Il clima di fiducia delle imprese diminuisce dopo due mesi consecutivi di crescita. La flessione dell’indice esprime un generale peggioramento della fiducia in tutti i comparti indagati più accentuato nelle costruzioni. L’indice di fiducia dei consumatori cala riportandosi sul livello dello scorso marzo. Anche in questo caso l’indice sintetizza un diffuso deterioramento delle opinioni.
Commissione Ue, previsioni economiche di primavera 2023: prospettive migliori tra difficoltà che permangono
L’economia europea continua a mostrarsi resiliente in un contesto mondiale difficile. Il calo dei prezzi dell’energia, l’allentamento delle strozzature nell’approvvigionamento e un mercato del lavoro vigoroso hanno sostenuto una crescita moderata nel primo trimestre del 2023, dissipando i timori di una recessione.
L’economia europea continua a mostrarsi resiliente in un contesto mondiale difficile. Il calo dei prezzi dell’energia, l’allentamento delle strozzature nell’approvvigionamento e un mercato del lavoro vigoroso hanno sostenuto una crescita moderata nel primo trimestre del 2023, dissipando i timori di una recessione. Questo inizio d’anno migliore del previsto porta le prospettive di crescita dell’economia dell’UE all’1,0% nel 2023 (0,8% nelle previsioni intermedie d’inverno) e all’1,7% nel 2024 (1,6% nelle previsioni d’inverno). Le revisioni al rialzo per la zona euro sono di entità analoga, con una crescita del PIL attualmente prevista all’1,1% nel 2023 e all’1,6% nel 2024. Sull’onda delle persistenti pressioni sui prezzi di fondo, anche l’inflazione è stata rivista al rialzo rispetto alle previsioni d’inverno, nella zona euro al 5,8% nel 2023 e al 2,8% nel 2024.
Il calo dei prezzi dell’energia migliora le prospettive di crescita
Secondo la stima flash preliminare di Eurostat il PIL è cresciuto dello 0,3% nell’UE e dello 0,1% nella zona euro nel primo trimestre del 2023. Stando ai principali indicatori, la crescita dovrebbe protrarsi nel secondo trimestre.
L’economia europea è riuscita a contenere l’impatto negativo della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, facendo fronte alla crisi energetica grazie a una rapida diversificazione dell’approvvigionamento e a un considerevole calo dei consumi di gas. I prezzi dell’energia nettamente più bassi si stanno trasmettendo all’economia, riducendo i costi di produzione delle imprese. Anche i consumatori stanno registrando un calo delle bollette energetiche, ma i consumi privati sono destinati a rimanere contenuti, dato che la crescita delle retribuzioni resta al di sotto dell’inflazione.
Poiché l’inflazione rimane elevata, le condizioni di finanziamento sono destinate a inasprirsi ulteriormente. Sebbene la BCE e le altre banche centrali dell’UE siano prossime, secondo le previsioni, alla fine del ciclo di aumento dei tassi di interesse, le recenti turbolenze nel settore finanziario potrebbero aumentare le pressioni sul costo del denaro e sulla facilità di accesso al credito, rallentando la crescita degli investimenti e colpendo in particolare quelli nell’edilizia residenziale.
Revisione al rialzo dell’inflazione di fondo, destinata però a diminuire gradualmente
Dopo il picco del 2022 l’inflazione complessiva ha continuato a diminuire nel primo trimestre del 2023 in presenza di una forte decelerazione dei prezzi dei beni energetici. Si sta rivelando più persistente, però, l’inflazione di fondo (l’inflazione complessiva al netto dei beni energetici e dei prodotti alimentari non trasformati): in marzo ha raggiunto un massimo storico del 7,6%, ma secondo le proiezioni diminuirà gradualmente nel periodo oggetto delle previsioni, man mano che i margini di profitto assorbiranno le maggiori pressioni salariali e che si inaspriranno le condizioni di finanziamento. La stima flash di aprile dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo per la zona euro, pubblicata dopo la data limite di queste previsioni, indica un calo marginale del tasso di inflazione di fondo, lasciando presagire che potrebbe aver raggiunto il massimo nel primo trimestre, come previsto. Su base annua l’inflazione di fondo nella zona euro dovrebbe attestarsi in media al 6,1% nel 2023, per poi scendere al 3,2% nel 2024, rimanendo al di sopra dell’inflazione complessiva in entrambi gli anni oggetto delle previsioni.
Il mercato del lavoro continua a mostrarsi resiliente al rallentamento dell’economia
Un mercato del lavoro vigoroso come non mai sta rafforzando la resilienza dell’economia dell’UE. Il tasso di disoccupazione nell’Unione ha toccato un nuovo minimo storico del 6,0% nel marzo 2023 e i tassi di partecipazione e di occupazione sono a livelli record.
Le previsioni indicano una reazione solo lieve del mercato del lavoro dell’UE al rallentamento dell’espansione economica. Secondo le proiezioni, quest’anno la crescita dell’occupazione sarà pari allo 0,5%, con un successivo calo allo 0,4% nel 2024. Stando alle previsioni, il tasso di disoccupazione rimarrà appena al di sopra del 6%. La crescita delle retribuzioni ha subito un’accelerazione dall’inizio del 2022, ma finora è rimasta ben al di sotto dell’inflazione. Si prevedono aumenti salariali più sostenuti a causa del persistere di condizioni tese sui mercati del lavoro, dei forti aumenti dei salari minimi in diversi paesi e, più in generale, delle pressioni da parte dei lavoratori per recuperare la perdita di potere d’acquisto.
I disavanzi pubblici sono destinati a diminuire, soprattutto nel 2024
Nonostante l’introduzione di misure di sostegno volte ad attenuare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia, una forte crescita nominale e l’eliminazione delle misure residue connesse alla pandemia hanno determinato, nel 2022, un ulteriore calo del disavanzo pubblico aggregato dell’UE al 3,4% del PIL. Nel 2023 e, in modo più marcato, nel 2024 il calo dei prezzi energetici dovrebbe consentire ai governi di eliminare gradualmente le misure di sostegno connesse all’energia, determinando ulteriori riduzioni del disavanzo, rispettivamente al 3,1% e al 2,4% del PIL. Secondo le proiezioni il rapporto debito/PIL aggregato dell’UE scenderà costantemente al di sotto dell’83% nel 2024 (90% nella zona euro), un livello che è ancora superiore a quelli registrati prima della pandemia, con traiettorie di bilancio molto eterogenee tra gli Stati membri.
Se da un lato l’inflazione può sostenere il miglioramento delle finanze pubbliche a breve termine, dall’altro questo effetto è destinato ad affievolirsi nel tempo, con l’aumento dei costi di rimborso del debito e l’adeguamento progressivo della spesa pubblica ai prezzi più elevati.
Maggiori rischi di revisione al ribasso per le prospettive economiche
Un’inflazione di fondo più persistente potrebbe continuare a limitare il potere d’acquisto delle famiglie e determinare una risposta più incisiva della politica monetaria, con ampie ramificazioni macrofinanziarie. I nuovi episodi di tensioni finanziarie potrebbero comportare un ulteriore aumento dell’avversione al rischio, determinando un irrigidimento dei criteri per la concessione dei prestiti più pronunciato di quanto ipotizzato nelle previsioni. Un orientamento espansivo della politica di bilancio alimenterebbe ulteriormente l’inflazione, contrastando gli interventi di politica monetaria. Potrebbero inoltre sorgere nuove difficoltà per l’economia mondiale a seguito delle turbolenze del settore bancario o in relazione a tensioni geopolitiche più ampie. Guardando agli aspetti positivi, un andamento più favorevole dei prezzi dell’energia porterebbe a un calo più rapido dell’inflazione complessiva, con ricadute positive sulla domanda interna. Continua infine a persistere l’incertezza derivante dal protrarsi dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Le previsioni pubblicate comprendono per la prima volta una panoramica delle caratteristiche economiche strutturali, dei risultati recenti e delle prospettive per l’Ucraina, la Moldova e la Bosnia-Erzegovina, cui il Consiglio ha concesso lo status di paese candidato all’adesione all’UE a giugno e dicembre 2022.
Contesto
Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime, aggiornate al 25 aprile. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche pubbliche, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili al 28 aprile incluso. A meno che nuove politiche non siano annunciate e sufficientemente dettagliate, le proiezioni presuppongono che le politiche restino invariate.
La Commissione europea pubblica ogni anno due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate). Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri, nonché i dati aggregati a livello della zona euro e dell’UE.
Le previsioni economiche d’estate 2023 della Commissione europea aggiorneranno le proiezioni relative al PIL e all’inflazione e dovrebbero essere presentate nel luglio 2023.
Nelle “prospettive di crescita”, “nell’anno in corso proiettiamo per l’Italia la crescita più alta tra le maggiori economie europee, credo che non avvenisse da molto tempo”. Lo ha segnalato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni presentando le previsioni di primavera dell’esecutivo europeo. “L’Italia ha avuto una crescita negli ultimi tre anni pari al 12%, molto significativa, che certamente era successiva a una crisi del -9% durante la pandemia” ma “la crescita è stata molto significativa”.
Decreto lavoro e sicurezza: le modifiche condivisibili e le cose che mancano
di Marco Menduto
Una Nota della UIL sugli interventi su salute e sicurezza sul lavoro presenti nel DL 48/2023 e un’intervista a Marco Lupi, responsabile SSL UIL. Gli aspetti positivi, i punti critici, le proposte, la conversione in legge e le cose che mancano nel DL.
Torniamo a parlare del Capo II (Interventi urgenti in materia di rafforzamento delle regole di sicurezza sul lavoro e di tutela contro gli infortuni, nonché di aggiornamento del sistema di controlli ispettivi)del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48 contenente “Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro” e dei vari commenti in relazione alle novità in materia di salute e sicurezza.
Le modifiche contenute nel DL 48/2023 “in termini assoluti sono modifiche condivisibili”, ma sono modifiche “senza una vera strategia di intervento, sembrano interventi a pioggia, sulla base di piccole correzioni”. “Pochissimi e confusi interventi ai quali, peraltro, pochissimo si è destinato in termini economici”.
A fare questi commenti è una recente Nota della Unione Italiana del Lavoro ( UIL) “Decreto Legge 48/23 – Interventi su ‘Salute e Sicurezza sul Lavoro’”.
La Nota commenta alcune delle novità, ad esempio in relazione alle modifiche al Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 o a quanto normato in materia di vigilanza o di sicurezza nei percorsi di alternanza scuola lavoro (oggi PCTO). Inoltre sottolinea anche quello che, a parere della UIL, manca nel decreto e segnala le proposte fatte.
Partendo da questa ultima analisi e per cercare di comprendere anche come potrebbe cambiare il decreto-legge in fase di conversione, abbiamo poi intervistato Marco Lupi, Responsabile Salute e Sicurezza sul Lavoro, UIL Confederale.
Quali sarebbero le prime cose da fare per affrontare le sfide in materia di salute e sicurezza?
Sono previste, in sede di conversione del decreto in legge, ulteriori modifiche e novità in materia di sicurezza e salute?
Sono sufficienti gli interventi per la revisione e l’aumento della sicurezza nei percorsi di alternanza scuola lavoro (PCTO)?
Si indica che le risorse economiche per migliorare le tutele sono poche. Quali risorse sarebbero necessarie e in che ambito bisognerebbe utilizzarle?
Nell’articolo di presentazione della Nota e dell’intervista ci soffermiamo sui seguenti argomenti:
La 10a Commissione ha avviato l’esame del ddl di conversione del d-l n. 48 recante misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro (A.S. 685). L’Ufficio di Presidenza ha svolto un ciclo di audizioni.
Il 18 maggio us sono state audite l’ INAPP, l’INPS l’ANPAL, di cui segnaliamo le memorie scritte sulla loro posizione in merito al provvedimento governativo.
Decreto Lavoro: Confindustria in audizione parlamentare
Il decreto-legge 48/2023 (cd. “Decreto Lavoro”), che ora viene esaminato dalle Camere per la sua conversione in legge, risulta, nel suo complesso, positivo anche se la lunga attesa per la sua emanazione lasciava sperare che si sarebbe posto mano in maniera più articolata e sistematica ad una serie di questioni che riguardano la disciplina dei rapporti di lavoro e i riflessi che, sotto più profili, questa determina sul funzionamento del mercato del lavoro e sugli equilibri complessivi del nostro sistema di welfare.
Esaminando la struttura del provvedimento, invece, non sembra emergere, allo stato, una volontà di imprimere una profonda riforma alla regolamentazione del lavoro e del mercato del lavoro necessaria – a giudizio di Confindustria – non solo, per meglio accompagnare le imprese nei processi di transizioni in corso ma, anche, per dare una maggiore efficacia al complesso delle misure per il lavoro, bilanciando meglio, in particolare, il rapporto fra gli strumenti per le politiche passive e quelli per le, cosiddette, politiche attive.
La scelta sembra essere stata, invece, quella di “intervenire con urgenza” sulla disciplina di alcuni istituti (che, indubbiamente, avevano necessità di essere tempestivamente riformati) e di apportare una serie di modifiche, talora non più che ragionevoli, su alcuni altri istituti, senza, tuttavia, intervenire in maniera organica con innovazioni di rilevante spessore.
Vanno sottolineate alcune criticità in materia di salute e sicurezza, in particolare con riferimento alla estensione dell’obbligo della sorveglianza sanitaria, mentre – come si argomenterà meglio oltre – per quanto riguarda l’intervento sul costo del lavoro, pur valutando positivamente la misura, permane la necessità di un taglio strutturale del cuneo contributivo, da Confindustria richiesto in più sedi e occasioni.
La 10a Commissione ha avviato l’esame del ddl di conversione del d-l n. 48 recante misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro (A.S. 685). L’Ufficio di Presidenza ha svolto un ciclo di audizioni.
Il 16 maggio us sono state audite la CGIL, la CISL e la UIL, di cui segnaliamo le memorie scritte sulla loro posizione in merito al provvedimento governativo.
Più sicurezza negli istituti bancari a Sondrio con il protocollo anticrimine tra prefettura e Abi
L’intesa rafforza la cooperazione con gli istituti di credito a tutela di utenti e dipendenti
Sicurezza anticrimine a 360° – la cosiddetta “cyber phisical security” – dentro le sedi bancarie e presso gli sportelli bancomat, a tutela di operatori e utenti, e degli istituti di credito stessi.
Questo l’obiettivo del “Protocollo d’intesa provinciale per la prevenzione della criminalità ai danni delle banche e della clientela” tra prefettura di Sondrio e Associazione bancaria italiana (Abi) firmato questa mattina dal prefetto, Roberto Bolognesi, e dal rappresentante delegato da Abi, il coordinatore del relativo Centro di ricerca sulla sicurezza anticrimine (Ossif), Marco Iaconis.
L’intesa – alla stipula della quale erano presenti i comandanti provinciali delle Forze dell’ordine e i referenti di alcuni degli istituti di credito aderenti – mira a rafforzare la cooperazione tra Forze dell’ordine e mondo bancario per prevenire “reati predatori”, come rapine e furti, ai danni delle banche e della clientela, aggressioni al personale e atti vandalici, fino agli atti terroristici.
In attuazione dell’accordo, che si pone in linea con il protocollo di livello nazionale tra ministero dell’Interno e Abi, rinnovato nel 2022, gli istituti bancari aderenti si impegnano ad adottare nelle rispettive sedi e presso gli sportelli Atm misure di “difesa passiva”, misure di contrasto alla cybercriminalità e di prevenzione delle truffe, in particolare nei confronti delle persone anziane.
Estate sicura a Rimini, più Forze dell’ordine a controllo del territorio
Intensificate le misure di prevenzione e vigilanza in previsione dell’aumento dei flussi turistici
Sono circa 330 le unità in più assegnate alle Forze dell’Ordine (Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza) che nell’arco della stagione estiva, ormai alle porte, il Ministero dell’Interno ha attribuito a questa provincia.
Già a partire dall’ultima settimana di maggio e fino a metà settembre saranno operanti i primi arrivi, mentre maggiore concentrazione si registrerà nei mesi di luglio e di agosto.
La provincia di Rimini, incentrata su un’offerta turistico-culturale particolarmente consistente per quantità e qualità, raggiunge un picco significativo di presenze nella stagione estiva determinando anche una maggiore esigenza in tema di prevenzione e vigilanza.
Sono confermate le stesse unità attribuite lo scorso anno alla Polizia stradale e a quella ferroviaria che intensificheranno, nei rispettivi ambiti, le attività già ordinariamente disimpegnate e preziose per la sicurezza nelle diverse modalità di spostamento dei flussi turistici.
Nel più ampio quadro della sicurezza partecipata, la cooperativa “Piacere spiaggia Rimini”, assicurerà un servizio di vigilanza notturna sull’arenile ricorrendo all’impiego di guardie giurate a bordo di quad nel periodo 1 giugno-31 agosto.
Premi Inail: modifica tasso di interesse di rateazione e misura delle sanzioni civili
Dal 10 maggio 2023 sono modificati il tasso di interesse per le rateazioni dei debiti per premi assicurativi e accessori e la misura delle sanzioni civili.
Con circolare n. 16 del 10 maggio 2023 si informa che la Banca centrale europea, con la decisione di politica monetaria del 4 maggio 2023, ha fissato al 3,75% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema.
Pertanto, i piani di ammortamento relativi a istanze di rateazione dei debiti per premi assicurativi e accessori, presentate dal 10 maggio 2023, sono determinati applicando il tasso di interesse pari al 9,75%. Per le rateazioni in corso restano validi i piani di ammortamento già determinati.
Le sanzioni civili ex articolo 116, comma 8, lettera a) e b) secondo periodo e comma 10 della legge 388/2000 sono determinate applicando un tasso in ragione d’anno pari al 9,25% a decorrere dal 10 maggio 2023. Per maggiori informazioni consultare la circolare.
Istat: on line le stime dei posti vacanti nelle imprese
L’Istat rende disponibili on line le stime preliminari del tasso di posti vacanti riferite al primo trimestre 2023, per tutte le imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi (serie disponibile a partire dal 2016) e anche per il sottogruppo di quelle con almeno 10 dipendenti (serie disponibile a partire dal 2004).
Nel primo trimestre 2023, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, per il totale delle imprese con dipendenti, si attesta al 2,1%. Lo stesso valore si registra sia per il settore dell’industria sia per quello dei servizi. Rispetto al trimestre precedente, il tasso segna la stessa diminuzione per entrambi i settori aggregati dell’industria e dei servizi, pari a -0,2 punti percentuali.
Per le imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti è fermo all’1,9%, nonostante un lieve decremento nell’industria e nei servizi di -0,1 punti percentuali.
TASSO DI POSTI VACANTI NEL TOTALE IMPRESE. I trimestre 2016 – I trimestre 2023, dati destagionalizzati, valori percentuali
I posti vacanti si riferiscono alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, sono i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca – attivamente e al di fuori dell’impresa – un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.
Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Tale indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate.
I dati presentati in questa nota si riferiscono alle imprese dell’industria e dei servizi e si basano su due rilevazioni: la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese (GI), condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate (Vela), condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti.
Le stime preliminari diffuse nella presente nota potranno essere riviste in occasione della pubblicazione del 13 giugno 2023, anch’essa relativa al primo trimestre 2023, contenente un insieme più ampio di dati sui posti vacanti.
Le stime preliminari riferite al secondo trimestre 2023 sul tasso di posti vacanti nell’industria e nei servizi saranno pubblicate on line il 4 agosto 2023.
Maggiori informazioni sulle fonti e la metodologia di produzione degli indicatori sui posti vacanti, inclusa la politica di revisione, si trovano nella nota metodologica.