Certificazione UNI e servizi ausiliari alla sicurezza: una leva strategica ancora poco valorizzata dal mercato – Intervista a Maria Cristina Urbano

Norme UNI per il settore Security: a che punto siamo?

di Giulia Mazzeo

Sono trascorsi ben 2 anni dalla pubblicazione delle norme UNI per i servizi ausiliari alla sicurezza (UNI 11926:2023) e per le competenze degli operatori di tali servizi (UNI 11925:2023), tuttavia, nonostante la certificazione possa garantire ai committenti l’individuazione di imprese virtuose e che dispongono di servizi e personale qualificato, solo qualche importante committente ha inserito, tra i requisiti di qualificazione dei fornitori, anche il possesso della certificazione.

Chiediamo alla Presidente di Assiv – dott.ssa Maria Cristina Urbano come sta reagendo il mercato e qual è il punto di vista di Assiv.

A oggi le imprese operanti nel settore dei servizi ausiliari alla sicurezza certificate, non solo del settore rappresentato da Assiv, sono circa una cinquantina, con in totale poco più di un centinaio di sedi. Dopo un abbrivio iniziale, non si è registrata quella crescita auspicata e progressiva nelle certificazioni. A suo avviso, dr.ssa Urbano, a cosa è dovuta questa fase di stallo?

Purtroppo, la risposta della committenza non si è dimostrata all’altezza delle aspettative. Nel settore si discute diffusamente di qualità dei servizi, di misurabilità delle prestazioni, di customer satisfaction e di indicatori chiave di performance (KPI). Si arriva persino a richiamare modelli evoluti come SERVQUAL, che valuta la qualità del servizio attraverso cinque dimensioni fondamentali: affidabilità, tempestività, rassicurazione, empatia e tangibilità.
Tuttavia, questo complesso sistema di parametri e norme – tra cui le UNI 11926 e UNI 11925, elaborate proprio per innalzare gli standard qualitativi e l’affidabilità dei servizi di sicurezza disarmata – si scontra con la realtà dei bandi di gara. Nei capitolati, infatti, si riscontrano spesso richieste minime, attività poco specificate e basi d’asta estremamente basse, peraltro ulteriormente riducibili attraverso meccanismi di ribasso. Nella fase di esecuzione, le penali risultano quasi sempre legate unicamente ad assenze o ritardi, senza alcuna reale attenzione alla qualità della prestazione.
A ciò si aggiunge che le specifiche relative alla formazione si limitano perlopiù agli obblighi minimi previsti (sicurezza sul lavoro, primo soccorso, antincendio base). In un contesto simile, l’imprenditore non è incentivato a investire né nelle certificazioni di processo né nello sviluppo delle competenze del personale.

In un settore, come quello rappresentato da Assiv, caratterizzato da organizzazioni di grandi dimensioni nel settore della Vigilanza, che stanno investendo sull’innovazione e sulla tecnologia, si investe anche per disporre di figure professionali, competenti e preparate, che possano accompagnare l’azienda verso un reale percorso di modernizzazione?

È un dato di fatto: nel settore della sicurezza privata, e in particolare in quello della vigilanza armata, le imprese stanno investendo in modo significativo nella tecnologia e, parallelamente, nella formazione del personale che è chiamato a utilizzarla. Questo vale non solo per le aziende di grandi dimensioni, ma anche per molte realtà di medio calibro.
Naturalmente, tali investimenti non coinvolgono in modo uniforme tutto il personale, poiché ogni impresa struttura i propri servizi in segmenti differenziati a seconda della tipologia di clientela e delle specifiche esigenze operative. Si tratta comunque di un processo evolutivo in corso, che procede nonostante una criticità ben nota: la difficoltà nel reperire e selezionare risorse adeguate.
È bene ricordare che questo problema non riguarda esclusivamente il settore dei servizi di sicurezza: interessa l’intero sistema produttivo nazionale, inclusi comparti strategici come il manifatturiero. La carenza di personale qualificato rappresenta dunque una sfida trasversale che incide sui tempi e sulla qualità dei processi di innovazione in atto.

La certificazione avrebbe dovuto rappresentare il mezzo su cui fare leva per dimostrare le capacità organizzative e progettuali dell’impresa, il fatto di poter qualificare la propria offerta e fornire garanzia al mercato sulla preparazione delle proprie risorse e di conseguenza poter agire sul vantaggio competitivo della professionalità anziché sul prezzo. Questo riconoscimento però non sembra sia ancora avvenuto da parte del mercato. Perché il processo è a suo avviso così lento?

Come ho già evidenziato, soprattutto nell’ambito della pubblica amministrazione e degli enti assimilati, il criterio dominante continua a essere il prezzo. Fino a quando questa impostazione non verrà superata, assisteremo a gare basate prevalentemente sul ribasso, anziché su indicatori di professionalità, affidabilità e qualità del servizio.
Si tratta di un retaggio culturale radicato, che richiede un’evoluzione parallela della mentalità della committenza e del quadro normativo. Infatti, ottenere dal fornitore servizi più performanti, più specializzati e più diversificati nei compiti – con un impiego crescente della tecnologia – significa migliorare l’efficienza del servizio e, di conseguenza, ottimizzare anche il rapporto qualità-prezzo.
Questa consapevolezza sta maturando con maggiore rapidità nel settore privato. La committenza privata, più vicina alle dinamiche di mercato e spesso più sensibile ai temi dell’efficienza e dell’innovazione, si dimostra generalmente disposta a riconoscere un corrispettivo più elevato quando riceve servizi innovativi, di qualità e con un valore aggiunto reale.

A sensazione o per i riscontri che ha avuto, le aziende hanno davvero percepito il valore della certificazione di impresa UNI 11926? E rispetto a quella delle persone, la UNI 11925? Come si potrebbe sensibilizzare maggiormente tutti gli stakeholder sui benefici della certificazione?

Le aziende del settore, nella loro maggioranza, hanno ormai compreso il valore strategico della certificazione d’impresa. Tale consapevolezza deriva anche dal fatto che molte realtà, soprattutto quelle più strutturate, sono da tempo abituate a confrontarsi con modelli organizzativi complessi, indispensabili per presidiare il mercato in modo efficace.
Maggiore fatica, invece, incontra la diffusione della certificazione delle competenze dei lavoratori. Le ragioni principali sono due.
La prima riguarda la limitata consapevolezza del committente pubblico: se l’investimento dell’imprenditore nella crescita professionale del proprio personale non trova riconoscimento nei capitolati di gara e nei criteri di aggiudicazione, viene sostanzialmente vanificato. Questo scoraggia un approccio strutturato alla qualificazione delle risorse.
Il secondo fattore è rappresentato dall’elevato turnover che caratterizza il comparto della sicurezza disarmata. Tale instabilità rende più complesso e rischioso per il datore di lavoro sostenere percorsi formativi qualificanti per lavoratori la cui permanenza in azienda non risulta prevedibile. È però vero che la stessa instabilità è spesso conseguenza di una scarsa professionalizzazione, generando un circolo vizioso che frena la crescita complessiva del settore.
Si tratta, dunque, di un problema articolato che richiede sia un cambiamento culturale sia interventi mirati da parte del legislatore. Misure come incentivi, fondi dedicati alla formazione, o forme di decontribuzione selettiva potrebbero contribuire a rendere più sostenibile per le imprese l’investimento nella qualificazione del personale, favorendo nel contempo una maggiore stabilità occupazionale.

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ADAPT: Corso di formazione “L’introduzione dell’intelligenza artificiale in azienda: opportunità, rischi e vincoli normativi” – 11 marzo 2026 ore 10:00 – 12:00

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Il corso fornisce le conoscenze fondamentali sui profili giuridici, organizzativi e di governance legati all’introduzione e all’uso dei sistemi di Intelligenza Artificiale e di management algoritmico nelle aziende.

Particolare attenzione è dedicata ai vincoli legali sostanziali e procedurali derivanti dalla normativa giuslavoristica e dalla disciplina sulla protezione dei dati personali.

Il corso analizza inoltre l’impatto dell’IA su rapporti di lavoro, poteri datoriali, diritti dei lavoratori e modelli organizzativi, alla luce dei più recenti sviluppi normativi e regolatori nazionali ed europei.

L’obiettivo è fornire strumenti interpretativi e operativi per governare l’innovazione tecnologica, valorizzando le potenzialità dell’IA nel rispetto dei diritti fondamentali e delle regole giuridiche.

COSTI:

Il costo per ogni singolo partecipante è di 300 euro + IVA.
I Soci ADAPT hanno diritto allo sconto del 25%.

Maggiori informazioni e iscrizione al link

CONFINDUSTRIA: Indagine Rapida – Febbraio – le imprese prevedono un rafforzamento dell’attività

  • L’indagine rapida sulla produzione industriale presso le grandi imprese associate a Confindustria¹ indica, nella rilevazione di febbraio, un miglioramento delle aspettative rispetto al mese precedente. La metà delle imprese intervistate (50,3%) prevede un aumento della produzione, moderato o rilevante, mentre il 38,8% si attende una sostanziale stabilità. Resta molto contenuta la quota di chi anticipa un calo (10,9%).
  • Anche questo mese domanda e ordini si confermano il principale elemento di sostegno alla produzione. Tuttavia, pur rimanendo in territorio espansivo, il saldo a febbraio si riduce rispetto a gennaio, passando dal 3,8% a 0,3% (Grafico 2).
  • Le attese delle imprese sulla disponibilità di manodopera nei prossimi mesi tornano ad essere positive: il saldo nel mese corrente è pari a 2,1%, dopo il -1,2% della rilevazione precedente.
  • Il saldo relativo ai costi di produzione nel mese di rilevazione migliora, ma conferma il periodo di aspettative negative (-3,2% da -4,6%).
  • I giudizi riguardo le condizioni finanziarie questo mese scivolano in territorio negativo (-0,7% da 0,1%).
  • Per quanto riguarda i giudizi sulla disponibilità di materiali, il saldo delle risposte a febbraio è positivo, ma si indebolisce rispetto alla rilevazione precedente (1,0% da 1,5% d gennaio).
  • Il giudizio delle grandi imprese sulla disponibilità degli impianti aumenta appena nella rilevazione del mese corrente (0,6% dopo il 0,4% a dicembre).

Fonte: Confindustria

ADAPT: Corso – Incrementi retributivi, maggiorazioni e indennità: il regime fiscale dopo la circolare 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate – 5 Marzo 2026 ore 10:00 – 11:30

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A seguito della recente circolare 2/26 dell’Agenzia delle Entrate, il corso propone un aggiornamento operativo sulle principali indicazioni interpretative relative ad alcune misure introdotte dalla legge di bilancio.

L’incontro è pensato per offrire a imprese, consulenti del lavoro e professionisti una lettura chiara dei chiarimenti forniti dall’amministrazione finanziaria e delle ricadute concrete nella gestione aziendale.

Particolare attenzione sarà dedicata al regime di tassazione sostitutiva applicabile agli incrementi retributivi contrattuali, alle maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo e a turni, alla luce dei chiarimenti forniti dalla circolare n. 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate, nonché alla detassazione dei premi di risultato.

OBIETTIVI:

Obiettivo del corso è approfondire le novità introdotte dalla legge di bilancio per il 2026 con riferimento alla tassazione sostitutiva su incrementi retributivi contrattuali e alle maggiorazioni e indennità per lavoro il notturno, festivo e per i turni, sulla base dei chiarimenti interpretativi della circolare 2/2026 dell’Agenzia delle Entrate, nonché la detassazione del premio di risultato

CONTENUTI:

• Incrementi retributivi: quali incrementi ed elementi retributivi detassare?
• di quali contratti collettivi?
• Altri elementi detassati: maggiorazioni e indennità premio di risultato

COSTI:

Il costo per ogni singolo partecipante è di 190 euro + IVA.
I Soci ADAPT hanno diritto allo sconto del 25%.

Maggiori informazioni e iscrizione al link

Ministero del Lavoro, pubblicato il primo documento dell’Osservatorio Lavoro e IA

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Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblica il primo documento “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro – Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio”.

Il testo è una raccolta strutturata di contributi eterogenei finalizzata a supportare la fase preliminare di avvio dei lavori dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. L’obiettivo è offrire una rosa di punti di vista, ampi e articolati sui principali ambiti di incidenza dell’IA, attraverso l’analisi di dati, rassegne, studi e casi applicativi, utili a inquadrare i fenomeni in atto e le loro implicazioni per il mercato del lavoro.

Il documento riflette approcci, sensibilità e punti di vista diversi, organizzati secondo alcune aree tematiche prioritarie, in parte coerenti con quelle individuate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro, al fine di restituire un quadro articolato e composito della transizione in corso.

Il documento prende in esame i seguenti aspetti:

  • il contesto europeo e internazionale dell’intelligenza artificiale, con riferimento al quadro regolatorio dell’AI Act e alle principali analisi macroeconomiche sugli effetti dell’IA su produttività, distribuzione del valore, occupazione e sistema economico. Il capitolo presenta dati sulla diffusione delle tecnologie digitali nel lavoro, analisi settoriali per intensità di utilizzo dell’IA e un confronto tra i modelli di governance di Unione europea, Stati Uniti e Cina;
  • la strategia nazionale italianasull’intelligenza artificiale e il sistema della ricerca, illustrando il quadro normativo di recepimento dell’AI Act e i contenuti della Strategia Italiana per l’IA 2024-2026. Il capitolo analizza inoltre il tema delle competenze, della formazione e dello skill mismatch, con particolare attenzione al divario tra domanda e offerta di profili STEM e all’evoluzione degli investimenti delle imprese nei processi di digitalizzazione;
  • l’esposizione delle professioni all’intelligenza artificiale, presentando strumenti di misurazione utili a valutare l’impatto dell’IA sulle attività lavorative e sulle traiettorie occupazionali. Il capitolo approfondisce le caratteristiche socio-professionali delle occupazioni maggiormente esposte, le dinamiche di mobilità e ricollocazione, la dimensione territoriale e le implicazioni dell’IA per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • l’utilizzo dell’IA nelle imprese e alle differenze dimensionali e territoriali nell’adozione delle tecnologie. Il capitolo presenta dati sull’impiego delle diverse soluzioni di intelligenza artificiale, sul profilo delle imprese utilizzatrici e sul posizionamento dell’Italia nel confronto europeo, includendo un focus sulle piattaforme digitali e sulle competenze digitali nella pubblica amministrazione;
  • casi studio e approfondimenti tematici relativi all’applicazione dell’IA nei contesti produttivi e nei servizi. Il capitolo affronta aspetti di regolamentazione, iniziative di sostegno pubblico alla ricerca e all’innovazione, applicazioni dell’IA in materia di sicurezza sul lavoro e il ruolo dei luoghi di lavoro come ambito di governance delle tecnologie;
  • esperienzepunti di vista e proposte di diversi stakeholder anche privati e rappresentano un punto di partenza per il dibattito e possibili riflessioni all’interno dei lavori dell’Osservatorio.

Il testo rappresenta un punto di partenza per un percorso di approfondimento e collaborazione che vedrà il coinvolgimento continuativo di soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di sviluppare strumenti di analisi e di orientamento sempre più puntuali a supporto di un’adozione consapevole, trasparente ed efficace dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro.

Leggi i contributi verso l’osservatorio IA del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Monitoraggio digitale dei lavoratori: intervento del Garante

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto nei confronti di Amazon disponendo lo stop a pratiche ritenute riconducibili a una forma di “schedatura” dei lavoratori, attraverso sistemi di raccolta e analisi dei dati utilizzati nei centri logistici.

Al centro dell’attenzione dell’Autorità vi è l’uso di strumenti tecnologici in grado di monitorare in modo dettagliato attività, tempi, pause e performance individuali. Tali trattamenti devono rispettare i principi di proporzionalità e minimizzazione previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), evitando forme di profilazione eccessiva.

Il Garante ha ribadito che il controllo digitale dei lavoratori deve essere giustificato da finalità specifiche e legittime e conformarsi anche alla disciplina nazionale sui controlli a distanza. Particolare attenzione va posta ai sistemi di valutazione automatizzata delle performance, che devono garantire trasparenza e non discriminazione.

Il provvedimento rappresenta un segnale per tutte le imprese che utilizzano strumenti di geolocalizzazione, software di gestione operativa o sistemi algoritmici di analisi delle attività: la digitalizzazione dei processi non può prescindere dal rispetto delle garanzie poste a tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori.

INL: Decreto Sicurezza 2025 – le novità in materia di vigilanza

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha emanato la circolare n. 1 del 23 febbraio 2026, con la quale ha fornito un quadro sulle principali novità introdotte dal decreto legge n. 159/2025 (conv. dalla Legge n. 198/2025), recante “Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile”.

In particolare, l’intervento dell’Ispettorato attiene alle disposizioni, contenute nel cd. decreto Sicurezza 2025, che incidono sulla attività di vigilanza, introducendo nuovi adempimenti a carico dei datori di lavoro, alcuni direttamente operativi, altri rimessi all’adozione di appositi decreti ministeriali.

Questi gli argomenti trattati dalla circolare n. 1/2026:

  • Attività di vigilanza, appalto e subappalto
  • Badge di cantiere
  • Patente a crediti
  • Esenzione dal pagamento delle spese degli atti processual
  • Obbligo di comunicazione del domicilio digitale
  • Comunicazioni obbligatorie
  • Disposizioni in materia di Rete del lavoro agricolo di qualità (RLAQ)
  • Notifica preliminare
  • Misure di prevenzione di condotte violente o moleste
  • Dispositivi di protezione individuali
  • Requisiti di sicurezza delle scale
  • Sistemi di protezione contro le cadute dall’alto
  • Formazione in materia di SSL
  • Requisiti dei modelli di organizzazione e di gestione (MOG)
  • Sorveglianza sanitaria
  • Disciplina in materia di salute e sicurezza applicabile alle organizzazioni di volontariato della protezione civile
  • Modifiche alla composizione degli organi del sistema istituzionale in materia di SSL

Fonte: Ispettorato Nazionale del Lavoro – dottrinalavoro.it

Sicurezza urbana e tutela del patrimonio: il caso del Duomo di Bolzano

Le recenti notizie provenienti da Bolzano riportano all’attenzione un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il presidio degli spazi urbani sensibili e la tutela del patrimonio storico-artistico.

L’area retrostante il Duomo di Bolzano è stata infatti oggetto di segnalazioni per episodi di degrado, comportamenti illeciti e situazioni di insicurezza che, nel tempo, avrebbero generato danni materiali e criticità igienico-sanitarie, con infiltrazioni che minaccerebbero anche la cripta e strutture collegate alla parrocchia.

Quando il degrado diventa rischio strutturale

Il fenomeno del degrado urbano non è soltanto una questione di percezione di insicurezza. Quando interessa edifici storici e luoghi di culto, può trasformarsi in un problema strutturale e conservativo.

L’utilizzo improprio di spazi monumentali, l’assenza di controllo nelle ore serali e notturne, il bivacco e gli atti vandalici comportano:

  • danni diretti alle strutture;
  • aumento dei costi di manutenzione e bonifica;
  • progressiva perdita di fruibilità degli spazi pubblici;
  • allontanamento di cittadini e turisti.

In questi casi, la sicurezza privata può rappresentare uno strumento di prevenzione complementare rispetto all’azione delle Forze dell’Ordine, in un’ottica di collaborazione e presidio integrato del territorio.

Il ricorso alla vigilanza privata

Le istituzioni locali hanno previsto l’estensione del servizio di vigilanza privata già attivo in altre zone della città, con l’obiettivo di:

  • rafforzare il controllo dell’area;
  • prevenire comportamenti illeciti;
  • tutelare il patrimonio storico;
  • migliorare la vivibilità degli spazi pubblici.

L’intervento delle guardie particolari giurate, se inserito in un piano coordinato con le autorità competenti, consente di garantire una presenza qualificata e continuativa, con funzioni di deterrenza e segnalazione tempestiva di situazioni critiche.

Sicurezza e rigenerazione: un approccio integrato

La sola vigilanza, tuttavia, non può essere considerata una soluzione isolata. Le migliori esperienze in ambito urbano dimostrano che la sicurezza efficace nasce dall’integrazione tra:

  • presidio fisico e tecnologico (vigilanza e videosorveglianza);
  • illuminazione adeguata e riqualificazione degli spazi;
  • iniziative culturali e sociali;
  • collaborazione tra enti pubblici, privati e comunità locale.

Il modello di sicurezza partecipata, che vede coinvolti amministrazioni, operatori economici e istituti di vigilanza, rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per contrastare il degrado e restituire centralità agli spazi pubblici.

Il ruolo del settore della vigilanza privata

Il caso di Bolzano evidenzia ancora una volta quanto il comparto della sicurezza privata possa svolgere un ruolo strategico nella tutela del patrimonio culturale e nella prevenzione dei fenomeni di microcriminalità.

Per il settore rappresentato da ASSIV, questi interventi:

  • valorizzano la professionalità delle guardie particolari giurate;
  • rafforzano la funzione sussidiaria rispetto alla sicurezza pubblica;
  • confermano l’importanza della formazione specialistica per operare in contesti urbani complessi.

La sicurezza urbana non è soltanto un tema di ordine pubblico, ma anche di qualità della vita, tutela dei beni culturali e responsabilità condivisa.

Fonte: Infiltrazioni di urina che minacciano la cripta, degrado in centro tra violenze e spaccio: dietro al Duomo di Bolzano arrivano i vigilantes. Il Dolomiti. 23 febbraio 2026

ICQM: Corso AI di frontiera: gestione documentale, privacy e casi d’uso (videosorveglianza, geolocalizzazione e tecnologie avanzate) – 16 Marzo e 20 Marzo ore 09:00 – 13:00

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Dalla Teoria alla Compliance Operativa: il percorso formativo è progettato per fornire gli strumenti necessari a navigare l’intersezione tra il nuovo Regolamento UE sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) e il GDPR.  L’obiettivo è trasformare obblighi complessi in flussi di lavoro documentali e tecnici sostenibili, anche con un focus particolare per le tecnologie di sorveglianza.

OBIETTIVI
Trasmettere le competenze pratiche necessarie per la conformità sostanziale e documentale ai sensi dell’AI Act e del GDPR.  

PROGRAMMA DEL CORSO

Prima parte 
Trasmettere le informazioni di base per la gestione del rischio nell’uso della AI. Trasmettere le
competenze pratiche necessarie per la conformità sostanziale e documentale ai sensi dell’AI Act e
del GDPR. Analizzare i requisiti di trasparenza derivanti dalla norma, compresi quelli relativi al lavoro. 
Case study ed esercitazioni.  

Seconda parte
Le tecnologie di sorveglianza proibite dall’AI Act. Effetti pratici delle tecnologie di sorveglianza nei
sistemi ad alto rischio. Geolocalizzazione, profilazione e intelligenza artificiale: casistiche pratiche.
Analizzare l’applicazione dei requisiti per i sistemi intelligenti a casi operativi specifici (videoanalisi,
biometria, allarmi e infrarosso, centrali intelligenti) e le implicazioni per la privacy. Case study ed
esercitazioni. 

Il corso, della durata di 8 ore, si svolgerà il 16 marzo 2026 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e il 20 marzo 2026 dalle ore 9.00 alle ore 13.00.

Quota

Clienti ICMQ: Euro 350,00 + IVA

Altri: Euro 450,00 + IVA

È prevista una scontistica per l’iscrizione a più moduli dello stesso percorso sull’intelligenza artificiale

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al link

Agenzia delle Entrate: Tassazione agevolata su lavoro dipendente nel settore privato

Con la circolare n. 2/E arrivano i chiarimenti sulle misure della Legge di Bilancio 2026: dall’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti da rinnovi contrattuali nel triennio 2024-2026 per dipendenti privati alla tassazione agevolata del 15% sulle indennità per lavoro notturno, festivo e su turni.

Circolare n. 2 del 24 febbraio 2026
Comunicato stampa