Richieste di integrazione salariale per “eventi meteo” – temperature elevate

Messaggio INPS del 20 luglio 2023, n. 2729: Richieste di integrazione salariale per “eventi meteo” – temperature elevate. Indicazioni

In considerazione dell’eccezionale ondata di calore che sta interessando tutto il territorio nazionale e dell’incidenza che tali condizioni climatiche possono determinare sulle attività lavorative e sull’eventuale sospensione o riduzione delle stesse con riconoscimento del trattamento di integrazione salariale, si riassumono le indicazioni che seguono.

Come già chiarito in precedenza, in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza delle temperature elevate, il ricorso al trattamento di integrazione salariale con la causale “eventi meteo” è invocabile dal datore di lavoro laddove le suddette temperature risultino superiori a 35° centigradi. Va, tuttavia, ricordato che anche temperature inferiori a 35° centigradi possono determinare l’accoglimento della domanda di accesso al trattamento ordinario qualora entri in considerazione la valutazione anche della temperatura c.d. “percepita”, che è più elevata di quella reale.

Tale situazione, ad esempio, si determina nelle giornate in cui si registra un elevato tasso di umidità che concorre significativamente a determinare una temperatura “percepita” superiore a quella reale. Pertanto, la valutazione della temperatura rilevata nei bollettini meteo deve tenere conto anche del grado di umidità, atteso che, in base alla combinazione dei due valori (temperatura e tasso di umidità), è possibile ritenere che la temperatura percepita sia maggiore di quella effettivamente rilevata.

Naturalmente costituiscono un elemento di rilievo per una positiva valutazione dell’integrabilità della causale sia la tipologia di lavorazione in atto che le modalità con le quali la stessa viene svolta.

Dalla valutazione di dette caratteristiche, infatti, può emergere la rilevanza della temperatura “percepita” rispetto a quella reale, in considerazione della particolare incidenza che il calore determina sul regolare svolgimento delle lavorazioni.

Anche temperature inferiori ai 35 gradi possono, quindi, essere idonee a dare titolo al trattamento di integrazione salariale, se le relative attività sono svolte in luoghi non proteggibili dal sole o se comportino l’utilizzo di materiali ovvero in presenza di lavorazioni che non sopportano il forte calore.

In sostanza, la valutazione non deve fare riferimento solo al gradiente termico ma anche alla tipologia di attività svolta e alle condizioni nelle quali si trovano ad operare i lavoratori.

Ai fini di una più puntuale valutazione degli elementi a supporto della richiesta di accesso al trattamento di integrazione salariale nei casi “de quo”, potranno soccorrere anche le documentazioni o le pubblicazioni su dati relativi agli indici di calore da parte dei vari dipartimenti meteoclimatici o della protezione civile.

Si precisa che la medesima considerazione deve essere svolta anche con riferimento alle lavorazioni al chiuso, allorché le stesse non possano beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro, nonché nell’ambito del lavoro svolto in agricoltura, secondo la disciplina in materia di Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole (CISOA) recata dalla legge 8 agosto 1972, n. 457, e successive modificazioni.

Si ricorda, inoltre, che il trattamento di integrazione salariale è riconoscibile in tutti i casi in cui il datore di lavoro, su indicazione del responsabile della sicurezza dell’azienda, disponga la sospensione/riduzione delle attività in quanto sussistono rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, purché le cause che hanno determinato detta sospensione/riduzione non siano imputabili al medesimo datore di lavoro o ai lavoratori.

Conseguentemente, anche nel caso in cui le sospensioni/riduzioni siano disposte dal datore di lavoro su indicazione del responsabile della sicurezza per cause riconducibili alle temperature eccessive rilevate sul luogo di lavoro, è possibile valutare positivamente la richiesta di ricorso al trattamento di integrazione salariale.

Si ricorda, infine, che, a seguito del riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro operato dalla legge 31 dicembre 2021, n. 234, il ricorso all’ammortizzatore sociale per “eventi meteo” è ammesso anche con riferimento ai datori di lavoro tutelati dal Fondo di integrazione salariale (FIS) e dei Fondi di solidarietà bilaterali ex articoli 26 e 40 del D.lgs. n. 148/2015. Va, tuttavia, evidenziato che, ai fini della positiva valutazione della richiesta di accesso al trattamento per le motivazioni richiamate, occorre tenere conto sia della tipologia di attività lavorativa espletata sia delle modalità di svolgimento della stessa.

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Da Anci e Anie una guida per la videosorveglianza

Huffington Post: Da Anci e Anie una guida per la videosorveglianza

di Maria Cristina Urbano

È evidente come determinate tecnologie, per la loro complessità e la connessa necessità di formazione continua del personale, non possano essere alla portata di tutte le amministrazioni comunali, né gestite da queste ultime in totale autonomia.

Analisi obiettiva del rischio, progettazione coerente con il livello di rischio individuato, scelta delle tecnologie più adeguate, assistenza nell’installazione delle infrastrutture, gestione dei sistemi di videosorveglianza, aggiornamento dei sistemi e integrazione tra tecnologia, personale armato e non armato, attenzione ai delicati equilibri fra utilizzo delle tecnologie e rispetto della normativa privacy a tutela del cittadino. Anci e Anie-Sicurezza, federazione di Confindustria alla quale Assiv aderisce, hanno stipulato negli scorsi mesi un accordo di collaborazione che ha avuto come primo esito la redazione di una “Guida per la videosorveglianza del territorio e degli ambienti pubblici”.

Il primo passo per l’implementazione del protocollo è stato presentato in un webinar lo scorso 13 luglio dal titolo “Nuovi paradigmi, fra integrazione tecnologica e convergenza con il fattore umano”, che ha permesso ai vertici delle due associazioni di evidenziare come i 7.901 comuni italiani possano beneficiare dell’expertise degli Istituti di vigilanza privata, che rappresentano ormai un fiore all’occhiello nel comparto della sicurezza italiana, in termini di capacità organizzativa, professionalità degli operatori e tecnologie adottate.

Videosorveglianza avanzata, analisi predittiva del rischio, sensori multiparametrici sono tutte soluzioni che consentono una buona prevenzione e una maggiore tempestività d’intervento nel caso in cui ciò sia necessario. Per non parlare di una importante evoluzione della videosorveglianza, ovvero la videoanalisi, un servizio di sicurezza ipertecnologico che sfrutta le più recenti applicazioni dell’intelligenza artificiale per analizzare le immagini provenienti dalle telecamere di videosorveglianza ed è in grado di rilevare con un elevato grado di efficacia eventi sospetti o comportamenti anomali, a fini di prevenzione prima ancora che di repressione. È evidente come determinate tecnologie, per la loro complessità e la connessa necessità di formazione continua del personale, non possano essere alla portata di tutte le amministrazioni comunali, né gestite da queste ultime in totale autonomia. È per fornire risposta concreta a tali difficoltà che ha preso forma l’accordo tra ANCI e ANIE-Sicurezza.

L’esigenza di avere un supporto in tutti gli step per installare impianti di videosorveglianza è d’altronde particolarmente sentita dai comuni, che in meno di 10 anni hanno visto crescere del 120% la presenza di impianti di videosorveglianza passando da 66 impianti ogni 100 mila abitanti del 2014 ai 145 del 2022 (Fonte dati: Rapporto Nazionale sull’attività della Polizia Locale 2022).

Un trend questo che spinge anche il fatturato aggregato del comparto Sicurezza e Automazione edifici che, per quanto riguarda la videosorveglianza, nel 2022 è cresciuto del 16,1% rispetto al 2021 (Fonte dati: ANIE SICUREZZA).

È questa la strada da seguire, quella di una stretta partnership tra pubblico e privato, che proprio in ambiti così importanti per la vita delle nostre comunità si dimostra efficace nel “rafforzare progetti di sicurezza urbana e controllo e monitoraggio del territorio nel rispetto del quadro normativo vigente”.

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Ad Asti l’impegno della prefettura per intensificare la sicurezza dei cittadini

Interventi e misure adottati in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica

Si è tenuta questa mattina nella prefettura di Asti la riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal prefetto Claudio Ventrice, per l’individuazione di misure e interventi finalizzati a migliorare ed intensificare la sicurezza urbana.

Sono stati sottoscritti due protocolli di legalità sul controllo di vicinato. Il primo, con il sindaco del comune di Cortanze, in aggiunto agli altri 33 comuni dell’astigiano, per valorizzare la collaborazione tra cittadini e Forze di Polizia, in un’ottica di sicurezza integrata e partecipata. Il secondo, con il sindaco di Asti, per integrare il precedente protocollo e istituire, in forma di appendice, l’elenco dei Gruppi di controllo del vicinato del comune capoluogo.

È stato poi approvato il nuovo progetto presentato dal comune di Asti per l’accesso ai contributi previsti dal Fondo Unico Giustizia per finanziare iniziative di prevenzione e contrasto delle truffe nei confronti di persone anziane. Previste, tra le altre, la prosecuzione di campagne informative rivolte alla cittadinanza e di incontri di riflessione in collaborazione con associazioni di volontariato.

È stata, infine, condivisa la recente circolare del ministero dell’Interno sul “Rafforzamento delle misure a favore del circuito legale del divertimento” finalizzata ad imprimere un rinnovato impulso alle attività di controllo e vigilanza nel settore dell’intrattenimento pubblico.

Fonte: Ministero dell’Interno

Più sicurezza nei presidi sanitari: firmato un protocollo in prefettura a Parma

Più sicurezza nei presidi sanitari: firmato un protocollo in prefettura a Parma

Per prevenire e contrastare atti violenti nei confronti del personale sanitario

Prevenire e contrastare gli atti di violenza nei confronti del personale sanitario che presta servizio nei presidi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e l’Ausl di Parma. È questo l’obiettivo del protocollo sottoscritto questa mattina dal prefetto di Parma, Antonio Garufi, e dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria e Commissario straordinario azienda USL di Parma, Massimo Fabi.

Il protocollo, in linea con le specifiche direttive del ministro dell’Interno, risponde all’esigenza di prevenzione e maggior tutela degli operatori sanitari e dei pazienti all’interno delle strutture pubbliche, e rinsalda la collaborazione tra il sistema sanitario e le Forze dell’Ordine.

L’accordo prevede, in particolare, un potenziamento degli strumenti di videosorveglianza e vigilanza sui luoghi di lavoro e la formazione del personale sanitario in materia di prevenzione e gestione delle situazioni di conflitto.

Le Forze dell’ordine, oltre ad assicurare l’intervento immediato in caso di episodi violenti, interverranno a specifici incontri con gli operatori per promuovere, presso le strutture, la cultura della sicurezza.

L’intesa – ha osservato il prefetto Garufi – contribuisce a rafforzare «le condizioni indispensabili affinché il servizio sanitario pubblico possa svolgersi nel modo più efficiente e sereno a tutela della salute di tutti noi».

Fonte: Ministero dell’Interno

Focus a Bari sull’andamento della criminalità in Puglia

Focus a Bari sull’andamento della criminalità in Puglia

L’analisi nell’ambito della conferenza regionale autorità di pubblica sicurezza riunita in prefettura

Situazione della sicurezza in Puglia, con un focus sulla criminalità, all’esame, ieri, della conferenza regionale delle autorità di pubblica sicurezza presieduta ieri nella prefettura di Bari dal prefetto Antonia Bellomo.

L’analisi si è concentrata in particolare sui fenomeni di criminalità a livello interprovinciale, che richiedono un approccio strategico e operativo integrato.

Mentre si segnalano i furti d’auto, per mano di bande criminali esperte che si muovono tra le province di Bari, Foggia e Barletta-Andria-Trani (Bat) per rivendere poi i nove pezzi sul mercato dei pezzi di ricambioriunita ieri in prefettura, il traffico e lo spaccio di droghe rimangono il “core business” delle organizzazioni criminali locali, con evidenti ricadute anche di natura socio-sanitaria. In tutte le province si evidenziano casi di disagio minorile, sui quali è necessario intervenire – è emerso durante la riunione – coinvolgendo tutti i soggetti competenti nel promuovere politiche educative e strategie mirate di prevenzione con azioni di contrasto alla marginalità sociale.

Temi seguiti con attenzione anche dalle altre prefetture pugliesi, rappresentate dai rispettivi titolari, che hanno illustrato le iniziative messe in campo, in particolare cooperando con gli enti locali e con la società civile attraverso patti per la sicurezza urbana e altri protocolli d’intesa.

Il prefetto di Bari ha presentato alcune iniziative sperimentate nel capoluogo, buone pratiche replicabili anche nelle altre realtà provinciali, come il protocollo operativo in tema di sicurezza psichiatrica – messo a punto dalla procura generale presso la corte di appello di Bari d’intesa con la regione Puglia, per l’inserimento di autori di reato con problemi psichici nelle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) – e il protocollo relativo alle procedure di intervento per gli accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, che definisce più precisamente i compiti delle Polizie locali e delle strutture sanitarie, con l’assenso dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci).

Durante l’incontro, in presenza anche del vicepresidente della regione, è stata anche presentata mappatura delle coste pugliesi, funzionale al miglioramento della sicurezza delle attività marittime e balneari, della tutela ambientale e della conservazione e valorizzazione della costa e del mare ma molto utile anche come base per le attività delle Forze di polizia a presidio della sicurezza su un territorio che abbraccia 69 comuni costieri con circa un milione e 700mila abitanti complessivi.

Fonte: Ministero dell’Interno

Intesa in Conferenza Stato-città per potenziare sicurezza urbana e contrasto al degrado

Intesa in Conferenza Stato-città per potenziare sicurezza urbana e contrasto al degrado

La riunione presieduta dal sottosegretario Ferro

Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro ha presieduto ieri una riunione straordinaria della Conferenza Stato-città e autonomie locali, durante la quale l’Anci e l’Upi hanno espresso parere favorevole sullo schema di decreto del ministro dell’Interno, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, di modifica del decreto interministeriale del 25 giugno 2021 recante le modalità di presentazione delle richieste di accesso al “Fondo per il potenziamento delle iniziative di sicurezza urbana da parte dei Comuni” per il triennio 2021-2023.

Per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana da parte dei comuni, l’articolo 35-quater del decreto-legge 4 ottobre 2018, n.113, convertito dalla legge 1° dicembre 2018, n.132, ha istituito nello stato di previsione del ministero dell’Interno un fondo, con una dotazione pari a 2 milioni di euro per l’anno 2018 e a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019 e 2020. Le risorse del suddetto fondo sono state incrementate di 25 milioni di euro per l’anno 2019, di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 25 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022.

Con il provvedimento in esame sono modificati – in relazione all’anno 2023 – alcuni degli obiettivi e dei criteri di ripartizione delle risorse del fondo per il potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana da parte dei comuni precedentemente stabiliti con decreto interministeriale del 25 giugno 2021.

In particolare, considerata l’esigenza di avviare iniziative di contrasto a fenomeni di marginalità ed esclusione sociale che rischiano di favorire lo sviluppo di condotte illegali e, tra l’altro, di promuovere una migliore accessibilità e fruibilità dei luoghi nevralgici per la vita cittadina:

–  ai comuni capoluogo delle città metropolitane viene destinata una quota pari al 72% delle risorse disponibili, in rapporto alla popolazione al 1° gennaio 2022, in luogo della quota precedentemente stabilita, pari al 60 per cento;

–  è confermata la quota del 12 %delle risorse disponibili è destinata ai comuni capoluogo di città metropolitane – Catania, Messina, Napoli e Reggio Calabria – che si trovano nelle condizioni di dissesto o predissesto finanziario;

–  viene destinata una quota pari all’8 per cento delle risorse disponibili, ai comuni litoranei per il finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto dell’abusivismo commerciale e della vendita di prodotti contraffatti nella stagione estiva (circolare “spiagge sicure”), in luogo della quota precedentemente stabilita, pari al 14 per cento;

–  viene destinata una quota pari all’8% delle risorse disponibili, ai comuni individuati dalla circolare del capo di Gabinetto del ministro dell’Interno cosiddetta “scuole sicure”, per il finanziamento di iniziative di prevenzione e contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti nei pressi degli istituti scolastici, in luogo della quota precedentemente stabilita, pari al 14%.

Vengono, inoltre, individuati ulteriori ambiti di intervento per l’utilizzo delle risorse del fondo destinate ai comuni capoluogo delle città metropolitane.

Il provvedimento si inserisce nel quadro degli impegni del ministro dell’Interno Piantedosi e del Governo in favore dei comuni e della sicurezza urbana.

Inl: tutela dei lavoratori sul rischio legato ai danni da calore

Inl: tutela dei lavoratori sul rischio legato ai danni da calore

I rischi legati al caldo richiedono azioni da parte dei datori di lavoro per la tutela dei lavoratori. Le istruzioni sono contenute nella nota 5056/2023 dell’INL che contiene una rassegna dei settori particolarmente a rischio e gli interventi da adottare, passando per la possibile richiesta della cassa integrazione.

Scarica la nota INL 5056/2023

L’evoluzione della vigilanza privata: Sicurezza intervista il Presidente Assiv Maria Cristina Urbano

L’evoluzione della vigilanza privata: Sicurezza ne parla con il Presidente Assiv Maria Cristina Urbano e con il Vicepresidente Confedersicurezza Servizi, Antonello Villa.

Anche il mondo della vigilanza privata sta cambiando e richiede figure professionali con autonomia decisionale, capacità di assumersi maggiori responsabilità e che posseggano una combinazione di competenze normative, tecniche e informatiche. Insomma, un insieme articolato di conoscenze ed esperienze, che richiede impegno costante nell’aggiornamento e nella formazione.

Come è cambiata la richiesta nell’ambito della vigilanza privata e quali sono le principali caratteristiche che le figure professionali devono possedere per soddisfare le esigenze attuali del settore? Quali competenze e abilità sono considerate cruciali?

Ne abbiamo parlato con Maria Cristina UrbanoPresidente ASSIV, e Antonello Villa, Vicepresidente ConFedersicurezza e Servizi.

Per Maria Cristina Urbano “la vigilanza privata oggi non può più proporre semplici figure di sorveglianza ma risorse con una professionalità particolarmente elevata […], il cui compito è quello di gestire situazioni di rischio, sia attuale che potenziale, in tutti i contesti in cui siano chiamati ad operare: aziende, uffici pubblici, proprietà private, ma anche luoghi aperti al pubblico caratterizzati da grandi flussi di persone o da specifiche esigenze di sicurezza, nonché nei contesti urbani, in cui il concetto di sicurezza del cittadino è profondamente cambiato nel corso degli ultimi anni”.

La Urbano sottolinea come l’introduzione di professionalità articolate, capaci di rispondere prontamente alle esigenze sempre più alte di sicurezza sia oramai irreversibile e necessaria. Per elevare il livello generale della “cultura della sicurezza” sarebbe senz’altro utile l’impiego più incisivo della figura del security manager, per adesso obbligatoria per solo per gli istituti di Vigilanza Privata. “Pur non essendo ancora particolarmente diffusa, alcune organizzazioni complesse si stanno dotando di tale figura. Poche settimane fa il Friuli Venezia-Giulia ha deciso di istituire, per le infrastrutture critiche regionali, un profilo specifico professionale con il compito di gestire ’tutti i rischi di natura dolosa e/o criminosa, colposa o accidentale’ riguardanti un dato perimetro. Quindi tecnici informatici che abbiano le competenze per gestire i centri operativi degli IVP, che sempre più assomigliano a basi della NASA; e anche sic et simpliciter guardie particolari giurate beneficiarie di continua formazione professionale, capaci di gestire in autonomia situazioni a basso e medio rischio e che, anche grazie al recente rinnovo contrattuale, possano avere riscontri economici soddisfacenti.”

Antonello VillaVicepresidente ConFedersicurezza e Servizi, Vicepresidente del CoESS e Presidente del comitato Monitoring and Remote Surveillance, sostiene la necessità di integrare competenze umane e tecnologia : “La tecnologia – afferma – è una componente fondamentale di una corretta strategia di sicurezza, ma da sola non basta. Serve un mix bilanciato tra servizi di sicurezza professionali e tecnologia per una tutela dei beni efficace.” A ciò aggiunge una considerazione sulle professionalità del settore, oggi tanto più complesse e responsabilizzate da poter aspirare, con la dovuta preparazione, ad ambiti delicati quali la tutela delle persone. Afferma infatti: ”Ho volutamente omesso di riportare la tutela delle persone perché in Italia questo ambito ci è precluso, al contrario di quanto avviene nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea. In ConFedersicurezza e Servizi siamo convinti che, pur nel rispetto delle prerogative che lo Stato assegna in via esclusiva alle Forze dell’Ordine, siano individuabili degli ambiti operativi per i quali gli operatori della sicurezza, opportunamente formati e certificati, possano intervenire anche a tutela delle persone. ConFedersicurezza e Servizi sta compiendo ogni sforzo per stimolare il dibattito sul piano istituzionale per cogliere questo obiettivo, ne beneficerebbe sia la collettività, sia il nostro settore che amplierebbe la propria offerta con positive ricadute anche sul piano occupazionale. Premesso che quanto osservato sul nostro mercato nazionale non si discosta dai trend rilevati a livello europeo, la Vigilanza Privata è oggi impegnata nella Transizione Digitale in un mercato che, con maggior frequenza e competenza chiede servizi imperniati su sistemi di allarme, soprattutto video, controllati da remoto. Non stupisce quindi che le competenze digitali siano sempre più richieste, anche se nel 2021 ben il 76% delle aziende intervistate aveva difficoltà ad assumere personale con tali capacità”.

Nell’ambito della sicurezza, l’evoluzione delle tecnologie ha svolto un ruolo fondamentale nell’innovazione e nel miglioramento delle pratiche di sicurezza. In che modo le tecnologie avanzate di security danno supporto ai professionisti della vigilanza?

Per Maria Cristina Urbano, la tecnologia è complementare alle facoltà umane, permettendo, con opportuna preparazione, interventi più rapidi:“Il paradigma che caratterizza la vigilanza privata degli ultimi anni – afferma- è un connubio tra uomo e tecnologia. Un settore labour intensive come il nostro guarda a quanto l’innovazione può migliorare l’efficienza e l’efficacia della risposta a situazioni di pericolo: videosorveglianza avanzata, analisi predittiva del rischio, sensori multi-parametrici, sono tutte soluzioni che consentono una buona prevenzione e una maggior tempestività d’intervento. Per non parlare delle varie evoluzioni della video sorveglianza, come la video-analisi, un servizio di sicurezza ipertecnologico che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini provenienti dalle telecamere ed è in grado di rilevare automaticamente eventi sospetti o comportamenti anomali. Proprio per questo, ASSIV osserva con grande interesse quanto sta accadendo a livello europeo sul regolamento per l’Intelligenza Artificiale, che avrà certamente ricadute concrete sul comparto della sicurezza, inoltre abbiamo avviato una intensa attività di sensibilizzazione nei confronti del Ministero dell’Interno per la autorizzazione all’uso di tecnologie quali la bodycam, che sicuramente innalzerebbero i livelli di sicurezza degli operatori”.

Anche per Antonello Villa l’intelligenza artificiale offre opportunità notevoli: “Si sono affacciate sul mercato della sicurezza tecnologie molto promettenti, come, ad esempio, sviluppi nell’analisi video consentiti dall’Intelligenza Artificiale. Il nostro settore vede nelle nuove frontiere tecnologiche l’opportunità per ampliare la propria offerta. L’idea alla base è che la sicurezza necessita di un nuovo approccio olistico piuttosto che l’attuale parcellizzazione tra le sue varie componenti. Questa l’idea che abbiamo cercato di spiegare in un libro bianco di cui sono stato promotore e coautore, realizzato dal CoESS in collaborazione con International Security Ligue, scaricabile sul sito CoESS (https://www.coess.org)

In seno a questo cambiamento abbiamo chiesto alle due Associazioni con quali prospettive parteciperanno a SICUREZZA quest’anno.

Con la consapevolezza che il settore della vigilanza privata, fino a pochi anni fa ritenuto capace di assolvere esclusivamente compiti routinari – riporta Urbano-, grazie al lavoro portato avanti da ASSIV e dai suoi associati può oggi a tutti gli effetti rivendicare un ruolo di prim’ordine all’interno del sistema di sicurezza del Paese.”

Villa, invece conclude, “Riconoscendo Fiera SICUREZZA quale evento leader di comparto, la nostra partecipazione ancora una volta vuole costituire un hub di informazione, discussione e confronto, ovviamente con la nostra base di associati, ma soprattutto rivolto agli stakeholders e tutti i visitatori presenti” 

Fonte: Sicurezza

Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro

Assegno di inclusione e Supporto per la formazione e il lavoro

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge 3 luglio 2023, n. 85 di conversione del decreto legge 4 maggio 2023, n. 48 – il cosiddetto Decreto Lavoro – recante “Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro”. ll provvedimento contiene numerose azioni concrete rivolte a famiglie, lavoratori e imprese, con l’obiettivo di favorire e incentivare l’inclusione nel tessuto produttivo e l’accesso al mondo del lavoro. Fra queste, l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro.

  • L’Assegno di inclusione
    Viene istituito dal primo gennaio 2024, come misura di contrasto alla povertà, fragilità ed esclusione sociale delle fasce deboli di popolazione, tramite l’attivazione di percorsi di inserimento sociale, formazione, lavoro e politiche attive del lavoro. Il contributo economico spetta a tutti i nuclei familiari caratterizzati dalla presenza di persone con disabilità, minori, over 60 o componenti in condizione di svantaggio, inseriti in programmi di cura e assistenza dei servizi socio-sanitari. L’importo dell’assegno integra il reddito familiare fino alla soglia di 6mila euro annui moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza e il beneficio è erogato per massimo 18 mesi, rinnovabili,  per periodi ulteriori di 12 mesi previa sospensione di un mese. L’Assegno di inclusione deve essere richiesto telematicamente all’INPS o presso i CAF che sottoscriveranno apposita convenzione con l’INPS o presso i Patronati.
    Per maggiori dettagli clicca qui.
Il Supporto per la formazione e il lavoro
  • Si tratta di uno strumento attivo dal primo settembre 2023 e utilizzabile da parte di tutti i componenti tra i 18 e i 59 anni dei nuclei familiari con ISEE non superiore a 6mila euro (non aventi i requisiti per accedere all’Assegno di inclusione). Può essere utilizzato anche da componenti dei nuclei che percepiscono l’Assegno in particolari condizioni. Consiste nella partecipazione a progetti di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, orientamento, accompagnamento al lavoro e politiche attive del lavoro. La richiesta di accesso allo strumento deve avvenire telematicamente tramite la medesima piattaforma attivata per l’Assegno di inclusione. In seguito il richiedente viene convocato dai servizi per il lavoro per sottoscrivere un patto di servizio personalizzato e potrà così ricevere offerte di lavoro o inserirsi autonomamente in percorsi di formazione. L’interessato riceve inoltre 350 euro mensili, per un massimo di 12 mesi, per il periodo di partecipazione a progetti di formazione, di qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento, di accompagnamento al lavoro e di politiche attive del lavoro comunque denominate.
    Per maggiori dettagli clicca qui.

I controlliCon l’obiettivo di garantire a tutti cittadini un corretto utilizzo di queste nuove azioni a favore di inclusione sociale e accesso al mondo del lavoro sono previsti controlli coordinati tra Ispettorato Nazionale del Lavoro e Carabinieri. Inoltre l’Ispettorato avrà accesso a tutte le banche dati INPS. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali adotterà prontamente un piano triennale di contrasto all’irregolare percezione delle misure.

Informazioni e aggiornamenti sulle misure di inclusione e lavoro sono disponibili nell’area dedicata del portale istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche socialiPer saperne di piùscarica le slide

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Chiarimenti Inps sugli adempimenti previdenziali connessi alle misure di esonero per le assunzioni di giovani a tempo indeterminato e le trasformazioni a tempo indeterminato

Chiarimenti Inps sugli adempimenti previdenziali connessi alle misure di esonero per le assunzioni di giovani a tempo indeterminato e le trasformazioni a tempo indeterminato

Messaggio 10 luglio 2023, n. 2598: Chiarimenti in merito alle circolari n. 57 del 22 giugno 2023 e n. 58 del 23 giugno 2023

Con la circolare n. 57 del 22 giugno 2023 sono state fornite indicazioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alle misure di esonero per le assunzioni di giovani a tempo indeterminato e le trasformazioni a tempo indeterminato, previste dai seguenti articoli:

  • articolo 1, comma 297, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di Bilancio 2023), per le assunzioni/trasformazioni effettuate dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2023;
  • articolo 1, comma 10, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, per le assunzioni effettuate nel secondo semestre dell’anno 2022.

Al paragrafo 9, Modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione degli esoneri nella sezione <PosContributiva> del flusso Uniemens, in particolare, è stato precisato che, relativamente alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2022, restano ferme le indicazioni per la fruizione dell’esonero di cui alla legge di Bilancio 2021, già fornite con il messaggio n. 3389 del 7 ottobre 2021, misura successivamente prorogata come illustrato nel  messaggio n. 403 del 26 gennaio 2022.

Per quanto attiene al recupero dell’esonero per le mensilità pregresse, si precisa che la valorizzazione dell’elemento <AnnoMeseRif> decorrente dal mese di assunzione o trasformazione (che deve essere stata effettuata nel periodo 1° luglio 2022 – 31 dicembre 2022) e fino al mese di giugno 2023, può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di luglio 2023, agosto 2023, settembre 2023 e ottobre 2023.

Al paragrafo 11, Datori di lavoro agricoli. Modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione degli esoneri nella sezione <ListaPosAgri> del flusso Uniemens, è stato evidenziato che per il recupero dell’incentivo relativo alle assunzioni/trasformazioni effettuate nell’anno 2022 e nell’anno 2023 deve essere valorizzato l’elemento <CodAgio> con i rispettivi codici “E3”, “E4”, “U3” e “U4”.

Con riferimento alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2022, si precisa che i <CodAgio> “E3” ed “E4” devono essere valorizzati per il recupero dei periodi pregressi che decorrono dal mese di assunzione/trasformazione (a partire dal 1° luglio 2022 fino al 31 dicembre 2022) fino al mese di giugno 2023.

Relativamente alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° gennaio 2023 e il 30 giugno 2023, si precisa che i <CodAgio> “U3” e “U4” devono essere valorizzati per il recupero dei periodi pregressi che decorrono dal mese di assunzione/trasformazione fino al mese di giugno 2023.

Si specifica, inoltre, che i suddetti <CodAgio>, possono essere valorizzati esclusivamente nelle denunce di competenza settembre 2023, da inviare entro la scadenza del terzo periodo di trasmissione 2023 (cfr. la circolare n. 65 del 10 maggio 2019).

Si precisa che le quote di esonero spettanti dal mese di luglio 2023 non possono essere considerate ed esposte come quote arretrate.

Con la circolare n. 58 del 23 giugno 2023 sono state fornite indicazioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alle misure di esonero per le assunzioni di donne lavoratrici svantaggiate disciplinate dai seguenti articoli:

  • articolo 1, comma 298, della legge di Bilancio 2023, per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2023;
  • articolo 1, comma 16, della legge di Bilancio 2021, per le assunzioni effettuate dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022.

Al paragrafo 9 della citata circolare, Modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione degli esoneri nella sezione <PosContributiva> del flusso Uniemens, è stato precisato che, relativamente alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2022, restano ferme le indicazioni per la fruizione dell’esonero di cui alla legge di Bilancio 2021, già fornite con il messaggio n. 3809 del 5 novembre 2021, misura successivamente prorogata come chiarito dal messaggio n. 403/2022.

Per quanto attiene al recupero del pregresso, anche in questo caso, si precisa che la valorizzazione dell’elemento <AnnoMeseRif> con riferimento ai mesi pregressi dal mese di assunzione/trasformazione (che deve decorrere nel periodo compreso tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2022) e fino al mese di giugno 2023, può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di luglio 2023, agosto 2023, settembre 2023 e ottobre 2023.

Al paragrafo11, Datori di lavoro agricoli. Modalità di esposizione dei dati relativi alla fruizione degli esoneri nella sezione <ListaPosAgri> del flusso Uniemens,è stato evidenziato che per il recupero dell’incentivo relativo alle assunzioni/trasformazioni nell’anno 2022 e nell’anno 2023 deve essere valorizzato l’elemento <CodAgio> con i rispettivi codici “3K” e “4K”.

Con riferimento alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° luglio 2022 e il 31 dicembre 2022, si precisa che il <CodAgio> “3K” deve essere valorizzato per il recupero dei periodi pregressi che decorrono dal mese di assunzione/trasformazione (a partire dal 1° luglio 2022 fino al 31 dicembre 2022) fino al mese di giugno 2023.

Relativamente alle assunzioni/trasformazioni effettuate tra il 1° gennaio 2023 e il 30 giugno 2023, si precisa che il <CodAgio> “4K” deve essere valorizzato per il recupero dei periodi pregressi che decorrono dal mese di assunzione/trasformazione fino al mese di giugno 2023.

Si specifica, inoltre che, entrambi i suddetti CodAgio, possono essere valorizzati esclusivamente nelle denunce con competenza settembre 2023 da inviare entro la scadenza del terzo periodo di trasmissione 2023 (cfr. la circolare n. 65/2019).

Si precisa che le quote di esonero spettanti dal mese di luglio 2023 non possono essere considerate ed esposte come quote arretrate.

Infine, nelle citate circolari, nei rispettivi paragrafi 7, Compatibilità con la normativa in materia di aiuti di Stato, è stato previsto che, con specifico riferimento alle assunzioni a scopo di somministrazione, le agevolazioni verranno registrate nel Registro Nazionale degli aiuti di Stato e l’onere di non superare il massimale sarà a carico dell’agenzia di somministrazione. Al riguardo, a parziale rettifica di quanto riportato, si precisa che, in virtù di quanto già disciplinato dall’articolo 31, comma 1, lett. e), del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, nonché in aderenza alle specifiche modalità di implementazione delle denunce dettagliate nelle citate circolari, in forza delle quali le agenzie di somministrazione devono indicare la matricola o il codice fiscale dell’utilizzatore, si precisa che l’onere di non superare il massimale previsto dal Temporary Crisis and Transition Framework sarà a carico dell’utilizzatore e non dell’agenzia di somministrazione.

Scarica il messaggio INPS 10 luglio 2023, n. 2598