Istat: continua a crescere ad agosto la produzione industriale dopo il crollo dovuto al Covid 19

Istat: la Produzione industriale italiana di agosto 2020

Continua a crescere ad agosto la produzione industriale che segna la quarta variazione congiunturale positiva al netto della stagionalità, dopo il crollo dovuto all’emergenza Covid-19. L‘aumento mensile, più marcato per i beni di consumo, si estende a tutti i settori di attività economica. Si sottolinea, peraltro, che il mese di agosto è caratterizzato da volumi produttivi limitati a causa delle chiusure legate alle ferie estive, e ciò determina una maggiore volatilità delle variazioni relative a tale mese. In termini tendenziali, prosegue, seppure molto attenuata, la lunga fase di contrazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario.

Ad agosto 2020 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti del 7,7% rispetto a luglio. Nella media del trimestre giugno-agosto il livello della produzione cresce del 34,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali diffusi in tutti i comparti: crescono in misura marcata i beni di consumo (+6,6%), i beni strumentali (+4,3%), i beni intermedi (+4,0%) e l’energia (+3,5%).

Corretto per gli effetti di calendario, ad agosto 2020 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali dello 0,3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 come ad agosto 2019). Si registra una contenuta crescita per i beni strumentali (+1,0%) e una più lieve per i beni di consumo (+0,8%); diminuiscono l’energia (-0,8%) e in misura più marcata i beni intermedi (-2,5%).

I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,0%), le altre industrie (+8,8%) e in misura minore la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+2,8%). Le flessioni più ampie si registrano invece nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-17,0%), nell’attività estrattiva (-7,0%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-6,0%).

Fonte: ISTAT

Centro Studi Confindustria, rapporto di previsione sull’economia italiana

Un cambio di paradigma per l’economia italiana: gli scenari di politica economica – autunno 2020

Rapporto di previsione sull’economia italiana

La difficile risalita dopo il crollo 

Il Centro Studi Confindustria (CSC) stima un profondo calo del PIL italiano del -10% nel 2020 e un recupero parziale del +4,8% nel 2021 (Tabella A). La contrazione del PIL di quest’anno porta i livelli indietro a quelli di 23 anni fa. L’impatto della crisi sanitaria è stato leggermente più negativo di quello atteso alcuni mesi fa, portando a una lieve revisione al ribasso delle stime rispetto allo scenario delineato dal CSC a maggio.

 

La “tempesta perfetta”, causata in marzo-aprile da un doppio shock di domanda e offerta, indotto dal blocco normativo delle attività in numerosi settori dell’industria e dei servizi, e dalle limitazioni agli spostamenti delle persone con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus, ha prodotto effetti dirompenti sull’economia italiana: il PIL è diminuito complessivamente del 17,8% nel primo e secondo trimestre. Le misure ingenti varate dal Governo durante i primi mesi dell’emergenza hanno fornito liquidità a famiglie e imprese.

Le conseguenze della pandemia sono state gravi soprattutto per l’industria, che ha risentito della cancellazione di ordini dal mercato interno ed estero, e per alcune attività terziarie (turismo, trasporti, attività ricettive e di ristorazione).

La fine del lockdown, a inizio maggio, ha determinato un’importante risalita della domanda, che in molti settori si era sostanzialmente azzerata, e ha rilanciato l’attività nell’industria con incrementi rilevanti nel terzo trimestre, che tuttavia non hanno colmato la perdita dei primi due trimestri.

Nei servizi, invece, il recupero è più lento. Nei mesi estivi, mentre altre attività ripartivano, la situazione dell’economia italiana è stata gravata dalla forte diminuzione dei flussi turistici, specie quelli stranieri. Da agosto il graduale aumento del numero di nuovi contagiati, benché più contenuto rispetto a quanto osservato in altri paesi europei, rappresenta una fonte di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive future. Questi fattori spiegano la debolezza attesa per il PIL nel quarto trimestre del 2020, dopo il rimbalzo nel terzo.

Il recupero del PIL dovrebbe proseguire in modo graduale dal primo trimestre del 2021, a condizione che la diffusione del COVID-19 sia contenuta in maniera efficace. Un impulso importante alla ripresa, nel corso del prossimo anno, potrebbe essere rappresentato dagli effetti positivi derivanti dalle misure di sostegno all’economia già approvate a livello europeo (non incluse nello scenario previsivo del CSC, così come la prossima manovra di bilancio). Con il Recovery Plan affluirebbero gradualmente per essere investite in Italia risorse 

aggiuntive, a partire dal 2021. Queste si affiancherebbero agli interventi di politica economica varati nei paesi colpiti dall’emergenza COVID-19, con un effetto positivo sulla congiuntura internazionale.

Tuttavia, il rimbalzo del PIL italiano nel 2021 compenserà solo parzialmente il crollo di quest’anno: nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019. E molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa otto punti percentuali.

I drammatici cali dei livelli di attività in Italia hanno avuto un pesante riflesso sull’input di lavoro impiegato, che in termini di monte ore lavorate è diminuito del 15,1% annuo nella media dei primi due trimestri del 2020: la maggior parte dell’aggiustamento è avvenuto tramite un calo di ore lavorate pro-capite (-13,5%), mentre il numero di persone occupate è sceso solo dell’1,5%. Questo è dovuto al ricorso imponente a strumenti di integrazione del reddito da lavoro, in primis la Cassa Integrazione Guadagni, che il Governo ha messo a disposizione in deroga.

In media d’anno, tuttavia, nel 2020 le unità di lavoro equivalenti a tempo pieno (ULA) registreranno un -10,2%, pari a un calo di 2 milioni e 452mila unità. Il numero di persone occupate ha ricominciato a puntare verso l’alto contemporaneamente alla ripresa dell’attività (+170mila unità a luglio-agosto), ma nel resto dell’anno si prevede che questa tendenza non proseguirà, considerando un livello del PIL ancora depresso rispetto al pre-COVID-19. L’occupazione registrerà, quindi, un -1,8% in media nel 2020, pari a circa 410mila persone occupate in meno rispetto al 2019.

Cruciale per l’anno prossimo saranno l’intensità e la velocità della ripresa del PIL. Con un recupero incompleto come quello qui previsto, la risalita della domanda di lavoro risulterà smorzata (+4,0% le ULA, meno del PIL). Il numero di persone occupate, dunque, si aggiusterà verso il basso: -1,0% nel 2021, pari a -230mila unità.

Nello scenario CSC le esportazioni italiane diminuiscono del 14,3% nel 2020 e risalgono del 11,3% nel 2021. L’export di beni migliora rispetto alle stime di maggio, con un calo del 10,0% e poi un recupero pieno. Quello di servizi, invece, è atteso crollare del 31,9% e poi registrare una forte ma incompleta risalita (Grafico A). Dopo il minimo toccato durante il lockdown, si sono registrati forti segnali di ripartenza a inizio estate. Le prospettive a breve-medio termine, tuttavia, restano deboli e incerte, soprattutto a causa dall’evoluzione globale della pandemia. Questa incertezza colpisce in particolare nel comparto dei servizi. Lo scenario CSC assume una dinamica positiva, seppure rallentata e disomogenea, degli scambi con l’estero nel resto dell’anno e nel 2021, soggetta a rischi al ribasso. L’apprezzamento dell’euro agirà da freno alle vendite italiane, riducendone la competitività di prezzo. La dinamica dell’export di beni sarà peggiore di quella degli scambi mondiali quest’anno, data la particolare debolezza dei suoi principali mercati di destinazione (Europa, Stati Uniti) e di alcuni settori in cui è specializzato.  Poi, nel 2021, risalirà prapidamente rispetto alla ripartenza del commercio globale. 

 

I consumi delle famiglie italiane sono previsti diminuire dell’11,1% quest’anno, un tracollo senza precedenti, e poi recuperare solo del 5,9% nel 2021. Le preoccupazioni generate dalla diffusione del virus, dal suo impatto sul sistema economico e dall’incertezza su tempi e modi d’uscita dall’emergenza, hanno portato a un forte incremento della propensione al risparmio. Le famiglie, infatti, hanno rinviato molte decisioni di consumo e modificato le proprie scelte a favore delle spese essenziali. In questa fase, il potere d’acquisto è stato sostenuto dagli interventi pubblici a supporto del reddito e dell’occupazione. Nel 2021, a favore della spesa delle famiglie agirà il rimbalzo previsto del reddito disponibile. Inoltre, la risalita attesa della fiducia dei consumatori, condizionata all’efficace contenimento dei contagi, determinerà un importante stimolo per la domanda privata, che rimarrà comunque molto sotto i valori pre-COVID-19.

L’impatto della pandemia è stato ancor più devastante per gli investimenti che sono previsti diminuire del 15,8% nel 2020. La forte caduta della domanda già da febbraio, la cancellazione di ordini e il peggioramento delle attese hanno costretto le imprese a rinviare molte scelte di investimento. Nel 2021 è atteso un rimbalzo robusto, ma comunque incompleto (+9,7%). In particolare, la risalita della spesa in macchinari sarà guidata dal miglioramento del contesto internazionale, che spingerà a una maggiore domanda e sosterrà la fiducia degli imprenditori. In senso contrario potrebbe agire una nuova frenata del credito, se non si riuscirà a gestire adeguatamente il prevedibile aumento dei crediti bancari problematici a causa della recessione.

Negli ultimi mesi il credito è tornato ad aumentare in Italia, ma solo per la provvista di liquidità. Lo stock di prestiti bancari alle imprese è in crescita da marzo, con una progressiva accelerazione (+4,4% annuo a luglio, +14,0% circa stimato entro fine anno). Questo incremento è alimentato in maniera determinante dalle nuove garanzie pubbliche per il credito, varate dal Governo per fronteggiare la carenza di liquidità nel sistema delle imprese generata dal lockdown. Le imprese italiane stanno ottenendo i prestiti bancari richiesti per

finanziare le scorte, il capitale circolante e anche la ristrutturazione del debito. Questo aiuta 

molto nel breve termine, ma con il calo previsto per gli investimenti di per sé non alimenta la crescita. E finisce per pesare sul debito bancario delle imprese, quindi sulla solidità dei bilanci. La quota del debito bancario sul passivo totale salirà da 16,5% a 18,4% nel 2020 (stime CSC), annullando parte del de-leveraging dell’ultimo decennio.

Per la ripartenza dell’Italia è cruciale che sia preservata una condizione di stabilità sui mercati finanziari, specie quelli dei titoli sovrani. Negli ultimi mesi, i rendimenti sovrani italiani sono tornati ai minimi storici, dopo la fiammata all’inizio dell’epidemia. Sono stati frenati dal deciso e tempestivo intervento della BCE, che con il Quantitative Easing di emergenza ha comprato più titoli italiani di quanto avrebbe dovuto in base alle quote dei singoli paesi membri dell’Eurozona. Nello scenario CSC, in base all’ipotesi che la BCE resti iper-espansiva a lungo, si assume un rendimento del BTP decennale fermo ai livelli correnti. Ciò favorisce il credito all’economia italiana, evitando impatti sul settore bancario. E aiuta i conti pubblici italiani, che si giovano di una minore spesa per interessi.

Dall’inizio degli anni Novanta a oggi, dopo ogni crisi negli ultimi 30 anni, l’Italia si è adagiata su ritmi di crescita man mano più modesti ed è l’unica grande economia in Europa a mostrare un profilo in tendenziale diminuzione: nei 30 anni tra 1991 e 2021 (stime della Commissione europea per il 2020-2021) il PIL italiano ha accumulato una distanza di 29 punti percentuali dalla Germania, 37 dalla Francia, 54 dalla Spagna. In termini di PIL pro-capite, con la crisi da COVID-19 l’Italia è tornata ai livelli di fine anni Ottanta.

Negli ultimi decenni i tratti di fondo che hanno caratterizzato l’economia italiana sono stati la debole dinamica della produttività del lavoro, con l’industria a trainare e i servizi fermi, e il calo degli investimenti pubblici che dal 2009 sono diminuiti del 36% a prezzi costanti. Al contrario, negli ultimi anni si è registrato il recupero degli investimenti privati, in particolare gli investimenti in beni strumentali sostenuti dal Piano Industria 4.0.

L’analisi condotta dal CSC con il Dipartimento delle Finanze del MEF mostra che i benefici fiscali per la spesa in attività innovative (iper-ammortamento) per il solo 2017, primo anno di applicazione, hanno interessato 10,2 miliardi di euro di investimenti, mentre la stima per il 2018 è di 15,2 miliardi. Gli investimenti in beni strumentali connessi alla trasformazione digitale hanno quindi registrato un incremento pari a quasi il 50%, con una crescita del peso di questa tipologia d’investimento rispetto al totale dei nuovi macchinari e attrezzature industriali acquistati dalle imprese italiane, dall’11,0% nel 2017 al 15,8% nel 2018. In entrambi gli anni le imprese beneficiarie sono state in prevalenza piccole e medie imprese. Di quelle che hanno beneficiato dell’iper-ammortamento nel 2017, la quasi totalità (84,7%) non aveva effettuato investimenti in tecnologie 4.0 prima del 2017; in particolare, un terzo erano imprese appartenenti proprio alla parte più digitalmente arretrata del sistema produttivo, quella che appariva in ritardo anche rispetto all’adozione di tecnologie ICT più tradizionali.

Inoltre, si stima che gli investimenti agevolati in tecnologie 4.0 nel 2017 abbiano prodotto, tra gennaio 2017 e marzo 2019, una maggiore crescita occupazionale nelle imprese che ne hanno beneficiato, rispettoad imprese simili che non ne hanno beneficiato, di circa 7 punti. 

 

GPG lavoratore autonomo. Maria Cristina Urbano, Presidente di ASSIV: “Intervento correttivo assolutamente necessario”.

COMUNICATO STAMPA
GPG lavoratore autonomo. Maria Cristina Urbano, Presidente di ASSIV: “Intervento correttivo assolutamente necessario”.

6 ott. ASSIV – l’Associazione che rappresenta in Confindustria il comparto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari – per voce della sua Presidente, Maria Cristina Urbano, accoglie con soddisfazione l’approvazione in Senato in sede di conversione del DL Agosto dell’emendamento con il quale si subordina senza possibilità di equivoco il riconoscimento della nomina a guardia giurata all’esistenza di un rapporto di lavoro dipendente con un istituto di vigilanza, titolare della licenza prevista dal TULPS.

ASSIV, nel corso dei mesi passati, ha chiesto con fermezza alle istituzioni tale intervento normativo, resosi necessario a seguito di una sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna, cui aveva fatto seguito una circolare del Ministero dell’Interno, che di fatto annullava ogni vincolo di subordinazione tra guardia giurata e istituto di vigilanza.

Tale circolare, approvata in tutta fretta dai competenti uffici del Ministero dell’Interno prima che sulla materia potesse intervenire in maniera appropriata il legislatore, come pure aveva auspicato il Consiglio di Stato nel parere rilasciato in proposito su richiesta dello stesso Ministero, ha creato i presupposti per la completa destrutturazione di un comparto estremamente rilevante, sia in relazione all’interesse pubblico che persegue sia in relazione agli stringenti requisiti che la normativa di settore prevede in capo agli operatori, risultando pertanto fortemente vigilato dall’Amministrazione.

Proprio in ragione di tali considerazioni, l’espletamento dei delicati servizi ad esso affidati non può prescindere dalla solidità organizzativa e funzionale degli Istituti per continuare a garantire i necessari livelli qualitativi.

ASSIV, nell’esprimere apprezzamento per il necessario intervento chiarificatore, ringrazia i parlamentari Ferrari, Nannicini, Collina e Giacobbe per essersi fatti promotori dell’emendamento e tutte le forze politiche che ne hanno consentito l’approvazione, in uno spirito di concreto perseguimento dell’interesse pubblico.

Istat: Occupati e disoccupati (agosto 2020) 

Istat: Occupati e disoccupati (agosto 2020)

Ad agosto prosegue la crescita dell’occupazione già registrata a luglio, torna a calare il numero di persone in cerca di lavoro e continua la diminuzione dell’inattività.

L’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +83mila unità) coinvolge uomini e donne, dipendenti, autonomi e tutte le classi d’età; è inoltre particolarmente intenso tra i minori di 35 anni (+1,0%, pari a +50mila unità). Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 58,1% (+0,2 punti percentuali).

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-0,9% pari a -23mila unità) riguarda le donne e gli ultra 25enni, mentre tra gli uomini e i giovani di 15-24 anni i disoccupati aumentano. Il tasso di disoccupazione scende al 9,7% (-0,1 punti), ma tra i giovani sale al 32,1% (+0,3 punti).

Il calo degli inattivi (-0,5% pari a -65mila unità) coinvolge gli uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 50-64enni. Il tasso di inattività scende al 35,5% ( 0,1 punti).

Nel trimestre giugno-agosto 2020, il livello di occupazione è inferiore dello 0,2% a quello del trimestre precedente (marzo-maggio 2020), per un totale di -56mila unità.

Nel trimestre crescono, invece, le persone in cerca di occupazione (+20,6% pari a +417mila) e calano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,7% pari a -386mila unità).

Le ripetute flessioni congiunturali registrate tra marzo e giugno 2020 hanno determinato una rilevante contrazione dell’occupazione rispetto al mese di agosto 2019 (-1,8% pari a -425mila unità), che coinvolge uomini e donne di qualsiasi età, dipendenti (-290mila) e autonomi (-135mila); unica eccezione sono gli over50, tra i quali gli occupati crescono di 153mila unità esclusivamente per effetto della componente demografica. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 1 punto percentuale.

Nonostante ad agosto 2020, come nei mesi precedenti, le ore pro capite effettivamente lavorate, calcolate sul complesso degli occupati, risultino inferiori a quelle del 2019, il divario continua a ridursi: il numero di ore lavorate settimanalmente nel mese di agosto, pari a 25,5, è solo di 0,6 ore inferiore a quello registrato ad agosto 2019 e si riduce a 0,4 ore per i dipendenti.

Nell’arco dei dodici mesi aumentano sia le persone in cerca di lavoro (+1,2%, pari a +28mila unità), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,3%, pari a +306mila).

Fonte: ISTAT

 

 

Istat: Eurozone Economic Outlook “Pil dell’Eurozona in ripresa”

Istat: Eurozone Economic Outlook “Pil dell’Eurozona in ripresa”

Dopo la forte contrazione registrata tra aprile e giugno, il Pil e gli altri aggregati economici registreranno una ripresa nel terzo trimestre del 2020.

L’inflazione a livello annuale rimarrà bassa, con una moderata accelerazione nei primi tre mesi del 2021.

Le previsioni sono caratterizzate da elevata incertezza, con rischi sia al rialzo sia al ribasso strettamente condizionati dall’efficacia delle politiche economiche nei vari paesi dell’Eurozona e dall’evoluzione della pandemia.

Fonte: ISTAT

Decreto Agosto: proroga ammortizzatori, online le istruzioni dell’INPS

Decreto Agosto: proroga ammortizzatori, online le istruzioni dell’INPS

 

Con la Circolare n. 115 del 30 settembre 2020, l’INPS ha fornito le istruzioni amministrative relative alla proroga degli ammortizzatori sociali previsti dal Decreto-legge n. 104 del 14 agosto 2020 (c.d. Decreto Agosto).

Con un dettaglio molto accurato, l’Istituto illustra le novità apportate dal Decreto Agosto all’impianto regolatorio in materia di misure di sostegno del reddito previste per le ipotesi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a causa di eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (in particolare, in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale – CIGO, assegno ordinario – ASO, cassa integrazione in deroga – CIGD, nonché cassa integrazione speciale operai agricoli – CISOA).

Inoltre, l’INPS illustra le ulteriori modifiche in materia di accesso e gestione del trattamento di integrazione in favore dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensione Sportivi Professionisti e l’estensione del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale alle aziende operanti nel settore aereo, in possesso di particolari requisiti.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Qui trovi il commento di Confindustria: http://migr.assiv.it/wp-content/uploads/2020/10/2.-Confindustria_-Decreto-–-legge-n.-104-del-14-agosto-2020-circolare-Inps-115_2020.pdf

 

Circolare Ministero dell’Interno: “Proroghe dei termini procedimentali e di validità dei provvedimenti amministrativi”

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Circolare Ministero dell’Interno: “Proroghe dei termini procedimentali e di validità dei provvedimenti amministrativi”

Pubblichiamo la circolare del Ministero dell’Interno, a firma del Prefetto Stefano Gambacurta, datata 21 Settembre 2020, Prot. 557/PAS/U/010716/12982.D(11), ad oggetto “Aggiornamento delle indicazioni per l’applicazione ai settori regolati dalla legislazione di pubblica sicurezza delle norme recanti proroghe dei termini procedimentali e di validità dei provvedimenti amministrativi”, che contiene dettagliate indicazioni sulle proroghe dei termini di scadenza di titoli di polizia, dei porti d’arma ed, in generale, dei procedimenti amministrativi di interesse per il settore.

Rammentiamo che, a seguito del Decreto legge n. 83 del 30 luglio 2020 “Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da Covid-19 deliberata il 31 gennaio 2020”, stante le incertezze sulla proroga dei termini di cui sopra, tutte le Associazioni datoriali avevano scritto al Ministero che, per le vie brevi, aveva confermato che non era nelle intenzioni del dicastero proporre al Governo un ulteriore provvedimento di proroga, avendo conferma che tutte le Prefetture e Questure avevano ripreso il loro regolare lavoro, e non vi erano carichi da smaltire.

A seguito di ciò, Assiv si era fatta parte diligente nel segnalare le numerose criticità relative ai ritardi, da parte delle Prefetture d’Italia, nell’emanazione degli atti amministrativi.

Leggiamo oggi con soddisfazione che il Ministero ha provveduto, con la circolare in oggetto, ad una lettura estensiva delle norme sulla proroga dei termini da noi più volte richiesta.

Leggi la circolare

Maria Cristina Urbano: Viminale tuteli gli Istituti di vigilanza privata

Maria Cristina Urbano: Viminale tuteli gli Istituti di vigilanza privata

Il tragico ferimento di un dipendente di un istituto di vigilanza privata avvenuto qualche giorno fa all’interporto di Santa Palomba, a sud di Roma, a opera di un giovanissimo collega di 19 anni, nella sua gravità ha nuovamente portato alla ribalta lo spinoso tema della guardiania (nel caso specifico, in periodo notturno, ma il discorso vale in assoluto).

Se è forte il rammarico per quanto accaduto, la gravità del fatto ci costringe a dissipare la confusione che, nel comune sentire, continua a esistere tra servizi fiduciari (di portierato, per intenderci) e servizi di vigilanza privata con guardie giurate armate, nella convinzione che tale confusione non faccia giustizia dei livelli di professionalità e qualità che nel nostro Paese (per fortuna, aggiungo io) sono oramai propri di quanti svolgono un’attività d’impresa così complessa e delicata quale quella dei titolari di licenza ex art. 134 TULPS.

Da più parti infatti, a valle del fatto di cronaca, si è puntato il dito sui presunti inadeguati controlli che verrebbero effettuati da parte degli stessi istituti di vigilanza privata; di pressapochismo generalizzato; addirittura di contiguità con ambienti della malavita. È evidente che chi parla in tal modo o non conosce il comparto, o erroneamente estende al complesso degli operatori circostanze affatto particolari.

 

Ebbene, nella veste di presidente di Assiv, mi corre l’obbligo in primo luogo di ribadire con piena convinzione che i livelli qualitativi degli Istituti associati sono altissimi e che la nostra realtà si è distinta negli anni per aver chiesto a gran voce alle istituzioni tutte, e in particolare al Ministero dell’Interno, l’applicazione stringente del quadro normativo in vigore, proprio a tutela dell’eccellenza conseguita dalla gran parte degli Istituti di Vigilanza, gravemente danneggiati dai pochi che ancora operano in dispregio delle leggi, complice una pubblica amministrazione sonnolenta…

In secondo luogo può essere utile introdurre nel nostro ragionamento la constatazione del fatto che il ragazzo che si è reso colpevole del ferimento del collega anziano, lo abbia fatto per mezzo di un’arma impropria (pare una cesoia utilizzata per aprire gli imballaggi).

Il soggetto, infatti, non è “decretato”, ossia si tratta di una persona che svolge un lavoro di sorveglianza notturna senza qualifica di guardia particolare giurata, assolve nei fatti il ruolo di un portiere. Figura assolutamente e intimamente differente dalla gpg armata, sottoposta a ben altro percorso formativo e a stringenti controlli, altamente professionalizzata.

Volendo ampliare l’orizzonte delle considerazioni sinora sviluppate, da quanto si apprende risulta peraltro che il ragazzo fosse incardinato all’interno di un’azienda fortemente sottodimensionata. Se ciò dovesse corrispondere al vero, sarebbe d’obbligo chiedersi come sia stato possibile rispettare i requisiti minimi necessari all’aggiudicazione di un servizio di guardiania (pure con le sue complessità in un sito quale l’interporto di Santa Palomba). Indipendentemente quindi dalla decisione di affidare la sorveglianza di un luogo a personale armato o non armato, forse questo di Santa Palomba è uno di quei, ahimé, numerosissimi casi nei quali il committente ha compiuto l’errore di barattare la qualità con il risparmio: è di tutta evidenza che personale qualificato significhi costi maggiori.

La legge lo permette? Purtroppo sì. Domandiamoci se non sia il caso di cambiarla.

Maria Cristina Urbano

 

Leggi l’articolo sul Blog: https://www.huffingtonpost.it/entry/viminale-tuteli-gli-istituti-di-vigilanza-privata_it_5f6afa88c5b6718910f31b91

Nuovi corsi Security Management 10459:2017 – Università degli Studi di Tor Vergata/CeSIntES

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Nuovi corsi Security Management 10459:2017

Il CeSIntES – Centro Studi Intelligence Economica e Security Management dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, darà avvio, per fine Novembre, alla nuova aula formativa per “Professionisti della Security” ai sensi della UNI 1459:2017.

A tal proposito, prosegue il percorso decennale di Intelligence e Security, volto a perfezionare la metodologia dei Security Manager, a guidarli alla valutazione dell’efficacia e dell’appropriatezza economica delle policies implementate e degli strumenti utilizzati, a strutturare la propria professionalità in un percorso che li possa portare alla certificazione.

L’inizio delle lezioni è previsto per la fine di Novembre 2020  ed è possibile presentare domanda di ammissione fino al 15 Ottobre 2020.

 

L’inizio delle lezioni è previsto per la fine di Novembre 2020  ed è possibile presentare domanda di ammissione fino al 15 Ottobre 2020.

Le domande di ammissione sia per laureati che per diplomati possono essere presentate on line al seguente link: https://forms.gle/QpEEG7E5JAZMMKj57

Per il Corso di Perfezionamento la domanda di ammissione è finalizzata anche all’immatricolazione e va fatta qui: https://delphi.uniroma2.it/totem/jsp/Concorsi/sceltaSpecCorsiNew.jsp

Per qualsiasi ulteriore informazione o chiarimento potete contattare la segreteria organizzativa ai seguenti recapiti: e-mail: [email protected]  Telefono: 06 72592211

Per gli associati ASSIV è previsto uno sconto pari al 10% dell’importo del corso.

Scarica la brochure

Istat: La ricerca e sviluppo in Italia (anni 2018-2020)

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LA RICERCA E SVILUPPO IN ITALIA

25,2 miliardi di euro spesi in R&S intra-muros nel 2018, +6% sul 2017

Le imprese trainano la spesa in R&S con 15,9 miliardi di euro, pari al 63,1% della spesa complessiva.

E’ il settore privato (imprese e non profit) la principale fonte di finanziamento della spesa in R&S (14,1 miliardi di euro, pari al 56% della spesa complessiva).

Rispetto al 2017 aumenta la spesa delle imprese (+7,4%), soprattutto di piccole e medie dimensioni, delle istituzioni pubbliche (+7,1%) e, in misura più contenuta, dell’Università (+2,6%). In flessione la spesa delle istituzioni private non profit (-2,1%).

Fonte: ISTAT

Scarica la nota: http://migr.assiv.it/wp-content/uploads/2020/09/Istat_Ricerca_e_sviluppo_2018_2020.pdf