NASCE ‘ROMA CITTÀ SOLARE – La Rivoluzione dal basso’, IL LIBRO PARTECIPATO DELLA SMART CITY

Il primo libro partecipato della Consulta Roma Smart City Lab: 28 capitoli, tutti firmati da membri della Consulta, che oggi conta oltre 300 aderenti.

Roma, 24/09/2026 – Non un libro sulla Smart City, ma un libro sulla città che vogliamo costruire.

ROMA – Trentatré autori, 28 capitoli e oltre 300 membri della Consulta Roma Smart City Lab. Sono i numeri di “Roma Città Solare”, il primo libro partecipato della Consulta nato con l’obiettivo di raccogliere idee, esperienze e visioni sulla città del futuro.

Il volume affronta alcuni dei grandi temi della trasformazione urbana: innovazione digitale, intelligenza artificiale, energia, comunità energetiche, mobilità, infrastrutture intelligenti, IoT, sicurezza, cybersicurezza, sostenibilità, inclusione e partecipazione.

“Roma Città Solare non è semplicemente un libro sulla Smart City – spiega Leandro Aglieri, Presidente della Consulta Roma Smart City Lab – ma un libro sulla città che vogliamo costruire. La sua caratteristica più importante è essere nato dalla partecipazione: tutti i 33 autori sono membri della Consulta e hanno messo a disposizione competenze, esperienze e punti di vista diversi. È proprio questa pluralità che rappresenta la ricchezza del progetto”.

Il concetto di “Città Solare” rappresenta la visione che unisce i diversi contributi: una Roma capace di utilizzare tecnologia, dati e innovazione per migliorare concretamente la qualità della vita, mantenendo al centro le persone, le relazioni e la partecipazione.

Nel volume la trasformazione digitale viene quindi considerata non come un fine, ma come uno strumento al servizio della città. Come emerge dai contributi degli autori, infrastrutture digitali, dati condivisi, interoperabilità e nuove tecnologie possono produrre valore quando sono accompagnati da collaborazione, fiducia e una visione condivisa.

La pubblicazione rappresenta anche un nuovo passo nel percorso di crescita della Consulta Roma Smart City Lab, nata come spazio di confronto e collaborazione tra competenze differenti e oggi composta da oltre 300 aderenti.

“La Consulta è cresciuta proprio grazie alla capacità di mettere in relazione mondi diversi – aggiunge Aglieri –. Associazioni, imprese, startup, professionisti, enti e cittadini possono contribuire con idee e progettualità alla costruzione di una visione comune. Roma Città Solare vuole raccontare questa comunità e, allo stesso tempo, aprire un nuovo confronto sul futuro della Capitale”.

Il libro nasce dunque come un progetto editoriale ma anche come un manifesto di partecipazione, con l’ambizione di trasformare le idee raccolte nei 28 capitoli in occasione di confronto tra istituzioni, imprese, università, ricerca, associazioni e cittadini.

“Una Roma Città Solare è una città che irradia luce. La luce, in senso simbolico, è chiarezza di coscienza, capacità di vedere ciò che accade dentro e fuori di noi”, scrive Aglieri nella prefazione del volume.

28 capitoli. 33 autori. Oltre 300 membri. Una sola città: Roma.

 “Roma Città Solare” sarà presentato ufficialmente lunedì 28 settembre 2026 in Campidoglio in Aula Giulio Cesare nel corso dell’Assemblea Generale della Consulta Roma Smart City Lab.

IL LIBRO

Roma Città Solare – La rivoluzione dal basso
A cura di Leandro Aglieri
Edizioni Themis
Prima edizione: agosto 2026
ISBN: 978-88-96069-95-0

33 autori · 28 idee · Una città: Roma Capitale

Consulta Roma Smart City Lab

[www.labsmartcityroma.it](http://www.labsmartcityroma.it)

Confindustria: Congiuntura Flash – Italia, il 2026 sorprende al rialzo ma la crescita rallenta a fine anno

Frenata in vista… Il persistere della quasi completa chiusura di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022 (ma molto più bassi della media 2022). L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla. Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia. Finisce nel 3° trimestre la spinta del PNRR.

…ma previsioni rialzate. La crescita del PIL in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (a +0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi 2 trimestri positivi. Vari i motivi: l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (specie in Cina e Giappone) che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del PNRR alle battute conclusive.

Petrolio più caro. A causa del proseguire del conflitto nel Golfo, la situazione nel mercato petrolifero rimane tesa: la quota dei transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz a settembre è bassa (13% del normale) e gran parte del greggio dell’area non può essere esportato (17,4 su 20,0 mbg). Perciò, il prezzo del Brent è alto (a settembre 101 dollari al barile, con un picco di 109) e volatile, dato che i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo.

Rincara anche il gas. Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito al massimo da fine 2022: 77 euro/mwh (33 a febbraio). Rimane più moderato rispetto ai valori anomali del 2022, ma a causa della guerra nel Golfo è di nuovo molto più alto dei livelli “normali” (14 euro nel 2019).

Inflazione in aumento. Ad agosto l’inflazione italiana ha toccato il massimo dell’anno (+3,3% annuo, da +1,0% a inizio 2026). È spinta al rialzo dai prezzi degli energetici al consumo (soprattutto i carburanti), che viaggiano al +17,1% (da -6,2%). L’indice al netto di energia e alimentari resta stabile finora (+1,8%), ma vari beni potrebbero incorporare nei prossimi mesi i maggiori costi (di trasporto).

Rialzo dei tassi. A settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto (al 2,50%), dopo la prima mossa a giugno, temendo che l’inflazione nell’Eurozona resti a lungo sopra il +2,0%. I mercati si attendono ulteriori rialzi BCE, tra fine anno e il prossimo (in totale +1,25 punti). Anche la FED ha iniziato a rialzare i tassi questo mese (a 3,75-4,00%), dopo una stabilità che durava da gennaio.

Servizi: cresce il turismo estero. A luglio le presenze turistiche in Italia sono aumentate (+3,5% tendenziale), ma solo grazie agli stranieri (+7,3%) e alla loro maggior permanenza (+0,3 giorni in aggregato), mentre calano i flussi di connazionali nel Paese (-1,3%). Il dato di agosto potrebbe risentire di più del massimo storico delle temperature registrato in Italia.

L’industria tiene. A luglio la produzione industriale è aumentata (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita per il 2026 evidenzia eterogeneità tra settori: auto in recupero (+8,8%), crescono gli altri mezzi di trasporto e i computer-elettronica; in calo mobili, tessile-abbigliamento-pelli, chimica. Il PMI di agosto, però, scende sotto la soglia neutrale (49,6).

Investimenti: indicatori ancora positivi. Nel 2° trimestre 2026 gli investimenti sono cresciuti ancora (+0,3%), sostenuti dal PNRR che ha contribuito all’aumento di quelli in fabbricati non residenziali (+7,4%). Le indicazioni restano positive per il 3° trimestre (ad agosto è migliorata la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni), ma la fine del Piano peserà nel 4°.

Consumi: segnali contrastanti. Le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione in volume a luglio (-0,5%), che riguarda sia gli alimentari che gli altri beni e apre male il 3° trimestre. Ad agosto, sono calate ancora le immatricolazioni di auto, ma è migliorata la fiducia dei consumatori; è rimasta stabile la fiducia delle imprese del commercio, ma sono peggiorati i giudizi sulle vendite.

Occupazione ferma. Negli ultimi mesi la crescita dell’occupazione si è arrestata: da aprile il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato (+7mila fino a luglio), mentre è aumentato il numero delle persone in cerca di lavoro (+72mila). Se nei prossimi mesi l’occupazione resterà ancora stabile, questa dinamica potrebbe tradursi in un aumento significativo del tasso di disoccupazione.

L’export resta in espansione. A luglio le vendite sono cresciute di +1,4% sulla media del 2° trimestre (a prezzi correnti). È il risultato di un aumento di quelle extra-UE (+4,6%), che ha più che controbilanciato il calo di quelle intra-UE (-1,6%). Tra le destinazioni, spicca la forte espansione verso Svizzera (+39,6% su luglio 2025), Cina (+27,6%) e Africa Settentrionale (+32,2%).

Eurozona: industria in calo. A luglio la produzione industriale cresce in Spagna (+0,6%), mentre cala molto in Germania (-1,5%), meno in Francia. Ad agosto, il PMI sale in Germania ai massimi (54,3), torna in area espansiva in Francia (51,1), scende appena sotto la soglia in Spagna. Nei servizi si arresta il rimbalzo, seguito alla flessione post-guerra: solo la Spagna resta espansiva (57,8).

USA in rallentamento. La produzione industriale USA ha aperto il 3° trimestre in rallentamento (+0,4% acquisito nel trimestre), dopo un buon 2° (+1,1%). Gli indici PMI e ISM confermano comunque un profilo espansivo da inizio anno. Ad agosto sono stati creati 162 mila posti di lavoro, di nuovo sopra la soglia (150 mila), ma nei mesi estivi ha perso vigore la dinamica dei salari orari.

Cina sostenuta dall’export. Ad agosto la produzione industriale accelera al +5,2% annuo (da +4,5%) e il PMI sale a 51,5 (da 50,9), grazie al rafforzamento dei nuovi ordini. A trainare resta l’export (+25,0% annuo), sostenuto da alta tecnologia e semiconduttori. Debole invece la domanda interna: le vendite al dettaglio crescono di +0,4%, gli investimenti scendono di -7,2% nei primi otto mesi riflettendo la debolezza di immobiliare e infrastrutture e il riequilibrio nei settori con eccesso di offerta.

A COLPO D’OCCHIO

Fonte: Centro Studi Confindustria

ANIE SERVIZI INTEGRATI: Corso La fase esecutiva – Focus: Il subappalto – 13 ottobre 2026 ore 09:30/ 12:30 e Focus 21 ottobre 2026 ore 09:30/11:00

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Il corso è dedicato alla fase esecutiva dei contratti pubblici, momento cruciale per la corretta realizzazione dell’appalto e per la tutela dell’equilibrio economico e giuridico delle imprese, con un focus specifico sulla disciplina del subappalto.

La prima giornata affronta in modo sistematico le principali tematiche che caratterizzano l’esecuzione del contratto: l’anticipazione del prezzo, le modifiche contrattuali, le ipotesi di risoluzione e recesso, nonché la gestione di penali, riserve e premio di accelerazione. L’analisi è orientata a fornire strumenti concreti per prevenire contenziosi e gestire in modo efficace il rapporto con la stazione appaltante.

La seconda giornata è dedicata a un focus specialistico sul subappalto, con l’esame del quadro normativo di riferimento del Codice dei contratti pubblici e delle leggi collegate. Verranno approfonditi i limiti al subappalto, le procedure di autorizzazione, i profili di responsabilità, i ribassi, i pagamenti, il subappalto a cascata e il rilascio dei certificati di esecuzione, offrendo una lettura chiara e operativa delle regole applicabili.

OBIETTIVO

Fornire alle imprese una conoscenza operativa delle regole che governano la fase esecutiva dei contratti pubblici e la disciplina del subappalto, per gestire correttamente l’esecuzione, ridurre i rischi e tutelare l’equilibrio contrattuale.

DURATA E MODALITA’ DI SVOLGIMENTO

La fase esecutiva: 13 ottobre 2026 – dalle ore 9:30 alle ore 12:30 – Live webinar.

Focus – Il subappalto: 21 ottobre 2026 – dalle ore 9:30 alle ore 11:00 – Live webinar.

QUOTA

Associato ANIE € 400,00+IVA – Non associato € 600,00+IVA

Maggiori informazioni e iscrizioni al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

ICMQ: Corso La matrice dei rischi e il risk management per la progettazione e la gestione delle commesse – il 27 ottobre 2026 dalle ore 9.00 alle ore 18.00, in modalità online sincrona

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L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

OBIETTIVO

Formazione di una figura professionale capace di ridurre il rischio di derive del progetto/intervento, attraverso una tempestiva analisi dei rischi applicata all’attività progettuale e gestionale delle commesse di opere, sia pubbliche che private. La formazione di tale figura professionale è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnico-manageriali, in grado di individuare e valutare i rischi, nonché di sviluppare strategie per governare gli stessi nelle diverse fasi tecniche, economiche, finanziarie e amministrative del progetto. Il corso farà riferimento ai concetti della Norma UNI ISO 31000/2018.

PROGRAMMA

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

Il successo di un progetto dipende infatti dalla oggettiva e sapiente gestione di più variabili, fra cui i rischi da prevedere e gestire. In tutti i progetti ormai, è fondamentale poter disporre della capacità di individuare i rischi connessi al progetto stesso e, più in generale, all’intervento in atto, in modo da poter mitigare e comunque gestire i rischi medesimi; per il vero occorre osservare che il rischio, se ben gestito, può diventare un’opportunità (opportunità in quanto l’aver saputo gestire i rischi di un progetto/intervento porta ad essere concorrenziale sia dalla fase di offerta rispetto a chi non ha saputo gestire il rischio).

Il Corso di 8 ore, suddiviso in due moduli, si rivolge a liberi professionisti, società di ingegneria, imprenditori, dirigenti pubblici e privati che intendono acquisire una nuova opportunità professionale nel campo della progettazione, nella gestione delle commesse, allo scopo di mitigare i rischi e di poterli trasformare in opportunità. Saranno esposti casi reali di risk management.

QUOTA

Prezzo di listino300,00 € IVA esclusa

Prezzo clienti ICMQ250,00 € IVA esclusa

Sono previste scontistiche ulteriori per iscrizioni multiple.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

ICMQ: Corso Come redigere un’offerta vincente in appalti da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa – 15 ottobre 2026 dalle ore 9.00 alle ore 18.00, in modalità online sincrona

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Il corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato, tramite il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Esso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.

OBIETTIVO

Obiettivo del corso è proprio quello di formare i partecipanti attraverso lo sviluppo di casi reali e principi guida e opportune metodologie e tecniche finalizzati ad un’offerta vincente (da parte di un’impresa, di una società di ingegneria o di uno studio professionale), stante il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi del D.lgs 36/2023 e nuovo Correttivo.

PROGRAMMA

Il corso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.

Saranno affrontate le previsioni in materia di offerta economicamente più vantaggiosa di cui al Codice dei Contratti Pubblici, D.lgs. 36/2023 e D.lgs 209/24 Correttivo, che delinea i possibili criteri e le metodologie di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per appalti di servizi di progettazione e DL, nonché per appalti di progettazione e/o costruzione e per appalti di servizi ispettivi.

La predisposizione di una completa ed esaustiva relazione metodologica, detta anche Piano di Gestione Qualità, coerente con le prescrizioni richieste dalla Stazione Appaltante, potrà esprimere in modo opportuno nell’offerta CHI, COSA, DOVE, QUANDO, PERCHE’, COME e QUANTO (trattasi dunque, di un’offerta gestita con le metodologie di Project Management).

Verrà studiata l’offerta con le succitate metodologie e tecniche di Project Management; Agli elementi qualitativi, sono attribuiti il massimo punteggio; Il D.lgs 36/2023 non prevede più un punteggio nell’offerta economica con il limite del 30%. Prevede comunque un equilibrio tra i punteggi dell’offerta tecnica e dell’offerta economica.

Da parte del relatore, sarà illustrata anche la richiesta sempre più frequente di offerte con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, che dovrà ormai comprendere la metodologia BIM e le fondamentali interazioni tra BIM – Project Management e Life Cycle Costing.

A tal riguardo, infatti, sempre più spesso, molte Stazioni Appaltanti pubbliche in relazione ad appalti di progettazione, costruzione e di servizi attinenti all’ingegneria e l’architettura, vengono evidenziati tra gli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa “professionalità e adeguatezza dell’offerta” e “caratteristiche metodologica dell’offerta”  da esplicitarsi tutte tramite la relazione metodologica (o Piano di Qualità). Non esiste più il riferimento di legge, se pure come esempio, dei criteri di riferimento per l’offerta economicamente più vantaggiosa.

Per la progettazione, non c’è più la progettazione definitiva, e quella esecutiva è a cura dell’impresa. In gara lo studio di fattibilità tecnico economico.

QUOTA

Prezzo di listino300,00 € IVA esclusa

Prezzo clienti ICMQ250,00 € IVA esclusa

Sono previste scontistiche ulteriori per iscrizioni multiple.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

ICMQ: Corso Project Manager certificato ai sensi della norma Uni 11648 – 2, 5, 9, 13, 16, 20, 23, 26 e 30 ottobre, 5 novembre  2026 – ore 14.00 – 18:00 

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Attualmente molti Enti Pubblici, per appalti di servizi e/o di lavori, gestiti con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, richiedono, in sede di offerta, per alcune figure la certificazione di Project Manager e/o attribuiscono alla medesima sino a 10 punti in sede di offerta tecnica. La certificazione di Project Manager è dunque certamente qualificante per liberi professionisti e società di ingegneria anche per l’ottenimento dell’incarico di supporto al RUP.

La certificazione a cui prepara il presente corso, ai sensi della Norma UNI 11648:2022 (e della UNI ISO 21500:2021 e UNI ISO 21502:2021) e in conformità alla Legge 4/2013, consente di essere registrati nell’apposito elenco di Accredia, con valenza internazionale.

OBIETTIVI DEL CORSO

L’obiettivo è di far apprendere i concetti e le metodologie essenziali del Project Management, in linea con gli standard nazionali e internazionali, applicati al settore delle costruzioni e degli impianti. Si mira a formare una figura professionale capace di operare nel coordinamento progettuale, nella realizzazione e nella gestione di opere pubbliche e private, in tutte le fasi del processo degli interventi edilizi, infrastrutturali e ambientali.

PROGRAMMA

Il corso risponde al D.Lgs. 36/2023, che prevede all’allegato I.2 art.4 comma 4  che i RUP: “nelle procedure di affidamento di lavori particolarmente complessi, il RUP possiede, oltre a un’esperienza professionale di almeno cinque anni nell’ambito delle attività di programmazione, progettazione, affidamento o esecuzione di appalti e concessioni di lavori, una laurea magistrale o specialistica nelle materie oggetto dell’intervento da affidare nonché adeguata competenza quale Project Manager, acquisita anche mediante la frequenza, con profitto, di corsi di formazione in materia di Project Management”. Il Corso di Project Manager per il settore civile ed impiantistico è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnico­ manageriali, in grado di elaborare la sempre crescente complessità delle fasi tecnico economiche dell’intervento; la figura di un professionista Project Manager certificato quale supporto al RUP, ai sensi dell’allegato I.2 art.2 comma 3, D.Lgs. 36/2023, con incarico diretto al di sotto di 140 mila euro. Il corso prepara i partecipanti per la certificazione di Project Manager, da effettuarsi presso un Organismo di Certificazione Accreditato, come ICMQ.

QUOTA

Prezzo di listino1.100,00 € IVA esclusa

Prezzo clienti ICMQ900,00 € IVA esclusa

Sono previste scontistiche ulteriori per iscrizioni multiple.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

Al via la 16ª edizione del Corso Security Manager: formazione qualificata per i professionisti della sicurezza

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ASSIV è lieta di segnalare l’avvio della sedicesima edizione del Corso Security Manager, organizzato da Vale Srl e Centro di Formazione Scuola Lavoro Srl, ente accreditato, in collaborazione con ASSIV e Quaser Certificazioni.

Il percorso formativo rappresenta una delle iniziative più consolidate e qualificate dedicate alla formazione dei professionisti della sicurezza, con l’obiettivo di sviluppare competenze manageriali, organizzative e normative in linea con la norma UNI 10459:2017, riferimento nazionale per il profilo del Professionista della Security Aziendale.

Un percorso pensato per il settore della sicurezza

Il corso nasce per formare figure professionali in grado di operare con competenza nel complesso sistema della sicurezza pubblica e privata, integrando conoscenze normative, organizzative, gestionali e di risk management.

Particolare rilevanza assume il collegamento con il quadro normativo di settore, poiché il percorso consente l’acquisizione dei requisiti professionali richiesti dai DM 269/2010 e DM 56/2015, fondamentali per l’organizzazione e la gestione dei servizi degli Istituti di Vigilanza Privata.

A chi è rivolto

Il corso è destinato a diplomati e laureati interessati a sviluppare una carriera nel settore della sicurezza, ma rappresenta anche un’importante opportunità di aggiornamento e valorizzazione professionale per:

  • titolari di Istituti di Vigilanza;
  • institori e direttori tecnici;
  • manager e responsabili della security aziendale;
  • funzionari della Pubblica Amministrazione;
  • professionisti che operano nel comparto della sicurezza.

I contenuti formativi

Il programma affronta le principali aree di competenza richieste al moderno Security Manager, tra cui:

  • diritto della sicurezza e normativa di settore;
  • TULPS, diritto penale, diritto del lavoro e D.Lgs. 231/2001;
  • norme UNI di riferimento;
  • analisi e gestione del rischio;
  • risk management;
  • sicurezza delle informazioni;
  • organizzazione aziendale;
  • sicurezza sul lavoro e gestione delle emergenze;
  • ICT Security;
  • tecniche di comunicazione e gestione organizzativa.

Il percorso prevede inoltre esercitazioni pratiche, analisi di casi concreti e momenti di confronto diretto con docenti ed esperti del settore.

Modalità di svolgimento

Il corso si svolgerà interamente online e avrà una durata complessiva di 120 ore, articolate in:

  • 80 ore di webinar sincroni;
  • 40 ore di formazione e-learning fruibile in qualsiasi momento.

Le lezioni inizieranno il 16 ottobre 2026 e termineranno il 15 gennaio 2027, con incontri programmati il venerdì pomeriggio e il sabato mattina.

Tutte le sessioni saranno registrate e rese disponibili ai partecipanti per consentire il recupero delle eventuali assenze e l’approfondimento dei contenuti trattati.

Attestato e certificazione

Al termine del percorso, previo superamento dell’esame finale, sarà rilasciato un attestato conforme alla UNI 10459:2017 e ai DM 269/2010 e 56/2015.

L’attestato costituisce un requisito utile per il conseguimento della qualifica di Professionista della Security secondo la normativa di riferimento e rappresenta un importante valore aggiunto per il percorso professionale dei partecipanti.

Iscrizioni

Le iscrizioni dovranno essere perfezionate entro il 13 ottobre 2026.

Per ulteriori informazioni e per scaricare la documentazione di iscrizione è possibile consultare il sito dedicato:

www.corsosecuritymanager.it

San Francesco diventa festa nazionale: identità e produttività, il dilemma di un Paese che cresce meno degli altri (Huffington Post)

La nuova festa nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi rappresenta senza dubbio un riconoscimento dal forte valore identitario e culturale. Tuttavia, la sua introduzione arriva in un momento in cui l’Italia continua a confrontarsi con la difficoltà di aumentare la produttività del lavoro

Dal 1° gennaio 2026 il calendario civile italiano si è arricchito di una nuova festività nazionale. La Legge 8 ottobre 2025, n. 151 ha infatti istituito il 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, quale festa nazionale civile, equiparandola alle altre ricorrenze festive previste dall’ordinamento. La norma introduce una giornata di riposo che comporta la chiusura di scuole e uffici pubblici e produce effetti diretti sul trattamento economico dei lavoratori dipendenti e sulle buste paga. L’Italia passa così da dodici a tredici festività nazionali civili e religiose riconosciute, collocandosi nella fascia alta dei Paesi europei per numero di giornate non lavorative dovute a festività pubbliche.

Sul piano simbolico, il provvedimento intende valorizzare i principi di pace, fratellanza, solidarietà e tutela dell’ambiente associati alla figura del Santo di Assisi. Sul piano economico, tuttavia, la scelta riapre un dibattito mai sopito: quale impatto può avere un giorno festivo aggiuntivo sulla produttività di un Paese che da oltre vent’anni registra una crescita tra le più deboli del mondo industrializzato? 

L’inserimento del 4 ottobre nell’elenco delle festività riconosciute dalla legge comporta conseguenze immediate. Nella generalità dei casi, le attività scolastiche vengono sospese, gli uffici pubblici restano chiusi e ai lavoratori dipendenti spettano i trattamenti economici previsti per le giornate festive. Per le imprese che operano nei servizi essenziali, nella sanità, nei trasporti o nella grande distribuzione, l’eventuale prestazione lavorativa durante la festività comporta maggiorazioni retributive o riposi compensativi secondo quanto previsto dai contratti collettivi. Il dibattito economico non riguarda tanto il costo diretto del giorno festivo aggiuntivo, quanto il contesto nel quale esso viene introdotto. La produttività del lavoro rappresenta, infatti, il principale punto debole dell’economia italiana. Secondo le analisi OCSE e i più recenti rapporti sulla competitività, il nostro Paese continua a registrare livelli di produttività inferiori rispetto ai principali partner europei e una crescita molto più lenta rispetto a Germania, Francia e Paesi Bassi.


Il paradosso italiano è noto agli economisti: gli occupati lavorano mediamente più ore rispetto a molti concorrenti europei, ma producono meno valore aggiunto per ora lavorata. Secondo dati elaborati su base internazionale, nel 2025 un lavoratore italiano ha effettuato mediamente circa 1.716 ore lavorative annue, contro 1.498 in Francia e 1.332 in Germania. Tuttavia, il PIL generato per ora lavorata resta significativamente inferiore rispetto alle principali economie dell’Europa occidentale. Non si tratta quindi di una questione legata esclusivamente al numero di giornate lavorate. Gli esperti individuano le cause soprattutto nella ridotta dimensione media delle imprese, nella bassa diffusione delle competenze digitali, nel limitato livello degli investimenti tecnologici e nell’insufficiente crescita del capitale produttivo. Secondo il Global Productivity Forum dell’OCSE, l’Italia continua a soffrire un cronico deficit di innovazione e digitalizzazione rispetto ai concorrenti europei. Speravamo nel PNRR per mitigare alcune di queste criticità, vedremo in futuro se e quali risultati saranno stati raggiunti.

Il confronto internazionale offre spunti interessanti. Francia e Austria, ad esempio, dispongono di tredici festività pubbliche, mentre la Germania presenta una situazione variabile a seconda dei Länder. La Spagna si colloca anch’essa su livelli elevati, con festività nazionali e regionali che aumentano il numero complessivo delle giornate non lavorative. Il dato che emerge è che, in linea generale, non esiste una correlazione automatica tra numero di festività e produttività economica. Germania, Francia e Austria registrano infatti performance produttive superiori a quelle italiane pur beneficiando di un numero di giorni festivi analogo o persino maggiore in alcune aree territoriali. Tale dato conferma che la competitività di un sistema economico dipende molto più dall’organizzazione del lavoro, dagli investimenti e dall’innovazione che dal semplice numero di giorni lavorati. Ciò, tuttavia, non significa che l’introduzione di una nuova festività sia economicamente neutrale. Ogni giorno di chiusura generalizzata determina inevitabilmente una riduzione delle ore lavorabili e può incidere negativamente sulla produzione in alcuni settori manifatturieri e nei servizi alle imprese. Nel caso italiano, tenuto conto delle difficoltà strutturali che caratterizzano il nostro sistema produttivo, evidentemente contribuisce a fare la differenza in negativo: pur consapevoli che il vero nodo della crescita italiana è il persistente divario di produttività accumulato negli ultimi decenni, un nuovo giorno festivo non aiuta ma aggrava un differenziale che limita salari, investimenti e competitività internazionale. 

La nuova festa nazionale dedicata a San Francesco d’Assisi rappresenta senza dubbio un riconoscimento dal forte valore identitario e culturale. Tuttavia, la sua introduzione arriva in un momento in cui l’Italia continua a confrontarsi con la difficoltà di aumentare la produttività del lavoro. È nostra opinione che sarebbe più utile al Paese se il Parlamento si dedicasse con maggiore impegno e capacità ad individuare soluzioni normative che possano sostenere le imprese nel trovare risposte alla vera questione: come lavorare meglio, innovare di più e creare maggiore valore aggiunto. Sempre che la nuova festività, nel riconoscere l’incapacità dell’Italia a trovare soluzioni strutturali ai suoi problemi, non voglia proprio significare che a questo punto ci rimettiamo nelle mani di un potere più alto…

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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Napoli, le grida nella notte e l’intervento delle guardie giurate: quando la sicurezza privata fa la differenza

Le grida di una donna, l’intervento immediato delle guardie giurate e il fermo del presunto aggressore. È quanto accaduto nella notte al Centro Direzionale di Napoli, dove un grave episodio di violenza ha mostrato concretamente il valore di una presenza qualificata sul territorio.

Secondo quanto riportato da Fanpage.it, una pattuglia della vigilanza privata, impegnata nel controllo notturno dell’area, ha udito le richieste di aiuto della donna ed è intervenuta. Alla vista degli operatori, l’uomo ha tentato di fuggire attraverso i sottopassi del Centro Direzionale, ma è stato raggiunto e bloccato. Successivamente è stato consegnato alla Polizia, mentre la donna è stata affidata ai sanitari.

L’episodio assume un significato particolare anche alla luce della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata dal Prefetto di Napoli Michele di Bari. Tra le misure indicate per rafforzare la sicurezza dell’area figurano il potenziamento della videosorveglianza e una maggiore sinergia con la vigilanza privata.

È un tema sul quale ASSIV richiama da tempo l’attenzione.

La vigilanza privata non sostituisce le Forze dell’ordine, ma può rappresentare un importante presidio sul territorio. La presenza quotidiana delle Guardie Particolari Giurate in infrastrutture, aziende, stazioni, ospedali e grandi complessi urbani consente di intercettare situazioni di rischio e attivare tempestivamente le autorità competenti.

Quanto accaduto a Napoli ne è un esempio concreto: la sicurezza integrata nasce dalla collaborazione tra pubblico e privato e dalla capacità di mettere a sistema presenze, professionalità e tecnologie al servizio della sicurezza collettiva.

Fonte: Fanpage.it – “Donna violentata di notte al Centro Direzionale, l’aggressore bloccato dalla vigilanza privata”

I rincari colpiscono anche il settore della vigilanza privata (Huffington Post)

Un comparto strategico che rischia di pagare un prezzo altissimo all’aumento dei costi energetici e dei carburanti

di Maria Cristina Urbano

Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sugli effetti del caro energia sull’industria manifatturiera e sulle famiglie, esiste un comparto strategico che rischia di pagare un prezzo altissimo all’aumento dei costi energetici e dei carburanti: quello della vigilanza privata e dei servizi fiduciari. Si tratta di un settore che garantisce ogni giorno la sicurezza di infrastrutture critiche, ospedali, aeroporti, porti, reti energetiche, aziende e pubbliche amministrazioni. Un servizio essenziale per il funzionamento del Paese che tuttavia presenta una peculiare fragilità economica: margini estremamente contenuti e una forte rigidità contrattuale.

Le imprese della vigilanza operano infatti attraverso migliaia di pattuglie mobili che percorrono quotidianamente milioni di chilometri. Il costo del carburante rappresenta quindi una voce fondamentale del conto economico. A questo si aggiungono l’energia necessaria per le centrali operative, i sistemi di videosorveglianza, i centri di controllo remoto, le infrastrutture informatiche e i servizi di teleallarme. Quando aumentano simultaneamente il prezzo dell’energia e quello dei carburanti, le aziende del comparto si trovano strette in una morsa: da una parte crescono i costi operativi, dall’altra rimangono spesso bloccati i corrispettivi contrattuali, soprattutto negli appalti pubblici pluriennali.

Negli ultimi anni il governo è intervenuto più volte per attenuare gli effetti delle crisi energetiche sulle imprese attraverso crediti d’imposta, misure di sostegno alla liquidità, riduzioni degli oneri di sistema e strumenti finalizzati a contenere il costo dell’energia. Si tratta di interventi importanti che hanno consentito a molte imprese di superare le fasi più acute dell’emergenza. Tuttavia, la loro efficacia per il settore della vigilanza privata è stata inevitabilmente limitata. Le imprese di sicurezza, infatti, non appartengono al mondo energivoro tradizionalmente inteso e quindi spesso non rientrano tra i principali beneficiari delle misure più incisive. Eppure la combinazione di carburanti, mobilità operativa e utilizzo intensivo di tecnologie rende queste aziende fortemente esposte alle oscillazioni dei prezzi energetici.

Parallelamente, il legislatore ha rafforzato gli strumenti di revisione prezzi nei contratti pubblici. Le recenti linee guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno chiarito l’applicazione dell’articolo 60 del Codice dei Contratti Pubblici negli appalti di servizi e forniture, ponendo l’accento sulla necessità di preservare l’equilibrio economico del contratto durante la sua esecuzione. Tali orientamenti riguardano espressamente anche i servizi di vigilanza e sicurezza. Si tratta di un passo in avanti significativo perché riconosce un principio fondamentale: non è possibile pretendere la medesima prestazione economica quando mutano radicalmente le condizioni di mercato che avevano determinato l’offerta iniziale.

Nonostante questi sviluppi, il problema resta aperto. Nel comparto della vigilanza privata il costo del lavoro rappresenta la principale componente di spesa, ma il carburante costituisce l’elemento che più rapidamente può erodere la marginalità. Un aumento anche limitato del prezzo del gasolio si traduce immediatamente in un incremento dei costi delle ronde ispettive, del pronto intervento e dei servizi di pattugliamento. Molti contratti pubblici e privati sono inoltre stati aggiudicati in condizioni economiche profondamente diverse rispetto a quelle attuali. Le imprese rischiano pertanto di essere costrette a svolgere servizi in perdita, con conseguenze che possono riflettersi sugli investimenti, sulla capacità di innovazione e persino sulla tenuta occupazionale. Il paradosso è evidente: si chiede alle imprese di sicurezza di garantire standard sempre più elevati, investire nella cybersecurity, nella videosorveglianza intelligente e nell’intelligenza artificiale, ma senza assicurare un adeguato riequilibrio dei costi sostenuti.

L’esperienza maturata nel settore delle opere pubbliche offre uno spunto interessante. Durante la crisi delle materie prime, il legislatore ha introdotto meccanismi straordinari di compensazione per far fronte all’esplosione dei costi dei materiali da costruzione. L’obiettivo era evitare il blocco dei cantieri e la crisi delle imprese appaltatrici. Oggi potrebbe essere opportuno ragionare su una misura analoga per i servizi ad alta intensità energetica e logistica, tra cui la vigilanza privata. L’ipotesi potrebbe prevedere: un fondo straordinario destinato alla compensazione degli incrementi eccezionali dei costi energetici e dei carburanti; l’introduzione di meccanismi automatici di adeguamento dei corrispettivi negli appalti pubblici di vigilanza; l’utilizzo di indicatori ISTAT specifici per misurare l’andamento delle principali voci di costo dei servizi di sicurezza; procedure semplificate per il riconoscimento delle compensazioni alle imprese che dimostrino significative variazioni dei costi operativi. Gli strumenti di revisione previsti dal Codice già consentono di utilizzare indici di prezzi, servizi e retribuzioni per i contratti di servizi e forniture. Una misura di questo tipo non rappresenterebbe un privilegio settoriale, ma un intervento di salvaguardia volto a garantire la continuità di servizi essenziali per la sicurezza collettiva. La discussione sul caro energia, infatti, non può essere limitata alle imprese industriali. Esiste una vasta economia dei servizi che contribuisce alla competitività del Paese e che rischia di essere penalizzata da dinamiche spesso sottovalutate.

Il settore della vigilanza privata ne è forse l’esempio più evidente. Sicurezza, mobilità, tecnologia ed energia sono ormai elementi strettamente connessi. Se aumenta il costo di questi fattori senza adeguati meccanismi di compensazione, la sostenibilità economica dei servizi viene inevitabilmente compromessa. Per questo motivo il dibattito sulla revisione dei prezzi negli appalti pubblici dovrebbe compiere un ulteriore passo avanti: riconoscere che, accanto al “caro materiali”, esiste oggi un vero e proprio “caro energia e carburanti dei servizi”. Ignorarlo significherebbe rischiare il progressivo indebolimento di un settore che rappresenta un presidio indispensabile per la sicurezza delle imprese, delle infrastrutture e dell’intero sistema Paese.

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