Confindustria: Congiuntura flash – Guerra in Ira, scenario in deterioramento: balza l’inflazione, cala la fiducia, investimenti in frenata

Lo scenario continua a deteriorarsi. Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del PNNR.

Petrolio ancora caro. La chiusura dello Stretto, con transito di navi ancora ai minimi, tiene alto il prezzo del petrolio Brent: 105 dollari al barile a maggio, poco sopra i livelli di aprile (103). Si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas, che a maggio (46 euro/mwh) resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025 (28 euro).

Sale l’inflazione, atteso rialzo dei tassi. In Italia l’atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile (+2,7%, da +1,5% a febbraio), con quelli energetici già al +9,2% annuo, mentre finora i prezzi core rallentano (+1,7%). In Europa l’inflazione è salita prima ed è più alta (+3,0%, da +1,9%), ancor più negli USA (+3,8% da +2,4%). Mentre i tassi sovrani in Europa si sono fermati a maggio (in Italia 3,81% e +79 punti base), i mercati si aspettano che la BCE inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali (ora al 2,00%).

Investimenti: possibile frenata. Gli investimenti, inclusi quelli in fabbricati non residenziali, sono ancora sostenuti in avvio di 2026 dal PNRR. Tuttavia, i dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel 1° trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso e sebbene il tasso pagato finora non sia salito (3,38% a marzo); in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali.

Fiducia in calo, rischi per i consumi. Nel 1° trimestre gli occupati sono aumentati di +0,1%, sostenendo poco il reddito reale, minacciato dai prezzi. A marzo le vendite al dettaglio sono cresciute di 0,8%, con contributo positivo di alimentari e non; in aprile resta vivace la dinamica delle immatricolazioni di auto. Tuttavia, la fiducia delle famiglie ha continuato a calare segnalando un prossimo freno ai consumi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022.

L’industria tiene, ma peggioramento in vista. A marzo la produzione industriale ha recuperato (+0,7%), con i beni strumentali (+2,1%) al traino del PNRR e gli intermedi (+0,3%) di cui le imprese stanno facendo scorte precauzionali; ciò ha attenuato il calo nel 1° trimestre al -0,2%. Ad aprile, però, il PMI segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta.

Servizi a rischio stop. La crescita della spesa dei turisti stranieri in Italia (+14% tendenziale a febbraio) è a rischio col proseguire del conflitto nel Golfo. In aprile, l’S&P Global PMI dei servizi è risalito (49,8 da 48,8) ma resta in area recessiva, segnalando domanda debole; inoltre, è calata la fiducia delle imprese dei servizi, che aveva retto a marzo, in particolare con una riduzione degli ordini per turismo e trasporti.

Export resiliente. Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni italiane hanno continuato a crescere (+4,0% in valore sul 4° 2025); ha contribuito l’aumento delle vendite sia nei paesi extra-UE (+4,8%) che in quelli UE (+3,2%). A marzo, primo mese del conflitto in Iran, la crescita delle vendite si è consolidata, nonostante il crollo nel Medio Oriente (-52,5% tendenziale, da +15,2%), che per il momento è stato compensato dalla forte crescita in Svizzera (+84,6%), in Cina (+23,9%) e nei principali paesi UE.

Eurozona: industria debole, servizi in sofferenza. A marzo la produzione industriale è calata in Germania (-1,2%) e ha recuperato in Francia e Spagna (+1,0% e +2,4%); tuttavia, nel 1° trimestre in media le dinamiche restano tutte negative. Ad aprile, i PMI dei servizi scivolano tutti in zona recessiva, la fiducia e le attese di occupazione segnano un forte calo nell’Area, l’incertezza continua a salire.

Economia USA indebolita. La produzione industriale in aprile cresce (+0,7%), a un ritmo poco maggiore rispetto al 1° trimestre (+0,5%); gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM forniscono informazioni discordanti sul manifatturiero: crolla il primo, gli altri due restano espansivi. Ma la variazione degli occupati e le richieste di sussidi di disoccupazione confermano la frenata del mercato del lavoro che, insieme al balzo dell’inflazione, ha ridotto la fiducia dei consumatori in aprile-maggio.

Non rallenta la Cina. Nel 1° trimestre il PIL è cresciuto del +5,0% annuo (+4,5% nel 4°), nonostante le tensioni legate al conflitto con l’Iran. La produzione industriale ha accelerato a +6,1% nel trimestre, trainata da manifatturiero e comparti high-tech. I segnali in aprile restano positivi: il PMI manifatturiero è salito a 52,2 (da 50,8), massimo da fine 2020, con produzione e nuovi ordini in espansione. A sostenere la crescita è soprattutto l’export, che nel 1° trimestre ha segnato un +14,7% annuo e in aprile ha mantenuto il ritmo, con un netto recupero delle vendite verso gli USA (+11,3%, da -26,5% a marzo).

PNRR: cruciale per la crescita, Italia tra i migliori

La spesa PNRR continua a consolidarsi. Lo stato di avanzamento finanziario del Piano è elevato: le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari (c.d. facilities) che ad oggi non risultano ancora impegnati. La spesa già effettuata è poco più bassa, pari a 113,5 miliardi a febbraio 2026 (58%), di cui circa 9 miliardi da inizio anno; ma il monitoraggio sconta persistenti ritardi e disallineamenti nei caricamenti sulla piattaforma REGIS. Le ultime stime del CSC prevedevano a 35 miliardi la spesa nell’intero 2026: perciò, gli investimenti PNRR continuano ad essere il principale driver della crescita del PIL. Le risorse non utilizzate, o derivanti da risparmi di spesa, saranno dapprima accantonate presso la tesoreria dello Stato e poi, dopo il 30 giugno, potranno essere riallocate per finanziare nuovi interventi o per rifinanziare e riprogrammare misure esistenti, secondo priorità già definite.

2026: la fase più delicata di attuazione del PNRR. Quest’anno si concentrano la chiusura amministrativa del Piano, il completamento delle opere ancora in corso e la rendicontazione finale alla Commissione europea. Dopo le revisioni intervenute nel 2025 e nei primi mesi del 2026, il Piano è ormai entrato nella sua fase conclusiva, caratterizzata da margini temporali molto ridotti e da un forte aumento della pressione attuativa sulle amministrazioni e sui soggetti attuatori. Entro il 31 agosto dovranno infatti essere completati i 159 traguardi e obiettivi collegati alla decima rata (28,4 miliardi di euro), mentre il 30 settembre costituisce il termine ultimo per la presentazione formale delle richieste di pagamento alla Commissione.

Sul piano formale, Italia tra i paesi UE con migliore stato di avanzamento. Al 29 aprile 2026 risultano raggiunti 416 traguardi e obiettivi su 575, oltre il 72% del totale previsto, a fronte di una media del 50% per gli altri paesi beneficiari del programma UE (esclusi i più piccoli). Con il pagamento entro maggio della nona rata, ora in fase conclusiva di approvazione, le risorse incassate salirebbero a 166 miliardi di euro, oltre l’85% della dotazione complessiva del Piano (contro il 53% degli altri paesi europei). Tuttavia, la fase finale dell’attuazione appare più complessa rispetto alle precedenti, poiché riguarda soprattutto investimenti infrastrutturali e interventi caratterizzati da tempi realizzativi più lunghi e con maggiori criticità operative.

I prossimi mesi sono decisivi. I dati disponibili sul portale Italia Domani mostrano che oltre la metà dei progetti, in termini numerici, risulta formalmente conclusa; ma la quota prevalente delle risorse finanziarie del Piano resta associata a interventi ancora in corso di realizzazione. Circa il 70% delle risorse impegnate riguarda, infatti, progetti non ancora completati, segnalando come il buon esito della fase finale del Piano dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare gli impegni finanziari in realizzazioni effettive, entro le scadenze europee.

La Commissione UE ha rafforzato il monitoraggio in corso d’opera. Negli ultimi mesi sono aumentate le richieste di verifica preventiva sullo stato di avanzamento dei singoli traguardi e obiettivi, con un’interlocuzione continua tra istituzioni UE e amministrazioni nazionali. L’obiettivo è evitare un accumulo eccessivo di verifiche nella fase finale del 2026 e accompagnare la chiusura delle misure più complesse.

La valutazione “sostanziale” del Piano resta aperta. Iniziano a emergere le prime evidenze positive di una riduzione delle tempistiche attuative di progetti e investimenti, grazie all’impatto del PNRR. Il meccanismo basato su traguardi e obiettivi ha favorito, infatti, la capacità attuativa. Tuttavia, restano deboli gli strumenti per valutare gli outcome effettivi e gli impatti strutturali su PIL, produttività, qualità dei servizi pubblici, divari territoriali e sociali. La fase finale del Piano, quindi, sarà decisiva anche per verificare la capacità delle misure realizzate di produrre risultati duraturi in termini di crescita economica, efficienza amministrativa, riduzione dei divari nel Paese.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Appalti pubblici e contratti collettivi: la Cassazione rafforza il principio di parità concorrenziale

di Alina Corradini e Antonio Lamberti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11270 del 27 aprile 2026, interviene su un tema centrale nel sistema degli appalti pubblici: il rapporto tra contratto collettivo applicato, tutela dei lavoratori e corretto equilibrio concorrenziale tra imprese.

La pronuncia stabilisce che, quando il bando di gara o il contratto di appalto individuano espressamente il contratto collettivo di riferimento, l’impresa aggiudicataria non può discostarsene applicando un diverso CCNL, anche qualora quest’ultimo sia stato sottoscritto da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

La vicenda

Il caso nasce dal ricorso presentato da alcuni lavoratori impiegati in un servizio affidato in appalto nel settore della raccolta rifiuti. I dipendenti chiedevano il riconoscimento di un trattamento economico parametrato al contratto collettivo richiamato nella documentazione di gara, sostenendo che il CCNL applicato dall’azienda fosse differente rispetto a quello previsto per il servizio oggetto dell’affidamento.

In secondo grado, la Corte d’Appello aveva respinto le richieste dei lavoratori, ritenendo legittima l’applicazione del contratto adottato dall’impresa anche in considerazione del fatto che lo stesso fosse sottoscritto da organizzazioni sindacali rappresentative e non potesse essere qualificato come “contratto pirata”.

La posizione della Cassazione

La Suprema Corte ha però fornito una lettura differente della questione, attribuendo particolare rilevanza alla clausola contenuta nel contratto di appalto che imponeva il rispetto del trattamento economico-normativo previsto dal CCNL del settore interessato.

Secondo la Cassazione, tale previsione non rappresenta un semplice richiamo formale, ma costituisce un vincolo posto a garanzia di tutte le imprese partecipanti alla gara affinché competano nel rispetto del principio di parità concorrenziale, senza che alcuna di esse possa acquisire un vantaggio competitivo attraverso la riduzione del costo del lavoro al di sotto degli standard contrattuali del settore indicati nella documentazione di gara.

L’elusione di siffatto vincolo, mediante l’applicazione di un contratto collettivo che preveda trattamenti inferiori, significherebbe compromettere irrimediabilmente a posteriori l’equilibrio dell’intera procedura competitiva.

Da qui la decisione di accogliere il ricorso dei lavoratori, cassando la sentenza della Corte territoriale e rinviando nuovamente la causa alla Corte d’Appello di Venezia.

Le implicazioni per il settore della sicurezza privata

La pronuncia presenta profili di interesse anche per il comparto della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, settore nel quale il tema dell’applicazione dei contratti collettivi negli appalti assume da tempo una rilevanza strategica.

Nel mercato della sicurezza privata, infatti, il rispetto delle regole contrattuali rappresenta un elemento fondamentale non soltanto per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche per garantire corrette condizioni di mercato e prevenire fenomeni di concorrenza basati esclusivamente sulla compressione del costo del lavoro.

La sentenza della Cassazione conferma quindi l’importanza di una chiara individuazione del CCNL di riferimento nei bandi di gara e rafforza il principio secondo cui le condizioni economiche previste dalla documentazione di gara costituiscono parte integrante dell’equilibrio competitivo della procedura.

Scarica la sentenza 27 aprile 2026, n. 11270

Alina Corradini, Esperta in relazioni industriali e di lavoro

Antonio Lamberti, Avvocato giuslavorista e Dottore di ricerca in diritto del lavoro – Università degli studi di Siena

Tentato furto in un supermercato di Cremona: decisivo il contributo degli addetti alla sicurezza

Ancora un episodio che conferma il valore della presenza degli operatori della sicurezza privata nei luoghi aperti al pubblico e nelle attività commerciali.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, nei giorni scorsi una giovane donna di 22 anni è stata sorpresa mentre tentava di sottrarre merce all’interno di un supermercato Coop di Cremona. Determinante, nella ricostruzione dell’accaduto, l’attenzione degli addetti alla sicurezza presenti nella struttura, che hanno individuato tempestivamente il comportamento sospetto e consentito il successivo intervento della Polizia di Stato.

L’episodio evidenzia ancora una volta come la prevenzione rappresenti un elemento centrale nella tutela delle attività commerciali, dei lavoratori e dei cittadini. La presenza di personale dedicato alla sicurezza costituisce infatti un presidio importante non solo per contrastare furti e comportamenti illeciti, ma anche per garantire maggiore serenità all’interno di spazi quotidianamente frequentati da migliaia di persone.

Il contributo della sicurezza privata si inserisce sempre più spesso in un sistema integrato di collaborazione con le Forze dell’Ordine, basato sulla capacità di osservazione, sul controllo del territorio e sulla rapidità nella segnalazione delle situazioni di rischio.

Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che conferma il ruolo strategico degli operatori della sicurezza privata nella prevenzione e nella gestione di episodi che incidono concretamente sulla sicurezza urbana e sulla tutela delle attività economiche.

Fonte: Prima Cremona

ICMQ: Corso NIS 2 indicazioni operative per la presa in carico – 5 giugno 2026 dalle ore 9.00 alle ore 18.00

La direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni NIS (Network and Information Security Directive) 2 ha l’obiettivo di incrementare la resilienza informatica sia a livello dell’Unione che dei singoli Paesi, in risposta agli eventi che possono minare la cybersecurity. Entro gennaio 2026 le aziende che appartengono al perimetro della NIS 2 devono notificare gli eventuali incidenti al CISRT secondo una procedura specifica ed entro settembre 2026 devono completare la presa in carico delle misure previste. Diventa quindi indispensabile comprendere nella pratica le misure da applicare nei tempi e modi e come coinvolgere la catena di fornitura e sub-fornitura. Le organizzazioni che dispongono di un sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni, basato ad esempio sulla ISO/IEC 27001:2022, sono sicuramente avvantaggiate.

OBIETTIVI DEL CORSO

  • Comprendere, anche attraverso le indicazioni di ENISA (vedi la “NIS2 Technical Implementation Guidance”), le misure da mettere in atto per adeguarsi alla NIS 2 ed al D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138. Inoltre, si approfondirà come i requisiti ed i controlli della ISO/IEC 27001:2022 soddisfano/possono soddisfare i requisiti della NIS 2 anche attraverso l’applicazione della UNI PdR 174:2025.
  • Valutare modalità per la documentazione degli adempimenti previsti

PROGRAMMA DEL CORSO

ICMQ nel solco delle attività proposte alle aziende ed ai professionisti per la gestione dei dati e la sicurezza delle informazioni, si pone, con questo intervento caratterizzato da un taglio molto operativo, l’obiettivo primario di favorire la comprensione delle misure da mettere in atto fornendo anche strumenti di immediata applicazione.

Durante il corso verranno trattati:

·       La Direttiva NIS 2 ed il decreto di recepimento D.lgs 138/2024

·       La tempistica della presa in carico delle misure

·       Il concetto dell’analisi “multirischio”

·       Approfondimento degli articoli del Capo IV “Misure di gestione del rischio di cibersicurezza e obblighi di segnalazione”

·       La “NIS2 Technical Implementation Guidance” di ENISA

·       Analisi confronto tra le misure previste dalla NIS2 e i requisiti e controlli della ISO/IEC 27001:2022 e UNI PdR 174:2025

·       Approfondimento art. 23 sulla gestione degli incidenti sulla sicurezza delle informazioni e come impatta sulla procedura sulla gestione degli incidenti sulla sicurezza delle informazioni

·       NIS 2 e la business continuity (cenni alla ISO 22301:2019)

·       L’attività di audit rispetto alla NIS 2

·       La documentazione delle misure (in atto/pianificate)

·       Il piano delle attività

QUOTA

Clienti ICMQ: Euro 150,00 + IVA

Altri: Euro 200,00 + IVA

È prevista una riduzione del 10% per l’iscrizione di 3 o più partecipanti

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

Emergenze Sanitarie e Sicurezza: il possibile contributo della Vigilanza Privata (S News)

Le notizie di questi giorni sul focolaio di Hantavirus e sulle misure precauzionali adottate dal Governo riportano al centro del dibattito pubblico un tema che l’Italia conosce bene: la gestione coordinata delle emergenze sanitarie.

Le rassicurazioni delle autorità competenti, che indicano un rischio attualmente molto basso per la popolazione, vanno lette insieme a un principio di precauzione che giustamente ha portato a rafforzare controlli alle frontiere, procedure di isolamento fiduciario e monitoraggio dei contatti. Un approccio prudente, che merita di essere sostenuto da tutti gli attori del sistema Paese.

In questo contesto, è legittimo interrogarsi su quale possa essere il contributo della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza sussidiari in uno scenario di possibile futura, ci auguriamo solo teorica, emergenza pandemica. L’esperienza maturata negli ultimi anni ha infatti dimostrato che la tenuta del sistema non dipende solo dalla risposta sanitaria, ma anche dalla capacità di garantire ordine, rispetto delle misure, continuità dei servizi essenziali e corretta informazione ai cittadini.

Il ruolo delle Imprese di Vigilanza Privata  

Le imprese di vigilanza privata operano quotidianamente in aeroporti, porti, ospedali, aziende strategiche, infrastrutture energetiche e siti sensibili. Si tratta degli stessi luoghi che, in caso di rischio epidemiologico, diventano nodi cruciali per l’applicazione delle misure di prevenzione: controllo degli accessi, gestione dei flussi, supporto alle autorità sanitarie e alle forze dell’ordine, tutela del personale e dei cittadini.

Non si tratta di sovrapporsi alle competenze pubbliche, né tantomeno di confondere ruoli. Al contrario, la vigilanza privata può rappresentare un fattore abilitante, inserito in un quadro chiaro di regole, formazione specifica e protocolli condivisi. Personale adeguatamente formato può contribuire, ad esempio, alla gestione degli spazi in cui si applicano misure di isolamento fiduciario, al presidio di strutture temporanee, al rispetto delle distanze e delle regole di sicurezza, alleggerendo la pressione su un sistema pubblico che, nelle fasi emergenziali, è chiamato a uno sforzo straordinario.

La recente circolare del Ministero della Salute richiama l’importanza della sorveglianza, del tracciamento e della responsabilità individuale. A queste dimensioni può affiancarsi una sicurezza “di prossimità”, professionale e riconoscibile, capace di rassicurare i cittadini e favorire l’adesione consapevole alle misure adottate. È una lezione che arriva anche dall’esperienza pandemica recente: senza controllo del territorio, comunicazione corretta e gestione ordinata degli spazi, nessuna strategia sanitaria può essere davvero efficace.

L’invito di ASSIV

Come ASSIV riteniamo che sia arrivato il momento di avviare una riflessione strutturata, insieme alle istituzioni, su un modello integrato di gestione delle emergenze, nel quale la sicurezza privata venga considerata non come un costo accessorio, ma come una risorsa regolata, qualificata e utile all’interesse generale.

Prepararsi oggi, quando il rischio è dichiarato basso, è il modo migliore per non trovarsi impreparati domani. Scongiuri facendo…

Leggi l’articolo su S News

Maria Cristina Urbano - Presidente ASSIV

CCNL Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza: svolto il quinto incontro della trattativa

Si è svolto nella giornata del 12 maggio 2026 il quinto incontro della trattativa per il rinnovo del CCNL Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza, alla presenza delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali firmatarie del contratto, tra cui ASSIV.

Nel corso dell’incontro sono stati affrontati diversi temi normativi relativi alla disciplina del rapporto di lavoro, proseguendo il confronto tecnico già avviato nelle precedenti sessioni negoziali. In particolare, sono stati esaminati alcuni aspetti i termini di inoltro delle certificazioni di malattia e della comunicazione della malattia da parte del dipendente, nonché ulteriori temi connessi alle pari opportunità e alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le Parti Datoriali si sono inoltre riservate di procedere con ulteriori approfondimenti su alcune materie ancora oggetto di confronto, tra cui formazione, contrattazione di secondo livello e apposizione del termine per il pagamento delle retribuzioni, confermando la volontà di proseguire il negoziato in modo costruttivo e responsabile.

ASSIV ribadisce l’importanza di un percorso negoziale serio e sostenibile, capace di coniugare la valorizzazione del lavoro nel settore con la necessaria tenuta economica e organizzativa delle imprese della sicurezza privata e dei servizi di sicurezza.

La trattativa proseguirà in sede plenaria il prossimo 20 maggio 2026.

ICMQ: Corso Lavorare all’estero in aree di crisi: costruire un security evacuation plan – 23 e 24 Giugno 2026 dalle ore 09:00 alle ore 13:00 in modalità online sincrona

Cosa succede quando una crisi improvvisa mette a rischio il personale all’estero? Chi interviene e come si attiva un piano di evacuazione? Sempre più aziende operano in contesti internazionali ad alto rischio, dove instabilità politica, conflitti armati o disastri naturali possono mettere in pericolo la sicurezza del personale e la continuità del business. In questi scenari, disporre di un piano di evacuazione efficace non è un’opzione, ma una necessità.

OBIETTIVI DEL CORSO

Attraverso esempi concreti e casi reali, i partecipanti avranno l’opportunità di esplorare approcci e
modelli per sviluppare piani di evacuazione efficaci, costruiti su valutazioni puntuali e azioni
tempestive. 

PROGRAMMA DEL CORSO

Il corso, della durata di 8 ore, si svolge il 23 e il 24 giugno dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e costituisce il Modulo C del percorso formativo di Travel Risk.

Il corso affronta i principali aspetti della gestione delle emergenze in contesti internazionali critici, analizzando ruoli, responsabilità e procedure, sia dal punto di vista della security aziendale che delle istituzioni italiane preposte, come l’Unità di Crisi del MAECI e il Comando Operativo di Vertice Interforze. 

➢ Presentazione del corso e introduzione: cosa vuol dire per un’azienda lavorare in aree ad alto
rischio? 
➢ Security Evacuation Plans: piani e strumenti per rilocare in area sicura il proprio personale:
•  Definizione e perimetro delle attività di Security Country/area Evacuation 
•  Presupposti per la redazione di un piano 
•  Differenza tra piano e piano operativo  
•  Analisi: contesto, personale da rilocare, vie, strumenti e risorse disponibili  
•  Pre-contrattualizzazioni / accordi / assicurazioni (rapporti) 
•  Pianificazione e revisione operativa 
•  Redazione del piano e componenti 
•  Aggiornamento, miglioramento continuo e suggerimenti 
➢ Lo strumento militare a supporto delle evacuazioni di connazionali in aree di crisi 
•  Il funzionamento della macchina organizzativa (governativa) militare in caso di crisi
internazionale. 
•  Principali attori istituzionali e militari coinvolti, i meccanismi di comando e controllo, e le
tipiche fasi operative 
•  La logica del coordinamento interministeriale e multinazionale.
➢ Come si pianifica un’operazione di evacuazione: principi, fasi e applicazioni civili 
•  Metodologia per la pianificazione di un’evacuazione. 
•  Parallelismi tra piani militari e piani di emergenza per aziende o ONG operanti all’estero. 

QUOTA

Clienti ICMQ          350 Euro + IVA

Altri:                       450 Euro + IVA

Per tutti i professionisti che si iscriveranno a due o più corsi del percorso di Travel Risk, verrà applicata la tariffa PROMO PIU’ (si veda la locandina allegata)

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

Infostealer, la minaccia invisibile che apre la strada agli attacchi cyber. Primo report Acn

Un caso reale del CSIRT Italia e indicazioni pratiche per individui e organizzazioni

Negli ultimi anni, gli infostealer si sono affermati come uno dei principali strumenti utilizzati dalla criminalità informatica per la sottrazione di credenziali digitali e altre informazioni sensibili. Famiglie come LummaC2, RedLine Stealer e DcRat figurano tra le più attive nell’esfiltrazione di dati riconducibili a soggetti italiani e rappresentano spesso il vettore di compromissione iniziale di attacchi informatici più articolati. Tali strumenti si inseriscono in un ecosistema criminale strutturato e altamente specializzato, nel quale diversi attori operano su specifiche fasi della catena di attacco – dalla diffusione del malware alla monetizzazione dei dati sottratti – con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza e la scalabilità delle operazioni malevole. Nei fatti, la sottrazione di una singola credenziale può rappresentare il primo passo di una catena di eventi che conduce a compromissioni su larga scala.

L’ACN presenta il primo report dedicato esclusivamente a questa tipologia di malware – PDF. Un’analisi approfondita della minaccia infostealer, software malevoli progettati per raccogliere ed esfiltrate informazioni sensibili dai dispositivi compromessi. Illustrando l’evoluzione di questa categoria di malware, il report analizza le principali strategie di attacco utilizzate dagli infostealer attraverso il modello della Cyber Kill Chain e l’ecosistema criminale che ruota attorno a questa minaccia nonché fornisce, attraverso un caso studio reale gestito dal CSIRT Italia, un esempio di come gli infostealer costituiscano spesso il punto di partenza per attacchi più complessi, inclusi ransomware.

Il report si conclude con raccomandazioni strutturate per diversi livelli di maturità cibernetica, rivolte sia a individui che a organizzazioni, fornendo misure preventive concrete per innalzare la resilienza contro questa minaccia in continua evoluzione.

Analisi sullo stato della minaccia

Fonte: ACN

Prefetture di Potenza e Matera, voucher alle piccole e medie imprese per i sistemi di videosorveglianza

L’iniziativa, in collaborazione con la Camera di Commercio, punta a rafforzare i sistemi di sicurezza

Presentato ieri, 7 maggio, presso la Camera di Commercio della Basilicata, il “Bando Voucher Videoallarme Antirapina 2026”, iniziativa dedicata al rafforzamento della sicurezza delle attività economiche lucane attraverso sistemi di videosorveglianza e videoallarme collegati alle Forze di polizia.

Il bando, illustrato dai prefetti di Potenza e Matera, Michele Campanaro e Maria Carolina Ippolito e dal presidente della Camera di Commercio della Basilicata Michele Somma, rappresenta la declinazione operativa del protocollo d’intesa sottoscritto nel novembre scorso tra la prefettura di Potenza e la Camera di Commercio della Basilicata, alla presenza del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, con un focus specifico sulla prevenzione dei fenomeni predatori e sul rafforzamento dei sistemi di protezione delle attività economiche del territorio.

Nel corso della presentazione è stato ricordato il percorso che ha portato alla realizzazione del protocollo e sottolineato il valore delle nuove tecnologie come strumento di prevenzione e deterrenza, oltre all’importanza di promuovere una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, Forze dell’ordine e sistema produttivo locale.

Nel dettaglio, il bando mette a disposizione 50mila euro da destinare a micro, piccole e medie imprese della Basilicata per l’acquisto e l’installazione di sistemi di videoallarme antirapina compatibili con le centrali operative della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. I voucher potranno coprire fino al 70% delle spese ammissibili, per un massimo di 2.500 euro, con premialità previste per le imprese in possesso del rating di legalità, della certificazione di genere o a guida femminile.

Al termine dell’incontro, il prefetto Campanaro ha evidenziato come, accanto all’attività quotidiana di prevenzione e contrasto svolta dalle Forze di polizia, sia necessario “un upgrade culturale” che porti gli operatori economici a considerarsi protagonisti della sicurezza delle proprie attività attraverso efficaci misure di protezione passiva.

Ulteriori dettagli sono consultabili nella nota della prefettura di Potenza.

Fonte: Ministero dell’Interno

ANIE: Webinar Le nuove norme sulla parità sociale – 27 maggio 2026 ore 14:30

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il testo del decreto legislativo di recepimento della
Direttiva 2023/970/UE, volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra
uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva
e i relativi meccanismi di applicazione.
Il decreto, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, introduce nuovi adempimenti a carico delle
imprese, disegnando, a tutela della parità salariale, un sistema articolato su più livelli, dalla fase di
selezione del personale alla gestione del rapporto di lavoro, fino alla rendicontazione aggregata
all’Organismo di monitoraggio presso il Ministero del Lavoro.
Viene previsto anche un sistema sanzionatorio per i datori di lavoro.
Il webinar si propone di approfondire i nuovi obblighi e le relative scadenze, per consentire alle aziende
di sciogliere dubbi e quesiti in merito.
La partecipazione è riservata alle imprese associate alla Federazione ANIE e sarà esclusivamente da
remoto, previa iscrizione.

Maggiori informazioni e iscrizioni al seguente link