Agenzia delle Entrate: Bonus ai dipendenti fino a 600 euro senza imposte anche per le utenze domestiche

Agenzia delle Entrate: Bonus ai dipendenti fino a 600 euro senza imposte anche per le utenze domestiche. In una circolare le regole sulla nuova disciplina del welfare aziendale

Pronte le istruzioni per i datori di lavoro che intendono erogare ai propri dipendenti somme o rimborsi per contenere il costo di energia elettrica, acqua e gas naturale. Il decreto Aiuti-bis, infatti, ha innalzato per il 2022 fino a 600 euro (al posto degli ordinari 258,23 euro) il limite entro il quale è possibile riconoscere ai dipendenti beni e servizi esenti da imposte, includendo anche le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche. Con la circolare n. 35/E l’Agenzia delle Entrate fornisce alcuni chiarimenti sulla nuova disciplina del welfare aziendale, soffermandosi in particolare sull’ambito applicativo, documentale e temporale.

Nei fringe benefit anche le utenze domestiche – Per il 2022 sono incluse tra i fringe benefit concessi ai lavoratori dipendenti anche le somme erogate o rimborsate per il pagamento delle utenze domestiche. Al riguardo, la circolare spiega che per utenze domestiche si intendono quelle relative a immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti dal dipendente, dal coniuge o dai suoi familiari, a prescindere che vi abbiano o meno stabilito la residenza o il domicilio. Vi rientrano, quindi, anche le utenze per uso domestico intestate al condominio (ad esempio quelle idriche o di riscaldamento) e quelle per le quali, pur essendo le utenze intestate al proprietario dell’immobile (locatore), nel contratto di locazione è prevista espressamente una forma di addebito analitico e non forfetario a carico del lavoratore (locatario) o dei propri coniuge e familiari.

Non imponibilità anche per beni e servizi ceduti al coniuge o ai familiari – Rientrano tra i fringe benefit anche i beni ceduti e i servizi prestati al coniuge del lavoratore o ai familiari indicati nell’articolo 12 del TUIR, nonché i beni e i servizi per i quali venga attribuito il diritto di ottenerli da terzi. Tali benefit, inoltre, sono erogabili anche ad personam e riguardano sia i titolari di redditi di lavoro dipendente che di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.

Circolare n. 35 del 4 novembre 2022

ICMQ – La comunicazione in emergenza – 19 Dicembre 2022

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ICMQ Formazione a distanza

La comunicazione in emergenza

19 Dicembre 2022

9:00-18:00

ICMQ organizza un corso di otto ore, 19 dicembre, che mira a trattare i fattori comunicativi di base, utili alla creazione di modelli sociali funzionali al proprio ruolo e i sistemi di comunicazione efficaci, studiati per attuare protocolli e procedure utili a mitigare il rischio in eventi emergenziali. 

OBIETTIVI
Il progetto formativo è composto da un incontro di 8 ore di formazione riguardanti il tema della comunicazione in emergenza. Lo scopo del corso è quello di far comprendere ed apprendere ai partecipanti quali sono i fattori caratterizzanti di una comunicazione efficace, come questi fattori possano essere funzionali alla gestione delle emergenze, e come gli stessi fattori, se usati nei momenti e nei modi sbagliati, possano far risultare i protocolli e le procedure potenzialmente inutili o inutilizzabili.

DESTINATARI
Il percorso formativo è rivolto a tutti coloro che desiderino acquisire strumenti e metodologie utili a comprendere che la comunicazione, è molto più che un passaggio di informazioni e che, se debitamente utilizzata, permette di prevenire i rischi, mitigarne l’effetto e gestirne l’eventuale controllo nel caso in cui si manifestasse la minaccia.
Il corso è indicato per i Professionisti della Security e Periti Liquidatori, per l’aggiornamento formativo delle competenze trasversali ai fini del mantenimento della certificazione.

Scarica il programma del corso e la scheda di iscrizione

Istat: fiducia dei consumatori e delle imprese (novembre 2022)

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Istat: fiducia dei consumatori e delle imprese (novembre 2022)

Dopo quattro mesi consecutivi di flessione il clima di fiducia delle imprese torna ad aumentare trainato soprattutto dalle aspettative sulla produzione nel comparto manifatturiero, da quelle sugli ordini nei servizi di mercato e dalle attese sulle vendite nel commercio al dettaglio.

Anche il clima di fiducia dei consumatori presenta una dinamica positiva dovuta soprattutto ad opinioni sulla situazione economica del paese (ivi comprese quelle sulla disoccupazione) in deciso miglioramento, seguite da attese sulla situazione economica familiare e da opinioni sul risparmio (possibilità future) in ripresa.

Scarica la nota metodologica

Fonte: ISTAT

Confindustria: Caro energia persistente, inflazione record e rialzo dei tassi frenano l’economia a fine 2022

Confindustria: Caro energia persistente, inflazione record e rialzo dei tassi frenano l’economia a fine 2022

Ancora in rallentamento l’economia italiana: il caro-energia è persistente e l’inflazione è a valori record. Inoltre, con il rialzo dei tassi di interesse e la minore liquidità a causa delle bollette energetiche, le imprese italiane rischiano di indebitarsi a costi alti. La manifattura tiene, i servizi sono andati bene in estate, le costruzioni sono in frenata. L’export italiano è in espansione finora, ma l’Eurozona è attesa debole e negli USA il rimbalzo potrebbe essere temporaneo.

L’economia italiana e internazionale in breve

Si conferma la caduta a fine anno? Fino al 3° trimestre l’economia italiana ha resistito al caro-energia oltre le aspettative: in aggregato, il PIL è cresciuto (+3,9% “acquisito” per il 2022, +0,5% in estate). Il turismo in espansione è stato il principale driver. L’industria ha continuato a reggere in termini di produzione, a fronte di costi altissimi, con ampia eterogeneità tra settori, ma la situazione tesa sui margini non giova agli investimenti. Un aiuto viene dalla (limitata) flessione dei prezzi delle commodity non energetiche e dagli interventi del Governo per compensare (in parte) i rincari energetici. Le costruzioni hanno frenato. I fallimenti totali sono aumentati di poco. Ma nel 4° trimestre si rischia un calo: gli indicatori qualitativi sono nel complesso negativi; il prezzo del gas resta alto, da troppi mesi; l’inflazione che ne deriva (+11,8% annuo) erode reddito e risparmio delle famiglie e avrà un impatto negativo sui consumi; il rialzo dei tassi si sta accentuando, un’altra zavorra sui costi delle imprese.

Brusco rimbalzo del gas. Il prezzo del gas in Europa sta risalendo rapidamente a novembre (89 euro/mwh in media, 118 l’ultimo dato), dopo la netta flessione dai picchi registrata ad ottobre (72 euro medi); tale andamento riflette le alterne notizie sull’offerta russa di gas, ma anche le difficili e prolungate trattative UE su un eventuale price cap. Il petrolio resta caro, ma sotto i picchi, continuando ad oscillare da settembre intorno a 90 dollari al barile (da 123 a giugno): l’estrazione mondiale si è riportata da agosto sopra i consumi in frenata e quindi le scorte OCSE risalgono.

La manifattura regge, per quanto ancora? La produzione industriale ha mostrato un calo marcato a settembre (-1,8%), ma nella media del 3° trimestre è scesa poco (-0,4%). La manifattura ha tenuto bene (-0,1%): tale dato, letto insieme alle scorte in rapido aumento nel settore da aprile, suggerisce che alcune imprese hanno anticipato produzione, prima dell’aumento dei prezzi energetici effettivamente pagati (alla scadenza dei contratti pre-crisi). Questo potrebbe preludere a una caduta marcata nei prossimi mesi. E gli indicatori qualitativi sono peggiorati, tracciando la rotta per un più pesante segno meno nel 4° trimestre: il PMI in ottobre è sceso ancor più in area negativa (46,5); i giudizi sugli ordini proseguono la flessione (-9,6 a novembre); la fiducia delle imprese manifatturiere resta compressa.

Uno stop nelle costruzioni. Nelle costruzioni si conferma la frenata, che era segnalata dagli indicatori sui cantieri in forte calo. La produzione del settore è cresciuta poco a settembre (+0,2%) e nella media del 3° trimestre registra una flessione (-2,2%), dopo ben 6 trimestri consecutivi in forte espansione.

Servizi e consumi bene in estate. Il recupero del turismo in Italia ha fatto proseguire il rimbalzo dei servizi nel 3° trimestre: la spesa dei viaggiatori stranieri in agosto è salita per la prima volta oltre i valori pre-Covid e a settembre è arrivata a +11,4% (da -1,4% a luglio). La maggiore spesa per servizi va di pari passo col recupero dei consumi, ma crescono pure le vendite al dettaglio di beni, a ritmo sostenuto inglobando i maggiori prezzi (+1,2% nel trimestre; +2,1% gli alimentari). Per il 4° trimestre, segnali misti: in ottobre il PMI servizi è sceso (46,4 da 48,8), a novembre la fiducia dei consumatori ha recuperato.

Export in espansione finora. A settembre l’export è tornato a crescere, grazie alle vendite extra-UE (che cedono però in ottobre). Nella media del 3° trimestre la dinamica è stata robusta (+2,7% in valore), ma anche per l’aumento dei prezzi (+1,1% in volume). L’espansione delle vendite italiane è trainata dal mercato USA, specie nel farmaceutico e abbigliamento, anche grazie all’euro debole. Fiacche, invece, le esportazioni verso Cina e Giappone e ridotte le vendite in Russia (di circa un terzo). Negative le indicazioni sugli ordini manifatturieri esteri, molto deboli in ottobre. In prospettiva peserà la debolezza della domanda estera, specie in Europa, a causa di incertezza e inflazione. Il commercio mondiale si conferma in crescita, seppur a ritmo calante, a fronte di indicazioni qualitative negative da mesi.

Eurozona attesa debole. Dopo un 3° trimestre ancora positivo (PIL +0,2%), pur in rallentamento, gli indicatori mostrano un deterioramento per le prospettive economiche dell’Eurozona. La fiducia si ferma a 92,5 in ottobre (96,5 nel 3° trimestre), mentre l’indice sulle aspettative occupazionali scende a 104,9 (da 107,1). Se nella prima parte del 2022 il rimbalzo di consumi e investimenti ha sostenuto la crescita, con un forte contribuito di servizi e turismo in estate, i rincari energetici fanno prevedere un’ulteriore frenata dell’attività per fine anno, specie delle imprese, la cui fiducia è scesa a 0,76 in ottobre (da 0,82).

USA: rimbalzo temporaneo? Nel 3° trimestre il PIL USA è risalito (+0,6%) dopo due cali consecutivi, grazie al miglioramento nell’export (+3,4%). La spesa pubblica è tornata a crescere dopo oltre un anno (+0,6%), ma i consumi hanno rallentato (+0,4%) e gli investimenti sono diminuiti (-2,2%). Anche la produzione industriale ha frenato nel 3° trimestre. E a ciò è seguito un calo in ottobre (-0,1%), anche del PMI manifatturiero (50,4 da 52,0) e dell’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago, che disegnano un 4° trimestre fiacco. Buone notizie dall’inflazione USA, che scende: +7,7% a ottobre, da +9,1% a giugno.

Focus del mese – Meno liquidità, le imprese si indebitano a costi alti

  • La lotta all’inflazione non è gratis. L’impennata dell’inflazione nell’Eurozona (+10,6% annuo), dovuta per lo più ai rincari di energia e commodity, ha indotto la BCE ad alzare i tassi di interesse (al 2,00%). Se, da un lato, ciò potrebbe in parte contenere l’inflazione (frenando le aspettative sui prezzi), rischia però di peggiorare lo scenario, almeno nel breve periodo.
  • Impatto sui tassi a lunga. Il rialzo dei tassi BCE ha rafforzato il trend di aumento dei tassi sovrani in tutta Europa (pur con qualche rientro di recente), che era già in atto da inizio anno sulla scia dei Treasury americani. Il Bund a 10 anni è salito a 2,10% in media a novembre, da -0,31% a fine 2021. Si sono ampliati anche gli spread col Bund: in Italia +1,90 a novembre, da +1,28. Il rendimento del BTP italiano ha riflesso tali rialzi, arrivando al 4,00% a novembre, da 0,97% a fine 2021. In Italia il tasso sul BTP è storicamente cruciale per determinare il costo della raccolta bancaria e, quindi, il tasso che le banche applicano al credito per le imprese (e le famiglie).
  • Aumenta il costo del credito. Il rialzo, in effetti, ha già iniziato a trasferirsi sui tassi pagati dalle imprese in Italia, che fino a settembre sono aumentati di quasi un punto (da 1,74% a 2,59% per le PMI; da 0,76% a 1,69% per le grandi) e sembrano destinati a salire molto di più. Ai valori attuali, considerando il rinnovo dei prestiti in scadenza entro un anno e anche la quota di operazioni a tasso variabile (maggiore dal 2020 rispetto agli anni precedenti), si stima che il costo del credito per le imprese aumenta di +2,3 miliardi in un anno, che rischiano di diventare +6,8 miliardi se il rialzo dei tassi seguirà pienamente quello del BTP. Il rincaro del credito riguarda naturalmente anche le famiglie italiane: il tasso Taeg per il credito al consumo è già salito da 8,08% a 8,83% a settembre, quello medio sui mutui casa da 1,78% a 2,65%.
  • Erosione della liquidità. L’aumento dei tassi sul credito si innesta su una situazione già difficile. Dopo il recupero del 2021, in Italia il livello di liquidità delle imprese, rispetto alle esigenze operative, si sta deteriorando rapidamente dall’inizio del 2022. Il calo è più significativo per le piccole e medie imprese. L’indicatore qualitativo non è ai minimi del 2020, ma la rapida flessione è preoccupante. E sembra riflettere le maggiori risorse (appunto liquide) che vengono assorbite dai pagamenti mensili per gli input, specie energia.
  • Prestiti in aumento, a fatica. L’indagine Banca d’Italia mostra, coerentemente, che è cresciuta molto nel 2° e 3° trimestre 2022 la domanda di credito a breve termine da parte delle imprese, mentre si è ridotta quella per il lungo termine. Le imprese, secondo l’indagine, chiedono più prestiti per scorte e capitale circolante, meno per investimenti: un chiaro sintomo di scenario di emergenza. Sul fronte dell’offerta bancaria si registrano segnali di irrigidimento da inizio 2022, soprattutto per il peggioramento delle prospettive economiche, ma anche per difficoltà degli istituti su capitale e raccolta (che non si registravano dal 2012). Il risultato è il ritorno alla crescita sia dei prestiti alle imprese (+4,4% annuo a settembre; picco di +8,7% nel 2020), sia della quota di imprese che non li ottiene (7,8% nella manifattura nel 3° trimestre, 4,5% a fine 2021). Anche la dinamica del credito alle famiglie ha accelerato nel 2022, sebbene meno (+4,2% a settembre).
  • Indebitamento già elevato. Le imprese italiane, però, già appesantite dall’indebitamento emergenziale del 2020, necessario nel lockdown con i fatturati azzerati, avrebbero bisogno oggi di alleggerire il peso del debito, anzitutto allungando i tempi di rimborso dei prestiti già in essere, invece di tornare a indebitarsi ulteriormente. Inoltre, nella misura in cui l’esigenza di liquidità, indotta dal caro-energia, conduce a debito addizionale, ciò avviene a tassi crescenti sulle nuove operazioni: l’onere del debito, dunque, cresce due volte.
  • Freno agli investimenti (e ai consumi). Tutto ciò assottiglia le risorse delle imprese disponibili per realizzare investimenti e lo fa in uno scenario che aveva già virato in direzione recessiva. L’onere del debito, infatti, assorbirà una quota crescente del fatturato delle aziende, se non si agisce sui prezzi dell’energia e se i tassi ufficiali continueranno a salire, come annunciato. In parallelo, lo stesso avviene nei bilanci delle famiglie che, a fronte di maggiori rate per mutui e altri prestiti, si ritrovano con meno risorse per i consumi di beni e servizi.

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Fonte: Centro Studi Confindustria

“Il mercato del lavoro: dati e analisi”: pubblicato il numero di novembre 2022

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“Il mercato del lavoro: dati e analisi”: pubblicato il numero di novembre 2022

È disponibile online la nota redatta congiuntamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Banca d’Italia e dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) utilizzando due fonti informative complete e tempestive: le Comunicazioni Obbligatorie e le DID, Dichiarazioni di Immediata Disponibilità al lavoro.

La prima base dati è aggiornata al 31 ottobre 2022, la seconda al 30 settembre 2022. Come di consueto, i dati sono provvisori e soggetti a revisione.

Per la consultazione integrale, vai alla nota di novembre 2022.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Nuovo differimento per l’adempimento delle comunicazioni di lavoro agile al 1° gennaio 2023

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Nuovo differimento per l’adempimento delle comunicazioni di lavoro agile al 1° gennaio 2023

Considerata la necessità di garantire a tutti i soggetti obbligati e abilitati la possibilità di adeguarsi alle modalità definite dal Decreto ministeriale n. 149 del 22 agosto 2022, per assolvere agli obblighi di comunicazione previsti dall’art. 23, primo comma, della Legge n. 81/2017 (come modificato dall’articolo 41 bis del Decreto Legge. n. 73/2022, convertito con modificazioni in Legge 4 agosto 2022, n. 122), si comunica che il termine per l’adempimento fissato al 1° dicembre 2022 si intende differito al 1° gennaio 2023.

Si informa inoltre che dal 15 dicembre 2022 sarà resa disponibile una modalità alternativa per l’inoltro massivo delle comunicazioni di lavoro agile mediante l’applicativo informatico, che consentirà, tramite un file Excel, di assolvere ai predetti obblighi in modo più semplice e veloce.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Addio a Maroni, l’unico ministro dell’Interno attento alla vigilanza privata

Addio a Maroni, l’unico ministro dell’Interno attento alla vigilanza privata

di Maria Cristina Urbano – Huffington Post

Ricordo che all’assemblea Assiv del 2008 Maroni intervenne a lungo e in maniera molto puntuale, con grande competenza. Una disponibilità che, purtroppo, non ho più riscontrato in seguito. Mi piace pensare che la riforma del nostro comparto sia figlia sua

Il ricordo che la vigilanza privata ha di Roberto Maroni è indissolubilmente legato all’Assemblea ASSIV dell’8 ottobre 2008. Un ministro dell’Interno non aveva mai partecipato in maniera così intensa a un incontro promosso dagli istituti di vigilanza privata e quello rimane a oggi l’unico momento di confronto pubblico.

Peraltro la presenza di Maroni avveniva in un periodo particolarmente delicato per il nostro comparto. A dicembre 2007 era infatti intervenuta la famosa Sentenza della Corte di Giustizia Europea che scardinava l’assetto normativo, amministrativo e di prassi che regolava il settore della vigilanza privata. Il 6 giugno 2008 veniva pubblicata la L.101 che convertiva in legge il DL 8 aprile 2008 (disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e l’esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia Europea).

Fra le altre cose si stabiliva che la GPG è incaricato di pubblico servizio: per la prima volta una norma di rango primario definiva lo status giuridico della GPG. Il 4 agosto 2008 usciva il DPR 153, che apportava le modifiche al TULPS e al Regolamento di Esecuzione. Il cuore normativo della riforma insomma, definito poi da un punto di vista esecutivo nel 2010 con il DM 269. In quell’ottobre del 2008 Roberto Maroni era ministro dell’Interno da circa 5 mesi e ci sarebbe rimasto fino al 16 novembre 2011.

Nella nostra memorabile assemblea Maroni non solo intervenne a lungo e in maniera molto puntuale, ma rimase dall’inizio alla fine, interloquendo con grande competenza e prendendo decine di pagine di appunti… una disponibilità che, purtroppo, il comparto non ha più riscontrato in seguito. E a pensarci bene, la cosa assume un tono paradossale perché è proprio da quella rivoluzione copernicana nella normativa di settore, che il comparto della vigilanza privata si è visto riconoscere un ruolo istituzionalmente definito nel sistema sicurezza Paese.

La riforma che, si può ben dire, venne attuata anche grazie alla spinta propulsiva dell’allora ministro Maroni, ci ha assegnato un ruolo fondamentale, seppur correttamente ancillare rispetto le Forze dell’Ordine, aprendo tra l’altro la strada alle leggi speciali che successivamente hanno consentito l’impiego delle GPG in ambiti sino ad allora esclusi al privato. Eppure, dopo Maroni, opportunità e criticità rappresentate dal settore sono gradualmente scomparse dall’elenco delle piorità del Ministero, il nuovo e illuminato quadro normativo non è stato mai applicato integralmente e siamo stati abbandonati in un limbo di contorsioni burocratiche, circolari ardite e assenza di dialogo. Ripeto: un vero paradosso!

I detrattori di allora sostennero con malizia e infondatezza che la sua partecipazione a quella Assemblea fosse dovuta a rapporti pregressi con alcuni associati, ma io non ci ho mai creduto e il fatto che da ministro abbia saputo dirigere la riforma degli IVP, ascoltando anche le istanze delle associazioni di categoria, ne certifica il valore oltre che umano anche tecnico. Mi piace pensare che la riforma del nostro comparto sia figlia sua. Addio ministro. 

Leggi l’articolo sull’HuffPost

Inail: Covid-19, tra gennaio e ottobre 2022 denunciati oltre 100mila contagi sul lavoro

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Covid-19, tra gennaio e ottobre 2022 denunciati oltre 100mila contagi sul lavoro

Lo rileva il 30esimo report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, che registra un incremento di 8.589 casi rispetto al monitoraggio di fine agosto (+2,9%). Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto dall’inizio della pandemia sono 305.395, pari a circa un quinto del totale degli infortuni registrati a partire dal gennaio 2020

ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 31 ottobre sono 305.395, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto dal gennaio 2020 e con un’incidenza dell’1,3% sul complesso dei contagiati nazionali comunicati alla stessa data dall’Istituto superiore di sanità. Rispetto alle 296.806 denunce registrate dal monitoraggio dello scorso 31 agosto, le infezioni in più sono 8.589 (+2,9%), di cui 3.630 riferite a ottobre e 2.150 a settembre, con i restanti casi riconducibili ai mesi precedenti. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni prima non disponibili.

Nel 2022 oltre un terzo dei casi. A fornire il quadro aggiornato dei contagi da Covid-19 di origine professionale è il 30esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Inail, da cui emerge che con 107.602 infezioni lavoro-correlate denunciate nei primi 10 mesi, il 2022 pesa al momento per il 35,2% sul totale dei contagi sul lavoro segnalati all’Istituto dall’inizio della pandemia. Il 2020, con 148.986 infezioni, raccoglie invece il 48,8% di tutti i casi, mentre il restante 16,0% (48.807) è concentrato nel 2021. Il nuovo report della Csa conferma anche il trend in netta diminuzione dei casi mortali. Gli 886 decessi da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia, infatti, sono concentrati quasi esclusivamente nel 2020, che con 586 contagi con esito mortale raccoglie il 66,3% del totale, e nel 2021, con 290 casi mortali (32,6%). L’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutti i casi mortali denunciati all’Istituto nel 2020 è stata di circa una denuncia ogni tre, scendendo a circa una su sei nel 2021 e contraendosi considerevolmente nei primi 10 mesi di quest’anno.

Milano, Roma e Torino le province più colpite. L’analisi territoriale, che è possibile approfondire attraverso le schede regionali aggiornate, evidenzia una distribuzione dei contagi sul lavoro denunciati pari al 40,4% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 23,5%), al 21,7% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), al 16,8% al Centro (Lazio 8,3%), al 14,8% al Sud (Campania 7,5%) e al 6,3% nelle Isole (Sicilia 4,5%). Le province con il maggior numero di infezioni lavoro-correlate da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,5%), Roma e Torino (6,6% ciascuna), Napoli (4,6%), Genova (3,1%), Brescia (3,0%), Venezia (2,2%), Verona e Treviso (2,1% ciascuna), Vicenza e Monza e Brianza (2,0% ciascuna), Firenze e Varese (1,9% ciascuna) e Bologna (1,8%). La provincia di Torino è quella che ha registrato il maggior numero di contagi sul lavoro nello scorso mese di ottobre, seguita da Milano, Brescia, Roma, Genova, Monza e Brianza, Cuneo, Napoli, Venezia, Treviso, Salerno, Savona e Lecco. Le province che hanno registrato gli incrementi percentuali maggiori rispetto al monitoraggio di fine agosto sono invece quelle di Isernia (+17,9%), Imperia (+8,0%), Messina (+7,8%), Brescia (+6,8%), Savona e Salerno (+6,2% per entrambe), Viterbo (+5,9%) e Cuneo (+5,6%).

L’età media dei contagiati in aumento nell’ultimo mese di rilevazione. L’età media dei contagiati dall’inizio della pandemia è di 46 anni, ma nel solo mese di ottobre è salita a 48 anni. Il 41,8% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,1%), under 35 anni (20,0%) e over 64 anni (2,1%). Gli italiani sono l’88,5%, mentre il restante 11,5% delle denunce riguarda lavoratori stranieri. Le nazionalità più colpite sono quelle rumena (20,7% dei contagiati stranieri), peruviana (12,3%), albanese (7,9%), svizzera (4,6%), moldava (4,4%) ed ecuadoriana (4,0%). La maggioranza delle infezioni di origine professionale colpisce le donne. La quota delle lavoratrici contagiate sul totale dei casi, infatti, è pari al 68,3%. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul totale dei contagi denunciati all’Inail è, rispettivamente, del 49,9% e del 49,0%. A morire, però, sono soprattutto gli uomini (82,8%). L’età media dei deceduti è di 58 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), con il 71,3% dei decessi concentrato nella fascia tra i 50 e i 64 anni.

La sanità e assistenza sociale prima anche per numero di decessi. Il 63,2% delle denunce da Covid-19 riguarda il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…), al primo posto anche per numero di decessi (21,1% dei casi mortali codificati). Seguono l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con l’8,7% dei contagi denunciati, il trasporto e magazzinaggio con l’8,2%, il noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,0%, il commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 2,7%, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 2,2% e il settore manifatturiero con il 2,0%.

Circa tre quarti delle denunce riguardano il personale dell’ambito sanitario. L’analisi per professione dell’infortunato conferma come il personale dell’ambito sanitario sia il più colpito dai contagi, a partire dalla categoria dei tecnici della salute, in cui si concentra il 37,8% delle denunce (in tre casi su quattro donne), l’82,3% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 16,0% (l’80,7% donne), i medici con il 9,4% (oltre la metà donne), gli operatori socio-assistenziali con il 5,4% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (circa l’80% ausiliari, ma anche portantini, barellieri) con il 4,4% (72,8% donne). Le altre professioni più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi con il 5,8% delle infezioni denunciate (i due terzi donne), degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta con il 2,3% (oltre la metà donne), degli addetti ai servizi di pulizia con l’1,9% (oltre i tre quarti donne), degli impiegati addetti agli sportelli e ai movimenti di denaro con l’1,5% (circa due terzi donne), dei conduttori di veicoli con l’1,2% (con più di nove contagi su 10 maschili), dei professori di scuola primaria con l’1,2% (oltre il 97% donne) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia con l’1,1% (quasi un terzo donne).

Fonte: INAIL

Ministero dell’Interno: Chiarimenti sulla procedura di rilascio del tesserino degli investigatori privati

Ministero dell’Interno: Chiarimenti sulla procedura di rilascio del tesserino degli investigatori privati

Circolare del 23 novembre 2022: Chiarimenti in ordine alla procedura di rilascio dei tesserini di riconoscimento degli investigatori privati (5571PAS/L11015714f10190(13).

Si fa seguito agli atti di indirizzo del 19 agosto e del 23 settembre uu.ss., meglio indicati in riferimento, con i quali sono state rassegnate indicazioni relativamente all’applicazione del D.M. 18 maggio 2022 concernente le caratteristiche e le modalità di rilascio del tesserino per gli investigatori privati e per gli investigatori dipendenti.

In questo periodo di prima applicazione del menzionato provvedimento, sono pervenuti alcuni quesiti con i quali sono state richieste delucidazioni in ordine alla definizione della platea dei destinatari del cennato documento e alla procedura di esecuzione.

Le tematiche evocate hanno formato oggetto di attento approfondimento, che hanno consentito di individuare la soluzione più idonea da applicare.

Considerato che i quesiti sollevati possono risultare di interesse generale, si ritiene opportuno, con il presente atto di indirizzo, mettere a disposizione dell’intera “rete” delle Autorità provinciali di p.s. gli esiti delle riflessioni svolte.

Individuazione dei soggetti che possono conseguire il tesserino degli investigatori

Un primo tema evocato attiene all’esatta individuazione dei soggetti abilitati a conseguire il tesserino di riconoscimento, tenuto conto del fatto che l’art.134 TULPS, tra le tipologie di attività da autorizzare, contempla, per quanto qui di interesse, oltre a quella di investigazione, anche quella di raccolta di informazioni per conto dei privati.

In primis giova evidenziare come la figura dell’investigatore privato in Italia è sostanzialmente disciplinata dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 18 giugno 1931 n.773) e dal relativo Regolamento di attuazione di cui al Regio Decreto 6 maggio 1940, n.635-Quest’ultimo demanda ad un apposito regolamento l’individuazione delle caratteristiche minime e dei requisiti richiesti. Infatti, in ottemperanza alle disposizioni del T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento, è stato emanato il Decreto Ministeriale 1° dicembre 2010, n.269.

Ciò premesso, chi intende eseguire in Italia investigazioni e ricerche per conto di privati in qualità di titolare di un istituto ha l’obbligo di chiedere al Prefetto il rilascio del titolo di polizia di cui all’art. 134 T.U.L.P.S.

L’art. 134 T.U.L.P.S recita infatti al comma 1: “Senza licenza del Prefetto è vietato ad enti o privati di prestare opere di vigilanza o custodia di proprietà mobiliari od immobiliari e di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati”.

Con il citato D.M. 1° dicembre 2010, n. 269, sono state classificate le tipologie di attività in cui si può estrinsecare l’investigazione privata.

I requisiti professionali e di capacità tecnica richiesti per poter presentare l’istanza di cui sopra sono indicati nell’art. 4 del D.M. n. 269/2010 e più specificatamente sono riportati negli allegati G e H del medesimo decreto, del quale costituiscono parte integrante.

In particolare, 1’art.4 del citato decreto, nel rinviare per il dettaglio agli Allegati G ed H, definisce le caratteristiche ed i requisiti organizzativi e professionali che gli istituti di inve­stigazione privata e di informazioni commerciali devono possedere e classifica anche le tipo­logie di attività in cui si può estrinsecare l’investigazione privata come di seguito:

a) investigatore privato titolare di istituto;

b )informatore commerciale titolare di istituto;

c) investigatore autorizzato dipendente;

d) informatore autorizzato dipendente.

Il medesimo art. 4 stabilisce che “sussistendo i requisiti di cui agli Allegati G, H e F2 del presente decreto, la licenza per lo svolgimento delle attività di cui al precedente comma 2, rilasciata dal Prefetto della provincia in cui il titolare ha eletto la sede principale dell’attività, autorizza il titolare – in possesso del tesserino previsto dal D.M. di cui all’art.  254 comma 3 del Regolamento di esecuzione – ad operare su tutto il territorio nazionale”.

Il suddetto D.M. del 18 maggio 2022, alla lettera d) del comma 2 dell’art. 1 reca la definizione di “titolare di istituto di investigazione privata”, individuandolo in colui che esegue investigazioni o ricerche o raccoglie informazioni per conto di privati.

Di conseguenza la circolare indicata sub b), nella parte rubricata “I soggetti che possono conseguire il tesserino degli investigatori”, dispone che “la categoria dei “titolari degli istituti di investigazione privata” ricomprende i soggetti cui sia stata rilasciata la licenza ex art. 134 TU.L.P.S. per svolgere, attraverso un istituto, attività di investigazione,  ricerche e raccolta di informazioni per conto di privati, ivi comprese quelle relative agli ammanchi di merce ed alle differenze inventariali, nel settore commerciale. Non rientrano, invece, in queste categorie i dipendenti degli istituti di investigazione che svolgono attività di natura diversa (ad es. amministrativa o contabile), con la conseguenza che nei loro confronti non potrà essere rilasciato il tesserino degli investigatori”.

Cosicché può agevolmente ritenersi che tra i soggetti legittimati alla richiesta di rilascio del tesserino di cui al D.M. del 18 maggio 2022 rientra a pieno titolo anche la figura dell’investigatore commerciale/informatore, titolare o dipendente, la cui attività risulta soggetta alle autorizzazioni prescritte dall’art. 134 del medesimo T.U.L.P.S..

Diverso è il caso disciplinato dall’art. 258 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635 che così statuisce: “Gli istituti di informazioni commerciali, muniti della licenza prescritta dal terzo comma dell’art. 115 della Legge, non possono eseguire investigazioni o ricerche ovvero raccogliere informazioni per conto di privati, senza la licenza contemplata dall’art. 134 della Legge stessa”.

Si tratta delle c.d. “Agenzie d’Affari” che svolgono attività di intermediazione in possesso della licenza ex art. 115 T.U.L.P.S..

Le Agenzie di intermediazione ex art. 115 T.U.L.P.S. sono legittimate esclusivamente allo svolgimento di attività di intermediazione, finalizzata a mettere in contatto due parti contraenti, con la categorica esclusione della facoltà di svolgere direttamente l’attività propria degli Istituti di Vigilanza Privata (in assenza delle imprescindibili autorizzazioni prescritte dall’art. 134 del medesimo T.U.L.P.S.).

Nell’ipotesi enucleata dall’art. 258 del Regolamento non potrà, dunque, trovare applicazione la disciplina di cui al DM del 18 maggio 2022 relativa al rilascio del tesserino attestante la qualità di titolare di istituti di investigazione privata e di investigatore privato dipendente, facoltà questa riservata esclusivamente ai titolari di licenza ex art 134 T.U.L.P.S..

Chiarimenti in ordine alla procedura di rilascio del tesserino

  • Per quanto riguarda la fototessera del titolare, inserita tra la documentazione da allegare all’istanza di rilascio del tesserino, come si legge nelle Linee guida predisposte dall’Istituto Poligrafico ed allegate alla circolare indicata di seguito sub b), la medesima dovrà essere “conforme alle raccomandazioni ICAO, applicata in originale con colla o biadesivo evitando dunque di spillarla con puntine metalliche. Qualora il richiedente si presenti con foto in formato digitale, il Poligrafico non garantisce la qualità della stessa stampata sulla tessera”.

Si raccomanda, pertanto, di attenersi scrupolosamente all’indicazione fornita dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, anche in ragione del fatto che il tesserino di riconoscimento, in quanto rilasciato da un’Amministrazione dello Stato e munito di fotografia del relativo titolare, costituisce un documento personale di riconoscimento, al quale, quindi, è intimamente connessa l’esigenza di preservare la pubblica fede.

  • Per quanto concerne la compilazione del modulo di richiesta, disponibile in formato pdf interattivo, nel quale vanno riportate tutte le informazioni che saranno poi stampate sul tesserino, si segnala che, tra i campi presenti, v’è quello relativo al “codice Prefettura”.

Ai fini di un’agevole reperibilità di tale dato e di una più immediata compilazione del modulo, si allega al presente atto di indirizzo un prospetto riepilogativo dei codici identificativi di tutte le Prefetture – Uffici territoriali del Governo (A11.1).

Infine, si raccomanda di compilare in ogni sua parte il predetto modulo indicando il nome e cognome dell’Autorità che rilascia il tesserino ( Prefetto o suo delegato) con la firma “leggibile” e per esteso.

Servizi antipirateria, corsi di formazione specialistica per l’abilitazione delle guardie giurate ai servizi di protezione del naviglio nazionale

Il ministero dell’interno ha pubblicato il 22 novembre 2022 la circolare relativa ai corsi di formazione specialistica per l’abilitazione delle guardie giurate ai servizi di protezione antipirateria del naviglio nazionale (circolare 557/PAS/U/015519/12982 del 21 novembre 2022). Tali corsi sono organizzati dal ministero della difesa, in particolare, dalla marina militare ai sensi dell’art. 6 del DM 154/2009.

Considerata l’approssimarsi della scadenza del regime transitorio fissato al 31 dicembre pv in virtù del quale le prestazioni antipirateria in parola possono essere disimpegnate esclusivamente da operatori giurati che abbiano partecipato, per un periodo di almeno sei mesi, quali appartenenti alle Forze Armate, alle missioni internazionali in incarichi operativi, la marina militare, nel rendere effettivo il passaggio al regime ordinario della formazione e dell’impiego di guardie giurate ai servizi antipirateria ai sensi del DM 154/2009,  ha organizzato per l’anno in corso due corsi specialistici presso il Battaglione Scuole “Caorle” della Brigata Marina San Marco di Brindisi  nei seguenti periodi:

  • 1 corso, 29 novembre  – 1 dicembre 2022;
  • 2 corso, 13 dicembre – 15 dicembre 2022.

Nella circolare viene anche ricordato che il novellato art. 4, co. 1, lett. a) del DM 139/2019 dispone che, per le GpG che abbiano effettuato nei tre anni precedenti un periodo cumulativo non inferiore a novanta giorni d’impiego effettivo in servizio antipirateria, la certificazione di idoneità ad eseguire tali servizi è rilasciata automaticamente dalle Commissioni prefettizie senza sostenere alcuna prova di esame. Sarà pertanto onere dell’interessato ai fini del rilascio alle segreterie delle Commissioni prefettizie (art. 6, DM 154/2009) produrre un’apposita attestazione, concernente i servizi antipirateria svolti, rilasciata dall’armatore ovvero dagli Istituti di vigilanza. Il ministero comunica altresì che in questa prima fase, fino al 31 dicembre pv,  potranno essere considerate equivalenti  le dichiarazioni, sottoscritte ai sensi dell’art. 47, DPR 445/2000, con le quali gli armatori o i titolari di istituti di vigilanza attestano l’impiego effettivo in servizio antipirateria.  Questo per agevolare al massimo, in considerazione dei tempi ristretti, la partecipazione ai corsi, comunque obbligatoria per le GPG che verranno, dopo il 31 dicembre 2022, comandate in servizi antipirateria.