Per l’aggregato Eurozona, inoltre, migliorano lievemente la fiducia e le aspettative sull’occupazione.

USA: l’economia rallenta. Il PMI composito a novembre rimane espansivo, ma è sceso (54,2 punti), a causa del calo dei servizi (54,1) e della manifattura (52,2). Quest’ultima, in particolare, presenta un quadro nel complesso debole: ISM e PMI di Chicago si confermano su valori recessivi, come vari indicatori territoriali della FED. Il mercato del lavoro americano a metà dicembre è peggiorato, come segnalato da un rapido aumento delle richieste di sussidi di disoccupazione.

Cina: riparte l’export. Frena l’industria cinese, con la produzione a novembre al +4,8% annuale (da +4,9%), in linea con il PMI (49,9 da 50,6). In controtendenza l’export, tornato a crescere a novembre (+5,9%, da -1,1%): sebbene le vendite negli USA siano crollate (-28,6%), sono cresciute verso altri mercati (Sud-Est asiatico +8,4%, Africa +28,0%, UE +14,8%). La domanda interna, però, segna la crescita minore dalle politiche “zero-Covid” (2022), con le vendite al dettaglio al +1,3% (da +2,9%).

Ancora in crescita il turismo grazie agli stranieri

Spesa dei turisti stranieri in aumento. Il turismo straniero ha accelerato l’espansione a ottobre (+7,4% annuo la spesa), se valutato a prezzi correnti. La spesa degli stranieri in Italia è stimata chiudere l’anno a circa 57 miliardi, con un +5,2% sul 2024. Il flusso di turismo in uscita, cioè gli italiani all’estero, cresce a ritmi minori (+3,1% nel 2025) e resta più basso. Il saldo turistico dell’Italia, quindi, è largamente in attivo e crescente negli ultimi anni (+23 miliardi stimati nel 2025, da +21 nel 2024), fornendo un contributo importante alla solidità dei nostri conti con l’estero.

In leggero calo gli arrivi, al picco storico le presenze. Gli arrivi turistici in Italia avevano toccato nel 2024 un picco di 140 milioni (+4,5% sul 2023). Nel 2025 è stimato invece un lieve calo, a 138 milioni (-1,4%), con i dati disponibili fino a settembre. Gli arrivi di turisti stranieri in Italia (75 milioni nel 2025, da 65 nel 2019), pur frenando, continuano a crescere debolmente (+0,9%), mentre calano quelli di turisti italiani (63 milioni, pari ora al 46% del totale, -3,9% nel 2025), dopo il recupero registrato fino al 2023, tornando così ben sotto al livello del 2019 (66 milioni). In aumento però le presenze: +10 milioni, al picco storico (476 milioni di notti) grazie all’aumento della permanenza media.

Aumentano i prezzi dei servizi turistici. L’espansione della spesa turistica a prezzi correnti, mentre gli arrivi ristagnano, è spiegata in misura significativa dall’aumento dei listini. I prezzi turistici, infatti, sono quelli che crescono di più in Italia: per i prezzi dei “servizi ricettivi e di ristorazione” la variazione acquisita per il 2025 con dati fino a novembre è di +3,4%, più del doppio della dinamica totale dei prezzi al consumo (+1,5%). Oltre a questi, contano anche altri prezzi, come quelli di “musei-parchi” pure essi in forte rialzo (+2,9% nel 2025).

Presenze concentrate nel Centro-Nord. Secondo gli ultimi dati dell’Istat che consentono una disaggregazione territoriale, i turisti in Italia nel 2024 si sono distribuiti soprattutto al Nord-Est (38,8%), al Centro (24,7%) e al Nord-Ovest (17,0%). Più basse le presenze al Sud (12,3%) e nelle Isole (7,1%). Le regioni del Nord e del Centro ospitano un turismo in prevalenza straniero (57-58%), mentre quelle del Sud prevalentemente italiano (64%) e le Isole registrano delle quote quasi pari (51% di stranieri).

Turismo legato ai grandi centri urbani. Le grandi città hanno assorbito il 22% delle presenze turistiche in Italia, seguite dai comuni con vocazione marittima (19%), soggetti però a una maggiore stagionalità. La provincia di Roma e quella di Venezia da sole hanno registrato rispettivamente 47 e 38 milioni di notti trascorse dai turisti, ovvero il 10% e l’8% del totale delle presenze turistiche nel 2024.

I brand turistici assorbono quasi un terzo delle presenze. Nei “brand” turistici territoriali, ovvero territori geografici o aree specifiche con un’identità forte e un’immagine ben definita a livello internazionale, nel 2024 sono state trascorse 133 milioni di notti (il 29%). I turisti si sono concentrati soprattutto sul Lago di Garda e la Riviera Romagnola, che assorbono ciascuno circa un quinto delle presenze nei “brand”, con una netta prevalenza di stranieri nel primo caso (22 milioni contro 4), di italiani nel secondo (20 milioni contro 6).

Piccole mete internazionali in forte crescita. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, le mete internazionali più in crescita in termini di arrivi di turisti stranieri sono il Qatar (+130% nel 2024 sul 2019, che arriva a +138% nei primi 9 mesi del 2025), il Bhutan (+127% e +203%), l’Albania (+85% e +83%), le Seychelles (+83% e +106%). L’Italia, pur senza registrare questi elevati tassi di crescita, si mantiene tra i primi posti per arrivi turistici: è terza tra le mete europee, dietro la Spagna (prima al Mondo) che di recente ha superato la Francia. Ma se quei tassi di espansione di nuove mete internazionali dovessero proseguire nel medio termine, si potrebbe avere una crescente pressione sulle destinazioni nostrane.

Turismo cruciale per il PIL. Le analisi statistiche dimostrano che il settore turistico in Italia rappresenta una fetta significativa di PIL e occupati. Negli ultimi anni, la sua crescita ha puntellato la dinamica per altri versi anemica dell’economia italiana: è cruciale rilanciare gli arrivi turistici per continuare a contare su tale motore.

Fatturato di industria e servizi: flessione congiunturale a ottobre 2025

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I dati ISTAT sull’andamento economico delle imprese

A ottobre 2025, su base mensile e al netto dei fattori stagionali, il fatturato di industria e servizi torna a diminuire, pur in un quadro che resta positivo nel confronto annuo. È quanto emerge dai dati diffusi da ISTAT.

Industria: calo mensile in valore, volumi stabili

Nel confronto con settembre, il fatturato dell’industria diminuisce dello 0,5% in valore, mentre registra un lieve incremento dei volumi (+0,1%).

Sul mercato interno si osserva una flessione dello 0,2% in valore, accompagnata da una crescita dei volumi (+0,7%); sul mercato estero la dinamica è più negativa, con cali dell’1,3% in valore e dell’1,0% in volume.

A livello di comparti industriali, crescono su base mensile solo i beni di consumo (+0,5%), mentre diminuiscono:

  • i beni intermedi (-0,3%);
  • i beni strumentali (-1,8%);
  • l’energia (-2,4%).

Servizi: flessione sia in valore sia in volume

Per il settore dei servizi, a ottobre si stima una diminuzione congiunturale dello 0,5% in valore e dello 0,6% in volume. Il calo riguarda sia il commercio all’ingrosso (-0,8% in valore e -0,6% in volume) sia gli altri servizi (-0,2% in valore e -0,5% in volume).

Il confronto trimestrale

Nel trimestre agosto–ottobre 2025, il quadro complessivo risulta più favorevole:

  • il fatturato dell’industria cresce dell’1,0% in valore e dello 0,9% in volume;
  • nei servizi si registra un aumento dello 0,2%, sia in valore sia in volume.

Andamento tendenziale positivo

Nel confronto con ottobre 2024, al netto degli effetti di calendario, il fatturato dell’industria cresce dell’1,7% in valore e del 2,7% in volume. La crescita è più sostenuta sul mercato interno (+1,8% in valore e +3,3% in volume), mentre su quello estero si attesta a +1,3% in valore e +1,6% in volume.

Per i servizi, l’aumento tendenziale è pari a +1,5% in valore e +1,2% in volume. All’interno del comparto, diminuisce il commercio all’ingrosso, mentre cresce in modo significativo il segmento degli altri servizi.

Su base annua, gli indici del fatturato industriale in valore registrano aumenti in tutti i settori, con il risultato più marcato per i beni strumentali (+4,1%).

Il commento ISTAT

A ottobre 2025 tornano a diminuire, su base mensile, sia il fatturato dell’industria sia quello dei servizi. Nei servizi calano anche i volumi, mentre nell’industria questi risultano sostanzialmente stazionari. La flessione è più evidente nel commercio all’ingrosso per i servizi e nella componente estera per l’industria.

Nel complesso del trimestre agosto–ottobre, tuttavia, si osserva una lieve crescita congiunturale in entrambi i comparti. In termini tendenziali e al netto degli effetti di calendario, prevalgono segnali positivi, con aumenti significativi nei beni strumentali per l’industria e nelle attività immobiliari per i servizi.

Scarica la nota ISTAT

Marketing indesiderato: Garante della privacy sanziona Verisure Italia per 400mila euro 

Il Garante per la protezione dei dati personali ha irrogato una sanzione di 400 mila euro a Verisure Italia per trattamento illecito di dati personali a fini di marketing, in violazione del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).

I fatti

Il provvedimento trae origine:

  • dal reclamo di un ex cliente, che continuava a ricevere SMS promozionali nonostante l’avvenuta opposizione al trattamento dei propri dati personali;
  • dalla segnalazione di un potenziale cliente che, dopo aver richiesto un preventivo, aveva iniziato a ricevere telefonate, email e messaggi di natura pubblicitaria.

In entrambi i casi, le comunicazioni commerciali sono proseguite nonostante l’esercizio del diritto di opposizione previsto dal GDPR.

Le violazioni riscontrate

Nel corso dell’istruttoria, l’Autorità ha accertato numerose e gravi violazioni, tra cui:

  • gestione tardiva delle richieste di opposizione, evase oltre i termini stabiliti dal Regolamento;
  • raccolta non corretta del consenso per finalità di marketing tramite il form online, privo di un’adeguata informativa e strutturato in modo tale da accorpare il consenso marketing alla semplice richiesta di preventivo;
  • interpretazione illegittima secondo cui il conferimento del numero di telefono per ottenere un preventivo sarebbe stato sufficiente a legittimare l’invio di comunicazioni promozionali;
  • periodo di conservazione dei dati dei potenziali clienti eccessivo, fissato in 12 mesi ai fini del teleselling, ritenuto non proporzionato e non conforme al principio di limitazione della conservazione.

Le misure adottate dal Garante

Oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria, il Garante ha disposto:

  • il divieto di ulteriore trattamento dei dati personali acquisiti illecitamente;
  • la cancellazione dei dati raccolti in assenza di un valido consenso;
  • l’adeguamento delle informative privacy al GDPR;
  • l’obbligo per la società di comunicare entro 60 giorni all’Autorità le misure adottate per conformarsi alla normativa.

Il Garante ha inoltre preso atto delle iniziative correttive avviate dalla società nel corso dell’istruttoria, valutandole ai fini del provvedimento finale.

Fonte: Garante Privacy

Qui il provvedimento

Podcast ASSIV | Sicurezza marittima e nuove minacce sulle rotte commerciali internazionali

Prosegue la pubblicazione dei Podcast ASSIV registrati in occasione di Sicurezza 2025 – Fiera Milano, con un nuovo approfondimento dedicato alla sicurezza marittima nelle aree più sensibili delle rotte commerciali internazionali.

L’episodio è dedicato a uno scenario in costante evoluzione che coinvolge aree strategiche come Golfo di Aden, Oceano Indiano, Bacino Somalo e Golfo di Guinea, oggi al centro di crescenti tensioni geopolitiche e di nuove forme di minaccia alla navigazione commerciale.

Ospite del podcast è Stefano Rákos, Intelligence Manager di Praesidium International, che offre un’analisi puntuale sull’evoluzione della pirateria marittima, fenomeno ciclico che non è mai realmente scomparso ma che si è progressivamente adattato ai mutamenti del contesto internazionale, tecnologico e operativo.

Nel corso della conversazione viene approfondita la trasformazione del ruolo delle Guardie Particolari Giurate (GPG) impiegate in ambito marittimo, oggi chiamate a possedere competenze sempre più avanzate. Accanto alla preparazione operativa, assumono infatti un ruolo centrale le capacità linguistiche, relazionali e di gestione del rischio, indispensabili per operare in contesti complessi e multiculturali.

Il podcast affronta inoltre il tema delle nuove minacce multidominio, che vanno oltre la pirateria tradizionale e includono l’impiego di droni, missili e barchini esplosivi, evidenziando come questi strumenti stiano modificando gli scenari di rischio e le modalità di protezione delle unità navali.

Ampio spazio viene dedicato al valore strategico dell’intelligence, considerata elemento imprescindibile nella pianificazione delle operazioni di sicurezza marittima, soprattutto in un quadro internazionale caratterizzato da forte instabilità geopolitica e da rapide evoluzioni degli equilibri regionali.

Un contributo di grande interesse per operatori del settore, istituzioni e imprese, utile a comprendere come sta cambiando la maritime security e quali sono i rischi emergenti che incidono sulla sicurezza della navigazione commerciale internazionale.

Imprese e Ict – Anno 2025

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Raddoppia in un anno l’uso dell’IA e coinvolge oltre la metà delle grandi imprese

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registra nell’ultimo anno una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (era il 5,0% nel 2023).

La mancanza di competenze adeguate frena l’adozione dell’IA in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA.

L’utilizzo di software gestionali cresce di circa 7 punti percentuali rispetto al 2023 raggiungendo nel 2025 il 56,0% delle imprese con almeno 10 addetti.

Aumentano al 68,1% le imprese che nel 2025 acquistano servizi di cloud computing di livello intermedio o avanzato.

Nell’ultimo biennio, le imprese che hanno svolto analisi dei dati avvalendosi di personale interno o di organizzazioni esterne, passano dal 26,6% al 42,7%.

Migliora il livello di realizzazione dei target 2030 del “Decennio Digitale”

Nell’ambito delle politiche europee sulla digitalizzazione, il Digital Intensity Index (DII) viene utilizzato non solo per monitorare i progressi realizzati ma anche per identificare le aree nelle quali le imprese italiane ed europee incontrano maggiori difficoltà. In particolare, il comportamento delle imprese viene valutato rispetto a 12 attività digitali che contribuiscono alla definizione dell’indicatore composito. Nel 2025 sono stati utilizzati gli stessi indicatori del 2023 ad eccezione di quello riferito all’utilizzo di almeno due social media sostituito dall’uso del sito web.

Gli indicatori aggiornati al 2025 evidenziano, rispetto al 2023, una lieve riduzione dell’ampio divario che caratterizza le PMI rispetto alle grandi imprese. In particolare, le differenze più marcate si riscontrano nelle attività che richiedono competenze specialistiche avanzate, come l’analisi dei dati (41,9% le PMI e 83,6% le grandi imprese; rispettivamente 25,7% e 74,1% nel 2023) e quelle legate alla complessità organizzativa e dimensionale come per l’utilizzo di software gestionali ERP (48,8% le PMI e 85,9% le grandi imprese) e CRM (21,1% le PMI e 56,5% le grandi imprese).

Tuttavia, mentre per la maggior parte degli indicatori nell’ultimo biennio si registra una riduzione dei divari dimensionali, l’adozione di tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) mostra un andamento opposto: la differenza nell’intensità di utilizzo tra grandi imprese e PMI si amplia passando da circa 20 punti percentuali (p.p.) nel 2023 a 25 p.p. nel 2024, fino a 37 p.p. nel 2025.

L’analisi dei dati e l’utilizzo di IA sono più frequenti tra le imprese del settore energetico
(D, rispettivamente 53,6% e 33,2%), dei servizi di informazione (J, 52,7% e 51,3%) e di quelli delle professioni tecniche (M, 46,2% e 35,7%). Mentre altri indicatori, più funzionali a misurare relazioni di mercato, come l’utilizzo dei social media (59,0% delle imprese 10+) e le vendite online (14,7%) sono diffusi maggiormente tra i settori del commercio (G, rispettivamente 72,8% e 19,1%) e dell’alloggio e ristorazione (I, 82,3% e 34,6%).

Nel 2025, quasi l’80% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca a un livello base di digitalizzazione (adozione di almeno quattro attività digitali su 12 del DII) e il 38,1% si colloca a livelli definiti almeno alti (adozione di almeno sette attività digitali su 12 del DII). Al contrario, il 96,4% delle grandi imprese raggiunge un livello base e l’81,4% anche quello almeno alto. Il livello base di digitalizzazione interessa il 90,6% degli addetti delle imprese con almeno 10 addetti (l’80,6% in quelle con 10-49 addetti).

Tra gli obiettivi europei del “Decennio Digitale”, uno dei più importanti è portare entro il 2030 il 90% delle PMI a un livello “base” di digitalizzazione. Per l’Italia il grado di raggiungimento dell’obiettivo passa dal 68,1% nel 2023 e all’88,3% nel 2025, lasciando cinque anni per coprire i restanti 11,7 p.p.. Altri tre obiettivi riguardano l’adozione di cloud computing intermedio/avanzato, l’analisi dei dati e l’uso di IA nelle imprese con almeno 10 addetti, ciascuno con un target del 75% entro il 2030. Anche in questo caso gli indicatori mostrano progressi rilevanti: il livello di raggiungimento dell’obiettivo per il cloud computing passa dal 73,5% nel 2023 al 90,7% nel 2025; per l’analisi dei dati cresce dal 35,5% al 56,9%; mentre per l’IA sale dal 10,9% nel 2024 al 21,9% nel 2025.

Tra le imprese che adottano IA oltre la metà sperimenta l’IA generativa

Nel 2025, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Intelligenza Artificiale (IA) segnando un significativo incremento rispetto all’8,2% del 2024 e al 5,0% del 2023 (Figura 1). Le imprese di maggiori dimensioni registrano una crescita più marcata in termini assoluti dal 32,5% del 2024 al 53,1%, ampliando il divario rispetto alle PMI, il cui utilizzo comunque raddoppia, passando dal 7,7% al 15,7%. Le imprese del Nord-ovest registrano una crescita più accentuata, passando dall’8,9% del 2024 al 19,3%.

Analizzando le tecnologie IA utilizzate per settore di attività economica si evidenziano, con quote particolarmente elevate, il 53% delle imprese attive nell’informatica ed altri servizi d’informazione (era al 36,7% nel 2024 e 23,6% nel 2023), il 49,5% (28,3% nel 2024 e 11,1% nel 2023) delle attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore e il 37,3% delle telecomunicazioni (27,6% e 13,3% nelle edizioni precedenti). Aumenta anche la varietà nell’utilizzo delle tecnologie di IA, misurata attraverso l’adozione combinata di almeno due tecnologie. La percentuale di imprese con almeno 10 addetti che utilizza questa combinazione passa dal 5,2% del 2024 al 10,6% nel 2025.

Tra le imprese che utilizzano IA, le tecnologie più comuni riguardano l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo (70,8%), la IA generativa relativa sia al linguaggio scritto o parlato che a immagini, video, suoni/audio (59,1%) e la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale (41,3%). Seguono l’IA per l’analisi dei dati con tecniche di machine learning (20,0%), per il riconoscimento delle immagini e l’automatizzazione dei flussi di lavoro (circa 18%) e per il movimento fisico delle macchine (5,9%).

Il settore dei servizi postali è il primo utilizzatore di tecnologia IA generativa di linguaggio naturale (80,2%), di quella relativa al machine learning (59,5%) e all’automatizzazione dei flussi di lavoro (39,9%).

Nel complesso, la diffusione dell’IA presenta ancora ampi spazi per una ulteriore crescita: l’83,6% delle imprese non adotta alcuna tecnologia di IA, segnalando un livello di penetrazione ancora molto contenuto. Nell’ambito delle imprese con almeno 10 addetti che hanno adottato l’IA, l’impiego esclusivo di IA generativa (1,7%) resta residuale, mentre l’uso della sola IA non generativa (6,7%) riflette una maggiore maturità in applicazioni consolidate. Infine, l’adozione congiunta (8,0%) indica un segmento potenzialmente più avanzato nell’adozione tecnologica.

IA nell’ambito della ricerca e sviluppo o innovazione per una impresa su cinque

Gli ambiti aziendali in cui l’intelligenza artificiale viene adottata più frequentemente sono il marketing e le vendite (33,1%), l’organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e l’area della ricerca e sviluppo o innovazione (20,0%) (Figura 2). Si tratta anche delle aree che, rispetto al 2024, registrano gli incrementi più significativi in termini di imprese coinvolte, con aumenti superiori al 60% (+92,6%, +89,4% e +68,9% rispettivamente).

Si distinguono per l’utilizzo più elevato dell’IA nell’ambito della sicurezza ICT le grandi imprese (43,7%) e quelle di specifici comparti, come le telecomunicazioni (38,4%) e la fornitura di energia (28,2%). In generale, i settori dei servizi postali, delle telecomunicazioni e dell’informatica sono quelli in cui si registra una maggiore varietà degli ambiti aziendali interessati dall’utilizzo delle tecnologie di IA.

Ulteriori analisi hanno mostrato quali tecnologie di IA siano più adottate nei principali ambiti aziendali. L’utilizzo di tecniche di IA generativa e di analisi linguistica (text mining) si rilevano nell’ambito aziendale del marketing e vendite e dei processi amministrativi, in questi e nei processi produttivi emerge anche il ricorso a tecniche di automatizzazione dei flussi di lavoro. L’ambito della sicurezza informatica presenta una associazione più marcata con tecniche predittive (machine learning). Le tecnologie di apprendimento automatico risultano particolarmente rilevanti anche per l’ambito della Ricerca e Sviluppo, che si distingue, insieme al marketing, come uno di quelli più attivi e diversificati nell’uso dell’IA. Le tecniche di movimentazione delle macchine in autonomia, che richiedono infrastrutture dedicate, mostrano livelli di adozione molto più contenuti, con un impiego limitato soprattutto all’ambito dei processi produttivi e della logistica.

Rispetto all’anno precedente, aumenta anche la quota di imprese che, pur dichiarando di utilizzare IA, non indica alcuna finalità aziendale tra quelle proposte: dal 15,5% del 2024 al 33,4%. Si tratta per lo più di imprese di piccola dimensione (83,3% di imprese con 10-49 addetti). Nel complesso, questo fenomeno suggerisce un’adozione dell’IA sempre più diffusa ma ancora poco strutturata, caratterizzata da un utilizzo ancora iniziale e sperimentale non riconducibile ad alcun ambito aziendale definito.

Tra le imprese che non utilizzano IA, l’11,5% ne ha preso in considerazione l’utilizzo (4,6% nel 2023). Gli ostacoli principali evidenziati da queste ultime riguardano la mancanza di competenze (58,6%), la carenza di chiarezza legislativa (47,3%), l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (45,2%), le preoccupazioni relative alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%), i costi elevati (43,0%) e considerazioni etiche (25,7%). Inoltre, il 14,8% ritiene che l’adozione dell’IA non sia utile, una percentuale lievemente superiore rispetto al 14,3% del 2023.

Fonte: ISTAT