Servizi straordinari di vigilanza e controllo a Ravenna

Servizi straordinari di vigilanza e controllo a Ravenna

Disposti dalla prefettura a seguito della direttiva del ministro dell’Interno sulla sicurezza nelle stazioni ferroviarie

Servizi straordinari di vigilanza e controllo del territorio si sono svolti nei giorni scorsi a Ravenna presso la stazione ferroviaria, le aree adiacenti a viale Farini e la zona dei giardini Speyer. 

Le operazioni  – che hanno visto coinvolte tutte le forze di polizia, la polizia locale, l’Ispettorato del lavoro ed Ausl Romagna – sono state decise in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto, Castrese De Rosa.

Le attività hanno portato, tra le altre cose, all’identificazione di circa 100 persone e all’emissione di due decreti di espulsione.

«Si tratta – ha dichiarato il prefetto – di interventi disposti a seguito della recente direttiva del ministro dell’Interno per rafforzare i controlli in aree sensibili come le stazioni ferroviarie».

I servizi saranno ripetuti anche nelle prossime settimane per contrastare fenomeni di illegalità e spaccio di stupefacenti. 
«Con queste operazioni vogliamo aumentare la presenza delle Forze dell’ordine sul territorio con servizi mirati e congiunti insieme alla Polizia Locale, all’Ispettorato del lavoro ed alla Ausl, sia a scopo preventivo che repressivo ed aumentare la percezione di sicurezza nei cittadini. Per questo è nostra intenzione riproporre questi interventi ad alto impatto sia nelle aree prospicenti la stazione ferroviaria che in altri luoghi dove ne rileviamo la necessità», ha concluso il titolare del palazzo del Governo.

Fonte: Ministero dell’Interno

De Simone nominato DG di pubblica sicurezza

De Simone nominato DG di pubblica sicurezza

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 28 marzo us, ha deliberato, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, la nomina a dirigente generale di pubblica sicurezza del dirigente superiore della Polizia di Stato, dott. Enrico De Simone.

Fonte: governo.it

Codice dei Contratti pubblici: approvato dal CdM il testo definitivo

Codice dei Contratti pubblici: approvato dal CdM il testo definitivo

Il Consiglio dei ministri, su proposta della Presidente Giorgia Meloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ha approvato con modifiche, in esame definitivo, un decreto legislativo recante il Codice dei contratti pubblici, in attuazione dell’articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78.
Il testo tiene conto dei pareri espressi dalla Conferenza unificata e dalle competenti Commissioni parlamentari (governo.it).

Il nuovo Codice ha il pregio di procedere nella direzione della semplificazione, sburocratizzazione delle procedure e liberalizzazione. Uno strumento che mette in grado istituzioni e imprese di lavorare con celerità per fornire beni e servizi ai cittadini.

Per fare una gara si risparmieranno dai sei mesi ad un anno, grazie innanzitutto alla digitalizzazione delle procedure (in vigore dal 1°gennaio 2024). Una banca dati degli appalti conterrà le informazioni relative alle imprese, una sorta di carta d’identità digitale, consultabile sempre, senza che sia necessario per chi partecipa alle gare presentare di volta in volta plichi di documentazione, con notevoli risparmi di costi e soprattutto di carta. Una norma apprezzabile anche sotto il profilo ambientale. Soggetti appaltanti, ma anche imprese e cittadini avranno disponibili on line i dati per garantire trasparenza. 

Con la liberalizzazione degli appalti sottosoglia e cioè fino a 5,3 milioni di euro le stazioni appaltanti potranno decidere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti, rispettando il principio della rotazione. Per gli appalti fino a 500 mila euro, allo stesso modo, le piccole stazioni appaltanti potranno procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate. Taglio dei tempi notevole soprattutto per quei piccoli comuni che debbano procedere a lavori di lieve entità che hanno tanta importanza per la vivibilità dei luoghi e il benessere delle proprie comunità. 

Rivive l’appalto integrato: il contratto potrà quindi avere come oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sulla base di un progetto di fattibilità tecnico-economica approvato. Inoltre, per garantire la conclusione dei lavori, si potrà procedere anche al subappalto cosiddetto a cascata, senza limiti.
Nessuna paura per la “firma”: niente colpa grave per i funzionari e i dirigenti degli enti pubblici se avranno agito sulla base della giurisprudenza o dei pareri dell’autorità.

Tutele simili per la delicata questione dell’illecito professionale. Nella riformulazione del codice si è proceduto ad una razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione, anche attraverso una maggiore tipizzazione delle fattispecie. In particolare, per alcuni tipi di reato, l’illecito professionale può essere fatto valere solo a seguito di condanna definitiva, condanna di primo grado o in presenza di misure cautelari. 

Una importante innovazione riguarda poi l’introduzione della figura del dissenso costruttivo per superare gli stop degli appalti quando è coinvolta una pluralità di soggetti. In sede di conferenza di servizi l’ente che esprime il proprio no, non solo dovrà motivare, ma soprattutto fornire una soluzione alternativa. Anche la valutazione dell’interesse archeologico, il cui iter, spesso lungo e articolato, rischia di frenare gli appalti, dovrà essere svolta contestualmente alle procedure di approvazione del progetto, in modo da non incidere sul cronoprogramma dell’opera. 

Infine, ma non ultima, la salvaguardia del “made in Italy”: tra i criteri di valutazione dell’offerta è previsto come premiale il valore percentuale dei prodotti originari italiani o dei paesi UE, rispetto al totale. Una tutela per le forniture italiane ed europee dalla concorrenza sleale di Paesi terzi. Le stazioni appaltanti possono indicare anche i criteri di approvvigionamento dei materiali per rispondere ai più elevati standard di qualità.  Tra i criteri premiali la valorizzazione delle imprese, che abbiano sede nel territorio interessato dall’opera (mit.gov.it).

Scarica il testo del decreto

Scarica gli allegati del decreto

Scarica la relazione del Consiglio di Stato

Consiglio dei Ministri: deliberate nuove misure su energia, salute e fisco

Consiglio dei Ministri: deliberate nuove misure sull’energia, salute e fisco

Misure urgenti a sostegno delle famiglie e delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale, nonché in materia di salute e adempimenti fiscali (decreto-legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e dei ministri dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e della salute Orazio Schillaci, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti a sostegno delle famiglie e delle imprese per

AGEVOLAZIONI IN MATERIA ENERGETICA

Le norme stabiliscono che, per il secondo trimestre dell’anno 2023, le agevolazioni relative alle tariffe per la fornitura di energia elettrica riconosciute ai clienti domestici economicamente svantaggiati ed ai clienti domestici in gravi condizioni di salute e la compensazione per la fornitura di gas naturale per le famiglie economicamente svantaggiate, siano rideterminate dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA), tenendo conto dei risparmi derivanti dall’effettivo utilizzo delle risorse destinate al contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nei settori elettrico e del gas naturale per l’anno 2022.

Si riducono l’IVA (al 5% anziché al 10%) e gli oneri generali nel settore gas per il secondo trimestre dell’anno 2023. Inoltre, a decorrere dal 1° ottobre e fino al 31 dicembre 2023, ai clienti domestici residenti si riconosce un contributo mensile (erogato in quota fissa e differenziato in base alle zone climatiche) laddove il prezzo del gas superi specifiche soglie.

Fino al 30 giugno 2023, si prevede un contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, in favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale. Qualora il prezzo della componente energetica, calcolato sulla base della media riferita al primo trimestre 2023, al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, abbia subito un incremento del costo per kWh superiore al 30 per cento del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell’anno 2019.

Alle imprese a forte consumo di energia elettrica, tale contributo è riconosciuto come credito di imposta in percentuale delle spese sostenute per la componente energetica nel secondo trimestre 2023 (anche nel caso di energia elettrica prodotta e autoconsumata); alle imprese dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 4,5 kW, diverse dalle imprese a forte consumo di energia elettrica, il contributo è riconosciuto in misura percentuale della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica, effettivamente utilizzata nel secondo trimetre 2023. Qualora il prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media, riferita al primo trimestre dell’anno 2023, dei prezzi di riferimento del mercato infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore dei mercati energetici, abbia subito un incremento superiore al 30 per cento del corrispondente prezzo medio riferito al medesimo trimestre dell’anno 2019, alle imprese a forte consumo di gas naturale è riconosciuto un contributo straordinario, sotto forma di credito di imposta, in percentuale della spesa sostenuta per l’acquisto del gas consumato nel secondo trimestre dell’anno 2023, per usi energetici diversi dagli usi termoelettrici; alle imprese diverse da quelle a forte consumo di gas naturale il contributo è riconosciuto in percentuale della spesa sostenuta per l’acquisto del gas, per usi diversi da quelli termoelettrici.

I crediti d’imposta dei quali le imprese possono beneficiare sono utilizzabili esclusivamente in compensazione entro la data del 31 dicembre 2023, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) e sono cumulabili con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’IRAP, non porti al superamento del costo sostenuto. I crediti d’imposta, inoltre, sono cedibili dalle imprese beneficiarie, solo per intero, in favore anche di istituti di credito e altri intermediari finanziari, senza facoltà di successiva cessione (fatta salva la possibilità di due ulteriori cessioni effettuate a favore di banche e intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario ovvero imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia).

SALUTE

Si introducono disposizioni per il ripiano del superamento del tetto di spesa dei dispositivi medici, con l’istituzione di un fondo presso il Ministero della salute per l’assegnazione di una quota da assegnare a ciascuna regione e provincia autonoma, determinata in proporzione agli importi complessivamente ad esse spettanti per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, da utilizzare per gli equilibri dei servizi sanitari regionali dell’anno 2022. Fermo restando l’obbligo del versamento della quota integrale per il ripiano del superamento del tetto di spesa a favore delle regioni e delle province a carico delle aziende fornitrici di dispositivi medici che non rinunciano al contenzioso attivato, si prevede che le aziende che non abbiano attivato alcun contenzioso o abbiano rinunciato al contenzioso attivato, possano versare entro il 30 giugno 2023, la restante quota nella misura pari ad una percentuale inferiore a quella prevista dalla legislazione vigente dell’importo indicato nei provvedimenti regionali e provinciali. L’IVA indicata nei versamenti effettuati dalle aziende fornitrici di dispositivi medici ai fini del contenimento della spesa dei dispositivi medesimi a carico del Servizio sanitario può essere portata in detrazione scorporando la medesima dall’ammontare dei versamenti effettuati.

Per sopperire alla carenza di organico, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale possono affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici esclusivamente nei servizi di emergenza-urgenza ospedalieri, per un massimo di 12 mesi e senza possibilità di proroga. Inoltre, non può richiedere la ricostituzione del rapporto di lavoro con il Servizio sanitario nazionale il personale sanitario che interrompa volontariamente il rapporto di lavoro dipendente con una struttura pubblica per prestare la propria attività presso un operatore economico privato che fornisce i servizi medici ed infermieristici alle aziende e gli enti dell’SSN.

Le aziende e gli enti del SSN, per l’anno 2023, possono ricorrere alle cosiddette “prestazioni aggiuntive” (tipologie di attività libero professionale intramuraria) per le quali la tariffa oraria fissata dal CCNL di settore (pari a euro 60,00), può essere aumentata sino a euro 100 lordi, nei limiti delle risorse disponibili, di cui si prevede tuttavia un incremento per ciascuna regione.

Sino al 31 dicembre 2025, si prevede una specifica procedura per l’accesso alla dirigenza medica del SSN nella disciplina di Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza per il personale medico che, nel periodo tra il 1° gennaio 2013 e il 30 giugno 2023, abbia maturato, presso i servizi di emergenza-urgenza del SSN, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, o abbia svolto un determinato numero di ore di attività (pari ad almeno tre anni di servizio). Inoltre, si prevede la possibilità per i medici in formazione specialistica di assumere, su base volontaria e al di fuori dall’orario dedicato alla formazione, incarichi libero-professionali presso i servizi di emergenza-urgenza ospedalieri del SSN, per un massimo di 8 ore settimanali. Per il personale, dipendente e convenzionato, operante nei servizi di emergenza-urgenza e in possesso dei requisiti per il pensionamento anticipato si prevede la possibilità di chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da orario pieno a orario ridotto o parziale, in deroga ai contingenti previsti dalle disposizioni vigenti, fino al raggiungimento del limite di età pensionabile.
Infine, si modifica il codice penale inasprendo la sanzione per le lesioni personali quando la persona offesa è esercente una professione sanitaria o sociosanitaria nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio.

ADEMPIMENTI FISCALI

Si interviene sulla disciplina dell’adesione agevolata e definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento, prorogando i termini previsti per la definizione in acquiescenza e prevedendo che possano essere definiti in acquiescenza gli atti non impugnati e ancora impugnabili al 1° gennaio 2023, divenuti definitivi per mancata impugnazione nel periodo compreso tra il 2 gennaio e il 31 gennaio.

Si prevede altresì di estendere la conciliazione agevolata introdotta con la legge di bilancio 2023 alle controversie pendenti al 31 gennaio 2023, in luogo del 10 gennaio 2023, innanzi alle corti di giustizia tributaria di primo e di secondo grado. Per gli avvisi di accertamento e gli atti di rettifica e liquidazione definiti in acquiescenza nel periodo tra il 2 gennaio e il 31 gennaio 2023, gli importi dovuti possono essere rideterminati in base alle disposizioni della legge di bilancio su riduzione delle sanzioni e pagamento rateale. Si specifica che la definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio, relativamente ai processi verbali di constatazione consegnati entro il 31 marzo 2023, si applica anche all’accertamento con adesione relativo ai provvedimenti impositivi notificati dopo tale data ed emessi sulla base delle risultanze dei predetti processi verbali.

Si disciplina la regolarizzazione degli omessi pagamenti di rate a seguito di acquiescenza, accertamento con adesione, reclamo o mediazione e conciliazione giudiziale. In particolare viene precisato che, per accedere alla regolarizzazione, l’assenza della notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di intimazione debba riferirsi alla data di entrata in vigore dell’ultima legge di bilancio, che ha introdotto tale istituto.

Si modificano i termini previsti dalla legge di bilancio per l’accesso ad alcune delle misure definitorie previste; in particolare:

  • viene rinviato al 31 ottobre 2023, in luogo del 31 marzo 2023, il termine di versamento della prima rata previsto per la regolarizzazione delle violazioni di natura formale;
  • vengono modificati i termini per l’accesso al cosiddetto “ravvedimento speciale”;
  • sempre in relazione al ravvedimento speciale, si prevede che la regolarizzazione debba essere perfezionata, in luogo del 31 marzo 2023, entro la data del 30 settembre 2023.

Si modifica anche i termini previsti per la definizione agevolata delle controversie tributarie, la conciliazione agevolata e la rinuncia agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di cassazione.

Si introduce una interpretazione autentica delle norme della legge di bilancio sulla regolarizzazione (ravvedimento speciale) delle dichiarazioni validamente presentate relative al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2021 e a quelli precedenti: sono escluse dal ravvedimento speciale le violazioni rilevabili in sede di controllo automatico delle dichiarazioni dei redditi e di dichiarazioni IVA, nonché quelle definibili mediante la regolarizzazione delle violazioni formali.

Si prevedono cause speciali di non punibilità di alcuni reati tributari (omesso versamento di ritenute dovute o certificate per importo superiore a 150.000 euro per annualità, omesso versamento di IVA di importo superiore a 250.000 euro per annualità, indebita compensazione di crediti non spettanti superiore a 50.000 euro), in particolare quando le relative violazioni sono correttamente definite e le somme dovute sono versate integralmente dal contribuente secondo le modalità previste.

Si integra la dotazione del fondo destinato alle politiche di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per l’anno 2023, di 44 milioni di euro.

Si istituisce il Fondo per le vittime dell’amianto, in favore dei lavoratori – nonché, in caso di decesso, nei confronti dei loro eredi – di società partecipate pubbliche che hanno contratto patologie asbesto-correlate durante l’attività lavorativa prestata presso i cantieri navali per i quali hanno trovato applicazione le disposizioni sul trattamento straordinario di integrazione salariale e sul pensionamento anticipato (lavoratori occupati in imprese che utilizzano ovvero estraggono amianto, impegnate in processi di ristrutturazione e riconversione produttiva).

Fonte: governo.it

ASSIV: Sicurezza nei campi Rom, perché i vigili urbani non sono i più adeguati

ASSIV: Sicurezza nei campi Rom, perché i vigili urbani non sono i più adeguati

Più che di controllo sul rispetto della legalità, sono stati affidati loro compiti di mero piantonamento. Impiegarli in tal modo risponde a un generale principio di ottimizzazione dei costi e nell’impiego delle risorse umane e strumentali? A queste domande mi sento di poter rispondere: no. O, almeno, non dovrebbero essere soli.

Ciclicamente sui giornali compaiono articoli a nove colonne sull’emergenza sicurezza nei campi nomadi. Si tratta di un problema particolarmente sentito nella città di Roma, che non è mai stato compiutamente affrontato dalle amministrazioni comunali che si sono avvicendate negli ultimi decenni. Problema, perché onestamente di problema si tratta, che tuttavia ha un impatto sproporzionato sulla percezione di insicurezza dei cittadini rispetto la sue effettiva consistenza, perché ben visibile nei mezzi pubblici, nelle stazioni, nelle vie dedicate allo shopping e perché ben documentate le attività illecite legate ai furti nelle abitazioni, alla ricettazione, ai furti di metalli da avviare al riciclo.

E proprio per questa sua esposizione è un tema troppo spesso trattato con l’accetta, per chiare esigenze di comunicazione o di natura politica, capace di dividere la pubblica opinione tra chi difende il riconoscimento al diritto di conservare il proprio stile di vita, anche quando quest’ultimo mal si concilia con la contemporanea società occidentale, e chi invece vorrebbe la completa assimilazione dei Rom per tagliare alla radice comportamenti giudicati asociali (si pensi allo sfruttamento dei bambini) o criminogeni. Dibattito spinoso, che vede ragioni in entrambe le posizioni, ma che certamente evidenzia l’incapacità della politica di gestire, anche dal solo punto di vista della sicurezza, la coesistenza tra due realtà tanto diverse.

Ne parlo perché ultimamente il tema è tornato di attualità poiché a controllare sulla sicurezza dei campi Rom sono stati inviati i vigili urbani della Capitale. Più che di controllo sulla sicurezza e sul rispetto della legalità, invero, sono stati affidati loro compiti di mero piantonamento. La polemica ha ovviamente preso subito forza, soprattutto per la carenza cronica di personale da parte del corpo dei vigili urbani capitolini, chiamati istituzionalmente ad operare in molteplici ambiti, su un territorio comunale tra i più vasti d’Europa, con problematiche da far accapponare la pelle al più navigato dei comandanti. Senza contare che i diretti interessati lamentano una sostanziale inadeguatezza nei mezzi strumentali messi a loro disposizione. Ma la domanda che occorre porsi è: ma davvero i vigili urbani sono i più adeguati a svolgere questo tipo di servizio? Impiegarli in tal modo risponde a un generale principio di ottimizzazione dei costi e nell’impiego delle risorse umane e strumentali? A queste domande mi sento di poter rispondere: no. O, almeno, non dovrebbero essere soli.

Come presidente ASSIV, l’associazione che rappresenta il comparto degli Istituti di Vigilanza Privata, mi preme allora formulare una proposta, che riprende soluzioni già adottate in passato.

Il “Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nel Comune di Roma” del febbraio 2009 disciplinò infatti in maniera univoca tutti gli insediamenti, a partire dai controlli di sicurezza interni ed esterni. In quella fase si prevedeva un lavoro congiunto di Polizia Municipale e GPG di IVP selezionati per vigilare sui campi. Probabilmente il regolamento si spinse troppo oltre, caratterizzandosi (forse neanche troppo consapevolmente) come tema identitario per la stagione politica di allora, subendo una censura da parte del Consiglio di Stato.

La cosa aveva infatti suscitato un vespaio di non poco conto relativamente ai supposti diritti lesi in relazione alle modalità di controllo e accesso ai campi. Per non dire del fatto che uno degli istituti di Roma che non furono invitati fece ricorso. Tuttavia, da allora il problema del controllo dei campi ritorna ciclicamente, in particolare con riguardo agli accessi, in un’ottica non solo di corretta fruizione, ma di sicurezza urbana.

I tempi sono forse maturi per riprendere quell’iniziativa, strutturandola in maniera più equilibrata, acquisendo magari, già in fase di studio, pareri da parte di chi è quotidianamente impegnato in delicati servizi di controllo del territorio ed è dotato di tecnologie che consentirebbero il rispetto dei diritti di tutti, sia di chi legittimamente vuole accedere ai campi, sia di chi, altrettanto legittimamente, ha la pretesa che all’interno dei campi vigano le stesse regole comportamentali e di ordine pubblico che nel resto del Paese. Sto parlando delle guardie particolari giurate e dell’expertise pluridecennale di istituti ormai alla terza o quarta generazione di management.  

Le competenze, le professionalità, le capacità organizzative, operative e tecnologiche degli Istituti di Vigilanza ne fanno un potenziale enorme che può e deve essere impiegato a supporto delle forze dell’ordine per una gestione sempre più efficiente ed efficace delle scarse risorse pubbliche a servizio della sicurezza dei cittadini. Le alternative sono rinunciare a svolgere in maniera effettiva le funzioni assegnate istituzionalmente alle forze dell’ordine oppure il ricorso a soluzioni raffazzonate (di tipo volontaristico o peggio) che sommerebbero problemi a problemi.

Maria Cristina Urbano

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Fornitura di dispositivi speciali di correzione visiva ai dipendenti addetti ai videoterminali

Fornitura di dispositivi speciali di correzione visiva ai dipendenti addetti ai videoterminali

Ai sensi dell’articolo 176 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, i lavoratori che utilizzano un’attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni previste per le pause , sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 del citato decreto , con particolare riferimento ai rischi per la vista e per gli occhi e ai rischi per l’apparato muscolo scheletrico. […]

Scarica la circolare Inail n. 11 del 24 marzo 2023

Fonte: INAIL

Videosorveglianza sui mezzi pubblici a Reggio Emilia, firmato protocollo in prefettura

Videosorveglianza sui mezzi pubblici a Reggio Emilia, firmato protocollo in prefettura

Potenziata la collaborazione tra Società Emiliana Trasporti Autofiloviari, Agenzia per la mobilità e Forze di polizia

Il prefetto di Reggio Emilia, Iolanda Rolli, ha sottoscritto oggi insieme al presidente della Società Emiliana Trasporti Autofiloviari e all’amministratore dell’Agenzia per la Mobilità e il Trasporto Unico Locale, il protocollo d’intesa per l’uso dei sistemi di videosorveglianza presenti a bordo di tutti gli autobus Seta in servizio sulle reti urbane ed extraurbane del territorio.

«L’accordo vuole massimizzare l’utilizzo della videosorveglianza per innalzare i livelli di sicurezza reale e percepita dei cittadini. L’implementazione e l’estensione dei sistemi di videosorveglianza, comprese le telecamere sui parabrezza, che documentano le dinamiche di eventuali incidenti, arricchiscono inoltre la collaborazione tra istituzioni e aziende del servizio pubblico con le Forze di polizia, come strumento utile sia a fini preventivi che investigativi», ha commentato il prefetto.

I sistemi di videosorveglianza sono già presenti sui circa 270 mezzi della Seta, in servizio nel bacino provinciale di Reggio Emilia, ed equipaggeranno anche tutti i nuovi bus che saranno acquistati dall’azienda.

Ciascun sistema di videosorveglianza prevede un numero di telecamere installate a bordo degli autobus a seconda delle dimensioni del mezzo, registrazione continua e conservazione delle immagini acquisite nel rispetto della normativa vigenti, attivazione delle stesse telecamere con allarme manuale azionato dall’autista o automatico azionato da sensori di movimento. Se necessario, il conducente del bus potrà contattare la sala operativa dell’azienda attraverso un pulsante di allarme che comporta l’immediata geolocalizzazione del mezzo, consentendo l’attivazione in tempo reale del flusso video dalle telecamere sul mezzo e l’intervento immediato anche delle Forze dell’ordine.

In conclusione, è stata sottolineata l’efficacia deterrente di tali dispositivi contro effrazioni e atti vandalici, dal momento che sono in funzione 24 ore su 24 e utilizzati anche quando il bus è fermo al capolinea o parcheggiato in deposito.

Fonte: Ministero dell’Interno

Nuovo vertice del ministro Piantedosi con i sindaci e i prefetti di Roma, Milano e Napoli

Nuovo vertice del ministro Piantedosi con i sindaci e i prefetti di Roma, Milano e Napoli

14,8 milioni di euro assegnati dal Viminale alle tre aree metropolitane per la tutela della sicurezza urbana

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato ieri sera, in videoconferenza, i sindaci, i prefetti e i questori di Roma, Napoli e Milano. 

Nel corso della riunione sono stati esaminati i primi risultati delle iniziative già avviate per migliorare la sicurezza nelle tre più grandi aree urbane del Paese, nell’ambito del forum del dicembre scorso.

In particolare, è stata effettuata una valutazione degli esiti delle operazioni interforze, cosiddette “ad alto impatto”, realizzate con l’impiego di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e con la collaborazione delle Polizie locali e altre amministrazioni interessate. Queste operazioni, che si ripeteranno sistematicamente, hanno inizialmente interessato le principali stazioni di Roma, Milano e Napoli e sono state poi estese ad altri ambiti cittadini, caratterizzati dal fenomeno della cd. malamovida e dallo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il ministro Piantedosi ha richiamato la direttiva dello 18 marzo inviata ai prefetti di Roma, Napoli e Milano per intensificare le attività di controllo nelle zone adiacenti alle stazioni ferroviarie, assicurando una presenza rafforzata e visibile delle Forze di polizia e offrendo una più efficace risposta al bisogno di protezione in zone dove la percezione di insicurezza è molto diffusa. In particolare, è stato richiesto ai prefetti di integrare i piani di controllo coordinato del territorio da parte delle Forze di polizia con l’attivazione di dispositivi specifici di vigilanza che si aggiungeranno alle operazioni straordinarie, con l’obiettivo di mettere quelle aree più stabilmente in sicurezza e restituirle così alla piena fruibilità da parte delle comunità di riferimento.

Il titolare del Viminale ha ringraziato per lo sforzo corale messo in atto sottolineando i primi risultati delle operazioni straordinarie già effettuate.

Dal 16 gennaio al 27 marzo sono state impiegate 11.413 unità delle Forze di polizia, cui si sono aggiunti 981 appartenenti alle polizie municipali di Roma, Milano e Napoli e 1179 dipendenti di altri enti (aziende pubbliche, ispettorato del lavoro, Asl). Sono state controllate 103.135 persone, di cui 29.535 straniere, con 276 persone arrestate e 1384 denunciate.  I controlli hanno riguardato anche 12.737 veicoli e 2.828 esercizi pubblici, ove sono stati individuati 456 lavoratori in nero o irregolari. Gli stranieri espulsi sono stati 297, dei quali 58 accompagnati presso i centri di permanenza per i rimpatri. All’esito dell’attività di polizia, sono state anche disposte 198 misure di prevenzione personale, 43 fogli di via obbligatori e ben 155 divieti di accesso alle aree urbane. Sono state anche accertate 3321 violazioni amministrative, oltre a 617 di natura fiscale. Inoltre, sono stati sequestrati denaro, merce contraffatta o insicura (tra prodotti alimentari, abbigliamento, giocattoli e altro), stupefacenti, veicoli e armi.

Il ministro Piantedosi ha poi annunciato le risorse che verranno assegnate per il 2023 alle tre città metropolitane per migliorare la sicurezza urbana. In particolare a Roma andranno complessivamente 6,5 milioni di euro, 3,7 milioni di euro a Milano e 4,6 milioni a Napoli.

Il ministro Piantedosi ha manifestato la sua disponibilità ad approfondire, anche in sede di riordino del TUEL (Testo unico enti locali), eventuali proposte normative dei sindaci per rafforzare gli strumenti per la tutela della sicurezza urbana.

Fonte: Ministero dell’Interno

Formazione a distanza UNITRAIN – UNI EN ISO 26000:2020 e UNI/PDR 18:2016. Indirizzi applicativi sulla responsabilità sociale – 20 aprile 2023

Webinar UNITRAIN

UNI EN ISO 26000:2020 e UNI/PDR 18:2016. Indirizzi applicativi sulla responsabilità sociale

20 aprile 2023

14.00-18.00

La prassi di riferimento UNI/PdR 18 è, oggi, lo strumento applicativo di riferimento presente nel panorama nazionale, utile a mettere in campo un modello di responsabilità sociale organizzato e strutturato secondo la norma UNI EN ISO 26000. Tale norma si presta ad essere adottata da qualsiasi organizzazione, indipendentemente da dimensioni, collocazione territoriale, complessità organizzativa. La UNI EN ISO 26000 offre prospettive di esigenze operative, secondo un modello di economia sostenibile. In più, grazie alla UNI/PdR 18, diventa particolarmente adatto alla realtà italiana. Il corso si propone di offrire una interpretazione della norma e una successiva applicazione, attraverso la Prassi UNI, facile e coerente, entro cui diventa molto agevole inserire sistemi di gestione, modelli organizzativi, buone prassi e
procedure gestionali e operative.


OBIETTIVI
Il corso si propone di:
• fornire strumenti e indirizzi applicativi utili a interpretare la UNI EN ISO 26000:2020
• presentare la UNI/PdR 18:2016, relative linee guida ed elementi a supporto
• ragionare sulla possibile integrazione con metodologie proprie dei sistemi di gestione e dei modelli organizzativi e gestionali, con particolare attenzione per quelli dedicati alla salute e sicurezza sul lavoro.


DESTINATARI
I destinatari del corso sono tipicamente:
• Dirigenti della Pubblica Amministrazione e policy maker
• Dirigenti di ONG e di parti economiche e sociali
• Responsabili e consulenti dei sistemi di gestione aziendali
• Responsabili del servizio di prevenzione e protezione
• Esperti, studiosi e consulenti in materia di responsabilità sociale e sostenibilità

Per informazioni e iscrizioni clicca qui

Formazione a distanza Unitrain: UNI/PdR 35:2018 – Mobility Management nell’ambito della sostenibilità. 26 aprile 2023

Formazione a distanza Unitrain: UNI/PdR 35:2018 – Mobility Management nell’ambito della sostenibilità. 26 aprile 2023

Le competenze di Mobility Management acquisiranno nel tempo un ruolo cruciale nelle strategie di responsabilità sociale delle organizzazioni (CSR). La figura preposta avrà il compito di definire l’intera Mobility Policy dell’azienda con un ruolo di coordinamento generale delle altre funzioni aziendali dedicate ai trasporti come il Travel e il Fleet Manager.
Il corso, basandosi su background tecnico-normativo, offre metodi e strategie per formare il Mobility Manager al compimento del proprio ruolo, ma con forte attenzione a comprendere i cambiamenti evolutivi che determinano le scelte e condizionano le decisioni. 

OBIETTIVI
L’obiettivo del corso è formare il Mobility Manager in modo che sia pronto a:
• curare i rapporti con gli enti pubblici e privati direttamente coinvolti nella gestione degli spostamenti del personale dipendente;
• attivare iniziative di informazione, divulgazione e sensibilizzazione sul tema della mobilità sostenibile;
• promuovere con il Mobility Manager d’area azioni di formazione e indirizzo per incentivare l’uso della mobilità ciclo-pedonale, dei servizi di trasporto pubblico e dei servizi ad esso complementari e integrativi anche a carattere innovativo;
• supportare il Mobility Manager d’area nella promozione di interventi sul territorio utili a favorire l’intermodalità, lo sviluppo in sicurezza di itinerari ciclabili e pedonali; l’efficienza e l’efficacia dei servizi di trasporto pubblico, lo sviluppo di servizi di mobilità condivisa e di servizi di infomobilità;
• comprendere l’evoluzione del ruolo in ambito corporate.

DESTINATARI
Il corso è dedicato alle nuove figure professionali che siano in grado di sintetizzare know-how a livello di tecnologia, innovazione, ambiente, normative, economia e sostenibilità:
• professionisti autonomi o dipendenti che vogliono specializzarsi nell’ambito del settore della mobilità sostenibile;
• manager di aziende private e pubbliche che vogliono ricoprire il ruolo di Mobility Manager;
• imprenditori e consulenti operanti nell’ambito della mobilità.

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