Istat: inflazione di novembre a ribasso a + 0.7%

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Istat: inflazione di novembre a ribasso a + 0.7%

A novembre l’inflazione scende a 0,7%, tornando a livelli prossimi a quelli del febbraio 2021 (+0,6%). L’ulteriore calo del tasso di inflazione risente ancora del favorevole andamento dei prezzi dei Beni energetici, che a novembre evidenziano una netta flessione sul piano congiunturale. Un contributo al rallentamento dell’inflazione si deve inoltre alla dinamica dei prezzi di alcune tipologie di servizi (ricreativi, culturali e per la cura della persona e di trasporto) e alla nuova decelerazione dei prezzi degli Alimentari (+5,8%), in particolare della componente lavorata, che esercita un freno alla crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+5,4%). Infine, l’inflazione di fondo si attesta a novembre al +3,6% (da +4,2%).

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Fonte. ISTAT

Istat: il mercato del lavoro in Italia nel III trimestre 2023

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Istat: il mercato del lavoro in Italia nel III trimestre 2023

Nel terzo trimestre 2023, l’input di lavoro – misurato dalle ore lavorate – e il PIL aumentano in termini congiunturali e tendenziali, pur mostrando il secondo una dinamica più debole. L’input di lavoro è aumentato dello 0,4% rispetto al secondo trimestre 2023 e il PIL dello 0,1%; l’aumento rispetto al terzo trimestre 2022 si attesta all’1,8% e allo 0,1% rispettivamente.

Nel terzo trimestre 2023, gli occupati aumentano in termini congiunturali di 65 mila unità (+0,3% rispetto al secondo trimestre 2023), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+75 mila, +0,5%) e degli indipendenti (+10 mila, +0,2%) che ha più che compensato il calo dei dipendenti a termine (-19 mila, -0,6% in tre mesi); il numero di disoccupati è sostanzialmente stabile (+2 mila, +0,1% in tre mesi) e prosegue il calo degli inattivi di 15-64 anni (-84 mila, -0,7%). I tassi presentano una dinamica simile: quello di occupazione sale al 61,5% (+0,2 punti), quello di disoccupazione è stabile al 7,6% e il tasso di inattività 15-64 anni cala al 33,3% (-0,2 punti). La crescita dell’occupazione e del relativo tasso interessa soltanto gli ultracinquantenni, tra i giovani infatti diminuiscono entrambi gli indicatori e tra i 35-49enni il calo del numero di occupati si associa alla stabilità del tasso.

Nei dati provvisori del mese di ottobre 2023 si osserva, rispetto al mese precedente, la crescita degli occupati (+27 mila, +0,1%) e, soprattutto, dei disoccupati (+45 mila, +2,3%) che si traduce nell’aumento di entrambi i tassi (+0,1 punti rispetto al mese precedente); gli inattivi di 15-64 anni risultano in calo (-69 mila, -0,6%), così come il tasso di inattività (-0,2 punti).

L’occupazione, nel terzo trimestre 2023, cresce anche in termini tendenziali (+481 mila, +2,1% in un anno), coinvolgendo, ancora una volta, i dipendenti a tempo indeterminato (+3,1%) e gli indipendenti (+1,6%), ma non i dipendenti a termine che diminuiscono (-2,3%); prosegue il calo dei disoccupati (-80 mila in un anno, -4,1%) e quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-442 mila, -3,4%). Tale dinamica si riflette nella crescita del tasso di occupazione (+1,3 punti rispetto al terzo trimestre 2022) e nella diminuzione dei tassi di disoccupazione e di inattività (-0,4 e -1,1 punti, rispettivamente).

Dal lato delle imprese, nel terzo trimestre 2023, la crescita delle posizioni lavorative dipendenti prosegue, seppur rallentata, in termini sia congiunturali sia tendenziali. Rispetto al trimestre precedente, le posizioni dipendenti aumentano dello 0,6%, con una crescita più marcata per le posizioni a tempo pieno (+0,7%, rispetto allo 0,3% di quelle a tempo parziale); anche la crescita tendenziale, pari al 2,7%, è più intensa tra i full time (+3,1%) rispetto ai part time (+1,6%). Le ore lavorate per dipendente crescono in termini congiunturali (+0,5%) e in termini tendenziali +(0,9%); il ricorso alla cassa integrazione si riduce a 6,1 ore ogni mille lavorate. Il tasso dei posti vacanti non subisce variazioni nel confronto congiunturale né in quello tendenziale. Il costo del lavoro per Unità di lavoro dipendente (Ula) aumenta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, per effetto della crescita delle retribuzioni (+1,0%) e della stabilità degli oneri sociali; su base tendenziale, la crescita del costo del lavoro è pari a 3,3%, a seguito dell’aumento della componente retributiva (+3,3%) e, seppur lievemente inferiore, di quello degli oneri sociali (+3,1%). La dinamica appena descritta è sostenuta, in particolare, dagli incrementi retributivi definiti nei contratti collettivi nazionali, che per il settore dell’industria mostrano i loro effetti in questo trimestre.

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Fonte: ISTAT

Lavoro, INAPP: “Ripresa con il freno a mano tirato, pesano i bassi salari, scarsa produttività, poca formazione”

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Lavoro, INAPP: “Ripresa con il freno a mano tirato, pesano i bassi salari, scarsa produttività, poca formazione”

Alla Camera dei Deputati è stato presentato il Rapporto 2023 dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche

·      Tra il 1991 e il 2022 i salari reali sono rimasti pressoché invariati con una crescita dell’1%;

·      Divario produttività con altri Paesi G7 pari al 25,5%;

·      Numero di assunzioni nel 2022: 414mila nuove attivazioni nette a fronte di 713mila nel 2021 ma saldo positivo di 550mila
occupati nell’ultima rilevazione Istat rispetto a gennaio 2020;

·      Una “forza lavoro” anziana: ogni 1.000 lavoratori di 19-39 anni ci sono ben 1.900 lavoratori adulti, nella PA a fronte di un lavoratore giovane ce ne sono 4 anziani;

·      Il fenomeno delle “grandi dimissioni” nel nostro Paese sono oltre 3,3 milioni di persone che hanno pensato di lasciare il proprio posto di lavoro;

·      Più della metà delle imprese (54%) dichiara di aver assunto nuovo personale dipendente, ma solo il 14% grazie agli incentivi statali

·      Formazione continua viene utilizzata solo dal 9,6% della popolazione

FADDA: “Dopo la crisi pandemica le dinamiche del mercato del lavoro hanno ripreso a crescere, ma con rallentamenti dovuti sia a fattori esterni, dal conflitto bellico alle porte dell’Europa, alla crescita dell’inflazione e della crisi energetica, ma anche a fattori interni, come il basso livello dei salari che si lega alla scarsa produttività e alla poca formazione. Occorrono degli interventi mirati e celeri capaci di indirizzare il mercato del lavoro verso una crescita più sostenuta, che non può prescindere dalla rivoluzione tecnologica e digitale che sta modificando i processi produttivi”.

Roma, 14 dicembre 2023 – Dopo la crisi generata dalla pandemia il mercato del lavoro italiano ha ricominciato a crescere ma questo percorso appare “accidentato” dalle criticità strutturali che lo caratterizzano: bassi salari, scarsa produttività, poca formazione e un welfare che fatica a proteggere tutti i lavoratori, non avendo alcun paracadute per oltre 4 milioni di lavoratori ‘non standard’ dagli autonomi, a chi è stato licenziato o è alla ricerca di un’occupazione, passando per i lavoratori della gig economy fino ai cosiddetti working poors. In più sta emergendo sul fronte dell’utilizzo della forza lavoro il fenomeno del labour shortage: la difficoltà delle imprese a coprire i posti vacanti, allargandosi sempre più così la forbice del matching tra domanda e offerta di lavoro.

Sono questi alcuni degli argomenti sviluppati nel Rapporto Inapp 2023, composto di 4 capitoli per 260 pagine, che sono stati presentati questa mattina a Montecitorio dal presidente dell’Istituto, prof. Sebastiano Fadda.

Dopo la crisi pandemica le dinamiche del mercato del lavoro hanno ripreso a crescere ma con rallentamenti dovuti sia a fattori esterni, dal conflitto bellico alle porte dell’Europa, alla crescita dell’inflazione e della crisi energetica, ma anche – ha spiegato il presidente dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche –  a fattori interni,  come il basso livello dei salari che si lega alla scarsa produttività, alla poca formazionee agli incentivi statali per le assunzioni che non hanno portato quei benefici sperati, se pensiamo che più della metà delle imprese (il 54%) dichiara di aver assunto nuovo personale dipendente, ma solo il 14% sostiene di aver utilizzato almeno una delle misure previste dallo Stato. Occorrono quindi degli interventi mirati e celeri capaci di indirizzare il mercato del lavoro verso una crescita più sostenuta, che non può prescindere dalla rivoluzione tecnologica e digitale che sta modificando i processi produttivi.”

IL PROBLEMA DELLA QUESTIONE SALARIALE

Tra il 1991 e il 2022 – si legge nel Rapporto Inapp – i salari reali sono rimasti pressoché invariati, con una crescita dell’1%, a differenza dei Paesi dell’area Ocse dove sono cresciuti in media del 32,5%. In particolare, nel solo 2020 (terzo nell’anno della pandemia da Covid-19) si è registrato un calo dei salari in termini reali del -4,8%. In quest’anno si è registrata anche la differenza più ampia con la crescita dell’area Ocse con un -33,6%. Accanto a questo problema si è sviluppato anche quello della scarsa produttività: a partire dalla seconda metà degli anni Novanta la crescita della produttività è stata di gran lunga inferiore rispetto ai Paesi del G7, segnando un divario massimo nel 2021 pari al 25,5%.

NUOVE ASSUNZIONI IN CALO NEL 2022 RISPETTO AL BOOM DI FINE PANDEMIA MA SALDO POSITIVO OCCUPAZIONALE ATTUALE RISPETTO A GENNAIO 2020

Il numero di assunzioni nel 2022 è peggiorato rispetto al 2021: 414milanuove attivazioni nette nel 2022 a fronte di 713mila nel 2021. Si conferma un numero di attivazioni maggiore per la componente maschile (54% rispetto al 46% delle donne) mentre la categoria dei giovani, dopo essere stata colpita profondamente dalla pandemia e dalla precedente crisi del 2008, conferma il recupero di quote occupazionali: il 26% delle attivazioni del 2022 si concentra nella fascia dai 25 ai 34 anni, a seguire le quote dei 35-44enni (21%) e dei 45-54enni (20%).

LA “FORZA LAVORO” SEMPRE PIU’ ANZIANA

A questi aspetti se ne aggiunge un altro, di carattere demografico: l’invecchiamento della popolazione e della forza lavoro. Mentre nel 2002 ogni 1.000 persone che avevano un’età compresa tra 19 e 39 anni ce n’erano poco più di 900 aventi 40-64 anni, nel 2023 quest’ultimo valore ha superato le 1.400 unità. Ogni 1.000 lavoratori di 19-39 anni ci sono ben 1.900 lavoratori adulti-anziani. Il settore che di gran lunga ha i lavoratori più anziani è quello della pubblica amministrazione (3,9 lavoratori anziani ogni lavoratore giovane), seguito dal settore finanziario e assicurativo.

LE GRANDI DIMISSIONI, UN FENOMENO ANCHE ITALIANO

Appare rilevante il numero di occupati chemostrano l’intenzione di lasciare il proprio lavoro. Si stima che il 14,6% degli occupati tra i 18 e i 74 anni (oltre 3,3 milioni di persone) abbia pensato di dimettersi. Tale quota è composta da un 1,1% che lo farebbe anche se ci fosse una riduzione del tenore di vita e da un 13,5% che farebbe questa scelta solo se trovasse altre entrate economiche. Le quote più alte di chi ha intenzione di dimettersi, a prescindere dalla motivazione, si osservano in corrispondenza degli occupati con un diploma (18,9%), diminuiscono col crescere dell’anzianità anagrafica e delle dimensioni del comune di residenza. A volersi dimettere sono maggiormente gli occupati dipendenti, operanti nelle organizzazioni di media dimensione (15-49 addetti) e che svolgono la loro attività in imprese private. Nel pubblico l’1,5% dei lavoratori (contro l’1% del privato) lo farebbe anche se questo comportasse una riduzione del tenore di vita. Il desiderio di cambiare occupazione è maggiore per chi svolge lavori più faticosi e poco soddisfacenti.

LE AGEVOLAZIONI PER LE ASSUNZIONI NON FUNZIONANO, DONNE SEMPRE PENALIZZATE

Un’esigua percentuale di aziende (4,5%) sostiene che l’introduzione del programma di incentivazione è stato importante ai fini delle loro decisioni di assunzione. La probabilità di ricorrere a uno o più schemi di incentivazione all’occupazione è maggiore del 50% per le imprese di grandi dimensioni (con più di 250 addetti), mentre si riduce sensibilmente raggiungendo il 24%per le microimprese. Le imprese del Mezzogiorno sono molto più propense a utilizzarle: circa il 38% delle imprese del Sud e il 36% di quelle localizzate nelle Isole dichiara di aver usato almeno un incentivo, contro il 20% (in media) delle aziende localizzate nelle altre aree. In generale, forme di agevolazione hanno interessato quasi 2 degli oltre 8 milioni di nuovi contratti attivati nel 2022, ovvero il 23,7%. L’incentivo più utilizzato è stata la Decontribuzione Sud che ha riguardato il 65% dei nuovi contratti, seguito dall’Apprendistato (20%) e dagli incentivi rivolti a target specifici: Esonero giovani con il 4,7% e Incentivo donne, che ha inciso per il 4,8% sull’occupazione totale. Nonostante la pluralità di incentivi in campo, nessuno di questi istituti è riuscito ad attivare almeno il 50% di donne. Dunque, la composizione e il relativo squilibrio di genere restano immutati. Inoltre, il 58,5% delle assunzioni agevolate delle donne è a tempo parziale, contro il 32,2% degli uomini. Il ricorso agli incentivi, quindi, riproduce lo scenario noto di un’occupazione femminile minore per quantità (le donne sono il 40,9% delle assunzioni agevolate) e con minori ore lavorate.

L’APPRENDISTATO VA RIVITALIZZATO

Per quanto attiene il work based learning, resta confermato l’impegno dell’Italia a rivitalizzare l’apprendistato duale nei percorsi di IeFP di competenza regionale. Tuttavia, l’apprendistato duale continua ad avere una scarsa capacità di attrazione nei confronti delle imprese e dei giovani. Il peso dell’apprendistato duale, infatti, rimane residuale attestandosi tra il 3%e il 4% del totale degli apprendisti in formazione. Si conferma, inoltre, la tendenza alla concentrazione degli apprendisti per la qualifica e il diploma professionale in alcune macroaree e in un numero molto limitato di territori: la PA di Bolzano e la Lombardia raccolgono da sole tra il 78%e l’83% degli apprendisti in formazione. Il perpetuarsi di queste disuguaglianze è la spia di divari strutturali mai risolti e introduce un ulteriore elemento di freno nell’aumento dell’utilizzo dell’apprendistato duale. Inoltre, a differenza di altri Paesi europei, in Italia si continua a registrare lo scarso utilizzo dell’apprendistato per l’alta formazione e la ricerca. Nel 2021 il numero di apprendisti inseriti nei percorsi per il conseguimento di un titolo di istruzione terziaria era di 609 unità, in calo rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso si registra una notevole concentrazione territoriale degli apprendisti in formazione.

FORMAZIONE CONTINUA SOLO PER IL 9,6% DEI LAVORATORI

Rispetto alla formazione continua si confermano i bassi livelli di partecipazione degli individui agli interventi formativi. La popolazione adulta di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato ad attività di istruzione e formazione è stata infatti nel 2022 pari al 9,6%. È una quota che denota comunque un avanzamento consistente rispetto al 2020 (+2,4%), ma che allontana l’Italia dall’Europa: nel confronto con il corrispondente valore medio europeo (11,9%), il nostro Paese perde terreno (-2,3%) rispetto all’avanzamento registrato l’anno precedente.

Scarica il Rapporto 2023 INAPP

Fonte: INAPP

ASSIV: Alla Fiera Sicurezza 2023 per delineare il futuro

Sole 24 Ore Scenari: Alla Fiera Sicurezza 2023 per delineare il futuro

Anche quest’anno Assiv è stata protagonista a Fiera Sicurezza, che si è tenuta a Milano nelle giornate del 15, 16 e 17 novembre. In particolare, nella mattina del 17 novembre l’associazione degli Istituti di Vigilanza Privata che rappresenta il comparto in Confindustria ha promosso un momento di confronto per ribadire il proprio impegno per il contrasto alla violenza sulle donne, con il coinvolgimento di rilevanti stakeholders istituzionali e della società civile.

Si è trattato di un contributo di idee, presupposto essenziale per consentire di individuare le misure per implementare una capacità operativa che, affiancata e coordinata dalle Forze dell’Ordine, può garantire maggiore e diffusa applicazione delle norme di prevenzione. 

Assiv d’altronde, negli anni, ha spesso sfruttato l’occasione di Fiera Sicurezza per porre all’attenzione del legislatore non solo temi che implicano possibili ricadute in termini positivi per le aziende associate, ma anche di riflessione generale su temi delicati per la collettività. Solo per citarne alcuni: a Sicurezza 2014 l’evento Assiv-Anie Sicurezza è stato “Uomini e Tecnologie: la filiera della sicurezza si dà appuntamento a Milano”; A Sicurezza 2017 è stata protagonista del Talkshow per SNews “Le tecnologie quale elemento strategico della Vigilanza Privata”. Occasioni di confronto che hanno avuto al centro l’indispensabile integrazione tra professionisti della sicurezza e nuove tecnologie. Integrazione che tuttavia ha imposto e continua ad imporre una seria riflessione sui rischi per la tutela della privacy nonché sul grado di autonomia che potrà essere lasciato all’intelligenza artificiale nell’analisi di dati e contesti. A Sicurezza 2019 Assiv ha partecipato al convegno organizzato dagli Ingegneri della Provincia di Milano “Scenari di sicurezza urbana. Il quadro internazionale, i trend tecnologici e i nuovi modelli di business nell’ambito della collaborazione Pubblico-Privato”, ha quindi presentato in conferenza stampa insieme ad Anie Sicurezza “SECURSIZE 2.0. Il tool sugli impianti di videosorveglianza”. Nel 2021 gli eventi sono stati addirittura tre: Assiv-Anie Sicurezza insieme con “Dalla bicicletta alla cybersecurity: sviluppo tecnologico e nuovi paradigmi della sicurezza”; il talkshow di SNews per presentare la Commissione per l’Innovazione Assiv “Come Innovare?”; l’evento Assiv “Sanità in Sicurezza: Security & Safety per operatori, utenze e strutture”. Sicurezza urbana e sicurezza nelle strutture sanitarie sono, infatti, due tasselli fondamentali nella costruzione della percezione che i cittadini hanno della sicurezza, che per essere tale deve iniziare ad essere declinata proprio a partire dalla quotidianità.

Nell’edizione di Sicurezza 2023, oltre all’evento in collaborazione con Anie Sicurezza “Proteggere il territorio. Nuovi paradigmi, fra integrazione tecnologica e convergenza con il fattore umano”, in cui abbiamo gettato le basi per una fattiva collaborazione con i Comuni in materia di sistemi integrati di videosorveglianza, anche sulla scorta del Protocollo sulla sicurezza urbana firmato da ANIE ed ANCI, Assiv ha quindi organizzato il convegno “Città InSicurezza”, il cui obiettivo è consistito nell’approfondire possibilità e modalità per integrare sicurezza privata e Forze dell’Ordine per il contrasto alla violenza di genere.

Nel corso della tavola rotonda si è riflettuto su come, e in che misura, un settore labour intensive come quello della vigilanza privata, che al contempo si caratterizza per il diffuso impiego di tecnologie di altissimo livello, possa contribuire a risolvere una problematica che indigna la società per la sua efferatezza quanto per la sua sostanzialmente deviata radice culturale. Siamo convinti che proprio questa sinergia, tra nuove tecnologie e operatori adeguatamente formati e supportati, possa divenire protagonista nella difesa dell’incolumità femminile, in un ruolo di prevenzione per le situazioni ritenute di rischio potenziale o effettivo. Tali considerazioni dovrebbero spingerci ad interrogarci se abbia ancora senso limitare l’attività della vigilanza alla sola difesa del patrimonio, come impone il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, o se non si debba rivedere tale impianto normativo per consentire il pieno esplicarsi di quel principio di sicurezza sussidiaria e partecipativa che pure la normativa già riconosce come principio fondante del sistema sicurezza Paese.

Oltre alla tavola rotonda, mercoledi 15 novembre la direttrice di S News, Monica Bertolo, si è confrontata con la Commissione Innovazione di ASSIV i cui componenti ci hanno fornito una visione nuova e attuale del nostro settore. Non dimentichiamoci infatti che a livello europeo è nella fase finale della discussione il regolamento sull’Intelligenza Artificiale, che avrà un impatto dirompente su tutta l’attività degli Istituti di Vigilanza Privata.

Giovedi 16 novembre erano quindi programmati due talk, sempre moderati da Monica Bertolo, che ASSIV ha organizzato con l’ente certificatore ICMQ. Il primo talk è stato sulla certificazione della parità di genere. Certificazione rilasciata sulla base della prassi UNI/PdR 125:2022, norma che assumerà sempre più un valore rilevante in ambito di appalti, ma che, soprattutto, porta all’attenzione delle aziende i numerosi problemi connessi al rapporto donne-ambiente di lavoro.

Il secondo invece ha affrontato le norme UNI 11925 e UNI 11926. La prima norma definisce i requisiti relativi all’attività professionale degli operatori dei servizi ausiliari alla sicurezza, ossia gli addetti di imprese incaricate della gestione del patrimonio di una organizzazione al fine di assicurarne i requisiti di fruibilità, disponibilità, funzionalità. La norma UNI 11926 identifica i servizi ausiliari alla sicurezza non regolamentati da norme cogenti e idonei ad assicurare le condizioni di fruibilità di beni materiali e immateriali di una organizzazione, da parte dei suoi utenti, nonché lavoratori e altre persone coinvolte.

Non dimentichiamoci poi della proposta di legge Lollobrigida sull’impiego delle guardie particolari giurate all’estero, attualmente all’attenzione della Camera dei deputati in prima lettura.

Riprendendo il filo interrottosi con la fine della passata Legislatura, è sempre più evidente come il comparto della vigilanza privata sia maturo affinché il legislatore faccia un ulteriore passo in avanti consentendo alle imprese private italiane che operano in settori strategici in aree estere di provvedere alla propria sicurezza con risorse nazionali.

Tale possibilità offrirebbe un vantaggio competitivo al nostro “sistema Paese” rispondendo a molteplici e diversificate esigenze.

Da un punto di vista prettamente economico, incoraggerebbe lo sviluppo di un mercato della sicurezza privata per la protezione degli assets italiani all’estero e porterebbe nuove risorse all’erario, allo stesso tempo limiterebbe l’uscita dal Paese di ingenti risorse economiche utilizzate dalle nostre aziende di punta, a favore di imprese straniere, per pagare la sicurezza privata all’estero.

In secondo luogo, uno sviluppo in tal senso permetterebbe l’impiego del personale in uscita dalle Forze Armate che, già formato a spese dei contribuenti, troverebbe quale naturale sbocco professionale l’impiego in attività di sicurezza privata ad alta qualificazione.

L’impiego di personale italiano costituirebbe, inoltre, una maggior garanzia di controllo dei flussi informativi ai fini della protezione delle politiche e degli asset aziendali rispetto all’impiego di personale straniero.

È intenzione di ASSIV sostenere con convinzione questa iniziativa legislativa, nell’auspicio che lo spirito della norma possa essere condiviso da tutte le forze politiche, nell’interesse del Paese.

Sicurezza 2023 è stato insomma un momento prezioso per approfondire, studiare, smuovere le coscienze, fare networking e creare business.

Sul comparto della sicurezza privata qualcosa si muove, ma molto lentamente

Huffington Post: Sul comparto della sicurezza privata qualcosa si muove, ma molto lentamente

di Maria Cristina Urbano

Nei giorni scorsi è stato presentato in una Conferenza stampa al Senato della Repubblica il disegno di legge S 902 “Modifica all’art. 138 del testo unico della legge di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, recante l’istituzione dell’albo nazionale delle guardie particolari giurate”, a prima firma Alberto Balboni, Presidente della 1^ Commissione Affari Costituzionali, sottoscritta da un nutrito numero di senatori di Fratelli d’Italia.

Si tratta di un disegno di legge snello, composto da soli 4 articoli, che interviene sul testo di riferimento del settore della vigilanza privata, ovvero il TULPS. In particolare, con l’articolo 1 si prevede l’istituzione dell’albo professionale delle Guardie Particolare Giurate che sarà suddiviso in due sezioni: una per gli aspiranti alla nomina di GPG, l’altra dedicata alle guardie giurate già decretate e abilitate a svolgere questa professione. 

L’articolo 2 reca il divieto di adibire operatori di portierato a servizi di vigilanza e riporta la relativa disciplina sanzionatoria.

L’articolo 3 reca modifiche al Dlgs 21 aprile 2011, n. 67, al fine di riconoscere alle guardie particolari giurate il diritto al pensionamento anticipato in quanto lavoratori impiegati in mansioni particolarmente faticose e pesanti.

Infine, l’articolo 4 reca le disposizioni di copertura finanziaria.

Evidentemente l’istituzione di un albo professionale specifico per le guardie particolari giurate rappresenterebbe un passo importante, ulteriore rispetto i già alti standard previsti dalla normativa vigente, per garantire operatori della sicurezza adeguatamente formati e “disciplinati”, per supportare al meglio le nostre forze dell’ordine. Una sorta di garanzia aggiuntiva che consentirebbe più facilmente il superamento di limiti al campo d’azione delle GPG che difficilmente oggigiorno trovano giustificazioni che non siano esclusivamente ideologiche.

Si tratta peraltro di un doppio albo presso il ministero dell’interno, uno per le GPG e uno per gli aspiranti. Ottima iniziativa, ma occorre porsi una domanda tanto banale quanto fondamentale: chi se ne occupa? Realisticamente, le Prefetture. A tal proposito però giova ricordare che l’Albo delle GpG è già stato istituito qualche anno fa, quando Assiv fu chiamata al Ministero per l’iniziativa di lancio, ma del progetto non se n’è fatto più nulla, ad oggi sembra si tratti di uno strumento interno ad uso esclusivo delle Prefetture, che dovrebbero “popolare” il database, ma che evidentemente, dovendo gestire una serie sterminata di altre incombenze, hanno difficoltà ad essere proattive e quello che avrebbe potuto essere uno strumento utile si è trasformato nell’ennesima incombenza burocratica, che contribuisce a soffocare gli uffici pubblici senza apportare alcun contributo alla gestione della sicurezza.

Lodevolissima anche la sanzione prevista dall’articolo 2 per chi utilizza i fiduciari al posto delle GPG. Ma chi viene sanzionato, l’Istituto di Vigilanza o il cliente? Risulterebbe ovvio fosse il secondo ma, trattandosi spesso di stazioni appaltanti pubbliche, davvero riteniamo la cosa improbabile e temiamo possa trasformarsi nell’ennesimo coltello alla gola degli imprenditori, costretti a barcamenarsi tra un incredibile complesso di obblighi e gare d’appalto che prestano scarsa attenzione alla qualità dell’offerta e molta più attenzione all’aspetto economico, ossia al risparmio. Comprensibile, ma non certo funzionale.

Terzo punto, il lavoro usurante. Sarebbe giusto, in particolare per i lavoratori notturni con anzianità nel tipo di lavoro. Si tratta però di una disposizione molto costosa. Siamo certi che si possano trovare le coperture? Mettere mano alla materia scoperchia sempre il vaso di Pandora e non pare che quello della vigilanza privata, tra i tanti, sia un settore capace di ottenere particolare attenzione da parte del decisore. 

Insomma, qualcosa si muove, e diamo atto a questo governo e a questa maggioranza di aver ripetutamente dimostrato di saper essere vicino ad aziende e lavoratori che troppo spesso in passato sono stati dimenticati dalla politica, tuttavia si può e si deve fare molto altro.

A partire dall’approvazione in tempi rapidi della proposta di legge Lollobrigida sull’impiego delle guardie giurate all’estero, un mercato da svariate decine di miliardi di euro, a oggi precluso alle aziende italiane. Porre le basi normative per un rafforzamento delle aziende del comparto, aprendo loro nuove e qualificanti nicchie di mercato, è la premessa ineludibile per proseguire il percorso virtuoso avviato oltre dieci anni orsono con la riforma del settore. Imprese solide garantiscono investimenti, formazione e innovazione, un mercato sano e competitivo e un qualificato contributo al sistema sicurezza del Paese. Qualcosa si muove, ma molto lentamente…

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La manovra 2024 nel quadro della recente politica di bilancio: Analisi settoriale e raffronti con altri Stati dell’Area euro

Osservatorio sulla finanza pubblica Camera dei Deputati: La manovra 2024 nel quadro della recente politica di bilancio: Analisi settoriale e raffronti con altri Stati dell’Area euro

Nel documento si offre una rappresentazione della manovra finanziaria per il 2024-2026, inquadrandola nell’ambito della più recente politica di bilancio nazionale e fornendo elementi di confronto con altri Stati dell’Area euro.

L’analisi muove quindi dalle autorizzazioni al maggior indebitamento adottate nella legislatura in corso e dai relativi utilizzi, per poi focalizzarsi sulla manovra per il prossimo esercizio, delineata dapprima dal Documento programmatico (DEF) dello scorso
aprile e messa a punto quindi con la Nadef del settembre 2023 (paragrafo 2).

A tal fine vengono considerati gli effetti finanziari dei quattro provvedimenti di cui la nuova manovra si compone. Si tratta del disegno di legge di bilancio per l’esercizio 2024 e il triennio 2024-2026 (S. 926) nonché di tre provvedimenti che, pur non essendo formalmente collegati, concorrono a determinare gli effetti complessivi della manovra: il decreto legge n. 145 del 2023 (cd “decreto anticipi”) e i due schemi di decreto legislativo adottati nell’esercizio della delega per la riforma del sistema fiscale (legge n. 111/2023), recanti il primo modulo per un accorpamento degli scaglioni e una revisione delle relative aliquote (Atto del Governo n. 88) e disposizioni in materia di fiscalità internazionale (Atto del Governo n. 90).
.
L’impatto finanziario dei provvedimenti è analizzato in forma aggregata, adottando prevalentemente un approccio di tipo settoriale, che considera, per ciascuna area di intervento, gli effetti netti di maggior entrata e/o risparmio o di riduzione di gettito e/o
maggiore spesa.

La manovra per il triennio 2024-2026 viene quindi confrontata con la manovra precedente, 2023-2025, al fine di individuare elementi di continuità e difformità nella struttura della manovra e nelle politiche fiscali perseguite.

In vista dell’introduzione del nuovo quadro di governance economica europea, caratterizzato da un deciso orientamento verso la programmazione di medio termine e incentrato prevalentemente sul controllo delle dinamiche di spesa pubblica, un apposito
paragrafo è dedicato all’analisi degli effetti di medio e lungo termine dei provvedimenti di manovra.

Il dossier reca quindi un focus finale che offre elementi di confronto con l’impostazione delle politiche di bilancio per il 2024 in altri Stati dell’area euro.

L’analisi si basa sui risultati della verifica compiuta dalla Commissione UE dei documenti programmatici dei vari Stati dell’eurozona e pone a confronto i dati elaborati per sei Paesi (Germania, Francia, Italia, Olanda Portogallo e Spagna). Il raffronto riguarda sia il
complessivo sforzo di correzione fiscale nei diversi Stati, sia il programma di phasing out dalle misure di sostegno per la spesa energetica, sia infine le variazioni delle dinamiche di spesa ed i conseguenti effetti in termini di fiscal stance (impostazione della politica di
bilancio rispetto al ciclo economico).

Scarica il dossier

Fonte: Camera dei Deputati

ICMQ – Come redigere un’offerta vincente in un appalto – 16 febbraio 2024 

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Formazione Icmq

I criteri vincenti nella predisposizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa

Come redigere un’offerta vincente in un appalto

16 febbraio 2024

Dalle ore 9:00 alle ore 18:00

Modalità asincrona

Il Corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato tramite l’offerta economicamente più vantaggiosa.

Il corso vuole guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.
Il Corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato tramite il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il corso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.
Saranno affrontate le previsioni in materia di offerta economicamente più vantaggiosa di cui al Codice dei Contratti Pubblici, D.lgs. 36/2023, che delinea i possibili criteri e le metodologie di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per appalti di servizi di progettazione e DL, nonché per appalti di progettazione e/o costruzione e per appalti di servizi ispettivi.
La predisposizione di una completa ed esaustiva relazione metodologica, detta anche Piano di Gestione Qualità, coerente con le prescrizioni richieste dalla Stazione Appaltante, potrà esprimere in modo opportuno nell’offerta CHI, COSA, DOVE, QUANDO, PERCHE’, COME e QUANTO (trattasi dunque, di un’offerta gestita con le metodologie di Project Management).

Verrà studiata l’offerta con le succitate metodologie e tecniche di Project Management; Agli elementi qualitativi, sono attribuiti il massimo punteggio; Il D.lgs 36/2023 non prevede più un punteggio nell’offerta economica con il limite del 30%. Prevede comunque un equilibrio tra i punteggi dell’offerta tecnica e dell’offerta economica.
Da parte del relatore, sarà illustrata anche la richiesta sempre più frequente di offerte con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, che dovrà ormai comprendere la metodologia BIM e le fondamentali interazioni tra BIM – Project Management e Life Cycle Costing.
A tal riguardo, infatti, sempre più spesso, molte Stazioni Appaltanti pubbliche in relazione ad appalti di progettazione, costruzione e di servizi attinenti all’ingegneria e l’architettura, vengono evidenziati tra gli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa “professionalità e adeguatezza dell’offerta” e “caratteristiche metodologica dell’offerta” da esplicitarsi tutte tramite la relazione metodologica (o Piano di Qualità). Non esiste più il riferimento di legge, se pure come esempio, dei criteri di riferimento per l’offerta economicamente più vantaggiosa.
Per la progettazione, non c’è più la progettazione definitiva, e quella esecutiva è a cura dell’impresa. In gara lo studio di fattibilità tecnico economico.

La frequenza del corso conferisce 8 crediti formativi per il mantenimento della certificazione Project Manager secondo la norma UNI 11648.

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Corso di formazione Icmq in collaborazione con Università degli Studi Roma Tre – Norma UNI ISO 45001:2018 – 20-21-22-28-29 marzo 2024

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Corso di formazione Icmq in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma Tre Auditor di sistemi di gestione salute e sicurezza sul lavoro

Norma UNI ISO 45001:2018

20-21-22-28-29 marzo 2024

Modalità online asincrona

Il corso completo (40 ore), a seguito del superamento dell’esame finale, permette di conseguire la qualifica di Auditor di terza parte. La prima giornata è fruibile singolarmente per gli Auditor e tutti coloro che vogliono conseguire l’aggiornamento ai sensi della nuova norma.

Valido come aggiornamento per RSPP, ASPP e Coordinatori sicurezza cantieri (D. Lgs. 81/08 e s.m.i.) e per il mantenimento della Certificazione “Professionista della security rilasciata da ICMQ (in base ai moduli).

L’intero percorso formativo fornisce informazioni e metodologie sulle modalità di conduzione degli audit di terza parte per la valutazione dei Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro secondo la norma UNI ISO 45001:18, in particolar modo:

✓ Approfondimento dei requisiti della norma UNI ISO 45001:2018
✓ Addestramento sulle tecniche di audit
✓ Effettuazione di esercitazioni e simulazioni
✓ Rappresentazione delle tecniche di comunicazione e di comportamento.

Obiettivi

Il corso Completo e il corso Upgrade, integrati con un percorso di qualificazione adeguato presso un Organismo di Certificazione, permettono di acquisire uno dei requisiti per svolgere il ruolo di Auditor di terza parte.
Il corso Auditor Interno ha per obiettivo la formazione e qualificazione di esperti aziendali in grado di verificare i Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro, secondo la norma UNI ISO 45001:2018, della propria Azienda (audit di prima parte) e/o di quella dei propri fornitori (audit di seconda parte).

Destinatari

✓ Auditor e valutatori;
✓ Responsabili del Sistema di Gestione aziendale (qualità, ambiente, sicurezza, altri sistemi di gestione normati);
✓ Responsabili o coordinatori di attività di audit presso la propria organizzazione (es: processi di audit su fornitori);
✓ Professionisti e consulenti che operano sui sistemi di gestione aziendali;
✓ In generale può essere rivolto a tutti coloro che sono interessati alla gestione efficace di un processo di audit.

Requisiti
Corso Completo 40 ore – Auditor di terza parte

✓ Requisito minimo di accesso il diploma di istruzione secondaria o titolo superiore (inviare proprio CV);
✓ Conoscenza di base della norma UNI ISO 45001:2018;
✓ Conoscenza dei principi di gestione degli audit UNI EN ISO 19011 e UNI CEI EN ISO/IEC 17021;
✓ Esperienza base nell’ambito di Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Corso 24 ore – Auditor interno

✓ Discreta conoscenza dei requisiti della norma UNI ISO 45001:2018;
✓ Esperienza base nell’ambito di Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro.

Corso 24 ore – Upgrade Auditor di terza parte

✓ Diploma di istruzione secondaria o titolo superiore (inviare proprio CV);
✓ Buona conoscenza dei requisiti della norma UNI ISO 45001:2018;
✓ Conoscenza dei principi di gestione degli audit UNI EN ISO 19011 e UNI CEI EN ISO/IEC 17021;
✓ Esperienza base nell’ambito di Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro;
✓ Evidenze relative al superamento esame corso auditor interno/auditor di terza parte riconosciuto.

Corso 8 ore – Aggiornamento norma

Nessun requisito specifico

Obbligo di frequenza e condizioni per il rilascio degli attestati

I corsisti devono attenersi agli orari prestabiliti e frequentare le sessioni previste dal programma, altresì sono tenuti a firmare quotidianamente un registro di presenza, nel quale sono indicate le eventuali ore di assenza, che devono essere preventivamente autorizzate.
I corsisti devono attenersi agli orari prestabiliti e frequentare le sessioni previste dal programma, altresì sono tenuti a firmare quotidianamente un registro di presenza. In tale registro sono indicate le eventuali ore di assenza, che devono essere preventivamente autorizzate.
Il rilascio dell’attestato di qualifica è subordinato al superamento dei relativi esami.

Per il programma dettagliato e i costi clicca qui

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: on line una guida operativa sul whistleblowing

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: on line una guida operativa sul whistleblowing

In vista della prossima scadenza del 17 dicembre 2023, quale termine ultimo fissato dal D.Lgs. 10 marzo 2023 n. 24, per determinate aziende ed enti privati, di dotarsi di un idoneo canale interno per la segnalazione delle violazioni whistleblowing, con l’approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro del 7 dicembre dal titolo “Whistleblowing – Una guida operativa” si illustra, in termini operativi, il percorso organizzativo e gestionale che le imprese del settore privato devono seguire per essere compliant rispetto alla normativa introdotta dal citato Decreto, con particolare riferimento agli adempimenti necessari per la realizzazione e gestione del predetto canale di segnalazione. 

Più nel dettaglio, all’interno del documento si analizza il metodo di calcolo del parametro dimensionale di almeno 50 addetti e se la disciplina debba applicarsi a professionisti e STP con meno di 50 dipendenti. Inoltre, fermo restando l’ambito soggettivo secondo il requisito dimensionale, organizzativo o settoriale, tramite cui un’azienda è tenuta o meno ad applicare tali disposizioni, vengono ampiamente esaminate le modalità di realizzazione del canale interno e le criticità connesse alla sua gestione. 

Scarica il documento

Fonte: ConsulentidelLavoro.it

Non si può aggiudicare un appalto senza certificazioni. Nelle verifiche non vale il silenzio-assenso dei 30 giorni

Non si può aggiudicare un appalto senza certificazioni. Nelle verifiche non vale il silenzio-assenso dei 30 giorni

Può un’Amministrazione aggiudicare una gara d’appalto anche senza aver acquisito e verificato tutta la certificazione in possesso delle varie banche dati sull’operatore economico aggiudicatario avvalendosi del silenzio assenso? In altre parole, se entro 30 giorni dall’attivazione dei controlli non sono giunte risposte, si può procedere “come se” i requisiti fossero stati acquisiti? E’ questo il quesito posto ad Anac da parte di due importanti stazioni appaltanti, una grande regione del Nord Italia, e una Direzione generale del Ministero Infrastrutture. La risposta dell’Autorità, in base al nuovo Codice dei Contratti e alla giurisprudenza in vigore, è stata negativa.

La stazione appaltante non può, in questo caso, avvalersi del silenzio-assenso, e dare per acquisite le verifiche trascorsi 30 giorni dalla richiesta. Con un doppio parere di funzione consultiva, il n. 57/2023 e il 57-bis/2023, Anac ha ricordato che dal 1° gennaio 2024, entrerà in vigore l’E-Procurement e la piena interoperatività del sistema di interconnessione tra le diverse banche dati. Nel frattempo, occorre richiedere l’attestazione direttamente alle amministrazioni certificatrici, e aspettare che tale certificazione arrivi.

“Spesso ciò richiede un tempo lungo o addirittura indefinito posto che, talvolta, il certificato non viene acquisito per mancata risposta da parte degli enti competenti”, scrivono ad Anac le amministrazioni interessate. “Sarebbe utile poter procedere con l’aggiudicazione anche in assenza di tutti i riscontri, applicando l’istituto del silenzio-assenso (l.n. 241/1990)”. Le amministrazioni hanno chiesto, inoltre, all’Autorità, “se sia consentito inserire nel contratto una clausola che preveda, in presenza di successivo accertamento del difetto del possesso dei requisiti prescritti, la risoluzione dello stesso ed il pagamento del corrispettivo pattuito solo con riferimento alle prestazioni già eseguite”.

Anac ha risposto che, in base alla legislazione attuale, “l’aggiudicazione viene disposta dalla stazione appaltante dopo aver effettuato positivamente il controllo dei requisiti in capo all’aggiudicatario, successivamente al quale il contratto potrà essere stipulato o ne potrà essere iniziata l’esecuzione in via di urgenza”. La norma richiede, quindi, espressamente – ai fini dell’aggiudicazione dell’appalto e della stipula del relativo contratto – che la stazione appaltante proceda al riscontro positivo dei requisiti dichiarati in gara dall’aggiudicatario.

“Fino alla completa operatività del sistema che scatterà dal 1° gennaio – scrive Anac -, le stazioni appaltanti e gli enti concedenti effettuano le verifiche di competenza sui dati e i documenti a comprova dei requisiti generali non disponibili nel Fascicolo virtuale”.
“Dunque, nelle more della piena operatività del sistema di interconnessione tra le diverse banche dati, le stazioni appaltanti effettuano le verifiche di competenza. Dopo aver verificato il possesso dei requisiti in capo all’offerente, viene disposta l’aggiudicazione, che è immediatamente efficace. Solo all’esito del positivo riscontro del possesso dei requisiti in capo all’aggiudicatario ai fini dell’aggiudicazione, è possibile procedere alla stipula del contratto”.

“Pertanto, in caso di inutile decorso del suddetto termine generale di 30 giorni, la procedura rimane ferma e l’eventuale aggiudicazione non acquista efficacia fintanto che non perviene la documentazione richiesta che può essere comunque sollecitata”.
Di conseguenza, non è possibile inserire una clausola nel contratto come richiesto dalle Amministrazioni interessate.

Pro futuro, Anac ricorda comunque che, in base al nuovo Codice Appalti, dal 1° gennaio 2024 “l’omissione di informazioni richieste, il rifiuto o l’omissione di attività necessarie a garantire l’interoperabilità delle banche dati coinvolte nel ciclo di vita dei contratti pubblici costituisce violazione punibile di obblighi di transizione digitale”.

Parere funzione consultiva n. 57 del 15 novembre 2023

Parere funzione consultiva n. 57 bis del 15 novembre 2023

Fonte: ANAC