Travel security, mondo inesplorato

Travel security, mondo inesplorato

di Carmelo Burgio

Le aziende che svolgono commercio e attività d’impresa nel mondo, spesso non arrestano i loro tentativi d’espandere il proprio giro d’affari di fronte a situazioni di rischio dovuti a guerre, conflitti locali, situazioni d’instabilità interna. Per far ciò hanno fatto ricorso all’invio di proprio personale addetto alle vendite, alle pubbliche relazioni, o con funzioni tecniche e di progettazione, non certo in possesso di sensibilità al particolare scenario o addestramento alle tecniche militari di scampo, evasione e fuga.

Le grandi imprese in genere provvedevano a costituire una struttura in grado di prender contatti con le istituzioni locali, preferibilmente con l’aiuto del nostro ministero degli esteri, e anche con warlords o soggetti locali capaci anche a tutolo privato a garantire una cornice di sicurezza. Le aziende meno articolate, o con minori disponibilità, in qualche caso non hanno fatto assolutamente nulla, nel tradizionale affidarsi allo stellone italico, o hanno fatto ricorso all’arte dell’arrangiarsi, altrettanto diffusa.
Un improvviso mutamento l’ha generato la “sentenza Bonatti”.
Nel 2016 il rapimento di 4 tecnici italiani in Libia si concludeva con la morte di due di essi. In questo caso il giudice ha riconosciuto la responsabilità dei vertici della società come datori di lavoro, per non aver “preparato” il proprio personale al tipo di scenario. Non si accusava la ditta di non aver addestrato i propri uomini che, non essendo dei “Rambos”, avevano dovuto soccombere, ma di non averli proprio “preparati”. Non esisteva documentazione afferente lo svolgimento di specifici corsi, prima di essere inviati in quello scenario a rischio, ciò è stato sufficiente per una scarica di condanne.

L’Italia, paesotto – qui tale va definito – ove spesso è importante solo “mettere a posto la pratica”, ha visto risolvere immediatamente la problematica. Il personale che andava all’estero era comunque motivato dall’aspetto salariale, di norma invitante. Bastava a questo punto, prima della partenza, farlo partecipare a qualche conferenza, fornirgli qualche documento a carattere informativo, proiettargli filmati e slides in numero adeguato, e – soprattutto – fargli firmare “per presa visione” una semplice dichiarazione, e sapeva tutto di “Travel Security”.

Le grandi aziende, con più mezzi e diverso peso, hanno per fortuna continuato ad operare come fatto in precedenza, mettendo da parte le dichiarazioni firmate di chi stava per partire.
Quelle piccoline, purtroppo, di massima … pure. Un corso di travel security costa, e ancor di più prendere i dovuti contattati in area di crisi, comportanti a volte la necessità di “ungere” qualcuno per fruire di sicurezza degna di tale nome.
Ho trattato il problema per ragioni professionali, e per quel che ho rilevato resta la tendenza a cercare di costruire un quadro burocratico a prova di responsabilità penale. Che poi si intenda veramente incrementare la cornice di sicurezza in cui opera il nostro inviato, è un altro paio di maniche.

I grandi soggetti come – per esempio – l’ENI, spendono e costruiscono una “bolla di sicurezza” di spessore, i piccoli proseguono a farsi venire i crampi per incrociare scaramanticamente le dita.
Per questo ritengo utile per il nostro “inviato all’inferno”, prima di firmare quanto di dovere per sollevare le responsabilità dei propri vertici, formarsi una propria specifica coscienza alla “Travel Security”. Non c’è molto di scritto in giro, per questo ritengo interessante il lavoro dell’ing. Fabiano Manzan, “Italian Packaging Contractors” di recente dato alle stampe. Viaggiatore d’impresa per società che piazzano sul mercato internazionale macchinari per il confezionamento, anche nei posti più caldi, ha tentato di rendere fruibile, in italiano e in inglese, le sue esperienze.

Strano e vivace resoconto in cui all’iconico “veni – vidi – vici” di giuliocesariana memoria si sostituisce un sornione “mi han mandato – ho visto – non so come sia tornato”. E gli errori sono quanto di meglio sia – se si ha tempo per riunirli, teorizzarli in sistema e raccontarli – per trovare “best practices” da proporre per limare il margine fra la buona sorte e il successo pianificato. Fino a capire che il miglior modo per uscire dai guai, sia prevenire di scivolarci dentro fino ai capelli, adottando adeguate contromisure.
Lungi dal voler pubblicizzare, mi pare corretto che, seguendo le problematiche di chi è impegnato nella vigilanza e nella sicurezza private, io dedichi attenzione a chi voglia migliorare la preparazione del singolo.
Del resto nella pratica addestrativa del soldato e del poliziotto, allo sforzo dell’istituzione perché apprenda tecniche e tattiche, non va disgiunto l’impegno di ciascun allievo per arricchire la propria preparazione attraverso letture, allenamento, studio, coerenti con il messaggio formativo-addestrativo che gli viene somministrato.

Carmelo Burgio

Fonte: Cybernaua.it

Maria Cristina Urbano (ASSIV). “Le Tabelle del Costo del Lavoro nella Vigilanza Privata: Lezioni dal Passato e il Rischio di Implosione del Mercato tra Servizi Fiduciari e Gare d’Appalto”

Maria Cristina Urbano (ASSIV). “Le Tabelle del Costo del Lavoro nella Vigilanza Privata: Lezioni dal Passato e il Rischio di Implosione del Mercato tra Servizi Fiduciari e Gare d’Appalto”

Da sempre, leggo con grande interesse l’opinione di Bastiancontrario su “Vigilanza Privata on line”. Stavolta lo stiletto dell’autore ha infilzato le tabelle del costo del lavoro della vigilanza privata, emanate con Decreto del Ministero del Lavoro l’8 agosto u.s., proprio sul filo della chiusura agostana di tutti le stanze del potere. Bastiancontrario ne sostiene l’inutilità, ricordando quanto accaduto negli ultimi dieci anni: mercato di riferimento sempre più povero a causa di una scellerata politica dei prezzi al ribasso, abbracciata con entusiasmo da una committenza interessata solo al risparmio e cita l’ultima tabella, quella del 2016, cha a nulla (o quasi) è servita, poiché arrivata il 21 marzo del 2016, a tre anni esatti dalla stipula del CCNL del 2013, cioè praticamente a fine contratto. Nessuna delle parti sociali interessate, quella volta, si diede da fare per sollecitare il Ministero del Lavoro, ed il tavolo di concertazione datori-sindacati si protrasse pigramente per trentasei mesi, prima di esprimere una tabella condivisa da sottoporre al Ministero. 

Il vulnus che riscontrammo con il CCNL del 2013, che nelle dichiarate intenzioni avrebbe dovuto essere il “contratto di emersione” capace di normare i rapporti di lavoro di una vasta zona grigi, come allora si chiamava l’insieme dei servizi di guardiania/portierato, è che esso rappresentò l’occasione per espandere in maniera tumultuosa, grazie a costi bassissimi, quel settore ribattezzato dei “servizi fiduciari”. La storia è nota. I segnali di pericolo che alcuni di noi evidenziarono in incontri privati e riservati, nonché in interventi pubblici, sono stati tutti sottovalutati, e siamo così arrivati ad un doppio rinnovo contrattuale estremamente costoso che il mercato fatica a digerire. 

Non posso quindi che dare pienamente ragione a Bastiancontrario per quanto sottolinea a proposito del passato, ho tuttavia l’audacia di pensare che le nuove tabelle del costo del medio del lavoro, elaborate dalle parti sociali in tempi brevi e velocemente recepite dal Ministero, saranno utilizzate, anzi invocate nelle gare di appalto. Non è detto che non si possa mai imparare dagli sbagli del passato! Pena un mercato che rischia di esplodere o – peggio – implodere su sé stesso.

L’ultima parte dell’articolo di Bastiancontrario, dove si invoca la responsabilità di tutti i soggetti istituzionali affinchè le regole siano correttamente applicate e diligentemente rispettate, è pienamente condivisibile, seppur tautologica. Ma repetita iuvant!

Noi, come ASSIV, siamo a disposizione delle istituzioni e siamo pronti a contribuire con proposte, dati, e la profonda conoscenza del settore, acquisita negli anni e nei diversi ambiti operativi. 

Maria Cristina Urbano (Presidente di ASSIV)

Leggi l’intervento di Bastiancontrario su Vigilanza Privata on line

“Nuovo DDL Sicurezza: Un’Altra Occasione Persa per la Cooperazione tra Pubblico e Privato nel Sistema di Sicurezza Nazionale”

“Nuovo DDL Sicurezza: Un’Altra Occasione Persa per la Cooperazione tra Pubblico e Privato nel Sistema di Sicurezza Nazionale”

Prosegue speditamente l’esame del disegno di legge presentato al Parlamento dal Ministro dell’Interno Piantedosi recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”. La cosa di per sé non deve suscitare alcuna meraviglia, trattandosi di un provvedimento di iniziativa governativa che affronta temi sensibili per il comparto sicurezza e, una volta tanto, non per mezzo di decretazione d’urgenza, che nella nostra Repubblica parlamentare sembra oramai l’unico strumento per legiferare su materie di rilievo. E non desta meraviglia nemmeno il fatto che sia l’ennesimo di una lunga serie di provvedimenti legislativi che intervengono sulla materia della sicurezza, essendo purtroppo la regola quella della normazione schizofrenica e parcellizzata su temi che al contrario richiederebbero una legislazione sistematica ed organica. Ciò che invece, dal punto di vista di un operatore della sicurezza privata, continua a destare incredulità è la pervicacia con la quale ogni Esecutivo, a prescindere dal suo colore, in questo guidati da una Amministrazione certamente obsoleta nella sua formazione culturale, ignora la necessità di implementare la cooperazione tra settore pubblico e privato per implementare il sistema sicurezza Paese e renderlo moderno, al pari di quanto accade nei principali Paesi europei ed occidentali in genere.

Anche questo nuovo intervento legislativo, pertanto, sarà una occasione persa per tentare di consolidare quanto nel TULPS e nella normativa di settore si è abbozzato appena: una concreta, efficace partnership tra pubblico e privato, capace di superare previsioni obsolete, figlie di un tempo che fu e che non hanno più ragion d’essere. Battaglie vecchie, per noi che le combattiamo da anni, ma che raramente hanno avuto gli onori della cronaca e di un serio dibattito pubblico. Mi riferisco, in primis, alla limitazione inderogabile che l’ordinamento pone in capo alla vigilanza privata di svolgere la propria attività a tutela delle persone e non solo dei beni immobili. Alcune importanti deroghe a questo principio sono state introdotte nel tempo: pensiamo al servizio di antipirateria a bordo del nostro naviglio commerciale o ai servizi svolti dalle guardie giurate nei porti, aeroporti, stazioni ecc. Dire che i nostri operatori, in tali contesti, sono chiamati a proteggere i beni anziché le persone, significa volersi nascondere dietro un dito. Un atteggiamento ipocrita che solitamente denota la consapevolezza di un problema ma l’incapacità di affrontare le sue possibili soluzioni. Il disegno di legge in questione interviene su questioni assai delicate come la gestione delle carceri, la sicurezza nei nostri centri urbani, la gestione del fenomeno dell’immigrazione irregolare. Ebbene tutti temi sui quali la vigilanza privata da anni sarebbe attrezzata ad agire con piena efficacia, sempre sotto l’indirizzo, il coordinamento e il controllo delle Forze dell’Ordine, liberando queste ultime da incombenze che certamente potrebbero essere delegate per ottimizzare l’operatività su altre e ben più importanti attività che invece non lo sono.

Ma parlare di queste cose assurge a reato di lesa maestà per quanti, e sono tanti, non riescono a liberarsi di una sovrastruttura culturale tipica del XX secolo o, meglio, della prima metà del secolo scorso.

E così si continua a produrre norme che inaspriscono le pene per vecchi reati o ne introducono di nuovi, si apre il vaso di pandora della creatività italica per cercare di coprire tutto con una coperta, quella delle risorse umane e strumentali delle Forze dell’Ordine, che è oramai troppo piccola, con il rischio concreto di lacerarla a forza di tirare. Si impiega l’Esercito con compiti di piantonamento, gettando alle ortiche addestramento e professionalità la cui formazione è costata tanti soldi alla collettività, senza peraltro nessuna garanzia che tale addestramento possa davvero risultare utile in compiti di pubblica sicurezza: il fatto che utilizzino entrambi la palla, non rende intercambiabili sul campo di gioco un calciatore e un giocatore di basket… senza contare, temo, la frustrazione che proveranno professionisti delle Forze Armate nel trascorrere le loro giornate dinanzi un’Ambasciata o una fermata della Metro!

Eppure, le modernissime e tecnologicamente avanzate centrali operative degli Istituti di Vigilanza sarebbero perfettamente in grado, ad esempio, di controllare da remoto il territorio urbano per mezzo delle migliaia di videocamere che gestiscono; oppure potrebbero garantire il controllo dei detenuti in libertà vigilata tramite i cosiddetti braccialetti elettronici; per non parlare delle attività di gestione dei centri per l’identificazione e l’ospitalità degli immigrati irregolari. Il tutto con costi assai più ridotti per lo Stato, e probabilmente in maniera più efficiente perché sono strutture dotate di tecnologie e professionalità facilmente impiegabili per tali operazioni. Quante risorse libererebbero le Forze dell’Ordine per impieghi più alti? Certamente tante.

Ma sono temi sui quali nel nostro Paese non è possibile un confronto aperto, perché si travalica subito nell’ideologizzazione del dibattito. E per una politica tutta presa dalla gestione dell’oggi, richiede una capacità di proiezione sul domani che è ancora largamente deficitaria.

Ma ASSIV non si stancherà di porre tali questioni all’attenzione di istituzioni e opinione pubblica, nella convinzione che prima o poi risulterà a tutti evidente che il nostro Paese non può più permettersi di sprecare risorse e professionalità, rinunciando al contempo allo sviluppo di un comparto che potrebbe garantire occupazione, reddito, entrate fiscali e, soprattutto, sicurezza.

Ministero del Lavoro: emanate le tabelle del costo medio orario CCNL Vigilanza privata e Servizi di Sicurezza

Ministero del Lavoro: emanate le tabelle del costo medio orario CCNL Vigilanza privata e Servizi di Sicurezza

Con  Decreto direttoriale n. 50 dell’8 agosto 2024 Il Ministero del Lavoro  ha diffuso le tabelle relative al  costo medio orario del lavoro per gli operatori della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza relative al CCNL Vigilanza privata e servizi di sicurezza, rinnovato il 30 maggio 2023 ed ulteriormente integrato lo scorso 16 febbraio, sottoscritto da ASSIV, UNIV, ANIVP, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, AGCI Servizi, ANISicurezza, da parte datoriale, e dalla Filcams CGIL, Fisascat CISL  e UILTuCS da parte sindacale.

Le tabelle rappresentano uno strumento fondamentale per aziende e operatori del settore nonché per le Stazioni Appaltanti, in quanto riflettono le ultime evoluzioni contrattuali e retributive che stabiliscono i parametri economici di riferimento per garantire la corretta applicazione del CCNL di settore.

Ringraziamo il Sig. Ministro del Lavoro, Elvira Calderone, il SS di Stato Claudio Durigon e il dott. Romolo De Camillis, direttore generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali,  per l’impegno nel garantire una regolamentazione aggiornata, a beneficio di tutte le parti coinvolte.

Ringraziamo altresì il dott. Andrea Conti, membro del Direttivo  e componente della Commissione sindacale ASSIV per la dedizione e la professionalità del lavoro svolto per l’aggiornamento  delle tabelle ministeriali.

Scarica il Decreto direttoriale n. 50 dell’8 agosto 2024

“Camera dei Deputati, Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia: Il DDL Sicurezza Pubblica Pronto per l’Aula a Settembre”

“Camera dei Deputati, Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia: Il DDL Sicurezza Pubblica Pronto per l’Aula a Settembre”

“Le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei deputati hanno conferito mandati ai relatori, onorevoli Montaruli e Alessandro Colucci per la I Commissione, e onorevoli Bisa e Pittalis per la II Commissione, a riferire favorevolmente in Assemblea sul testo del DDL Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario, come risultante dalle proposte emendative approvate. Il provvedimento è quindi adesso atteso in aula a settembre, per l’approvazione in I lettura.

Rimaniano in attesa di leggere il testo consolidato con le modifiche approvate nei lavori di Commissione, per alcune considerazioni generali su un provvedimento fortemente voluto dai ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto.”

“Dibattito in Senato sui Disegni di Legge per le Guardie Giurate: ASSIV Chiede un Confronto Più Inclusivo e Critica l’Esclusione dalle Audizioni”

“Dibattito in Senato sui Disegni di Legge per le Guardie Giurate: ASSIV Chiede un Confronto Più Inclusivo e Critica l’Esclusione dalle Audizioni”

In queste ultime settimane sono stati discussi in Commissione 1^ Affari Costituzionali del Senato i disegni di legge “Disposizioni in materia di Guardie Giurate”. Come ASSIV abbiamo contribuito al dibattito evidenziando il pieno apprezzamento per l’attenzione dimostrata alle problematiche del settore, tuttavia sottolineando come la strada indicata dai ddl in questione non sia quella corretta per la loro soluzione.

In tale ottica, riteniamo corretto che l’Ufficio di presidenza della Commissione abbia aperto un necessario ciclo di audizioni. Ma in proposito non possiamo non manifestare la nostra profonda perplessità rispetto i criteri sulla base dei quali sono stati individuati i soggetti da audire, escludendo le due associazioni datoriali più rappresentative del comparto, ovvero ASSIV, punto di riferimento in Confindustria, e la Lega delle Cooperative, nonché i sindacati maggiormente rappresentativi degli operatori della vigilanza armata e non armata, consentendo loro di intervenire nel dibattito solamente attraverso testi scritti.

Restiamo profondamente convinti che solo con il confronto virtuoso tra istituzioni e organizzazioni di categoria rappresentanti del comparto possano essere formulate leggi che, perseguendo l’interesse comune, risultino utili alle aziende, ai lavoratori e alla Pubblica Amministrazione.

Non possiamo peraltro non notare una certa difficoltà che si sta avendo nel prosieguo dei lavori, apprendiamo infatti che non è stata accolta nell’ultima seduta in Commissione (la scorsa settimana) la proposta del relatore di adottare il disegno di legge n. 902, a prima firma del senatore Balboni, come testo base per il seguito dell’esame. 

Non solo il Movimento 5 stelle, ma la Lega stessa, per voce delle senatrici Spelgatti e Pirovano reputa opportuno un approfondimento prima di adottare il testo base e ha chiesto quindi di rinviare la decisione sull’adozione del testo base. Proposta accolta del presidente, con il seguito della discussione rinviato alla riapertura dei lavori del Senato a settembre. 

Rimaniamo quindi, da parte nostra, come sempre in passato e ancor più in questo frangente, pienamente disponibili ad avviare con gli onorevoli senatori un confronto ampio e articolato, che partendo da una approfondita analisi della situazione di fatto, voglia risolvere i problemi che denunciamo pubblicamente da anni in tutte le sedi istituzionali.

L’inferno della vigilanza privata

L’inferno della vigilanza privata

di Carmelo Burgio pubblicato su l’ecodelsud.it

Nata come la vigilanza povera, quella che in bicicletta, in uniformi sformate, passava la notte a infilare bigliettini nei portoni a comprovare il passaggio di controllo, è oggi assurta a partner obbligato – magari un po’ tollerato e guardato con sufficienza – nel mondo della sicurezza.

Trasporto e custodia dei valori le sono stati appaltati, non essendo remunerativo per istituti di credito, uffici postali e grandi soggetti commerciali farsene carico. All’estero a loro si affida la protezione dei vettori navali in zone afflitte da pirateria, e in Italia, se vuoi davvero una vigilanza continua ad un obbiettivo privato, anche solo in termini di dissuasione, è alla vigilanza privata che si fa ricorso. Eppure sono rimasti i parenti poveri.

Fors’anche per il periodico scoppio di vicende giudiziarie non certo edificanti, come quella che ha colpito qualche giorno fa una nota sigla nata in Calabria, che sarebbe rea di caporalato e comportamenti a mezzo fra il vessatorio e il ricatto.
Non tutte le ditte sono così, e anche questa volta c’è comunque da attendere il verdetto finale di un giudice.

Chi pratica il settore sa che ci son ditte che investono, che spendono per addestrare il personale, per vestirlo adeguatamente, per dotarlo di mezzi e infrastrutture che limitino il rischio cui sono esposti gli operatori. Sovente tali investimenti superano anche il livello delle prescrizioni emanate dall’Autorità di Pubblica Sicurezza. Talvolta, e accade, vi son perfino istituti che riconoscono salari leggermente superiori a quanto stabilito in sede di contrattazione collettiva, facendo anche ricorso a benefits, perché non è facile assumere personale.

Provate solo, per strada, a guardare le uniformi: ne vedrete di qualità, ma talvolta capita di trovarsi davanti al tragico frutto di collage di più marchi, perché la GPG (Guardia Particolare Giurata) deve utilizzare magari il cinturone o il berrettino di lana della ditta per la quale lavorava precedentemente, perché la nuova, semplicemente, vuol risparmiare. Inconvenienti che sorgono nel succedersi di imprese in un appalto, legato a richieste di millesimali riduzioni da parte della clientela, in sede di gare.

Ma pochi vanno a guardare a monte. Se i vigilantes sono “brutti, sporchi e cattivi”, in una riedizione del noto film con Nino Manfredi, e le ditte che danno loro lavoro appartengono ad analoga categoria, i clienti son tutti degni della massima stima e considerazione. E nessuno va a verificare che a volte faccian “cartello” per ribassare i prezzi, e pongano basi d’asta tali che alla guardia, al netto di utili d’azienda, tasse e contributi, possa andare ben poco.

Ma questi clienti, con colletto bianco e cravatta di marca o tailleur firmato, la sfangano alla grande e sono esenti da critiche. Sono tutti i grandi stakeholders che fanno bella e comoda la nostra vita: Poste Italiane, Amazon, RAI, MEDIASET, EATALY, Autostrade, Trenitalia, Aeroporti di Roma o Milano, etc., senza dimenticare ministeri, Aziende Sanitarie Locali e perfino palazzi di giustizia. Tutti ben saldi nel pagare pochissimo per i servizi “ancillari”, dalle pulizie alla vigilanza e sicurezza.

Nessuno dice che per primi son loro che pretendono tariffe minime e magari ribassi al limite del sottrarre il pane di bocca, per incrementare gli utili per l’azionista. Poi magari si scoprono etici nel ridurre l’emissione di CO2, nel piantumare aiuole, nell’installare pannelli solari, fregandosene che facciano la fame l’uomo o la donna addetti a incombenze comunque vitali per l’azienda. Potranno a volte essere anche gente poco qualificata, non certo in possesso di titoli accademici, e spesso non per loro colpa, ma son lavoratori, a mio parere più importanti del gusto che si prova ad ammirare un autogrill che sembra un giardino pensile di Babilonia.

Beh, si sappia che oltre a esserci chi nel settore degli Istituti di Vigilanza investe in mezzi, strutture e addestramento, c’è anche chi – magari lo stesso soggetto – rifiuta di partecipare a determinati bandi, sapendo che andranno vinti da chi fa lo squalo come 2° lavoro, e chiede pochissimo, disposto poi a rivalersi sul dipendente con clausole-capestro e – talvolta – mezze estorsioni. Perché accade.

Inutile sperare che le ditte “brutte, sporche e cattive” facciano cartello a loro volta – di per sé illegale – per alzare le tariffe e renderle adeguate a garantire un guadagno equo all’operatore. Ma con tutta l’eticità che trasuda dalle grandi aziende che ho nominato, Stato compreso, e dalle altre che non ho elencato per brevità, non sarebbe tempo di aspettarci un intervento concordato fra colletti bianchi con belle cravatte e severi tailleurs con spilla d’oro e corallo, per non ridurre anche quest’anno rispetto al precedente il CO2 emesso, non aumentare la quantità d’energia riciclata, e dedicarsi, una volta tanto, a quella sfigatissima gente che per sbarcare il lunario deve pulirgli scale, bagni, uffici, e vigilarglieli?

Leggi l’articolo su l’econdelsud.it

ASSIV: “Sincero Apprezzamento alla Sen. Erika Stefani per l’Interrogazione sui recenti assalti ai portavalori: Richiesta di Maggiore Sicurezza e Tavolo Ministeriale”

ASSIV: “Sincero Apprezzamento alla Sen. Erika Stefani per l’Interrogazione sui Recenti Assalti ai Portavalori: Richiesta di Maggiore Sicurezza e Tavolo Ministeriale”

Esprimiamo un sincero apprezzamento per la presentazione da parte della sen. Erika Stefani di un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Interno a seguito dei drammatici eventi di assalto ai portavalori in Puglia e al caveau a Sassari. Con tale interrogazione la senatrice della Lega sollecita azioni che possano garantire maggiore sicurezza al personale addetto alla custodia e al trasporto dei valori, e, allo stesso tempo, chiede al ministro se non sia opportuno “istituire un tavolo ministeriale che coinvolga le parti interessate al fine di trovare delle soluzioni condivise che possano in qualche modo prevenire futuri assalti armati ai portavalori”.

Si tratta di una proposta in linea con quanto richiesto recentemente con lettera ufficiale al ministro Piantedosi, e a seguito della quale era stato convocato un tavolo di confronto istituzionale, poi spostato a nuova data. Grazie quindi ancora alla sen. Stefani per il suo supporto.

Scarica l’interrogazione parlamentare

Commissione Ue: entra in vigore il regolamento sull’IA

Oggi entra in vigore la legge europea sull’intelligenza artificiale (legge sull’IA), il primo regolamento globale sull’intelligenza artificiale al mondo. La legge sull’IA è concepita per garantire che l’IA sviluppata e utilizzata nell’UE sia affidabile, con garanzie per proteggere i diritti fondamentali delle persone. Il regolamento mira a istituire un mercato interno armonizzato per l’IA nell’UE, incoraggiando l’adozione di questa tecnologia e creando un contesto favorevole all’innovazione e agli investimenti.

La legge sull’IA introduce una definizione lungimirante di IA, basata su un approccio basato sulla sicurezza dei prodotti e sul rischio nell’UE:

  • Rischio minimo: La maggior parte dei sistemi di IA, come i sistemi di raccomandazione basati sull’IA e i filtri spam, rientra in questa categoria. Tali sistemi non sono soggetti a obblighi ai sensi della legge sull’IA a causa del loro rischio minimo per i diritti e la sicurezza dei cittadini. Le imprese possono adottare volontariamente codici di condotta aggiuntivi.
  • Rischio specifico per la trasparenza: I sistemi di IA come i chatbot devono comunicare chiaramente agli utenti che stanno interagendo con una macchina. Alcuni contenuti generati dall’IA, compresi i deep fake, devono essere etichettati come tali e gli utenti devono essere informati quando vengono utilizzati sistemi di categorizzazione biometrica o di riconoscimento delle emozioni. Inoltre, i fornitori dovranno progettare sistemi in modo che il contenuto sintetico di audio, video, testo e immagini sia marcato in un formato leggibile meccanicamente e rilevabile come generato o manipolato artificialmente.
  • Rischio elevato: I sistemi diIA identificati come ad alto rischio saranno tenuti a rispettare requisiti rigorosi, tra cui i sistemi di attenuazione dei rischi, l’elevata qualità dei set di dati, la registrazione delle attività, la documentazione dettagliata, informazioni chiare per gli utenti, la sorveglianza umana e un elevato livello di robustezza, accuratezza e cibersicurezza. Gli spazi di sperimentazione normativa agevoleranno l’innovazione responsabile e lo sviluppo di sistemi di IA conformi. Tali sistemi di IA ad alto rischio comprendono, ad esempio, i sistemi di IA utilizzati per il reclutamento o per valutare se qualcuno ha diritto a ottenere un prestito o a gestire robot autonomi.
  • Rischio inaccettabile: I sistemi diIA considerati una chiara minaccia per i diritti fondamentali delle persone saranno vietati. Sono compresi i sistemi o le applicazioni di IA che manipolano il comportamento umano per eludere la libera volontà degli utenti, come i giocattoli che utilizzano l’assistenza vocale che incoraggiano comportamenti pericolosi dei minori, i sistemi che consentono il “punteggio sociale” da parte di governi o imprese e alcune applicazioni di polizia predittiva. Inoltre, saranno vietati alcuni usi dei sistemi biometrici, ad esempio i sistemi di riconoscimento delle emozioni utilizzati sul luogo di lavoro e alcuni sistemi per classificare le persone o l’identificazione biometrica remota in tempo reale a fini di contrasto in spazi accessibili al pubblico (con limitate eccezioni).

A integrazione di tale sistema, la legge sull’IA introduce inoltre norme per i cosiddetti modelli di IA per finalità generali, che sono modelli di IA altamente capaci progettati per svolgere un’ampia gamma di compiti, come la generazione di testi di tipo umano. I modelli di IA per finalità generali sono sempre più utilizzati come componenti delle applicazioni di IA. La legge sull’IA garantirà la trasparenza lungo la catena del valore e affronterà i possibili rischi sistemici dei modelli più capaci.

Applicazione e applicazione delle norme in materia di IA

Gli Stati membri hanno tempo fino al 2 agosto 2025 per designare autorità nazionali competenti, che vigileranno sull’applicazione delle norme per i sistemi di IA e svolgeranno attività di vigilanza del mercato. L’ufficio per l’IA della Commissione sarà il principale organismo di attuazione della legge sull’IA a livello dell’UE, nonché il responsabile dell’applicazione delle norme per i modelli di IA per finalità generali.

Tre organi consultivi sosterranno l’attuazione delle norme. Il comitato europeo per l’intelligenza artificiale garantirà un’applicazione uniforme della legge sull’IA in tutti gli Stati membri dell’UE e fungerà da principale organo per la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri. Un gruppo scientifico di esperti indipendenti fornirà consulenza tecnica e contributi sull’applicazione delle norme. In particolare, questo gruppo di esperti può inviare segnalazioni all’Ufficio per l’IA in merito ai rischi associati ai modelli di IA per finalità generali. L’Ufficio per l’IA può anche ricevere orientamenti da un forum consultivo, composto da una serie diversificata di portatori di interessi.

Le imprese che non rispettano le norme saranno sanzionate. Le sanzioni pecuniarie potrebbero arrivare fino al 7 % del fatturato annuo globale per le violazioni di applicazioni di IA vietate, fino al 3 % per le violazioni di altri obblighi e fino al 1,5 % per la fornitura di informazioni inesatte.

Prossime fasi

La maggior parte delle norme della legge sull’IA inizierà ad applicarsi il 2 agosto 2026. Tuttavia, i divieti dei sistemi di IA che si ritiene presentino un rischio inaccettabile si applicheranno già dopo sei mesi, mentre le norme per i cosiddetti modelli di IA per finalità generali si applicheranno dopo 12 mesi.

Per superare il periodo transitorio prima della piena attuazione, la Commissione ha varato il patto per l’IA. La presente iniziativa invita gli sviluppatori di IA ad adottare volontariamente gli obblighi fondamentali della legge sull’IA prima delle scadenze legali. 

La Commissione sta inoltre elaborando orientamenti per definire e precisare le modalità di attuazione della legge sull’IA e facilitare strumenti di coregolamentazione come le norme e i codici di condotta. La Commissione ha lanciato un invito a manifestare interesse a partecipare all’elaborazione del primo codice di buone pratiche per finalità generali in materia di IA, nonché una consultazione multilaterale che offre a tutti i portatori di interessi l’opportunità di esprimersi sul primo codice di buone pratiche ai sensi della legge sull’IA.

Contesto

Il 9 dicembre 2023 la Commissione ha accolto con favore l’accordo politico sulla legge sull’IA. Il 24 gennaio 2024 la Commissione ha varato un pacchetto di misure a sostegno delle start-up e delle PMI europee nello sviluppo di un’IA affidabile. Il 29 maggio 2024 la Commissione ha reso noto l’Ufficio per l’IA. Il 9 luglio 2024 è entrato in vigore il regolamento modificato relativo all’impresa comune EuroHPC, che consente la creazione di fabbriche di IA. Ciò consente l’uso di supercomputer dedicati all’IA per la formazione di modelli di IA per finalità generali (GPAI).

La prosecuzione di ricerche indipendenti e basate su dati concreti prodotte dal Centro comune di ricerca (JRC) è stata fondamentale per definire le politiche dell’UE in materia di IA e garantirne l’effettiva attuazione.

Per maggiori informazioni

Legge europea sull’intelligenza artificiale

Nuove regole per l’intelligenza artificiale — Domande e risposte 

Ufficio europeo per l’IA | Plasmare il futuro digitale dell’Europa

Fonte: Commissione europea

Maria Cristina Urbano: La profezia facile e amara sulle sorti della vigilanza privata

Huffington Post: La profezia facile e amara sulle sorti della vigilanza privata

di Maria Cristina Urbano

Avremo ancora operatori della sicurezza senza alcuna preparazione professionale, con stipendi più bassi dei tanto vituperati livelli salariali precedentemente in corso e adesso adeguati da un duplice e complicatissimo rinnovo contrattuale, quindi maggiore insicurezza

24 Luglio 2024 alle 10:24

La profezia facile e amara sulle sorti della vigilanza privata

Che Paese meraviglioso, l’Italia! Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Ma non per banalità quali lo sterminato patrimonio archeologico, storico, artistico e culturale; non per le bellezze naturalistiche e paesaggistiche; e neanche per le ricche tradizioni e la cucina. O no, cose da pivelli, che bastano due o tre millenni di storia a realizzarsi, ricchezze che non abbiamo avuto alcun ruolo nel realizzare e che siamo bravissimi a trascurare. No, qui parliamo d’altro, parliamo di una società incapace della minima coerenza, di slogan del momento che divengono verità rivelata quel tanto che basta in attesa dello slogan successivo, parliamo dell’incredibile sfacciataggine con la quale chi amministra dice quello che poi non fa, e fa ciò su cui non riflette. Un Paese fantastico dove si ha la certezza di non essere mai chiamati a dimostrare coerenza tra pensiero (beato chi ce l’ha!) e azione o, peggio ancora, a rispondere delle più fantasmagoriche contraddizioni, tra principi privi di sostanza e genialate alla Principe De Curtis.

Provo un moto di insopprimibile ammirazione nei confronti di quelle amministrazioni locali che, straziate nel profondo della coscienza dalle condizioni cui obbligano i lavoratori delle aziende aggiudicatarie di appalti pubblici che prevedono salari orari al di sotto delle tabelle minime stabilite dal ministero del Lavoro, e al contempo oppresse da bilanci comunali disastrati (chissà per colpa di chi…), nella più tipica attitudine italica, la scorciatoia, decidono di imporre salari minimi nel bandi di gara per i servizi comunali e poi ricorrono ai “volontari” per svolgere quegli stessi servizi, pagandoli in maniera opaca con il meccanismo dei rimborsi. Una volta si diceva “fatta la legge, trovato l’inganno”. Ma qui abbiamo raggiunto l’apoteosi: il soggetto che vara la legge e quello che trova il modo di aggirarla è lo stesso! Chapeau! 

Vi chiedo la pazienza necessaria a seguirmi nel seguente rapido ragionamento che riguarda i servizi di vigilanza e fiduciari: la UE stabilisce che l’Italia deve porre mano alla riforma di un quadro normativo risalente al Ventennio, incompatibile con il nuovo assetto eurocomunitario; Parlamento e governo, con il concorso delle parti sociali (con ASSIV in prima fila nel dare un fattivo contributo), pongono in essere una legislazione assai innovativa, che punta tutto sulla qualificazione di aziende e lavoratori; ma gli alti costi cui il settore privato si è sottoposto per dare attuazione alla norma non trovano riscontro in un adeguamento delle tariffe poste a gara nei bandi della P.A., principale cliente della vigilanza privata; questo fatto determina una crescita dei servizi “fiduciari”, con una concatenazione di criticità che non possono non ripercuotersi negativamente, tra l’altro, sui livelli salariali dei lavoratori di entrambe le categorie; nell’indifferenza di governo e Parlamento, la magistratura interviene a gamba tesa sulle aziende imponendo dei minimi salariali, insostenibili senza un adeguamento delle tariffe a base di gara; le Amministrazioni Locali, alcune almeno, prendono atto, deplorano lo stato delle cose, decidono di imporre un salario minimo nei bandi di gara e, infine, indignate, ricorrono ai “volontari” pagati meno degli operatori della vigilanza privata, che almeno prima uno stipendio ce l’avevano. Se Kafka fosse vissuto nell’Italia dei nostri giorni forse avrebbe rinunciato a scrivere… quando si dice che la realtà supera la fantasia! E il modello piace! Tanto che viene ripreso e attuato da altre amministrazioni locali, da Firenze a Pavia. 

Volete una facile profezia? Avremo ancora operatori della sicurezza senza alcuna preparazione professionale, con stipendi più bassi dei tanto vituperati livelli salariali precedentemente in corso e adesso adeguati da un duplice e complicatissimo rinnovo contrattuale, (e ora ne conoscete anche il motivo), quindi maggiore insicurezza e nel frattempo sarà stato buttato alle ortiche il quindicennale sforzo di qualificazione e professionalizzazione degli Istituti di Vigilanza e delle guardie giurate. Mi pare che un miglior esempio di gioco a somma negativa sia difficile da immaginare.

Speriamo, almeno, di poter avere quanto prima “volontari” anche alla guida delle amministrazioni locali, raggiunto il fondo non potremo far altro che iniziare la risalita…

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