Con il provvedimento del 12 marzo 2026, il Garante per la protezione dei dati personali interviene su un tema centrale per le imprese: gestione della posta elettronica aziendale, conservazione dei dati e controlli sui lavoratori. Il caso riguarda un ex dipendente a cui l’azienda aveva consentito solo un accesso parziale alla casella email, limitato ai contenuti ritenuti “personali”, oltre a conservare i dati per un periodo prolungato. L’Autorità ha ritenuto il trattamento illecito, applicando una sanzione di 50.000 euro .
Il Garante chiarisce che le email aziendali costituiscono dati personali del lavoratore e che il diritto di accesso deve riguardare l’intero contenuto della casella, senza possibilità per il datore di lavoro di selezionare o filtrare preventivamente i messaggi. Anche le comunicazioni di carattere professionale rientrano infatti nella sfera della vita privata e della corrispondenza, con la conseguenza che non è legittimo limitare l’accesso alle sole email “private” o oscurare informazioni già nella disponibilità dell’interessato.
Sul piano della conservazione, viene ribadito che non è conforme al GDPR mantenere backup integrali delle caselle di posta per lunghi periodi, come nel caso esaminato (5 anni), né utilizzare la posta elettronica come sistema di archiviazione documentale. I principi di minimizzazione e limitazione della conservazione impongono invece di ridurre tempi e quantità dei dati trattati e di adottare strumenti specifici per la gestione documentale aziendale .
Analoghe criticità riguardano i log della navigazione Internet, che devono essere conservati solo per il tempo strettamente necessario a garantire la sicurezza informatica e non per finalità generiche o difensive. Una conservazione estesa o non adeguatamente giustificata può infatti risultare sproporzionata rispetto alle finalità perseguite.
Particolare rilievo assume il tema dei controlli a distanza: la possibilità di accedere a email e log rende tali strumenti potenzialmente idonei al controllo dell’attività dei lavoratori, con conseguente applicazione dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori. Ciò comporta la necessità di un accordo sindacale o, in alternativa, dell’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, anche quando il controllo non venga concretamente esercitato ma sia solo astrattamente possibile.
Infine, il Garante evidenzia l’importanza della trasparenza: le informative ai dipendenti devono essere chiare, complete e coerenti rispetto ai trattamenti effettivamente svolti, indicando in modo puntuale finalità, modalità e tempi di conservazione. Informazioni generiche o non allineate alle prassi aziendali non soddisfano i requisiti del GDPR.
Prosegue il confronto tra le Parti per il rinnovo del contratto collettivo nazionale, in un quadro di dialogo costruttivo e progressivo avanzamento sui principali ambiti negoziali.
Nel corso dell’incontro tecnico del 23 aprile sono stati affrontati i temi delle pari opportunità e dei congedi, sui quali si registrano passi in avanti significativi.
Permangono alcuni elementi di approfondimento sulla disciplina della malattia, che non evidenziano tuttavia particolari distanze.
È stata inoltre avviata una prima riflessione su dossier di rilievo strategico per il settore, quali il cambio d’appalto e il secondo livello di contrattazione, temi che richiedono un ulteriore lavoro di definizione e sintesi.
Il confronto proseguirà nei prossimi incontri, con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e avanzare su un impianto contrattuale coerente con le esigenze evolutive del comparto.
Formazione di una figura professionale capace di ridurre il rischio di derive del progetto/intervento, attraverso una tempestiva analisi dei rischi applicata all’attività progettuale e gestionale delle commesse di opere, sia pubbliche che private. La formazione di tale figura professionale è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnico-manageriali, in grado di individuare e valutare i rischi, nonché di sviluppare strategie per governare gli stessi nelle diverse fasi tecniche, economiche, finanziarie e amministrative del progetto. Il corso farà riferimento ai concetti della Norma UNI ISO 31000/2018.
PROGRAMMA DEL CORSO
L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.
Il successo di un progetto dipende infatti dalla oggettiva e sapiente gestione di più variabili, fra cui i rischi da prevedere e gestire. In tutti i progetti ormai, è fondamentale poter disporre della capacità di individuare i rischi connessi al progetto stesso e, più in generale, all’intervento in atto, in modo da poter mitigare e comunque gestire i rischi medesimi; per il vero occorre osservare che il rischio, se ben gestito, può diventare un’opportunità (opportunità in quanto l’aver saputo gestire i rischi di un progetto/intervento porta ad essere concorrenziale sia dalla fase di offerta rispetto a chi non ha saputo gestire il rischio).
Il Corso di 8 ore, suddiviso in due moduli, si rivolge a liberi professionisti, società di ingegneria, imprenditori, dirigenti pubblici e privati che intendono acquisire una nuova opportunità professionale nel campo della progettazione, nella gestione delle commesse, allo scopo di mitigare i rischi e di poterli trasformare in opportunità. Saranno esposti casi reali di risk management.
Il corso è valido come aggiornamento formativo per il mantenimento della certificazione di Project Manager, di BIM Manager.
QUOTA
Clienti ICMQ: Euro 250,00 + IVA
Altri: Euro 300,00 + IVA
E’ prevista una riduzione del 10% per l’iscrizione di 2 partecipanti, del 15% fino a 5 partecipanti, del 20% oltre 5 partecipanti della stessa società.
Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link
Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata
La direttiva sulla sicurezza delle reti e delle informazioni NIS (Network and Information Security Directive) 2 ha l’obiettivo di incrementare la resilienza informatica sia a livello dell’Unione che dei singoli Paesi, in risposta agli eventi che possono minare la cybersecurity. Entro gennaio 2026 le aziende che appartengono al perimetro della NIS 2 devono notificare gli eventuali incidenti al CISRT secondo una procedura specifica ed entro settembre 2026 devono completare la presa in carico delle misure previste. Diventa quindi indispensabile comprendere nella pratica le misure da applicare nei tempi e modi e come coinvolgere la catena di fornitura e sub-fornitura. Le organizzazioni che dispongono di un sistema di gestione per la sicurezza delle informazioni, basato ad esempio sulla ISO/IEC 27001:2022, sono sicuramente avvantaggiate.
OBIETTIVO DEL CORSO
. Comprendere, anche attraverso le indicazioni di ENISA (vedi la “NIS2 Technical Implementation Guidance”), le misure da mettere in atto per adeguarsi alla NIS 2 ed al D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138. Inoltre, si approfondirà come i requisiti ed i controlli della ISO/IEC 27001:2022 soddisfano/possono soddisfare i requisiti della NIS 2 anche attraverso l’applicazione della UNI PdR 174:2025.
· Valutare modalità per la documentazione degli adempimenti previsti.
A CHI SI RIVOLGE
Responsabili dell’area ICT, CISO, Responsabili dell’organizzazione, Responsabili del sistema di gestione aziendale,Responsabili della protezione dei dati personali (DPO), Responsabili compliance, Privacy Officer e membri del team privacy, Responsabili area legale e compliance, Consulenti ed auditor sui sistemi di gestione.
PROGRAMMA DEL CORSO
Il corso della durata di 8 ore, si svolge dalle ore 9.00 alle ore 18.00.
Durante il corso verranno trattati:
· La Direttiva NIS 2 ed il decreto di recepimento D.lgs 138/2024
· La tempistica della presa in carico delle misure
· Il concetto dell’analisi “multirischio”
· Approfondimento degli articoli del Capo IV “Misure di gestione del rischio di cibersicurezza e obblighi di segnalazione”
· La “NIS2 Technical Implementation Guidance” di ENISA
· Analisi confronto tra le misure previste dalla NIS2 e i requisiti e controlli della ISO/IEC 27001:2022 e UNI PdR 174:2025
· Approfondimento art. 23 sulla gestione degli incidenti sulla sicurezza delle informazioni e come impatta sulla procedura sulla gestione degli incidenti sulla sicurezza delle informazioni
· NIS 2 e la business continuity (cenni alla ISO 22301:2019)
· L’attività di audit rispetto alla NIS 2
· La documentazione delle misure (in atto/pianificate)
· Il piano delle attività
QUOTA
Clienti ICMQ: Euro 150,00 + IVA
Altri: Euro 200,00 + IVA
È prevista una riduzione del 10% per l’iscrizione di 3 o più partecipanti.
Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link
Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata
ANIE Servizi Integrati propone un corso di approfondimento dedicato alle procedure di affidamento e ai requisiti di partecipazione alle gare pubbliche, con un focus sulla revisione prezzi e sugli strumenti di riequilibrio dei contratti.
Due giornate di formazione: analisi delle procedure sotto e sopra soglia, requisiti di partecipazione, cause di esclusione, avvalimento e sistema delle garanzie; approfondimento specialistico sulla revisione prezzi, sulle modifiche contrattuali e sui meccanismi di rinegoziazione.
Un percorso pratico e aggiornato che fornisce ai partecipanti chiavi di lettura concrete per prevenire criticità, tutelare l’impresa e gestire in modo efficace le procedure di gara e l’esecuzione contrattuale.
OBIETTIVO
Rafforzare le competenze degli operatori economici sulle procedure e sui requisiti di gara e fornire strumenti concreti per comprendere e applicare correttamente la disciplina della revisione prezzi, a tutela dell’equilibrio economico dei contratti pubblici.
A CHI E’ RIVOLTO
E’ rivolto a imprenditori, responsabili e addetti uffici gare delle aziende e liberi professionisti.
ORARIO
Procedure e requisiti di gara: 12 maggio 2026 – dalle ore 9:30 alle ore 12:30
Focus – La revisione prezzi: 16 giugno 2026 – dalle ore 9:30 alle ore 11:00
QUOTA DI PARTECIPAZIONE
Associato ANIE € 400,00+IVA – Non associato € 600,00+IVA
Maggiori informazioni e iscrizioni al seguente link
Attualmente molti Enti Pubblici, per appalti di servizi e/o di lavori, gestiti con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, richiedono, in sede di offerta, per alcune figure la certificazione di Project Manager e/o attribuiscono alla medesima sino a 10 punti in sede di offerta tecnica. La certificazione di Project Manager è dunque certamente qualificante per liberi professionisti e società di ingegneria anche per l’ottenimento dell’incarico di supporto al RUP. La certificazione a cui prepara il presente corso, ai sensi della Norma UNI 11648:2022 (e della UNI ISO 21500:2021 e UNI ISO 21502:2021) e in conformità alla Legge 4/2013, consente di essere registrati nell’apposito elenco di Accredia, con valenza internazionale.
OBIETTIVI DEL CORSO
L’obiettivo è di far apprendere i concetti e le metodologie essenziali del Project Management, in linea con gli standard nazionali e internazionali, applicati al settore delle costruzioni e degli impianti. Si mira a formare una figura professionale capace di operare nel coordinamento progettuale, nella realizzazione e nella gestione di opere pubbliche e private, in tutte le fasi del processo degli interventi edilizi, infrastrutturali e ambientali.
PROGRAMMA DEL CORSO
Il corso risponde al D.Lgs. 36/2023, che prevede all’allegato I.2 art.4 comma 4 che i RUP: “nelle procedure di affidamento di lavori particolarmente complessi, il RUP possiede, oltre a un’esperienza professionale di almeno cinque anni nell’ambito delle attività di programmazione, progettazione, affidamento o esecuzione di appalti e concessioni di lavori, una laurea magistrale o specialistica nelle materie oggetto dell’intervento da affidare nonché adeguata competenza quale Project Manager, acquisita anche mediante la frequenza, con profitto, di corsi di formazione in materia di Project Management”. Il Corso di Project Manager per il settore civile ed impiantistico è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnicomanageriali, in grado di elaborare la sempre crescente complessità delle fasi tecnico economiche dell’intervento; la figura di un professionista Project Manager certificato quale supporto al RUP, ai sensi dell’allegato I.2 art.2 comma 3, D.Lgs. 36/2023, con incarico diretto al di sotto di 140 mila euro. Il corso prepara i partecipanti per la certificazione di Project Manager, da effettuarsi presso un Organismo di Certificazione Accreditato, come ICMQ.
Il corso della durata di 40 ore si svolge nelle seguenti date e orari: 7, 13, 19, 22 e 29 maggio 2026 – ore 9.00 – 13:00 e 14.00 – 18:00
Il corso è valido come aggiornamento formativo per il mantenimento della certificazione di BIM Manager, BIM Coordinator.
QUOTA
Clienti ICMQ: Euro 900 euro + IVA
Altri: Euro 1.100 euro + IVA
E’ prevista una riduzione del 15% per l’iscrizione di 2 partecipanti, del 20% per 3 partecipanti, del 25% per 4 o più partecipanti della stessa società.
Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link
Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata
26 MAGGIO 2026 | 4 ore | DIRETTIVA UE 2023/970: PARITÀ E TRASPARENZA RETRIBUTIVA TRA OBBLIGHI ED OPPORTUNITÀ
DIRETTIVA UE 2023/970: PARITÀ E TRASPARENZA RETRIBUTIVA TRA OBBLIGHI ED OPPORTUNITÀ
Il modulo analizza l’evoluzione normativa della Direttiva UE 2023/970, approfondendo il perimetro di applicazione, le scadenze periodiche e il nuovo sistema sanzionatorio per le aziende. Vengono illustrati gli impatti operativi sulla gestione delle persone , fornendo indicazioni pratiche per gestire la selezione, la contrattazione collettiva e l’inversione dell’onere della prova. Il percorso mira a trasformare l’adempimento normativo in una leva strategica per ottimizzare il budget HR e consolidare la reputazione aziendale attraverso la trasparenza.
27 MAGGIO 2026 | 4 ore | LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITA’ DI GENERE UNI/PDR 125:2022 COME LEVA STRATEGICA PER LA COMPLIANCE ALLA DIRETTIVA UE 2023/970 DALLE 9:00 ALLE 13:00
LA CERTIFICAZIONE PER LA PARITA’ DI GENERE UNI/PDR 125:2022 COME LEVA STRATEGICA PER LA COMPLIANCE ALLA DIRETTIVA UE 2023/970
Questa sessione esplora il funzionamento della certificazione per la parità di genere UNI/PdR 125:2022 ei relativi benefici economici e reputazionali derivanti dalla parità di genere in azienda. Viene approfondito l’utilizzo della certificazione come veicolo tecnico per anticipare i requisiti della Direttiva UE , strutturando processi equi lungo l’intero ciclo di vita professionale. Il modulo fornisce strumenti metodologici per la mappatura delle competenze, la pesatura delle posizioni e l’analisi rigorosa del diverso retributivo per lavori di pari valore.
Verrà rilasciato un attestato di frequenza. Saranno riconosciuti 4 crediti formativi per ogni modulo validi per il mantenimento della certificazione al superamento del test di valutazione per: HSE Manager e Specialist UNI 11720, Sustainability Manager e Sustainability Pratictioner secondo la UNI/Pdr 109.1:2021
Nella notte tra il 20 e il 21 aprile, a Laterza, un tentativo di furto è stato sventato grazie al tempestivo intervento della vigilanza privata Metronotte e dei Arma dei Carabinieri.
L’allarme è scattato intorno alle ore 2:00, a seguito della segnalazione di movimenti sospetti. L’attivazione immediata della centrale operativa Metronotte ha consentito l’invio delle pattuglie sul posto in tempi rapidi, interrompendo l’azione criminosa. Alla vista degli operatori, i malviventi si sono dati alla fuga, abbandonando diversi mezzi agricoli e industriali già predisposti per il furto.
L’episodio evidenzia modalità operative ormai ricorrenti: accessi rapidi, selezione di beni ad alto valore e preparazione logistica per un’asportazione veloce. Dinamiche che richiedono risposte altrettanto tempestive ed efficaci.
Determinante si è rivelata la sinergia tra segnalazione, intervento della vigilanza Metronotte e coordinamento con le forze dell’ordine. Un modello di sicurezza integrata che rappresenta oggi uno standard essenziale per la tutela del patrimonio.
Il caso conferma il ruolo centrale degli istituti di vigilanza privata nella prevenzione dei reati predatori e nella protezione delle attività economiche.
Peggiorato lo scenario. Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente. L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana: cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del PNNR.
Petrolio caro, anche il gas ma meno. Il prezzo del petrolio è tenuto alto dal conflitto in Medio Oriente, che ne minaccia scarsità: 102 dollari al barile in media in aprile (da 99 a marzo), +40 dollari sulla media di dicembre (62). Il prezzo del gas, invece, si è moderato un po’ in aprile (48 euro/mwh), dopo essere salito a marzo (53) quasi al doppio di dicembre (28). Il dollaro si è fermato a 1,16 sull’euro in aprile, dopo il rafforzamento a marzo: non sta aiutando ad attenuare i rincari dell’energia per l’Eurozona.
Tassi in aumento. La guerra sta ampliando gli spread e invertendo la rotta dei tassi sovrani in Europa, dai minimi del 27 febbraio ai massimi del 27 marzo: in Italia a 4,02% da 3,36%, in Francia 3,79% da 3,17%, in Germania 3,07% da 2,61%; in aprile, lieve moderazione. Il tasso per le imprese italiane è a 3,33% a febbraio ma salirà, frenando il credito. Infatti la BCE è attesa rialzare i tassi a breve (dal 2,00%), per il già avviato balzo dell’inflazione: in Europa +2,5% a marzo, da +1,9%; negli USA +3,3% da +2,4%; in Italia è salita meno (+1,7% da +1,5%) perché i prezzi di alcuni servizi sono scesi mentre saliva l’energia.
Investimenti: indicatori stabili. I dati congiunturali evidenziano segnali di tenuta degli investimenti per il 1° trimestre. A marzo, resta quasi invariata la fiducia delle imprese manifatturiere di beni strumentali, dopo gli aumenti di gennaio-febbraio. Nelle costruzioni, la fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese, trainata dalle attese di occupazione, anche se con peggiori aspettative sui piani di costruzione.
Consumi: fiducia giù, rischio aumento del risparmio. Nel 4° trimestre il tasso di risparmio era sceso al 7,8%, poco sopra il livello pre-pandemia. A febbraio le vendite al dettaglio si sono contratte (-0,2%), specie per i beni alimentari. A marzo crescono poco gli acquisti di auto (+0,6%), ma la fiducia è peggiorata bruscamente: ciò potrebbe far salire il risparmio già nel 1° trimestre, frenando i consumi.
Industria: attese negative. A febbraio la produzione industriale era aumentata di appena +0,1%, insufficiente a recuperare il calo di gennaio (-0,6%): nel 1° trimestre la riduzione acquisita è di -0,5%. A marzo il PMI è in zona espansiva (51,3 da 50,6), ma l’attività è sostenuta dall’accumulo “precauzionale” di scorte in vari settori, per anticipare aumenti di prezzo. La fiducia delle imprese industriali è in modesto aumento, ma l’impatto della guerra emerge nella brusca flessione delle attese di produzione.
Anche nei servizi atteso un calo della domanda. I servizi in Italia stavano accelerando a inizio 2026, in particolare con una spesa dei turisti stranieri al +6,3% tendenziale a gennaio. Ma con la guerra, a marzo l’indicatore SP-PMI è caduto bruscamente in zona recessiva (48,8 da 52,3), riflettendo un calo della domanda. La fiducia delle imprese dei servizi è salita di poco, ma peggiorano le attese sugli ordini.
Export in aumento prima del conflitto. L’export italiano di beni è risalito a febbraio (+2,2% a prezzi costanti), dopo una stasi a gennaio. Cruciale il rimbalzo delle vendite negli USA (+8,0% tendenziale, dopo mesi di calo), concentrate nei farmaci e negli altri mezzi di trasporto. I nuovi dazi, dal 24 febbraio, rendono le merci italiane meno competitive rispetto a prima. Un impatto diretto della guerra è atteso sui 22 miliardi di export verso i paesi del Golfo e su alcune forniture critiche (alluminio, fertilizzanti).
Eurozona: segnali di sfiducia. A febbraio la produzione industriale è rimasta ferma in Spagna e Germania, si è contratta in Francia (-0,8%); a marzo i PMI indicano miglioramento in Germania, stabilità in Francia, flessione in Spagna; mentre nei servizi la Francia è l’unica in calo. La fiducia e le attese di occupazione sono in calo nell’Area sulla scia della guerra e l’incertezza è salita ai livelli dell’aprile 2025.
Previsioni al rialzo per gli USA. La FED ha rivisto al rialzo le previsioni sull’economia USA: +2,4% nel 2026. La produzione industriale a marzo ha subito una flessione (-0,5%), ma nel 1° trimestre registra nel complesso un +0,6% (dopo -0,4% nel 4°); gli indici PMI e ISM confermano la dinamica positiva della manifattura. L’aumento degli occupati (+178 mila unità) e le basse richieste di sussidi di disoccupazione evidenziano un miglioramento del mercato del lavoro americano.
Frena la Cina. Nel 2026 la crescita è attesa indebolirsi (target al +4,5/5,0%) a causa delle maggiori difficoltà per il commercio estero e l’approvvigionamento di energia legate alla guerra. L’export è già in frenata (+2,5% annuo a marzo, da +21,8% a gennaio-febbraio), il PMI indica debolezza per la produzione industriale (50,8 a marzo, da 52,1), che nei primi due mesi aveva segnato un +6,3% annuo. L’import cresce (+27,8%), al ritmo più alto dal 2021, segnalando una domanda interna in miglioramento.
Guerra: per le imprese, energia fino a +21 miliardi
Cosa dicono le imprese. Nel questionario di marzo dell’Indagine Rapida sull’attività nell’industria italiana, somministrato tra il 18 e il 25 alle grandi imprese del settore associate a Confindustria, è stato chiesto di individuare i principali ostacoli connessi al conflitto in Medio Oriente, distinguendo tra criticità già emerse e problematiche attese in caso di un prolungamento oltre un mese. Questo ha consentito al Centro Studi Confindustria di raccogliere informazioni dirette sugli impatti della guerra subiti dalle aziende industriali italiane, in netto anticipo sui dati statistici ufficiali.
Imprese preoccupate dai costi. I risultati mostrano come le preoccupazioni si concentrano soprattutto su tre fattori: il costo dell’energia, indicato come criticità dal 25,0% dei rispondenti, i costi di trasporto e/o assicurazione (21,9%) e il costo delle materie prime non energetiche (18,4%). Quest’ultimo assume un rilievo maggiore nelle prospettive, risultando la principale fonte di preoccupazione (20,7% delle imprese) qualora il conflitto si protragga; seguono il costo dell’energia (19,4%) e i costi di trasporto e/o assicurazione (15,4%). Tra le ulteriori criticità già ben evidenti si segnalano gli ostacoli alle esportazioni (11,2%) e l’aumento del costo dei semilavorati (8,5%); quest’ultimo assume un peso maggiore nello scenario prospettico, venendo indicato come rischio dal 10,3% degli intervistati in caso di prolungamento del conflitto oltre un mese.
Conta molto la durata del conflitto. Nel complesso, i risultati evidenziano come le pressioni sui costi risultino, al momento, più rilevanti rispetto alle difficoltà di approvvigionamento: le tensioni in atto sui prezzi di input quotati sui mercati internazionali, sia energetici che non energetici, appaiono per ora riconducibili a dinamiche speculative (basate sull’attesa di futura scarsità), più che a vincoli di disponibilità fisica. In particolare, questo è vero soprattutto per il petrolio, la commodity più colpita dalla guerra: sui prezzi (subito) e sui volumi (tra qualche mese). In una prospettiva di più lunga durata del conflitto, emergono segnali di crescente attenzione anche ai rischi di approvvigionamento di input, cioè alla carenza di volumi. In particolare, la quota di imprese che indica criticità nella fornitura di materie prime aumenta dal 7,4% all’11,3%, rendendo tale fattore il quarto principale rischio atteso. Con un conflitto lungo, aumenta anche la preoccupazione delle imprese per i siti produttivi nei paesi del Golfo coinvolti.
Di quanto aumentano i costi energetici per le imprese? Il Centro Studi Confindustria ha stimato di quanto potrebbero aumentare quest’anno i costi energetici per le imprese in Italia, in diversi scenari per la guerra in Iran. La stima applica i rincari delle commodity energetiche alla struttura dei costi di produzione delle imprese. Già nel 2025, per gli strascichi sui prezzi di gas e petrolio dell’impennata del 2022, la manifattura italiana pagava una bolletta energetica più alta dei principali competitor europei (Francia e Germania), con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali maggiore rispetto a 6 anni prima (del +25%, dal 3,9% pre-Covid, al 4,9%). Per il 2026, nell’ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), che riprendano i flussi commerciali pre-conflitto e che la capacità produttiva dei paesi del Golfo rimanga adeguata a sostenere l’offerta mondiale, le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025; l’incidenza dei costi energetici risulterebbe superiore di 1 punto percentuale, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026. Se invece la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari in media annua, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%). In questo caso, si arriverebbe intorno ai livelli critici già sperimentati nel 2022 (8,3%), non sostenibili per le nostre imprese. Le quali vedrebbero erosa la loro competitività sia in Europa che a livello internazionale, considerato anche che i prezzi di petrolio e gas sono più bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano.
Un recente episodio presso l’ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo evidenzia il ruolo centrale della vigilanza privata nella gestione della sicurezza in ambito sanitario.
Un uomo si aggirava da giorni nei reparti, generando disagio tra pazienti e personale. Le guardie giurate di Telecontrol Vigilanza hanno monitorato la situazione e sono intervenute con tempestività, accompagnando il soggetto al posto di polizia per gli accertamenti.
L’episodio conferma l’importanza di un presidio professionale, capace di coniugare osservazione, prevenzione e intervento, in stretta collaborazione con le forze dell’ordine.
Il tema della sicurezza nelle strutture sanitarie è da tempo al centro dell’attenzione di ASSIV, che attraverso il proprio blog (blog.assiv.it) promuove analisi e riflessioni sul contributo della vigilanza privata in questi contesti. Episodi come questo confermano quanto sia fondamentale disporre di servizi professionali, integrati e adeguatamente organizzati per garantire sicurezza senza compromettere l’accessibilità delle strutture.