Manovra 2021: profili di interesse della I Commissione Affari Costituzionali

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Pubblichiamo il dossier parlamentare sui profili di interesse della I Commissione Affari Costituzionali contenuti nella Legge di Bilancio 2021.

Il dossier è a cura del Servizio Studi della Camera dei Deputati

Legge di Bilancio 2021: il testo della manovra

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La scorsa settimana il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il testo della manovra 2021.
Il provvedimento  interviene in maniera incisiva, nell’attuale contesto economico, con importanti misure per la crescita.

Il testo introduce misure per il rilancio delle imprese, per il sostegno alle famiglie e ai lavoratori, per l’implementazione delle politiche sociali, nonché interventi settoriali mirati su sanità, scuola, università e ricerca, cultura, sicurezza, informazione, innovazione e trasporti.

Il disegno di legge è approdato in Parlamento. Attualmente le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato hanno avviato le audizioni sul disegno di legge.

Qui trovi il testo della manovra con la relazione illustrativa e una sintesi degli effetti del provvedimento a cura del Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Il Fondo Nuove Competenze

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Il Fondo Nuove Competenze (FNC) è una delle misure emergenziali adottate dal Governo italiano per consentire la graduale ripresa dell’attività economica fortemente provata dalla pandemia da Covid 19.  Questa misura è stata introdotta dall’articolo 88 del cd Decreto Rilancio (Dl 34/2020) così come novellato dal l’art. 4 del Decreto Agosto (Dl 104/2020).

La finalità che si prefigge il Fondo è quella di innalzare il livello del capitale umano nel mercato del lavoro, offrendo ai lavoratori l’opportunità di acquisire nuove o maggiori competenze e di dotarsi degli strumenti utili per adattarsi alle nuove condizioni del mercato del lavoro, sostenendo al contempo le imprese nel processo di adeguamento ai nuovi modelli organizzativi e produttivi determinati dall’emergenza epidemiologica.

Con il  Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del  9 ottobre 2020, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, sono individuati i criteri d’accesso e le modalità di applicazione della misura e di utilizzo delle risorse del Fondo.

Istituito presso l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) dispone di una dotazione per il biennio 2020 -2021  di 730 milioni di euro.

Gli interventi del FNC hanno ad oggetto il riconoscimento di contributi finanziari in favore di tutti i datori di lavoro privati che abbiano stipulato per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa ovvero per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori, accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro, sottoscritti a livello nazionale o territoriale dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operative in azienda, per i quali le ore in  riduzione dell’orario di lavoro sono destinate a percorsi di sviluppo delle competenze dei lavoratori (art.88 Dl 34/2020 e art. 4 Dl 104/2020).   

Gli accordi collettivi di rimodulazione:

  • 1) devono essere sottoscritti, allo stato, entro il 31 dicembre 2020;
  • 2) devono prevedere progetti formativi finalizzati allo sviluppo delle competenze, indicare il numero dei lavoratori coinvolti e il numero di ore dell’orario di lavoro da destinare a percorsi per lo sviluppo delle competenze, nonché nei casi di erogazione della formazione da parte dell’impresa, la dimostrazione del possesso dei requisiti tecnici, fisici e professionali di capacità formativa per lo svolgimento del progetto stesso;
  • 3) devono individuare i fabbisogni del datore di lavoro in termine di nuove o maggiori competenze, in ragione dell’introduzione di innovazioni organizzative, tecnologiche, di processo di prodotto o servizi in risposta alle mutate esigenze produttive dell’impresa, e del relativo adeguamento necessario per qualificare e riqualificare il lavoratore in relazione ai fabbisogni individuati;
  • 4) il limite massimo di ore da destinare allo sviluppo delle competenze per ogni lavoratore è pari a 250.

Progetto per lo sviluppo delle competenze e soggetti erogatori 

Deve essere allegato a ogni istanza di contributo, individua gli obiettivi di apprendimento in termini di competenze, dei soggetti destinatari, del soggetto erogatore, degli oneri, delle modalità di svolgimento del percorso di apprendimento e della relativa durata.  Inoltre, deve dare evidenza:

  • delle modalità di valorizzazione del patrimonio di competenze possedute dal lavoratore,
  • delle modalità di personalizzazione dei percorsi di apprendimento;
  • delle modalità di messa in trasparenza e attestazione delle competenze acquisite in esito ai percorsi di apprendimento.

Il soggetto erogatore dei percorsi di sviluppo delle competenze è individuato dall’impresa all’interno del progetto formativo presentato in sede di accordo collettivo.

Sono individuabili come soggetti erogatori dei percorsi formativi:

  • tutti gli enti accrediti a livello nazionale  e regionale,
  • tutti i soggetti, anche privati, che per statuto o istituzionalmente, sulla base di specifiche disposizioni legislative o regolamentari anche regionali, svolgono attività di formazione comprese:
    •  le Università statali e quelle non statali legalmente riconosciute,
    • gli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado,
    • i Centri per l’Istruzione per Adulti (CPIA),
    • gli Istituti tecnici superiori,
    • i centri di ricerca accreditati dal Ministero dell’Istruzione,
  • l’impresa stessa che ha presentato la domanda di contributo, laddove l’accordi collettivo lo preveda.

Sono destinatari del contributo tutti i datori di lavoro privati che abbiano stipulato, ad oggi,  entro il 31 dicembre 2020, gli accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro. 

Chi può presentare la domanda di accesso al Fondo

Il Fondo determina l’importo massimo riconducibile al datore di lavoro, rimborsa il costo, comprensivo dei contributi previdenziali e assistenziali, delle ore di lavoro in riduzione destinate alla frequenza dei percorsi di sviluppo delle competenze da parte dei lavoratori.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; ANPAL

Fondo di sostegno al Venture Capital: firmato il Decreto ministeriale

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E’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto attuativo firmato dal Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che disciplina le modalità di impiego di ulteriori 200 milioni di euro destinati dal Decreto Rilancio al Fondo di sostegno al Venture Capital.

La misura mira a rafforzare le Startup e le PMI innovative presenti sul territorio nazionale, incentivando il co-investimento nel capitale da parte di investitori regolamentati o qualificati.

In particolare, il valore di ogni singola operazione effettuata dal Fondo non potrà essere superiore a massimo quattro volte l’investimento effettuato dagli investitori, nel limite complessivo di 1 milione di euro per singola Startup o PMI innovativa

Fondo da 200 milioni di euro per il sostegno alle start up e alle FMI innovative

Fonte MISE

Bankitalia: alcune stime preliminari degli effetti delle misure di sostegno sul mercato del lavoro

È online la nota “Alcune stime preliminari degli effetti delle misure di sostegno sul mercato del lavoro”, curata da Eliana Viviano, ricercatrice della Banca d’Italia.

Si calcola che in condizioni normali, in assenza dello shock collegato al Covid-19, nel 2020 in Italia si sarebbero avuti circa 500 mila licenziamenti per motivi economici, come nel 2019, quando vi avevano corrisposto circa 1,3 milioni di nuove assunzioni e trasformazioni. Tenuto conto che lo shock ha colpito in modo più intenso comparti nei quali la quota di lavoratori a tempo indeterminato è relativamente contenuta, si può stimare che, in assenza delle misure introdotte, nel 2020 lo shock pandemico avrebbe potuto causare ulteriori 200 mila licenziamenti, portando quindi il totale a circa 700 mila unità. Si può valutare che le misure di estensione della CIG, il sostegno alla liquidità delle imprese e il blocco dei licenziamenti abbiano impedito circa 600 mila licenziamenti nell’anno in corso; di questi, circa un terzo non si sarebbe probabilmente verificato, anche in assenza del blocco, grazie alle altre misure.

Fonte: Banca d’Italia

Istat: fatturato e ordinativi dell’industria (settembre 2020)

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Si interrompe a settembre la dinamica congiunturale positiva del fatturato dell’industria dei quattro mesi precedenti. Ciononostante, su base trimestrale, si registra una forte crescita sia per la componente interna sia per quella estera. Il confronto tendenziale, al netto degli effetti di calendario, continua a rimanere negativo per entrambi i mercati. Per i raggruppamenti principali di industria si rilevano risultati analoghi a quelli degli aggregati totali, in termini sia congiunturali (su base trimestrale), sia tendenziali (su base annuale).

Fonte: Istat

COVID-19: congedo dei lavoratori dipendenti per quarantena scolastica e DAD dei figli

Con la Circolare n. 132 del 20 novembre 2020, l‘INPS fornisce ulteriori indicazioni sul diritto alla fruizione del congedo COVID-19 per genitori lavoratori in caso di quarantena scolastica e per sospensione della didattica in presenza dei figli, ai sensi dell’art. 21 bis, comma 3, del D.L. n. 104/2020 (c.d. Decreto Agosto), come modificato dall’art. 22 del D.L. n. 137/2020 (c.d. Decreto Ristori).

Ferma restando l’operatività delle istruzioni contenute nella Circolare n. 116/2020, dopo aver richiamato la recente evoluzione normativa in materia, l’Istituto dà atto delle novità introdotte.

In particolare, con il novellato art. 21 bis del Decreto Agosto è stata prevista la possibilità di utilizzare il congedo, in alternativa al lavoro in smartworking, anche nelle ipotesi in cui la quarantena derivi da contatto avvenuto in luoghi diversi dal plesso scolastico ed è stata elevata a 16 anni l’età del figlio in quarantena. Dunque, il contatto può essere avvenuto anche nell’ambito dello svolgimento di attività sportive di base o di attività motoria in strutture quali palestre, piscine, centri sportivi, circoli sportivi, sia pubblici che privati, nonché all’interno di strutture regolarmente frequentate per seguire lezioni musicali e linguistiche.

Al riguardo, l’Istituto evidenzia che per poter fruire del congedo è pur sempre necessario che la quarantena sia stata disposta con provvedimento della ASL territorialmente competente e che, nei casi di contatto diversi dal plesso scolastico, il congedo è fruibile solo a partire dal 14 ottobre 2020.

Il D.L Ristori ha, poi, ampliato la possibilità di avvalersi del congedo di cui all’art. 21 bis – sempre nei casi in cui i genitori non possano svolgere la prestazione in modalità agile ed in alternativa a tale modalità – prevedendone la fruizione anche nel caso in cui sia stata disposta la sospensione della didattica in presenza del figlio convivente minore di anni 14 (comma 3).
In proposito, si specifica che è necessario che la sospensione della didattica in presenza venga disposta con un provvedimento, adottato a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale o dalle singole strutture scolastiche e che tale congedo può essere fruito solo a partire dal 29 ottobre 2020.

Inoltre, viene riconosciuto ai genitori dei figli di età compresa tra i 14 e i 16 anni la facoltà di astenersi dal lavoro senza diritto ad alcuna indennità né alla contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro. In tale ipotesi, l’INPS comunica che i genitori devono presentare la domanda di congedo in argomento solamente al proprio datore di lavoro.

Nella Circolare si rammenta che il congedo per quarantena scolastica del figlio e per sospensione della didattica in presenza non è compatibile con:

  1. il contemporaneo svolgimento, da parte dell’altro genitore, di lavoro in smartworking, anche ad altro titolo;
  2. la contemporanea fruizione, da parte dell’altro genitore, del congedo per quarantena scolastica del figlio ovvero per la sospensione della didattica in presenza di cui all’art. 21 bis, comma 3, del Decreto Agosto;
  3. il mancato svolgimento di attività lavorativa da parte dell’altro genitore.

Tuttavia, la possibilità di fruire contemporaneamente del congedo per quarantena scolastica del figlio o per la sospensione della didattica in presenza è consentita da parte dell’altro genitore nel caso in cui sia genitore anche di altri figli minori di anni quattordici, avuti da altri soggetti che non stiano fruendo di una delle misure di cui all’art. 21 bis, comma 1, 2 o 3, del Decreto Agosto.

Da ultimo, si precisa che la fruizione del congedo di cui all’art. 21 bis, comma 3, del Decreto Agosto è compatibile con il contemporaneo svolgimento, da parte dell’altro genitore, di attività di lavoro in smartworking per altro figlio in condizioni di disabilità grave riconosciuta ai sensi della L. n. 104/1992.

Per maggiori dettagli, consulta la Circolare.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

CIG: i dati INPS aggiornati al 18 novembre 2020

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L‘INPS comunica l’aggiornamento quindicinale relativo ai pagamenti di Cassa Integrazione (CIG) effettuati direttamente da parte dell’Istituto nel periodo di emergenza Covid-19.

Al 18 novembre 2020, su 14.292.139 domande di pagamento (SR41) sono 14.198.594 le prestazioni erogate direttamente dall’Istituto a 3.500.295 lavoratori, pari al 99,3% delle richieste. Tra il 3 e il 18 novembre sono state erogate direttamente 594.061 integrazioni salariali.

L’impegno dell’Istituto per l’accelerazione e la soluzione dei problemi legati alle erogazioni in sospeso ha portato a ridurre ulteriormente il numero di coloro che devono percepire un primo pagamento, oggi pari allo 0,3% dei lavoratori interessati, le cui domande hanno problematiche che impattano su processi esterni all’Istituto e su cui è concentrata l’azione della task force INPS per risolvere ciascun caso contattando le aziende. Su domande anteriori a ottobre, sono 3.448 lavoratori (erano oltre 6mila il 3 novembre) cui deve essere erogato un pagamento, mentre sono 2.626 su domande recenti, giunte tra ottobre e il 18 novembre.

Includendo anche le richieste di ulteriori mensilità per lavoratori che hanno già ricevuto precedenti erogazioni di CIG, le domande di pagamento diretto che risultano oggi in lavorazione sono complessivamente 93.545, di cui 24.675 riferite al periodo maggio-settembre (26%), mentre 68.870 sono quelle più recenti e relative a ottobre-novembre (74%). Tali insiemi non corrispondono al numero dei lavoratori, essendoci più domande/trattamenti CIG per ognuno di essi.

Da inizio emergenza Covid-19, la Cassa Integrazione ha coperto oltre 6,6 milioni di lavoratori (3,5 con pagamenti diretti e 3,1 a conguaglio su anticipo aziende) per 3,4 miliardi di ore e 24,8 milioni di indennità totali erogate. Nell’intero 2019 i lavoratori che avevano usufruito di CIG erano stati 577mila.

Si rammenta infine che le prestazioni gestite dall’INPS non riguardano gli artigiani e i cosiddetti lavoratori “somministrati”, la cui platea potenziale è di circa 1,4-1,5 milioni di lavoratori in Italia.

In allegato tabelle e grafici relativi ai pagamenti diretti CIG aggiornati al 18.11.2020

Fonte: INPS

INAIL Premio imprese per la sicurezza 2020: proroga termine di partecipazione

Prorogato al 21 dicembre 2020 il termine per la partecipazione al Premio imprese per la sicurezza 2020 – VII edizione.

Le imprese produttrici di beni e servizi, che siano in regola con gli obblighi contributivi, con riferimento a tutti gli stabilimenti con sede in Italia, possono partecipare al Premio imprese per la sicurezza 2020 – VII edizione, compilando l’apposito modulo di registrazione e successivamente il questionario online, ai quali è possibile accedere attraverso il link “Questionario Premio Imprese per la sicurezza 2020“.
Sono ammessi solo i questionari pervenuti entro e non oltre le ore 14.00 del 21 dicembre 2020, termine prorogato dal nuovo regolamento.
Gli interessati possono prendere visione del nuovo regolamento e di tutte le altre informazioni nella pagina dedicata.

Emergenza Covid-19, in ottobre denunciate all’Inail 12 mila infezioni di origine professionale

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Il nuovo report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, dopo il rallentamento post lockdown conferma la recrudescenza della “seconda ondata” dei contagi sul lavoro, già rilevata dal monitoraggio precedente al 30 settembre

ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 ottobre sono 66.781, pari al 15,8% del complesso delle denunce pervenute dall’inizio dell’anno e al 9,8% dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. I casi mortali sono 332, 13 in più rispetto al monitoraggio precedente al 30 settembre (quattro avvenuti a ottobre, i restanti riferiti a mesi precedenti per effetto del consolidamento dei dati) e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,9% rispetto ai casi mortali da Covid-19 comunicati dall’Iss. Come sottolineato dal decimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, l’analisi delle denunce per mese di accadimento rileva che al picco dei contagi dei mesi di marzo e aprile (dove si concentra quasi il 70% dei casi) è seguito un ridimensionamento a maggio e soprattutto nei mesi estivi di giugno-agosto (al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori). A settembre si è però cominciata a registrare una recrudescenza delle denunce, che hanno sfiorato i 1.700 casi, per arrivare al mese di ottobre nel quale la “seconda ondata” dei contagi ha avuto un impatto significativo anche in ambito lavorativo, portando a quota 12mila le nuove denunce di infezione da Covid-19 di origine professionale, cifra peraltro destinata ad aumentare nella prossima rilevazione, per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie.

Nella sanità e assistenza sociale il 69,8% delle denunce e il 21,6% dei decessi. Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 69,8% delle denunce e il 21,6% dei casi mortali codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono l’8,7% delle infezioni denunciate e il 10,2% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio all’ingrosso.

L’incidenza dei settori di attività nelle varie fasi dell’epidemia. Ripartendo l’intero periodo di osservazione in tre intervalli – fase di “lockdown” (fino a maggio compreso), fase “post lockdown” (da giugno ad agosto) e  fase di “seconda ondata” di contagi (settembre-ottobre) – si possono riscontrare significative differenze in termini di incidenza del fenomeno. Per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica, in particolare, si osserva una riduzione dell’incidenza delle denunce nella seconda fase e una risalita nella terza. Si è passati, infatti, dall’80,5% dei casi codificati nel primo periodo fino a maggio compreso, al 49,8% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 74,5% nel bimestre settembre-ottobre. Viceversa in altri settori, con la graduale ripresa delle attività, l’incidenza dei casi di contagio è aumentata nelle prime due fasi e si è ridotta nella terza. È il caso, per esempio, dei servizi di alloggio e ristorazione, passati dal 2,5% del primo periodo, al 6,2% del trimestre successivo e all’1,9% nel bimestre settembre-ottobre, o dei trasporti, passati rispettivamente dall’1,2%, al 5,6% e al 2,2%. Il decremento in termini di incidenza osservato nell’ultimo bimestre in questi settori non deve però trarre in inganno: in ottobre, infatti, il fenomeno è ripreso vigorosamente per numerosità delle denunce in tutti i settori. A diminuire, tuttavia, è la quota di questi casi sul totale, a fronte del più consistente aumento che caratterizza nuovamente la sanità, sia in valore assoluto che relativo. Il commercio si distingue dagli altri settori per una continua crescita nelle tre fasi considerate, dall’1,4% della prima al 3,0% della seconda fino al 3,5% della terza.

Nell’ultimo bimestre oltre quattro casi su 10 tra i tecnici della salute. L’analisi dei contagi sul lavoro per professione dell’infortunato conferma che la categoria più colpita è quella dei tecnici della salute, con il 39,3% delle infezioni denunciate, circa l’83% delle quali relative a infermieri, e il 10,0% dei casi mortali, seguita dagli operatori socio-sanitari (20,0%), dai medici (10,1%), dagli operatori socio-assistenziali (8,4%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,6%). Le altre categorie professionali più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (3,4%), degli addetti ai servizi di pulizia (2,0%), dei dirigenti sanitari (1,1%) e dei conduttori di veicoli (1,0%). L’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie si è progressivamente ridotta nelle prime due fasi ed è risalita nella terza. I tecnici della salute, prevalentemente infermieri, sono infatti passati dal 39,6% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 23,3% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 41,1% nell’ultimo bimestre. I medici, scesi dal 10,2% nella fase di “lockdown” al 4,0% in quella “post lockdown”, nella seconda ondata dei contagi fanno registrare un’incidenza dell’11,0%. Altre professioni hanno visto invece aumentare la loro incidenza sul totale dei casi di contagio nelle prime due fasi e registrato una riduzione nella terza, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,6% di giugno-agosto e all’1,0% tra settembre e ottobre), gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all’1,2% e poi allo 0,9%) o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 6,0% e allo 0,3%).

L’età media dei contagiati è di 47 anni, il 69,7% sono donne. Quasi sette contagiati su 10 (69,7%) sono donne, con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 47 anni per entrambi i sessi. Il 43,1% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,4%), 18-34 anni (18,4%) e over 64 anni (2,1%). I casi mortali, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (83,7%) e nelle fasce 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,0%), con un’età media dei deceduti di 59 anni. I tecnici della salute hanno un’età media al contagio di 44 anni, inferiore rispetto a quella degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (51 anni), del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (50 anni), dei medici e dei conduttori di veicoli (49 anni).

Milano, Napoli e Roma le province più colpite nell’ultimo mese sotto osservazione. L’analisi territoriale evidenzia che più della metà delle denunce presentate all’Istituto (53,1%) ricade nel Nord-Ovest, seguito da Nord-Est (22,3%), Centro (13,2%), Sud (8,3%) e Isole (3,1%). Concentrando l’attenzione sui decessi, la percentuale del Nord-Ovest sale al 55,6%, mentre il Sud, con il 16,6% dei casi mortali denunciati, precede il Nord-Est (13,3%), il Centro (12,7%) e le Isole (1,8%). Con un terzo dei contagi denunciati (33,1%) e il 41,3% dei decessi la Lombardia si conferma la regione più colpita. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,3%), Torino (7,7%), Brescia (4,4%), Bergamo (3,8%), Roma (3,5%) e Genova (3,0%). Quella di Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale denunciate nel mese di ottobre, seguita da Napoli e Roma. Le province in cui sono avvenuti più decessi, invece, sono quelle di Bergamo (11,4%), Milano (8,1%), Brescia (7,5%), Napoli (6,3%), Cremona (5,4%) e Roma (4,2%).

Fonte: INAIL